a suo modo pulito e sporco insieme, lasciava segni in apparenza impercettibili, come quando una corda ti scorre tra le mani e l'abrasione fa male solo il giorno dopo.
Moore ti lascia addosso un senso di umidità vischiosa, di disagio, nel sottolineare in una sottostoria non narrata ma presente come un coro greco "naturale", a impulsi, come battiti cardiaci, che forse quanto leggi non è così enorme e strano e avulso dalla Realtà (pur basandosi su fatti reali) come cerchiamo di convincerci che sia.
Non mi sono informata su di lui, non ho letto biografie, lascio che il caso mi porti in mano altre sue opere, che parlano meglio di qualsiasi analisi a tavolino. Non aspiro a scrivere come lui, ma aspiro certamente a far leggere come riesce lui, trasmettendo senza costruzione, lasciando che le pagine trasudino.
Credo che Moore faccia paura a molti, e credo che questo avvenga perché quelle di Moore più che narrazioni sono cronache. E la cronaca nasce dalla Realtà. E a nessuno fa piacere credere che la Realtà sia quella che dipinge lui.

Paola Barbato

[novembre 2003]
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