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The Dark Night Returns

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IL RITORNO DEL CONCETTO OSCURO

OVVERO

C'ERA PROPRIO BISOGNO DI UN ALTRO DARK KNIGHT?
UNA LETTURA IN ANTEPRIMA DEL DK2

di Antonio Solinas

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

[Articolo apparso originariamente su Rorschach, pubblicazione settimanale distribuita tramite posta elettronica. Per contatti: redazione@rorschachonline.it.
Su UZ con il premesso dell'autore].

Ci sono storie che definiscono un genere, come The Dark Knight Returns. Ci sono autori che hanno fatto la storia del fumetto, come Frank Miller. Ci sono personaggi che hanno sempre qualche cosa di nuovo da dire, come Batman.
La combinazione dei tre fattori, a priori, sembra imbattibile. Prendiamo uno dei più stimati professionisti del settore, e lo mettiamo al lavoro sul seguito dell'opera cardine, insieme all'immancabile Watchmen, del rinascimento del fumetto americano. Che cosa otteniamo? Un fenomenale meccanismo di marketing.

L'attesa per il Dark Knight 2, in America, è stata stellare, sin dal giorno in cui l'annuncio della lavorazione è stato dato […]. Ovviamente le prenotazioni in anticipo sono state una marea. Se non mi sbaglio DK2 è stato il fumetto più prenotato della storia. Tutto ottimo per mamma DC e anche per Miller, che ha visto la sua popolarità aumentare vertiginosamente nei confronti delle nuove generazioni di lettori, che certamente non conoscono i suoi innovativi lavori degli ultimi anni ottanta (Ronin, Batman: anno uno e il primo Dark Knight, tanto per citarne tre), né tanto meno hanno letto gli ultimi 300 e Sin City, opere di nicchia, non dimentichiamolo. Insieme all'attesa, ci sono state anche molte polemiche. Molti hanno espresso perplessità sulla decisione di tornare a raccontare le avventure del Cavaliere Oscuro dopo quindici anni. Noi abbiamo atteso e letto. Preciso subito che io sono un fan di Miller. Pur riconoscendo la sua bravura, però, non posso non notarne alcuni (grossi) difetti. Difetti che ritornano, puntualmente, in DK2.
Vediamoli in ordine.

Intanto la ripetitività delle formule di Miller. È innegabile che Miller sia come il punk rock. Può piacere o non piacere, ma al di là dei gusti si tratta sempre dei soliti tre accordi. Tutti i protagonisti milleriani sono psicopatici duri come l'acciaio che hanno bisogno di spalle che ne mostrino il lato umano. Come Devil ha Ben Urich, Batman ha Carrie-Robin-Catwoman (Alfred, lo ricordo, era già stato fatto fuori nel primo Dark Knight). Ma questa volta il contrappunto non paga. Anche se spesso i losers di Miller risultano irresistibili, alla lunga la formula può stancare. Leggere gli ultimi Sin City, per credere.
E che dire dell'uso ossessivo dell'io narrante? Non c'è molto da sondare, nella psicologia di Batman. E anche se l'autore cerca di aggiungere altre sfumature, non fa altro che confondere i lettori. Il primo Cavaliere Oscuro era più plausibile di questo guerrafondaio che si diverte un mondo a fare il terrorista… Il difetto più grosso dell'opera sta poi nell'uso dei personaggi di contorno, nello specifico i supercriminali ed i supereroi. Atom, Flash, Brainiac, ma soprattutto Luthor, Superman, Wonder Woman e Capitan Marvel sono delle macchiette. La caratterizzazione di Superman è inconsistente. Nel primo Dark Knight l'Uomo d'Acciaio era una metafora del regime reaganiano, manipolabile ma pur sempre eroico (anche se le simpatie del lettore erano tutte per Batman). Ora Miller butta tutto all'aria e ce lo mostra invecchiato e meno potente, ma soprattutto senza nessuna nobiltà.

Superman è un uomo (?) senza spina dorsale e senza onore, debole, preda dei ricatti di Luthor, schiavo del suo desiderio sessuale per l'amata Wonder Woman (e Miller fra le righe fa capire come Superman possa inizialmente avere stuprato l'Amazzone…). Quale è la logica di tutto ciò? In quarta di copertina veniamo informati che Frank Miller e Lynn Varley (la moglie di Miller, colorista) "[...] si sono riuniti ancora una volta per stabilire un nuovo strabiliante standard nell'intrattenimento a fumetti". Quale standard? Quello di fare vedere Superman e Wonder Woman che trombano come conigli per ben 5 pagine? Quello di usare i riferimenti al sesso su internet? Quello di riportare in scena un sacco di eroi e criminali senza nessun motivo apparente se non quello di farli fuori dopo qualche vignetta? Quello di disegnare frettolosamente e di inchiostrare peggio tanto poi ci pensa Lynn Varley? E poi una considerazione finale. Ma DK2, aggiunge qualcosa a ciò che è stato già detto su Batman? Rispetto all'opera madre, le novità sono pochissime, e quasi tutte deludenti. Che cosa dà di nuovo al fumetto DK2? Quasi tutto ricade nella categoria del già detto. Questa specie di Kingdom Come di Miller non fa altro che rimestare argomenti già abbondantemente sviscerati: l'invadenza dei mass-media (con l'aggiunta del web, stavolta), il pericolo del totalitarismo qualunquista, la caduta degli eroi… Personalmente, io di buono ho trovato solo alcuni esercizi di stile in sceneggiatura, soprattutto per quanto riguarda qualche dialogo azzeccato e qualche buona sequenza (perché, non dimentichiamolo, quando vuole Mr. Frank Miller sa fare fumetto), inframmezzati da una pigrizia che a confronto J. Mascis è la prolificità fatta persona.

L'aspetto grafico dell'opera, poi, è totalmente insufficiente. Alcune tavole sono inguardabili, letteralmente. E non è una questione di gusto. Nessuno può permettersi di tirare via, neanche se sa usare il pennello come in Sin City. Neanche se con la colorazione al computer si può barare molto di più che in passato (non ci sono praticamente sfondi disegnati). Neanche se ha reinventato il modo di usare vignette grandi e piccole per variare il ritmo nei comics. Dopotutto, ogni volumetto costa 7,95 dollari! Sinceramente, io sono stanco di quegli scrittori di talento che usano la loro personalità ed il mestiere per sopperire ad una mancanza di idee che molti si rifiutano di vedere. Vogliamo il ritorno al passato? Io me ne vado a rileggermi i New Gods di Kirby…

The Dark Knight strikes again
N. 1 e 2
di Frank Miller (storia e disegni) e Lynn Varley (colori),
DC Comics, $ 7,95 cadauno.

Le immagini utilizzate sono © DC Comics

[marzo 2002]
 

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