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Osservatore: guardava, rifletteva, pensava con la sua testa. Molto pericoloso, Mr. Moore: l'unità di scopo fumettistica (dal Vangelo secondo Disney: "fumetti e cartoons sono solo per bambini e mentalmente parificati") richiede l'unità di pensiero, di parola e di azione. Un unico fascio unisca ramoscelli che altrimenti possono essere spezzati. Nessun pensiero individuale, nessun desiderio di conoscere, di approfondire, di svelare. Avanti finché la barca va, poi saluti al Titanic.
Saggio è lo spettatore della tragedia che si fa ingannare: il bimbo che smonta il giocattolo per vedere come è fatto dentro, non lo sa mai rimontare, e la magia è persa.
Eppure Cartesio la attira, Mr. Moore, e Lei non sa fare a meno di smontare il giocattolo, vedere se i personaggi che tocca hanno un centimetro nel quale sono liberi e veri.
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I suoi personaggi distruggono sé stessi, o vengono distrutti, e poi si ricostruiscono. Prima l'oppressione dell'illusione, poi l'orribile e non-voluta vertigine della libertà, poi il Verwirrung, il caos... ma chi Le garantiva che anche per il fumetto sarebbe giunta l'ora dell'Ordnung? Un centimetro è piccolo e fragile...
Tutto congiurava contro il fumetto: la sua
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opera lasciava presagire solo la fine delle illusioni di controllo, del bel meccanismo del fumetto, perfetto ed invariabile. E morente: perché non gli ha permesso di morire in pace? "Se il tempo non è vero, a che servono gli orologi, eh?" dice un padre a un figlio, e il Dr. Manhattan forse nasce per quello. Se il nostro bel meccanismo viene aperto e scoperto nelle sue falle, nelle sue imprecisioni, nella sua illusione, perché fare ancora fumetto? C'è altro, c'è di più, c'è di più vero. Ci sono altri medium. Mr Moore è cartesiano, l'ho detto. Della prima parte del metodo (pars destruens) abbiamo già parlato: analisi/autoanalisi e via le false certezze (e i falsi dubbi), esaminare, cercare il meccanismo, capire, ragionare. Distruggere il bel meccanismo? No, scoprire che è falso tutto ciò che
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