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Ladies and gentleman...
Alan Moore!

di Silvio Schirru

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James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Il fumetto è una forma d'arte relativamente giovane (almeno così come è concepito oggi, senza andare a scomodare la scrittura geroglifica egiziana o la Colonna Traiana). Pertanto non stupisce che la critica sul fumetto sia ancora ben lontana anche soltanto da una riflessione epistemologica che teorizzi natura, scopi e strumenti analitico-espressivi della disciplina. Sono rari, peraltro, anche i testi validi di semplice divulgazione o approfondimento, spesso scritti da persone che il fumetto lo conoscono poco o ne hanno una visione distorta.
Ben vengano, perciò, opere come Alan Moore, di Lance Parkin (adattata e arricchita da vari extra, inediti per l'Italia, dalla Black Velvet), che potremmo definire una biografia ragionata dello scrittore di Northampton, ordinata per momenti salienti e suddivisa, per comodità espositiva, in quattro fasi: gli esordi in Gran Bretagna, le opere della notorietà per le majors statiunitensi, il periodo "indipendente" e il ritorno al fumetto commerciale, ovvero il presente.

L'opera di Parkin è un utilissimo excursus storico-biografico su Moore, che fa luce sulle opere meno note dell'autore e sui rapporti tra la sua vita e i suoi scritti. Una vera e propria "introduzione" alla lettura dei fumetti mooriani, insomma, che, oltre a contestualizzare ogni singola opera nell'ambiente culturale e nel periodo storico in cui venne concepita e quindi pubblicata (le due cose non sempre coincidevano cronologicamente, tutt'altro), fornisce spunti di riflessione e di analisi sul significato che ciascun fumetto riveste sia in senso assoluto, sia rispetto all'impatto avuto sul mondo del fumetto anglofono.

Parkin, ben lungi dall'indulgere all'agiografia, non nasconde una sconfinata ammirazione per Moore: tale passione non si traduce però, come spesso accade, in una acritica e supina celebrazione di ogni singola sillaba stesa su carta da Moore, bensì in un tentativo, per quanto epidermico ed embrionale, di spiegazione dei motivi che fanno dello scrittore britannico uno dei più capaci storytellers dei comics, spiegazione spesso supportata dal riferimento ad aneddoti significativi e, perché no, curiosi e interessanti.

Il libello di Parkin costituisce, insomma, una lettura preziosa e indispensabile sia per chi sia già parecchio addentro al mondo del fumetto e intenda ripercorrere alcune tappe fondamentali della letteratura disegnata (Marvelman/Miracleman, Swamp Thing, Watchmen, V for Vendetta, From Hell), sia per chi ancora non conosca i "classici" del genere e voglia orientarsi in mezzo ai giudizi più disparati.
Oltre tutto ai lettori italiani viene offerta la possibilità di godere di alcune integrazioni all'originale davvero degne di nota: un'intervista inedita al Maestro, che discetta di magia, della sua personale concezione della Storia e di tanti altri argomenti; ampi stralci di sceneggiatura, tratti da From Hell e altre opere; anticipazioni sui progetti futuri; numerose fotografie di Moore (merce rara!), belle ed evocative quasi quanto le sue opere.

Il limite forse più grosso del mini-saggio di Parkin è la visione esclusivamente anglocentrica del fumetto come mezzo espressivo. Alcune considerazioni dell'autore inducono a sospettare che egli conosca (o consideri) soltanto il fumetto in lingua inglese, dato che si lascia andare a giudizi quanto meno frettolosi ("Alan Moore è il miglior sceneggiatore di fumetti mai esistito", pag. 9) o a confronti tra Moore e altri che sembrano escludere non solo moltissimi autori sudamericani, giapponesi, spagnoli, francesi, italiani etc., ma anche autori USA che siano più anziani di Grant Morrison o Frank Miller.
L'edizione italiana si presenta come complessivamente ben curata, anche se qualche svista, certamente dovuta alla fretta, andrebbe corretta in una eventuale (e auspicata) ristampa.

Chiudo con una piccola critica al Vate in persona, o meglio a una sua osservazione infelice che me lo ha fatto sembrare più umano (nonostante la sua bravura quasi inumana) e, quindi, anche meno distante e più simpatico. Secondo Moore "Cromwell vinse la Guerra Civile britannica e introdusse per la prima volta al mondo [corsivo mio, NdR] l'idea del parlamento e della democrazia", pag. 114. Spero si tratti di un errore di traduzione, perché in caso contrario Moore si sarebbe dimenticato che l'origine stessa della parola democrazia, oltre al concetto che essa presuppone, è un pochino più antica di Cromwell.
O forse no, magari è meglio così. Forse è meglio che sbagli anche Alan Moore, almeno quando non scrive fumetti. Perché trovare sue opere che si allontanino troppo dalla perfezione è certamente impresa ardua.

Titolo Alan Moore
[edizione italiana a cura di Omar Martini e Smoky Man]
Autori Lance Parkin
Casa Editrice Black Velvet
Prezzo 10 €
[dicembre 2002]
 

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