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Il 26 Giugno era una data evidenziata sul calendario. Un evento.

Finalmente usciva il Texone di Kubert.

Un evento, non ci sono altre parole per definirlo. Al pari con il Texone di Magnus.

Dopo un’attesa spasmodica di sette anni, tanto c’è voluto per realizzarlo, avremo potuto finalmente ammirare la versione grafica di Tex, icona (western) del fumetto italiano, resa dall’inimitabile Joe Kubert, uno degli autentici maestri mondiali dell’arte della narrazione per immagini.

Devo ammettere in tutta sincerità che non sono mai stato un grande fan di Tex, rare sono le storie che ho acquistato e che mi hanno conquistato. Forse per motivi anagrafici non ho mai sentito il suo fascino fumettistico. Ma quando il richiamo è quello di un Magnus, di un Claudio Villa o di un Kubert, non si può che rispondere.

Bisogna però stare attenti e badare ai dettagli: i Texoni vengono identificati – da lettori, critica e editore stesso - con il disegnatore, tanto che nelle note di copertina compare solo il suo nome, mentre quello dello sceneggiatore si trova nelle pagine interne. Un approccio che sceglie la matita d’eccezione per ribadire la fama del personaggio e per concedere un "di più" ai fans. Per cui è evidente che l’albo nasce "per" il disegnatore e la storia è in un certo senso secondaria. Ed infatti… la storia È secondaria. Ma in questo modo si fa un buon servizio al disegnatore? Il fumetto è un medium ibrido: vignette + parole. Racconto per immagini. Racconto.

In teoria avendo a disposizione un disegnatore eccezionale la storia non dovrebbe essere eccezionale? Invece, che cosa abbiamo? Un’altra classica storia western qualunque. Claudio Nizzi, abile scrittore, ci regala un soggetto privo di scosse, certo ben scritto – seppur qualche silenzio in più, qualche spiegazione bonelliana in meno avrebbe giovato - che vede Tex Willer nelle vesti di cavaliere solitario impegnato a vendicare l’efferato sterminio di una famiglia di suoi amici compiuta da un gruppo di balordi. Tutto qui. Liscio come l’olio. Con tanto di classicissimo duello finale con coltello. Noioso, ecco la parola. Una lettura a puntate da fare nei sonnacchiosi pomeriggi estivi.

Anche per chi è digiuno di letture del ranger come me, il senso di dejà vu è fortissimo, quasi insopportabile. Si potrà dire che ormai nel genere western si è detto già tutto, però… una scossa, una sorpresa noi lettori non ce la meritiamo? Magari se la storia fosse stata più condensata, meno pagine, meno dilatazione per dover stare in 224 pagine… ma poi come si fa a fare i Texoni?

Meno male che c’è Kubert. E dopo tutto è quello che ci è stato promesso. Joe Kubert su Tex: wow! Un segno ricco di intrecci, scattante, agile poderoso. Ambienti evocati con precisi, secchi colpi di pennello, essenziali. Un Tex dall’espressione dura, un po’ Punitore, un po’ Tarzan e dal viso segnato da mille confronti e avventure. Un cavaliere solitario col pugno potente, la pistola fulminante e l’intelligenza sempre lucida. Un supereroe western. E Kubert non si risparmia affatto dando il meglio di se quando le parole spariscono e la figura del ranger a cavallo si staglia contro il cielo che imbrunisce.

In conclusione, un suggerimento per la Bonelli. Visto lo status di icona di Tex, perché non fare davvero un albo speciale affidando in libertà il ranger ad autori "indipendenti" italiani e non - mi vengono in mente, Ghermandi, Costantini, Zezelj, Abel, Staffa, Morgante, Igort, Kochalka - in modo che ne diano la loro versione, magari anche stravolgendolo in piccole storie di un paio di pagine da raccogliere in un VERO Texone?

Ma poi i lettori bonelliani sarebbero contenti?

Tex – Il cavaliere solitario
(Albo Speciale N.15)

di Claudio Nizzi e Joe Kubert
Sergio Bonelli Editore

Le immagini utilizzate sono © SBE

[luglio 2001]
 

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