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della sua carriera, trova solo due disegnatori, tre al massimo, che sanno rendere esattamente la sua anima. Gli altri, per bravissimi che siano, non sanno comunque creare quella simbiosi totale e necessaria per la nascita di un capolavoro.
Alan Moore ha trovato l'altra faccia della medaglia creativa in Dave Gibbons e in Eddie Campbell. E non è gente, questa, che possa o voglia dedicarsi a produzioni seriali, con scadenze ben precise, come la stessa linea ABC è. Chi, forse, poteva essere il terzo "artista ideale" per Moore era Travis Charest, il primo disegnatore dei suoi WildC.A.T.S. Ospite della Star Comics a un'edizione di Expocartoon, Travis mi diceva come si trovasse perfettamente a suo agio con le minuziosissime sceneggiature di Moore. La cosa mi parve strana,
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non essendo certo Charest un artista che lavora sui particolari. Eravamo a cena, il vino dei castelli scioglieva la lingua. Travis, ridendo, mi disse che la mia considerazione era giusta. E che anche Moore era perfettamente conscio della cosa. Ma che gli lasciava la più totale libertà, mettendo ugualmente i minimi particolari nella sceneggiatura perché Charest li potesse "eliminare" traducendoli in un'atmosfera più rarefatta. Guardatevi (leggetevi!) quei WildC.A.T.S. e capirete come egli ci sia riuscito. Purtroppo, i tempi di lavoro del disegnatore mal si conciliavano con le scadenze editoriali, e dovette abbandonare la saga. Non fece altro, insieme a Moore, e ha fatto poco d'altro in generale.
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Arte e serialità: un problema vecchio come il mondo, probabilmente senza soluzione. Credo che Alan Moore questo lo sappia benissimo.
Ade Capone [25 luglio 2002]
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