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Se
volete della fantascienza, anche ottima, potete andare su Flash
Gordon di Raymond, Maledetta Galassia di Bonvi/Cavazzano, magari
una bella saga cosmica di Silver Surfer; ma se per disgrazia siete
in cerca dell'epica, vi restano due ipotesi soltanto: Druillet o
Matsumoto. Qui parliamo del secondo.
Quando
forse anche i più dotati di memoria cominciavano a vedere
un po' sbiadire il ricordo del cartone animato passato in tv ormai
decenni addietro, ecco che la Planet Manga ce ne propone finalmente
la versione a fumetti, un'opera che tende a una malinconia e a una
densità emotiva di cui il cartone, necessariamente parlato,
colorato, movimentato, non poteva rendere che una parte piccolissima.
Epica,
dicevamo. Come va a finire la Guerra di Troia? Chi vince? Dopo i
funerali di Ettore, dopo che la complessità emotiva di uno
scontro tra titani ha raggiunto l'apice e toccato la bellezza, la
guerra che sembrava cardine dell'opera si rivela esserne solo uno
sfondo non essenziale, e si dissolve lasciando il campo alla grandezza
degli eroi. Funziona un po' così, il Capitan Harlock di Matsumoto:
non si può dire che sia una guerra, sebbene spesso si configuri
come tale, ciò che avviene tra il melanconico pirata dello
spazio, la sua enigmatica nave senziente, la sua ciurma complessa
e variegata e, soprattutto, le misteriose e lunghe aliene di Mazone.
Si tratta piuttosto una danza e un gioco raffinato di appostamenti,
sfioramenti, scoperte e scontri più mentali che bellici.
Non troviamo grande azione, in Capitan Harlock, sebbene sembri sempre
stia accadendo l'impossibile e certe sequenze di battaglia siano
veramente mozzafiato: ciò che conta, però, sono gli
interminati silenzi in cui gli eroi fanno i conti con i vuoti vertiginosi
del cosmo e le impenetrabili nebulose dell'identità e della
responsabilità; sono i sovrumani spazi siderali, quelle pagine
e pagine di nero pervicace, a malapena solcato dalla figurina dell'Arcadia
e da qualche stella. In Matsumoto, ed e' la sua forza, manca completamente
il senso di una ricerca del ritmo avventuroso ad ogni costo, mentre
si predispone anche per il lettore l'esperienza di fluttuare in
uno spazio indeterminato e oscuro in cui, in assenza di rigidi richiami
al mondo concreto, i pensieri assumono la consistenza di apparizioni
e il passato ritorna a chiedere il proprio dazio. Nei grandi vuoti
del cosmo, nelle enormi sale dell'Arcadia solcate dalla vibrazione
di un motore pensante di cui non riusciremo mai a cogliere in pieno
l'essenza, si gioca tutta la differenza tra una tavola accattivante
che fa correre lo sguardo del lettore in orizzontale da una vignetta
alla seguente e una tavola che, come qui, rallenta e fraziona la
storia, costringe a soffermarsi, arrestarsi, tacere, così
che quanto viene perso in velocità lo si riguadagna, e di
gran lunga, in profondità.
Nota
dolente: se ribaltare le pagine originali di un manga non e' mai
cosa troppo carina, nell'edizione italiana di Capitan Harlock questa
pratica raggiunge risultati a dir poco aberranti. C'e' in giro il
bel luogo comune che se si ribalta TUTTO un fumetto i suoi rapporti
interni resteranno inalterati, ma anche senza fare i puristi, ci
sono cose che non possono venire ribaltate senza guastarsi: così
le diverse mappe e rappresentazioni del pianeta Terra che sono inserite
da Matsumoto diventano, per effetto dell'inversione, degli spiacevoli
grumi di linee frastagliate che sembrano parodiare in maniera irritante
i contorni dei continenti; insomma vere e proprie smagliature nella
morbida e omogenea tramatura visiva del fumetto.
Provate
a immaginare una suonata di Bach che in mezzo ha dieci battute suonate
al contrario, o a una versione della Flagellazione di Piero Della
Francesca con il Cristo a testa in giù
Marco
Arnaudo - www.stanza101.com
Capitan
Harlock #1-5
Leiji Matsumoto
Planet Manga, 6.900 lire
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