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Il
fumetto è una forma d'arte relativamente giovane (almeno
così come è concepito oggi, senza andare a scomodare
la scrittura geroglifica egiziana o la Colonna Traiana). Pertanto
non stupisce che la critica sul fumetto sia ancora ben lontana anche
soltanto da una riflessione epistemologica che teorizzi natura,
scopi e strumenti analitico-espressivi della disciplina. Sono rari,
peraltro, anche i testi validi di semplice divulgazione o approfondimento,
spesso scritti da persone che il fumetto lo conoscono poco o ne
hanno una visione distorta.
Ben vengano, perciò, opere come Alan Moore,
di Lance Parkin (adattata e arricchita da vari extra, inediti per
l'Italia, dalla Black Velvet), che potremmo definire una biografia
ragionata dello scrittore di Northampton, ordinata per momenti salienti
e suddivisa, per comodità espositiva, in quattro fasi: gli
esordi in Gran Bretagna, le opere della notorietà per le
majors statiunitensi, il periodo "indipendente"
e il ritorno al fumetto commerciale, ovvero il presente.
L'opera
di Parkin è un utilissimo excursus storico-biografico su
Moore, che fa luce sulle opere meno note dell'autore e sui rapporti
tra la sua vita e i suoi scritti. Una vera e propria "introduzione"
alla lettura dei fumetti mooriani, insomma, che, oltre a contestualizzare
ogni singola opera nell'ambiente culturale e nel periodo storico
in cui venne concepita e quindi pubblicata (le due cose non sempre
coincidevano cronologicamente, tutt'altro), fornisce spunti di riflessione
e di analisi sul significato che ciascun fumetto riveste sia in
senso assoluto, sia rispetto all'impatto avuto sul mondo del fumetto
anglofono.
Parkin,
ben lungi dall'indulgere all'agiografia, non nasconde una sconfinata
ammirazione per Moore: tale passione non si traduce però,
come spesso accade, in una acritica e supina celebrazione di ogni
singola sillaba stesa su carta da Moore, bensì in un tentativo,
per quanto epidermico ed embrionale, di spiegazione dei motivi che
fanno dello scrittore britannico uno dei più capaci storytellers
dei comics, spiegazione spesso supportata dal riferimento ad aneddoti
significativi e, perché no, curiosi e interessanti.
Il
libello di Parkin costituisce, insomma, una lettura preziosa e indispensabile
sia per chi sia già parecchio addentro al mondo del fumetto
e intenda ripercorrere alcune tappe fondamentali della letteratura
disegnata (Marvelman/Miracleman, Swamp Thing, Watchmen,
V for Vendetta, From Hell), sia per chi ancora non conosca
i "classici" del genere e voglia orientarsi in mezzo ai
giudizi più disparati.
Oltre tutto ai lettori italiani viene offerta la possibilità
di godere di alcune integrazioni all'originale davvero degne di
nota: un'intervista inedita al Maestro, che discetta di magia, della
sua personale concezione della Storia e di tanti altri argomenti;
ampi stralci di sceneggiatura, tratti da From Hell e altre opere;
anticipazioni sui progetti futuri; numerose fotografie di Moore
(merce rara!), belle ed evocative quasi quanto le sue opere.
Il
limite forse più grosso del mini-saggio di Parkin è
la visione esclusivamente anglocentrica del fumetto come mezzo espressivo.
Alcune considerazioni dell'autore inducono a sospettare che egli
conosca (o consideri) soltanto il fumetto in lingua inglese, dato
che si lascia andare a giudizi quanto meno frettolosi ("Alan
Moore è il miglior sceneggiatore di fumetti mai esistito",
pag. 9) o a confronti tra Moore e altri che sembrano escludere non
solo moltissimi autori sudamericani, giapponesi, spagnoli, francesi,
italiani etc., ma anche autori USA che siano più anziani
di Grant Morrison o Frank Miller.
L'edizione italiana si presenta come complessivamente ben curata,
anche se qualche svista, certamente dovuta alla fretta, andrebbe
corretta in una eventuale (e auspicata) ristampa.
Chiudo
con una piccola critica al Vate in persona, o meglio a una sua osservazione
infelice che me lo ha fatto sembrare più umano (nonostante
la sua bravura quasi inumana) e, quindi, anche meno distante e più
simpatico. Secondo Moore "Cromwell vinse la Guerra Civile britannica
e introdusse per la prima volta al mondo [corsivo mio, NdR]
l'idea del parlamento e della democrazia", pag. 114. Spero
si tratti di un errore di traduzione, perché in caso contrario
Moore si sarebbe dimenticato che l'origine stessa della parola democrazia,
oltre al concetto che essa presuppone, è un pochino più
antica di Cromwell.
O forse no, magari è meglio così. Forse è meglio
che sbagli anche Alan Moore, almeno quando non scrive fumetti. Perché
trovare sue opere che si allontanino troppo dalla perfezione è
certamente impresa ardua.
| Titolo |
Alan
Moore
[edizione italiana a cura di Omar Martini e Smoky Man]
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| Autori |
Lance
Parkin |
| Casa
Editrice |
Black Velvet |
| Prezzo |
10
€ |
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