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Poco
tempo fa mi sono ritrovato quasi per caso nel mezzo di un'animata
discussione che chiunque di voi, appassionati fumettofili, penso
abbia dovuto affrontare almeno una volta nella vita. Sto parlando
dell'annosa diatriba che vede schierati, agli angoli di un ipotetico
ring, due supposti contendenti: l'Arte e il Fumetto.
Il Fumetto è arte? Se no, perché?
Se sì, perché? Se no, può
diventarlo? Quando, come e perché?… E così via discorrendo.
Sono interrogativi appassionanti
che possono occupare intere serate se si è abbastanza onanisti
da cedere alla perversione.
Qualcuno sosteneva che il fumetto
non è di per sé arte, perché non nasce come
tale. Il fumetto, infatti, nasce come intrattenimento poco impegnativo;
come striscia, che dura tanto quanto è sufficiente
a leggerla. Certo, da allora si è evoluto, ed ha assunto
fisionomie molteplici diventando molto più duttile del previsto.
Ma è riuscito a conseguire lo status di espressione artistica?
I miei contendenti sostenevano di
no, affermando che proprio in virtù della sua storia, delle
sue radici e dei meccanismi di mercato cui è asservito strettamente,
il fumetto non possiede quei requisiti di autonomia assoluta che
sono propri invece dell'Arte con la A maiuscola (spero
di avere interpretato correttamente il loro pensiero, perché
non ho voglia di affrontarli in tribunale…).
Ebbene, io non contesto in toto
questa lettura, che inquadra certo una fetta importante della realtà
fumettistica mondiale. E' vero: il fumetto è strettamente
vincolato al gradimento del pubblico, e se questo manca, la testata
chiude. La vera arte, invece, non teme il gradimento del pubblico,
e non dipende strettamente dal gusto o dalle speculazioni affaristiche
di un editore. Eppure, il fatto che questa sia la regola nella maggioranza
dei casi, non deve necessariamente portare a credere che il fumetto
non possa permettersi di produrre arte. E' raro che questo
accada, perché occorre la convergenza di molti fattori: un
fumettista, un artista, una materia coinvolgente, molta intelligenza,
senso dell'opportunità ed un editore ben disposto. Ma quando
ciò si verifica, il fumetto diventa Arte, e l'Arte, quando
è tale (occhio: parlo di arte autentica, capace di
far vibrare le corde della nostra anima, non di quella che spesso,
col crisma delle autorità intellettualoidi, viene spacciata
come tale) risplende, non ci sono santi. Proprio come una
caraffa d'oro puro fra una dozzina di caraffe d'ottone. Che poi
possa vendere poco o pochino è un altro discorso, che non
dovrebbe inficiare la bontà di questo ragionamento. A tale
proposito, tenterò di spiegarmi con un paradosso.
Se voi abitaste in una nazione dove
vige la pena di morte e foste contrari per coscienza, che fareste?
Vi accodereste passivamente alla massa o piuttosto tentereste di
far valere le vostre ragioni, di persuadere i vostri compatrioti
di quello che ritenete giusto?
In ogni caso, tutto potreste fare,
tranne che aderire ad una concezione intimamente contraria ai vostri
principi, io credo. Non sempre la maggioranza ha ragione! Talvolta
occorre riconquistarla dal basso, a poco a poco, per ricondurla
verso la retta via. Potrebbe volerci del tempo. Molto tempo.
Ma se nessuno ci provasse il cambiamento non avverrebbe mai… Capito
l'antifona?
Ora,
tornando a noi, ho letto Ibicus, di Pascal Rabaté.
Che c'entra con tutto questo? Beh, leggetelo anche voi e capirete.
Mi dispiace solo di averlo letto
a distanza di pochi giorni dalla famigerata discussione. Ecco l'esempio
perfetto che avrei addotto ad esemplificare nella maniera più
esauriente il mio punto di vista! Ecco un fumetto che diventa Arte!
L'ha fatto proprio sotto i miei occhi, mentre lo sfogliavo; prendeva
un'altra forma: diventava pura arte scintillante che sprigionava
verità.
Una brillante narrazione per immagini,
illustrata da pennellate magistrali di sensibilissimo espressionismo.
Tavole vibranti di vitale forza drammatica.
La follia di un uomo che rispecchia la deriva di un'epoca, agli
albori del secolo che infrangerà tutti gli argini. Assistiamo
allo spettacolo delle emozioni umane, nobili e degradanti, che permeano
ogni azione ed ogni pensiero producendo una storia. Entusiasmante.
L'opera è talmente conchiusa,
che non ti accorgi neppure di leggere un fumetto, ma ti sembra di
avere sotto gli occhi l'immagine continua e fluente di un unico
lungometraggio pittorico.
Ebbene sì, qualche volta il
miracolo avviene, quando meno ce lo aspettiamo e sotto fogge insospettabili;
ed è sempre una dolce sorpresa.
Attendo con ansia il secondo volume,
Pascal, e complimenti!
Ibicus -
Volume 1
(da un romanzo di Alexis Tolstoi)
di Pascal
Rabaté
Magic Press
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