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Avrete
più volte sentito dire che il diavolo è un'invenzione
e che se i mostri esistono sono gli uomini stessi, capaci delle
crudeltà più demoniache. E probabilmente è
così. Nei margini più labili della scrittura creativa
i confini tra bene e male si assottigliano ulteriormente, assumono
quelle sfaccettature che anche nella realtà di tutti i giorni
ci passano davanti, ma quasi senza lasciare segni. Provate a immaginare
la pubblicità di una nota azienda produttrice di palloni
da calcio: mettete al posto di una manciata di calciatori ballerini
che giocherellano con una sfera altrettanti bambini in età
appena scolare alle prese con la cucitura della pelle di quei palloni,
con la stessa colonna sonora dello spot originale… Vincenzo Bassi,
giornalista free lance protagonista di "Digitus Dei" insieme
all'esorcista Padre Sertori, vede ciò che sta oltre la punta
del naso. Ad esempio, nell'insegna di una macelleria vede che dall'icona
di una testa di vitello sgorga sangue. Margini liberi della narrativa
per immagini, con riscontri non proprio casuali nella realtà.
Da
qualche tempo Bassi sta scrivendo un pezzo sulle sette sataniche
e per questo intervista Padre Sertori, un prete dal passato tormentato
e ricco di zone d'ombra. L'articolo-inchiesta del giornalista si
intreccia con il passato del giornalista stesso: un gruppo di amici
che si sfalda in seguito a un successo imprenditoriale. È
il 1991: nella Milano da bere, Bassi e altri soci si assicurano
appalti da capogiro con un sistema di tangenti che il cronista ripudia.
Per questo rompe con i soci e non li rivede per un po', ma per qualcuno
di essi è in agguato una tragica fine, proprio dopo una serie
di indagini che li aveva visti implicati in Tangentopoli. Attualità
e fantastico si intrecciano e l'apparizione di un libro misterioso,
il "Verbum Conditum" di Roderigo da Taranto, complica
la vita del cronista in un crescendo da american gothic ambientato
in Italia (o da Almost Blue di sapore vagamente yankee).
Il ritmo del racconto di Medda è
appassionante e ti porta a sperare che il terzo numero di Digitus
Dei arrivi presto. Il segno di Casini è essenziale e inquietante.
A incupire le atmosfere c'è un uso sapiente dei colori (virati
spesso verso monocromi terragni) che richiama le Mémoires
du XXe ciel di Yslaire. Un Casini dal tratto più
"pregnante" di quello noto ai più attraverso le
tavole di Nathan Never e delle altre serie Bonelli.
DIGITUS DEI: I DEMONI HANNO
FAME
di Michele Medda (testi) e Stefano
Casini (disegni)
Editore: Peter Pen, 2001
Pagine: 36
Prezzo: L. 7000 - Euro 3,62
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