| (Una necessaria premessa )
Che ci fa un JeKo su ULTRAZINE?
Semplicissimo: ci
si adagia, ne sfrutta l'ombra, si mimetizza tra le pagine virtuali
ed osserva.
Perché il
geco (quello vero) è pacato ma non addormentato. Vede, scruta
attento con i suoi occhi vispi e quando trova una preda appetitosa
non ha bisogno di muoversi troppo. Si cristallizza e diventa una
foglia, un ramo, della sabbia. Srotola una lingua chilometrica,
appiccicosa, e colpisce. Inesorabile. Menefreghista. Forse altezzoso.
Ma vogliamo forse
fargliene una colpa? E' la sua natura. E' il suo essere geco.
Ma il JeKo
che imparerete a conoscere su queste pagine è diverso (e
infatti si chiama JeKo, con j e k che fa anche molto cool
possedere nel nome).
Oh, non certo diverso
nello spirito (anche lui è pur sempre un geco della famiglia
dei gechi) quanto nei gusti culinari e un po' nel fisico.
Sarà forse
perché concepito su di una pila di vecchi Action Comics (da
un padre troppo occupato a incelofanare numeri di Batman per non
accorgersi che si stava trombando un camaleonte) che si è
abituato a nutrirsi di croccanti pagine di Claremont e Gaiman invece
che di ragni?
Questo non lo so.
Quello che so è
che questo non è un vero geco ma un JeKo. In parte
geco, in parte camaleonte.
A suo modo, un supereroe.
Un mutante. Una vittima degli eventi.
Quello che so e che
s'adagerà assumendo la forma e il colore del vostro eroe
preferito senza che ve ne possiate accorgere.
Quello che so è
che è un bastardo non convenzionale e pure maleducato.
Quello che so è
che divorerà i vostri beniamini senza che voi possiate farci
niente.
Quello che so è
che alcuni si sgretoleranno ed altri acquisteranno nuova luce.
Quello che so è
che la lingua del JeKo è lunga e batterà sempre
dove il dente duole!!!
Non potrete farci
niente. Mettetevi l'animo in pace.
Slurp!!!!!!!!!
(fine)
"Zompettavo
allegramente per il mio prato di vecchi fumetti Corno e prime edizioni
in carta straccia play press, quando ad un tratto che ti vedo? Uno
dei miei banchetti preferiti: un succulento Helix fantascientificus.
Che manto sgargiante,
che profumino invitante, come resistere?
Mi adagio su di un
Arkam Asylium ed assumo il colore della notte, ne approfitto per
scivolargli più vicino. Gli sono addosso. Lancio la lingua.
È mio!!!
Me lo gusto con calma,
pagina per pagina. Non capitano spesso questi banchetti. L'Helix
è una specie oramai estinta.
Basterebbe l'introduzione
di Garth Ennis a convincermi (mmm, che acquolina suscita questo
nome…), ma è il titolo ad attirarmi.
T-R-A-N-S-M-E-T-R-O-P-O-L-I-T-A-N,
scandisco bene le lettere per esser sicuro di capirlo.
È scritto
su di un ipotetico giornale strappato e appiccicato a sputo in copertina
(ed io di saliva me ne intendo).
Assaggio la prima
pagina. Ha il sapore del buon vino invecchiato, leggo la data: 1998.
Katz ma da quanto è che non si moltiplicano?
Vado avanti. Lentamente
mi perdo nel futuro, tra smog in eccesso, sesso in eccesso, razzismo
in eccesso, droga in eccesso, violenza e volgarità in eccesso.
Questo fumetto è un trip. Incomincio ad avere le allucinazioni.
Oramai
sono fatto; quasi mi fossi sparato in vena una dose di Ectasynth
7.0, come il compilatore made in mafia che propina a Spider Jerusalem
(il cazzutissimo protagonista) i mitici occhiali fotografici con
una lente ovale ed una rettangolare.
Non riesco a farne
a meno, sono già dipendente. Come non amare quel figlio di
buona donna di Spider? È un bastardo tra i bastardi che usa
tutto l'odio e la rabbia che ha in corpo per denunciare le ingiustizie…Come?
Si avete sentito bene DENUNCIARE. Perché Transmetropolitan
non è un fumetto di supereroi, non ci sarà Superman
a pulirvi il sederino quando sarete nella merda.
Spider è un
giornalista in una schifosa megalopoli del futuro, obbligato dagli
eventi (un forte debito di danaro con il suo editore) ad abbandonare
una sozzissima, ma idilliaca, vita nel silenzio della montagna.
È il caos.
Il caos da cui era fuggito 5 anni prima.
È un uomo
certo, non è mai stato morso da nessunissimo katz di ragno
radioattivo, ma state certi che non riuscirete a metterlo sotto
facilmente. Non lo spaventa di certo trovarsi in mezzo ad una rivolta
di transenzienti, dei cazzoni che hanno deciso di provare ad essere
alieni e sono a metà di un'assurda trasformazione genetica.
O forse solo dei diversi sfruttati dal "furbo" di turno.
Fatto sta che il
giornalista più tatuato del mondo non ha paura, anzi ne ha
molta e gli si stringe il buco del culo, ma la curiosità
è sempre più forte. È l'intuito che lo spinge
a restare, unico cronista presente, appollaiato sul tetto di un
casino, ed è la rabbia che lo spinge a scrivere in diretta
su tutti i teleschermi (a sua insaputa) del genocidio che la polizia
perpetua ai danni dei diversi-transenzienti.
Oramai
sazio, e completamente in viaggio, mi godo immensamente la ciliegina
finale di Spider massacrato di botte dalle forze dell'ordine (non
certo felici della cattiva pubblicità), un grumo di sangue
e lividi che gli urla contro : - Io resto qui! Sparatemi in faccia
e vi risputo in faccia ogni pallottola! Io sono Spider Jerusalem
e voi non siete un cazzo! -
Ne voglio ancora.
Ne voglio altro. Ah, dicono che ormai il buon Transmet è
in stabile zona Vertigo, non più Helix fantascientificus,
bah … in quanto JeKo me ne fotto, ma datemi Spider Jerusalem
o morirò d'astinenza…
BURP!!!"
Il JeKo
ha sparlato di:
Transmetropolitan
- Vol. 1 di Warren Ellis & Darick Robertson; Ed. Play
Press
Smoky Nota:
Ci scusiamo con il lettore ma il JeKo™ tende, per la
sua natura camaleontica, ad assumere anche il linguaggio del fumetto
con cui si sollazza.
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