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Leggi Maruo e non devi capire.
Leggi Maruo e stai
teso come un violino.
Leggi Maruo e sai
già che il pugno allo stomaco arriverà. Non importa
quanto indurisci gli addominali. Non importa, farà male.
E non sarà solo un pugno, ma una gragnola.
Pugni e visioni.
Visioni dall'inferno. Visioni dal Paradiso. Simbolismi. Insetti
e capellini a bombetta. Poesia di sangue.
E stavolta, dopo Il
vampiro che ride,
l'inquietudine dei personaggi del circo. Un malefico carrozzone
di fenomeni da baraccone popolato da esseri improbabili: donne serpente,
donne farfalla, uomini senza le braccia né gambe, orribili
aborti di natura.
Un mondo malsano,
efferato e perverso in cui si trova persa, imbrigliata, senza vie
d'uscita, una piccola bimba orfana, Midori.
Midori, vittima e
preda, che trova conforto e amore - anche se l'amore sembra un sentimento
alieno in un mondo simile - tra le braccia di Wonder Masamitsu,
un nano contorsionista e dagli straordinari poteri mentali. Fino
al finale nebbioso, delirante e tristissimo.
Un'altra oscura allucinazione
dal genio malato di Suehiro Maruo.
Degna, degnissima,
del Freaks di T. Browning.
Non per tutti.
Ma per chi vuole
ululare alla luna.
Per chi vuole guardare
nello specchio in frantumi il proprio riflesso distorto e ghignante.
Non per tutti i giorni.
Ma solo per quando
tutto sembra avvolto da una eclissi di sole permanente.
Per quando il tunnel
è ancora lungo e speri che tra qualche passo spunti finalmente
un puntino luminoso ad indicare l’uscita.
Midori
di Suehiro Maruo,
Coconino
Press
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