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C'è
stato un periodo in cui Trondheim ha amato lasciar circolare la
voce che le sue figure sgangherate, ipersemplificate e fuor di proporzione
(vedi soprattutto "Monolinguisti e altri esercizi di stile")
derivassero, semplicemente, dal fatto che non era capace di disegnare.
Noi dubitiamo parecchio della verità di questa affermazione,
e lui stesso forse ci giocò essendo certo di non venire creduto.
Per disegnare come in La fortezza con uno stile apparentemente sciatto
e approssimativo ma tutto pervaso di una sottile poesia giocosa
e malinconica; per buttare lì figure fatte di due rigacce
e che pure hanno pienezza e viva espressività; per scarabocchiare
e abbozzare, insomma, di modo che ogni eccesso e mancanza si armonizzi
in un tutto delicato, occorre grande mestiere, mano, talento. Solo
i bambini e gli adulti geniali sanno davvero disegnare come i bambini;
e i colori folli, i paesaggi impossibili, i personaggi improbabili
di Trondheim hanno proprio la freschezza di immagini infantili che
sgorgano dal nulla, ancora un po' rozze e imprecise, ma già
in moto.
Nella
Fortezza rimane coscientemente e intelligentemente adulto un divertissement
continuo sui miti e gli stereotipi del fantasy, dagli stregoni arraffoni
ai ribaldi che bramano di emulare degli avi troppo eroici, o anche,
come qui, al malinconico e anziano drago che cerca la sua ultima
via al misterioso cimitero dei draghi. In maniera simile a come
accade nel Cerebus di Sim, le ardite imprese degli avventurieri
fantasy si incastonano in una cornice smaliziata che le abbassa
di esponente, e che in Trondheim lascia corso a una dolcezza tutta
crepuscolare, a un'avvolgente malinconia che ci fa sorridere dall'inizio
alla fine. E' un po' come guardare un teatrino di marionette presentendo
oscuramente che quella sarà l'ultima volta in cui si crederemo
davvero che quei bambocci di stoffa e legno siano creature vere,
e, ciononostante, riuscire ancora a sentire la storia che raccontano.
Marco
Arnaudo - www.stanza101.com
La
fortezza
Lewis Trondheim
BD Edizioni
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