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DIGITUS DEI:

il lato oscuro che sale...

di Fabrizio Lo Bianco

da Unionesarda.it del 30 ottobre 2001

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Digitus DeiAvrete più volte sentito dire che il diavolo è un'invenzione e che se i mostri esistono sono gli uomini stessi, capaci delle crudeltà più demoniache. E probabilmente è così. Nei margini più labili della scrittura creativa i confini tra bene e male si assottigliano ulteriormente, assumono quelle sfaccettature che anche nella realtà di tutti i giorni ci passano davanti, ma quasi senza lasciare segni. Provate a immaginare la pubblicità di una nota azienda produttrice di palloni da calcio: mettete al posto di una manciata di calciatori ballerini che giocherellano con una sfera altrettanti bambini in età appena scolare alle prese con la cucitura della pelle di quei palloni, con la stessa colonna sonora dello spot originale… Vincenzo Bassi, giornalista free lance protagonista di "Digitus Dei" insieme all'esorcista Padre Sertori, vede ciò che sta oltre la punta del naso. Ad esempio, nell'insegna di una macelleria vede che dall'icona di una testa di vitello sgorga sangue. Margini liberi della narrativa per immagini, con riscontri non proprio casuali nella realtà.

Da qualche tempo Bassi sta scrivendo un pezzo sulle sette sataniche e per questo intervista Padre Sertori, un prete dal passato tormentato e ricco di zone d'ombra. L'articolo-inchiesta del giornalista si intreccia con il passato del giornalista stesso: un gruppo di amici che si sfalda in seguito a un successo imprenditoriale. È il 1991: nella Milano da bere, Bassi e altri soci si assicurano appalti da capogiro con un sistema di tangenti che il cronista ripudia. Per questo rompe con i soci e non li rivede per un po', ma per qualcuno di essi è in agguato una tragica fine, proprio dopo una serie di indagini che li aveva visti implicati in Tangentopoli. Attualità e fantastico si intrecciano e l'apparizione di un libro misterioso, il "Verbum Conditum" di Roderigo da Taranto, complica la vita del cronista in un crescendo da american gothic ambientato in Italia (o da Almost Blue di sapore vagamente yankee).

Il ritmo del racconto di Medda è appassionante e ti porta a sperare che il terzo numero di Digitus Dei arrivi presto. Il segno di Casini è essenziale e inquietante. A incupire le atmosfere c'è un uso sapiente dei colori (virati spesso verso monocromi terragni) che richiama le Mémoires du XXe ciel di Yslaire. Un Casini dal tratto più "pregnante" di quello noto ai più attraverso le tavole di Nathan Never e delle altre serie Bonelli.

 

DIGITUS DEI: I DEMONI HANNO FAME

di Michele Medda (testi) e Stefano Casini (disegni)

Editore: Peter Pen, 2001

Pagine: 36

Prezzo: L. 7000 - Euro 3,62

[ottobre 2001]

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