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UltraCOMICS

L'orribile
verità sui Fumetti
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SUICIDIO
DI MASSA: È IL GESTO PIÙ TRENDY DEL MOMENTO
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L'atto disperato di Legs, annunciato in anteprima da ULTRAzine,
rischia di fare proseliti: prima vittima il mitico Thor -
a cura
di Vladimir Il'ic Ul'janov
si ringrazia
JOSIF V. DZUGASVILI

The
Mighty Thor alle prese con una crisi esistenziale
dopo la notizia della tragica fine dell'amica e collega Legs (foto
Ansia)
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Era
più che prevedibile. In questo mondo dove il consumismo
regna sovrano, in quest'epoca in cui uno non può scaccolarsi
in pubblico sennò tutti lo imitano, il suicidio della
compianta eroina Legs (vedi l'imperdibile Trashfile 1.0, razza
di miscredente!) ha fatto subito proselitismo. Almeno a quanto
dicono dalla Scandinavia. Voci di tentate autoeliminazioni
si insinuano pesanti come l'alito di Hulk dopo la peperonata
di carne di balena. In pole position per il prossimo decesso
sarebbe niente poco di meno che il mitico Thor. Appresa la
notizia del fattaccio riguardante la (ex) pettoruta collega,
il biondo asgardiano sarebbe entrato in una crisi depressiva
irreversibile. Tra le lacrime avrebbe pure sussurrato: "Vedomi
oramai scomparire uno dopo lo altro li nostri più magnanimi
supereroi, oh numi! Ordunque, c'è del marcio in Danimarca?"
"C'è
del cacio in frigo, se ti garba..." avrebbe risposto,
insensibile, suo padre Odino. Si può ben capire come
Thor, di fronte all'incomunicabilità palese anche con
i suoi cari, avrebbe perso ogni gioia di vivere. Qualcuno
avrà così notato che nelle sue ultime avventure
l'eroe appare come un po' tronfio, cosa che in precedenza
non gli capitava mai.
Il
nostro eroe con il maglio incriminato
Lunedì scorso il tragico evento: impegnato in una delle
sue solite battaglie all'ultimo sangue, ammosciato dai pensieri
sulla caducità della vita, gira che ti rigira con quel
martello, il Nostro si fa sfuggire il mazzuolo che gli ricade
proprio laddove il sole non batte ma il Mjolnir, a quanto
pare, sì. Trasportato d'urgenza all'Asgard Eunoucoes
Hospital, l'eroico capellone in fin di vita continuava a vaneggiare
urlando "Dicoti no!" a tutti gli infermieri con
clistere che incontrava lungo le interminabili corsie dell'ospedale.
Prima di entrare in isolamento avrebbe esclamato: "Che
i malvagi tremino! Che le vedove dei nostri nemici piangano!
Nessuna tregua, e che risuoni il grido di battaglia!",
il tutto con un acuto falsetto da sopranista. Un infermiere
della A.S.L. 31 di Asgard ha dichiarato ai nostri microfoni:
"Ho sempre sospettato che più che tronfio fosse
un po' stronfio".
Quello che oggi ci chiediamo è: si è trattato
di un semplice incidente di percorso o Thor ha tentato deliberatamente
di martellarsi gli zebedei?
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ULTRATRESHENSIONI
I
GRANDI FUMETTI MAI LETTI: Nathan Never n°1
a cura
di Nico dei Pirati
si ringraziano
Micky, Skritchy & Itchy
Inizia
con una recensione di Nico dei Pirati una nuova rubrica all'interno
di Ultrash: le Ultratreshensioni. Si tratta di
brevi recensioni di fumetti, film, dischi e libri di particolare
importanza fatte da chi non li ha mai letti né visti né
ascoltati, e che soprattutto non ha nessuna intenzione di farlo,
né ora né mai. Questo consentirà ai nostri
appassionati lettori di avere a disposizione una recensione finalmente
libera da condizionamenti di sorta. La redazione di Ultratrash coglie
l'occasione per ringraziare Nico e gli altri amici che collaborano
con questa nuova rubrica per essersi gentilmente prestati a farsi
registrare mentre raccontavano le proprie recensioni a caldo. Quella
che segue è la sbobinatura dei loro commenti.
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NATHAN
NEVER N°1:
Agente Speciale Alfa
Bello. Finarmente 'n gran pezzo de fumetto.
Praticamente ce sta 'n tizio, che poi sareb be
Natha, er protagonista, che deve porta' 'na borsetta a 'sta
base Arfa. Che ce starà dentro de 'sta borsetta? se
chiede er lettore sproveduto. No' 'o sò. Quarcosa deve
da esserce comunque. A 'n certo punto sbuca uno cattivo, ma
cattivo ppe davero, co' ddu occhi... E succede un macello,
'na
cosa indescrivvibbile. Questo qua, nun ce crederete, a 'n
certo punto pija 'n pezzo de
filo de fero e je 'o lega tutto de 'ntorno ar collo der su'
peggior nemico e je stacca 'a capoccia, così, de netto,
zàcchete. Ahò, nun poi capì che dolore
anche solo a leggerlo! Eppoi,
ppe finì ariva 'sto mostro-robbot tutto pieno de cavi
che se prende 'na scossa de armeno ducento volt, 'n macello.
Ma alla fine Natha s' 'a sbrija proppio bbene. Ppe finì
'sta recensione, ppe me'sto fumetto m'arresurta 'na cifra
spaziale.
'Na significativa
espressione de Natha.
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I
GRANDI DISCHI MAI ASCOLTATI: Toto Cutugno's Greatest Hits
a cura
di Sohn Tog Ho Gwidan Do
si ringraziano
MILA e SHIRO
Toto
Cutugno's greatest Hits (EMI)
Era
ora! Dopo anni di stasi e di putrefazione della musica politicamente
più impegnata, torna colui che ha rinnovato gli stilemi del
cantautorato di un certo spessore: Toto Cutugno. Diciamolo subito,
questo CD è, con "Arriva Cristina", il miglior
album dato alle stampe dall'ondata punk '77. Tutto ciò grazie
anche ad una sezione ritmica bestiale: il bassista suona un basso
a 7 (dico 7!) corde e il batterista usa una Tama in acciaio inox
18/10 con tripla cassa. Si aggiunga la tecnica chitarristica spropositata
del cantante-leader, il mitico Toto (da non confondere con gli insulsi
Toto), che risulta a dir poco superlativa.
S'inizia
con l'intro migliore di tutti i tempi: Piacere RaiUno. Non
si ha nemmeno il tempo di riprendersi dalla scossa di questa song
che la martellante Sono un italiano incalza con furore. E
come non lasciarsi trasportare dalla lancinante ballad Le mamme
(The mums)? La seconda parte del CD offre la cover dell'immortale
Quel mazzolìn di fiori (That mazzolòn of flowers),
semplicemente devastante! Si riprende poi con uno dei più
grandi hit di sempre: I figli. Ed eccoci in chiusura al top:
Serenata, realizzata con un mid-tempo inframmezzato da riffs
agghiaccianti. Una nota di merito va poi alla copertina, veramente
fantasiosa. Insomma, imperdibile!
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I
GRANDI FILM MAI VISTI: Quarto Potere
a cura
di Francesco Resnais
si ringrazia
COMELUI
GIACOBETTI
Concedetemi
una piccola premessa prima di affrontare l'analisi di questo fantastico
film di Alfred Hitchcock che nel titolo originale faceva "Il
cittadino cane" e che già in questo rivelava tutto lo
spirito misantropico del grande
regista. Quanti
di voi chiamerebbero la propria
slitta "Rosebud" o "Rosetta" o
"Rosabella"
o
con altri nomi simili? Qui
sta tutta la genialità di un maestro
del genere comico come il vecchio Alfred. Ricordo benissimo che
quella volpe
del suo aiuto-regista, Orson Welles, da tempo gli ronzava
attorno cercando di soffiargli l'idea per
questa pellicola. "Iniziamo così" diceva Orson,
"con una sfera che rotola come fuori dallo schermo". Il
vecchio Alfred ed io cercammo di fargli capire che era un'idea del
piffero. "Ma Orson, vuoi far capire fin dall'inizio
che il film sarà una palla?!" e ridevamo come forsennati.
Il vecchio Alfred rise troppo e gli venne quel famoso primo infarto
di cui pochi giornali, all'epoca, parlarono. Messo ko il vecchio
Alfred, restavamo io e Orson a gestire la baracca. Cinquemila
metri di pellicola da girare ed una sola mezza idea nella testa:
"News on the March!!!". Già, quella fu mia, modestamente.
Sapete, l'America era tutta infervorata per la storia della guerra,
certi richiami avrebbero fatto effetto. Fatto sta che il giorno
della prima inciampai su un cavo della corrente cadendo di faccia
sulla neve. Ne mangiai a sufficienza per un ricovero di circa un
mese. Nel frattempo Orson chiama Mork, anzi Mork chiama Orson e
gli dice: "Rispondi Orson. Ho saputo che France si è
fatto male giocando a palle di neve: potresti prendere me al
suo posto. Porto anche Mindy...". Ma non ci fu niente da fare,
Orson era un egoista e rifiutò la proposta di Mork. Idem
con patate per Linus e Lucy: non volle né l'uno né
l'altra. Questo
per darvi un'idea di chi fosse Orson, altro che quel grande artista
che ha voluto farci credere. Deluso dal suo
comportamento
odioso e schifato dal suo egocentrismo, decisi di non andare alla
prima
e nemmeno alla seconda del film; per farla breve non vi andai mai
e tutt'ora mi rifiuto di vedere Quarto
Potere. Per questo ho deciso di scriverne la recensione.
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