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Caffeina:
alcaloide contenuto nei semi di caffè, nelle foglie di tè,
nella noce di cola, etc. In terapia è utilizzata come eccitante
del cuore e stimolante del respiro.
Questa, almeno, è la versione ufficiale. Un punto di vista
asettico e sostanzialmente fuorviante.
La verità è un'altra, e chiunque di voi sia, come
me, dipendente dal caffè, sa benissimo a cosa mi riferisco:
a quell'eccitazione che ti pervade quando l'orecchio percepisce
in lontananza il dimesso gorgoglio della caffettiera; a quella sensazione
di piacere quasi sessuale che ti stordisce e ti inebria nel momento
in cui l'adorato profumo raggiunge le narici; a quella violenta
scossa che ti pervade quando, trepidante, porti alla bocca la tazzina
piena di caffè caldo e nero, suggendo avidamente la sacra
bevanda, fonte di ogni lucidità.
Lucidità. E' questa la chiave del fascino ambiguo
del caffè. Perché sai che bevendo caffè, drogandoti
di caffè, indulgi a una tua debolezza (il bisogno di sentire
sulla lingua quel sapore deciso, ma dolce, e dentro al tuo ventre
quel calore rassicurante e benefico) ma contemporaneamente assecondi
e coltivi la parte più nobile di te: quella che ha sete di
conoscenza. E per interpretare il mondo che ci circonda senza impazzire
c'è bisogno di tanta, tantissima lucidità.

Shannon
Wheeler tutto questo lo sa bene. Soltanto un caffeinomane con
anni di dipendenza alle spalle potrebbe realizzare un'opera a fumetti
come Too much coffee man, un atto d'amore verso la
caffeina, verso il fumetto statunitense e i suoi cliché e,
soprattutto, una lucidissima analisi della società (USA,
ma non solo) e delle sue infinite contraddizioni. Ma perché
un autore serio, vi chiederete, dovrebbe ricorrere alla parodia
di un supereroe, a un ridicolo personaggio che indossa un pigiama
sormontato, sul capo, da un'enorme tazzina, per sviscerare la vita
e scoprirne il significato? Ammesso che questa domanda abbia senso
in un Paese, l'Italia, in cui il paladino dei deboli e degli oppressi
è un pupazzo rosso sovrappeso che parla con inflessione ligure,
si potrebbe rispondere che la vita, quella vera, quella fatta di
gioie e di dolori sconosciuti e silenti, ama il grottesco; così
può capitare, come Wheeler racconta, che da un uomo vestito
da tazzina provengano parole sagge; che un cane parlante sia più
colto degli uomini che lo circondano; che gli alieni rinuncino a
mettere a posto il nostro mondo perché sarebbe troppo complicato;
o che il Caffè divenga una divinità pagana alla quale
tributare ispirate odi, più vere e potenti delle ammuffite
litanie dedicate a un Dio anacronistico e frainteso (che, per la
cronaca, è ateo, dato che la sua onniscienza comporta l'impossibilità
di credere per fede!).

Se,
come sostiene la Cantantessa, la bellezza delle cose ama nascondersi,
Too much coffee man è un esempio lampante
di tale assunto. Tra le pieghe dell'underground USA, sotto le mentite
spoglie di un fumetto demenziale, si nascondevano piccoli trattati
di filosofia e politica elaborati con un linguaggio per immagini
raffinato ed esperto, in cui il gioco metafumettistico, la citazione
pop, la comicità marchiana e la tradizione grafica del fumetto
"sotterraneo" si mescolano e si alternano, fino a formare
un delirio infinito in cui, a guardare bene, c'è molto più
senso di quello che si possa trovare in opere formalmente più
semplici ma intellettualmente più povere.
A patto, naturalmente, di possedere la necessaria lucidità.
Giacché, per dirla con Too Much Coffee Man, "se non
puoi essere felice naturalmente, sii innaturalmente felice".
La "sostanza" con cui procurarvi felicità sceglietela
voi. Io un suggerimento ve lo ho dato.
| Titolo |
Too
much coffee man |
| Autori |
Shannon
Wheeler |
| Casa
Editrice |
Lo
Scarabeo |
| Prezzo |
9,50
€ |
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