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LE AVVENTURE DI
DAVID BORING


di Silvio Schirru

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Agli Stati Uniti, soprattutto in questi ultimi, folli giorni dell'anno 2001 d. C. (o, se continuiamo così, dell'anno zero d. G. B.), si può rimproverare parecchio, anche sul piano culturale. Eppure esistono due forme artistiche, forse tra le più belle in assoluto, che agli USA devono moltissimo: il cinema e il fumetto. In entrambi gli ambiti, però, gli americani del nord, dopo aver contribuito in maniera determinante alla diffusione del medium e alla elaborazione della sua sintassi, si sono fossilizzati su due soli generi - il thriller a lieto fine/i supereroi - i quali hanno saturato il mercato di prodotti mediocri e tutti uguali e ingenerato nello spettatore/lettore l'erronea e deprimente sensazione che il medium stesso si identifichi con quella sua singola espressione, peraltro molto più antica di quanto spesso si ritenga.

Il risultato è che i thriller prodotti negli USA di fatto impediscono la diffusione di film di altra provenienza o degli stessi film "indipendenti" nordamericani e che le storie dei supereroi, concepite e scritte in maniera anacronistica per un pubblico al quale non interessano affatto, continuano ad allontanare lettori dal fumetto e a togliere spazio ad opere, spesso veri e propri romanzi illustrati, che meriterebbero ben altro pubblico rispetto alla nicchia di sparuti aficionados che riescono a raggiungere.

A quest'ultima categoria appartiene indubbiamente David Boring, di Daniel Clowes, pensato come un film dal suo autore e che, nella divertita e ironica trasposizione su carta, omaggia il mondo della celluloide imitandone affettuosamente aspetto e stilemi.

David Boring è una storia semplice, eppure informe e labirintica come la vita del protagonista. David è un ragazzo senza doti particolari, in fuga da una madre oppressiva e alla ricerca delle vestigia artistiche e umane di un padre, mai conosciuto, disegnatore di fumetti e condannato dalla ex moglie ad una damnatio memoriae che lavasse l'onta dell'abbandono del tetto coniugale. Ossessionato dal sesso, più voyeristico che praticato, in effetti, e in particolare da un'ideale femminile in gran parte modellato su una cugina con cui, durante l'infanzia, condivise la scoperta dell'intimità, David si lascia condurre dalla vita, trascinato da eventi, persone, emozioni. Vive gli incontri con gli altri quasi in trance, indifferente, in fondo, a tutto quanto accada. Perché la sua reale esistenza si esplica attraverso le sue fantasie, rese in qualche modo concrete da un album che raccoglie decine di foto e disegni che ripropongono all'infinito la stessa idea, la stessa fanciulla virtuale.

Inaspettatamente avviene l'incontro con una donna, incarnazione inconsapevole della discinta musa di David. E proprio l'album che ne sublima le grazie diviene strumento seduttivo, che eccita la ragazza e che offre a David l'occasione di fare l'amore con lei. Anche se l'edonistico e solitario usarsi dei due ragazzi non ha, forse, molto a che fare con l'amore. E viene quasi il dubbio che, quando la ragazza lascia David, la sua sofferenza sia la stessa di un collezionista d'arte cui il pezzo più pregiato sia stato rubato.

Attorno a David si muovono altri bizzarri personaggi, tutti però visti attraverso l'ottica mesta e melanconica di David, che forse è la medesima dell'autore. I loro moti d'animo, i loro pensieri e i loro atti sono torpidi, melliflui e dilatati e sembrano convergere spontaneamente, e inesorabilmente, verso il finale catastrofico. Come se solo un evento incredibile, talmente grande da non poter essere ignorato, fosse in grado di scuotere l'anima sopita di David Boring e di chi lo circonda, mostrando loro finalmente la vita in tutta la sua bellezza irruente e selvaggia. Lo spettro della morte e della distruzione, paradossalmente, offre a David la possibilità di vivere la propria esistenza in sintonia con la propria natura, libero da ossessioni e sereno nel godere della propria diversità. Gustandosi ogni istante semplicemente per quello che è.

La soluzione dell'intricato romanzo di David Boring, insomma, era semplice come la sua storia. La vita, per essere vissuta, non necessita di altro che di qualcuno che voglia viverla.

Così come il fumetto ha solo bisogno di persone con qualcosa da raccontare. Come Daniel Clowes.

 

DAVID BORING
di Daniel Clowes
Coconino Press

 
[novembre 2001]

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