TOM STRONG: ALLE RADICI DEL SUPEREROE
di Silvio Schirru
Provate a immedesimarvi, per un momento.
Vi chiamate Alan Moore, siete inglese, avete qualche anno più dei 40 e siete reputato il più grande sceneggiatore vivente di comics. Avete contribuito a destrutturare il concetto di supereroe con Watchmen. Con Swamp Thing avete mostrato che si possono scrivere fumetti horror adulti, e dopo di voi c'è stato chi, su questo concetto, ha creato un'intera linea, la Vertigo, che produce molti fumetti bellissimi. E avete fatto tanto altro ancora, non solo per il fumetto. Stanco del vostro stesso modo di scrivere, o meglio della manieristica imitazione vertigheggiante del vostro modo di scrivere, vi siete diretto verso il genere che tutti pensavano odiaste: i supereroi.
Con WildC.a.t.s avete dato prova di come si scrivono, secondo voi, i supereroi moderni. Con Supreme, visto che non vi lasciavano scrivere Superman, avete cercato di far capire cos'è che rende un supereroe tale. Tornando alle radici, all'archetipo. E poi... poi siete andato oltre. Avete pensato: se è vero che sono il più grande, creerò ex novo il fumetto, di supereroi ma non solo, lasciando la mia eredità narrativa alla gente del nuovo millennio. Creerò IL supereroe, e mostrerò che cosa può fare. In fondo io sono Alan Moore. E' il mio destino...
Non sappiamo, naturalmente, se le cose siano andate davvero così.

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