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ENOMOTO:
giapponesi, strana gente

di Marco Milone

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James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Dopo la sconfitta della seconda guerra mondiale, il Giappone aveva subito profonde trasformazioni che avevano cambiato il volto del paese e le abitudini dei cittadini. Man mano che il paese ricostruiva la propria società, ormai devastata, si affermava un fenomeno economico prima sconosciuto, il consumismo, agevolato dalla crescente influenza dei mass-media e dalla concentrazione urbana. Ma, col passare degli anni, i modelli di consumo, propagandati a lungo da messaggi pubblicitari persuasivi, favorirono un processo di omologazione che rendeva meno evidente i segni esteriori delle differenze di classe. Verso la fine degli anni '80 si affermarono valori post-materialistici, come il desiderio di auto-realizzazione e l'accantonamento dei più tradizionali valori che si erano affermati nel dopoguerra.
Tuttavia, la memoria delle vicende passate aveva segnato l'animo delle persone e rimaneva il timore di un nuovo periodo di recessione. Questa paura spinse la gente a cercare nuovi-vecchi valori, quali la famiglia, che potessero valere anche in simili circostanze. Ecco quindi un'ulteriore frammentazione: i vecchi valori rimangono ora patrimonio di strati sempre minori della popolazione che valorizzano il contenuto immateriale e simbolico dei beni perché garantiscano un livello soddisfacente di integrazione sociale e culturale in un paese che in pochi anni è riuscito a risollevarsi da una guerra persa e a diventare una potenza economica mondiale.

Enomoto, manga di Shinji Enomoto, apparso nel 1997 sulle pagine di Morning, viene forgiato proprio in quella cultura anticonformista che vive la propria diversità in quanto tale, talvolta perfino fine a se stessa, escludendo la possibilità di confrontarsi con un mondo circostante e simile, che invece appare avverso.
Attraverso un tratto semplice e ironico, l'autore ci mostra personaggi deformi, degni di appartenere al mondo che abbiamo contribuito a costruire. Adulti in via di disfacimento sociale e figli che rasentano i limiti della pedanteria rappresentano il microcosmo di un manga che ha ottenuto un successo inaspettato persino per la Kodansha, l'editore che lo ha pubblicato. I poli tematici attorno a cui ruota la serie sono la famiglia ed il lavoro con un ribaltamento dei luoghi comuni spesso quasi sovversivo.
A differenza dell'underground cinematografico americano, ove dopo i conflitti la famiglia ritorna unita da sinceri sentimenti e riesce sempre a risolvere ogni ostacolo che il destino gli pone incontro, Shunji Enomoto preferisce eliminare del tutto ogni forma di political correct, anche di fondo, operando una spietata satira sociale che rende manifesta la mostruosità del quotidiano. Nonna Maeda può cercare di far ragionare Gosuke, il figlio lavativo, che è stato licenziato dalla ditta presso cui lavorava, ha mandato a monte l'incontro prematrimoniale organizzatogli dalla sorella, ha fatto scappare la moglie ed ha allevato Michiro secondo criteri che lasciano intendere quanto si interessi alle persone che lo circondano; ma, le ramanzine di Nonna Maeda non risulteranno efficaci, perché nemmeno lei rappresenta un esempio di persona educata e perbene. L'unico personaggio che rivela un comportamento più normale è Kuzuhara, supervisore di Gosuke, ma ha una tale difficoltà di comunicazione con gli altri personaggi da sembrare lei stessa priva di umanità.

Enomoto n.1
di Shunji Enomoto
Magic Press, € 3,10

[giugno 2002]
 

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