delle anime candide, dovrebbe trascinare anche gli spiriti più critici in una sospensione del giudizio per il tempo sufficiente a cadere nel meccanismo perverso e consolatorio del consumismo. "La pubblicità si può descrivere come la scienza di fermare l'intelligenza umana il tempo necessario per spillare quattrini" disse Stephen Leacock. E c'è poco da sorridere.
I principi percettivi sui quali si basa la pubblicità e la sua proposizione all'uten- te/consumatore, i segnali/segni/ simboli che essa trasmette possono essere in realtà utilizzati anche per fini più nobili (pensiamo agli spot delle no-profit che
si occupano di salvare vite umane).
Ma, seppure di segno opposto, i meccanismi sono gli stessi di quelli raffinatissimi sfruttati da regimi come quello hitleriano. O persino da "esportatori - o impositori, a seconda dei punti di vista - di democrazia" come gli Stati Uniti post 11 settembre [1].

Uno dei motivi per i quali il nome di Alan Moore resterà nella storia del fumetto deriva dal fatto che alcune sue opere possono essere lette a distanza di anni dalla loro pubblicazione e risultare incredibilmente attuali per tecnica narrativa e contenuti.
In Watchmen, Ozymandias scruta attraverso i monitor del suo eremo tra i ghiacci l'evolversi della crisi internazionale prima della catastrofe da lui stesso causata. Due sono le sue preoccupazioni principali:

1. una preoccupazione etica: Ozymandias, novello Alexandros, è metaforicamente il poeta-artista. Stabilisce che la salvezza del mondo passa attraverso la catarsi (l'olocausto di milioni di persone): è l'unica soluzione per scongiurare il "male", ossia la guerra nucleare tra USA e URSS (siamo negli anni '80);
2. una preoccupazione materiale: bisogna osservare con attenzione come si muovono i mercati alla vigilia di una catastrofe planetaria. Per farlo, Ozymandias studia tanto le fluttuazioni della borsa, quanto i "segni" delle pubblicità in televisione. Sono il vero specchio del modificarsi, accentuarsi, esprimersi delle tendenze generali dell'unico vero idolo dei nostri tempi: il Grande Consumatore [2]. È lui che detta i tempi, a lui si conformano le scelte di multinazionali e nazioni.
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