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GINO UDINA & FABIO BONO

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James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Gino Udina & Fabio Bono sono rispettivamente lo sceneggiatore e il disegnatore di TAO, l'interessante saga fantasy tra il disney e il manga, che ha esordito nell'Aprile scorso sulle pagine del Messaggero dei Ragazzi guadagnandosi subito l'attenzione dei lettori. In questa lunga intervista conoscerete questi due talenti, con un percorso alle spalle lungo e accidentato … sempre spinti dall'amore per il Fumetto.

Le immagini a corredo di questa intervista sono tutte di Fabio Bono per TAO.

Una breve presentazione biografica per i lettori di Ultrazine.

Gino Udina: Gino Udina nasce a Milano un pomeriggio di Giugno del 1970, anno in cui si sciolgono i Beatles e arriva l'Uomo Ragno in Italia. Dopo aver conseguito con gran fatica (dei suoi) la maturità scientifica, frequenta nel '91 il corso serale di sceneggiatura della Scuola del Fumetto di Milano. Nel '92 dopo vari tentativi presso Dardo o Intrepido tramite la Scuola incontra la Xenia e propone tre fumetti: uno di questi, Demonhunter, esce a Giugno '93 nelle edicole. Due anni dopo, a causa d'un contratto disonesto firmato senza (purtroppo) molta cognizione di causa, viene estromesso dalla sua stessa serie che proseguirà in mani, secondo loro, ben più esperte.
Nel '95 la Scuola del Fumetto diventa casa editrice, la SDF edizioni. Vengono realizzati "DeathWorld" un horror-western e "The Dark", un thriller a fumetti di 180 pagine.
Dopo un'esperienza piuttosto infelice come sceneggiatore per Nathan Never, nel '97 conosce un regista di nome Max Cerchi che fa film horror in digitale a New York Per la sua casa di produzione, la RoundsEnt scrive tre film da 100 minuti in inglese tra cui "Hellinger" che viene prodotto realizzato e, successivamente, distribuito dalla Troma Inc. Nel 1998, dopo un corso di Game Design, realizza giochi da tavolo per bambini e incontra Fabio Bono con il quale avrebbe dovuto realizzare la serie "The Kingdom" per la SDF edizioni.
La delusione per l'ennesimo progetto finito in nulla porta i due a partire da zero e creare tutto il lavoro da soli.
Mentre nel '99 entra a far parte dello staff di sceneggiatori di Martin Mystere, incontra svariati autori di fumetti che, uniti dall'idea di realizzare in completa autonomia i propri progetti, cominciano a dare corpo a un gruppo di lavoro sempre più vario e interessante. Le basi per un futuro studio di fumetti.
Nello stesso anno Fabio Bono propone dei volti di personaggi fatti (ma mai proposti) per un concorso d'illustrazione da tenersi a Sanremo: i volti dei personaggi della futura serie Tao.
Dopo aver incontrato il Messaggero dei Ragazzi di Padova alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna, il direttore del giornale Sergio Sciascia propone di trasformare Tao da una storia per cartonati alla francese in episodi auto-conclusivi di circa 12 pagine ciascuno. All'approvazione dei soggetti, in totale autonomia creativa, vengono realizzati i primi due episodi e a Ottobre 2001 vengono proposti. Il fumetto uscirà ad Aprile 2002 e a Maggio con la copertina. Nasce così il Golden Frames Studio (www.goldenframesstudio.com).

Bono Fabio nasce a Sanremo il 6 Aprile 1971 ,stesso mese e giorno di un certo Raffaello Sanzio.
Conseguita la Maturità Scientifica si iscrive alla "Scuola del Fumetto" di Guidetti e Calzolari a Milano. Terminati i tre anni del corso, nel Giugno del '93 eseguiva il "Calendario dei Dinosauri" per l'Europublishing"
(agenzia con la quale collaborava già da qualche anno). Nel corso del '94 creava una prima collezione di disegni umoristici per T-shirt (distribuite nel Nord e Centro Italia), lavoro che lo avrebbe annualmente
impegnato anche in seguito. Sempre nel '94 collaborava con il "Corrierino", lavorando sul personaggio "Tazmania" della "Warner Bros"; iniziava anche la collaborazione con la "Stratelibri", la casa editrice che ha portato in Italia il famoso gioco di carte americano "Magic".
Proprio grazie alla "Stratelibri nel '96 realizzava per la "Chaosium", casa editrice californiana, alcune illustrazioni per "Mithos", gioco pubblicato solo negli States. Un anno prima, all'interno della 48° edizione del "Salone Internazionale dell'Umorismo" di Bordighera, vinceva il premio "Aperol".
Intanto l'Europublishing e la "Fotoedizioni" di Milano gli affidavano le copertine di numerose riviste periodiche per ragazzi ("Ciao Giochi", "I bambini si divertono", "Enigmistica per Ragazzi") e la completa realizzazione di albi di fiabe. Continuando le collaborazioni con le sopracitate aziende, nel '98 conosce lo sceneggiatore Gino Udina con il quale crea due serie a fumetti (la sua vera assione): "The Kingdom" e "Tao". Tao è uscito per il Messaggero di Padova nella primavera del 2002.

Sei scomparso un po' dalla circolazione, ricordo che nel boom "dylandogiano" di fine anni '80, inizio '90 eri l'ideatore di Demon Hunter e poi ricordo una tua breve comparsa su Nathan Never credo. Come sono state quelle esperienze, che cosa ti hanno dato? Perché questa lunga assenza dal mondo del fumetto?

Gino Udina: In realtà non sono mai "scomparso" dalla scena del fumetto. Ho continuato a farli, ma i progetti si bloccavano per un qualsiasi motivo. Grazie al Tao, le cose stanno cambiando. Demonhunter, dal canto suo, é stato una palestra per tutti noi, allora, giovani autori alle prime esperienze di fumetto. Voglio giusto ricordare artisti quali Alfio Buscaglia (Armadel), Simona Denna (Legs Weaver), Mauro Muroni (Pulp Stories), Ernestino Michelazzo (Nathan Never), Luca Rossi (Damphyr), Diego Cajelli (Napoleone), Giacomo Danubio (DeathWorld). Per quanto riguarda il sottoscritto, allora mi sono improvvisato sceneggiatore. Ero appena uscito dalla Scuola del Fumetto e non avevo mai, prima d'allora, scritto nulla se non una storia breve durante il corso. Poi, facendo circa 100 pagine in 20gg per 18 mesi ho imparato qualcosa. Quel periodo per me è ancora pieno di ricordi bellissimi, peccato per com'é finita.

Ho letto da qualche parte che hai fatto un po' di cinema indipendente negli USA, è vero?

Gino Udina: Nel '98 ho scritto tre sceneggiature in Inglese di 100 minuti ciascuna di tre filmacci splatter per un mio amico di Las Vegas e la sua casa di produzione: la Rounds Entertainment (www.roundsent.com).
Uno di questi, Hellinger, é stato prodotto e girato a New York nel 1999 e lo ha distribuito la Troma.
Ora é in vendita da Tower Video e Blockbuster (solo in USA). Se volete saperne di più, guardate qui:
http://www.b-independent.com/reviews/hellinger.htm

Hai già pubblicato qualcosa oppure TAO è la tua "prima volta"?

Fabio Bono: Sicuramente è la mia "prima volta" per quanto riguarda il fumetto. Ho sempre lavorato nell'illustrazione e i miei disegni li ho visti stampare quasi ovunque (dalle copertine per riviste alle cartoline, dalle vignette satiriche alle t-shirt, dai calendari agli... autobus!)

Come sceneggiatore e come disegnatore avete frequentato qualche scuola di Fumetto per apprendere i rudimenti del "bravo fumettista" o siete entrambi degli autodidatta?

Gino Udina: Tra il '91 e il '92 ho fatto il corso serale di sceneggiatura della Scuola del Fumetto di Milano. Ricordo con piacere le lezioni di Ferruccio Alessandri sul fumetto, ma ho quasi "imparato da solo" l'arte della sceneggiatura a fumetti: ovviamente sbagliando e riprovando, sbagliando e riprovando - senza mai darmi per vinto.

Fabio Bono: Negli anni del Liceo Scientifico i miei compagni mi avevano dato il soprannome di "Matita", perché trasformavo le vicende scolastiche in strisce a fumetti direttamente sui diari di scuola. Il mio prof. di Artistica, invece, pur dandomi bellissimi voti si arrabbiava perché le mie riproduzioni dei Capolavori
del Passato erano troppo...fumettate! Ma gia il mio occhio le vedeva così! Poi ho frequentato la "Scuola del Fumetto " di Milano dove ho imparato a colorare e dove ho affinato moltissimo il mio tratto.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento? Le letture, la musica o il cinema che hanno influito nella tua formazione e che si riflettono nella tua visione del fumetto?

Gino Udina: Sono molti gli autori tra fumetto, cinema, letteratura e musica che seguo con interesse. Nel fumetto ho tanti "debiti d'autore" verso persone le cui opere hanno influenzato la mia vita di scrittore. Voglio giusto citare: Alan Moore, Neil Gaiman, Jamie Delano, Garth Ennis, Peter Milligan, Grant Morrison, Frank Miller, John Byrne, J.M. DeMatteis, Marv Wolfman, Stan Lee, Mike Grell, Moebius, Caza, Druillet, Alfonso Breccia, Sergio Toppi, Dino Battaglia, Alfredo Castelli, Osamu Tezuka, Go Nagai, Masamune Shirow, Masakatsu Katsura, Buronson, Jiro Taniguchi, Takehiko Inoue, Katsushiro Otomo. La vera sfida sta però nell'assimilare questi autori senza seguire le orme di nessuno. Voglio creare la mia strada, il mio modo di vedere il fumetto. Solo il tempo dirà se ci sono riuscito.

Fabio Bono: Ho una passione fondamentale: il Fantasy. Ed é attorno ad essa che ruota il mio piccolo Universo di preferenze: la letteratura Tolkeniana, il ciclo di Shannara di T.Brooks, "Fate" di Froud e Lee (quasi una bibbia!); i Clannad, Enya e la musica celtica. Non mi si immagini però come uno sprovveduto sognatore intellettuale! Amo infatti anche la musica di Guccini e De André, gli scritti di Che Guevara e...le vignette di Vauro! Tra i film "Marrakesh Express" e "Sud" di Salvatores e "Non ci resta che piangere" di Troisi/Benigni.

Potete presentarci TAO? Come è nata l'idea? Come i personaggi? E perché su Messaggero dei Ragazzi? Sono rimasto un po' sorpreso di Vedere sul MeRa affianco al vostro sognante e solare TAO dei fumetti abbastanza "forti" con uccisioni, humor nero, sangue ... insomma non proprio adattissimi, credo, ad un pubblico di ragazzi, un vostro commento in merito?

Gino Udina: La "genesi" del Tao sul MeRa é particolare. Io e Fabio lavoravamo ad una serie fantasy chiamata "The Kingdom" (una ricca anticipazione sul nostro sito all'indirizzo www.goldenframesstudio.com) e lui, un pomeriggio, mi porta delle facce di personaggi di fantasia per un concorso di illustrazione umoristica a SanRemo. Era il '98. Decidiamo di tenere il tutto per un po' nel cassetto e nel '99, mentre sto facendo Martin Mystere, rispunta tutto fuori. Decidiamo l'ambientazione, facciamo studi dei personaggi e tre tavole di prova senza sceneggiatura. Nel 2000, dopo averne discusso parecchio, vado a Bologna alla Fiera del Libro per Ragazzi e incontro, casualmente, il direttore del Messaggero Sergio Sciascia che allo stand della casa editrice guarda i book dei disegnatori.
Io e Igor Zovianoff, un disegnatore russo di talento che mi accompagna nel viaggio, decidiamo di andare e provare. Facciamo vedere il nostro book, ma di tutti i lavori solo quello con le facce intriganti e due pagine abbozzate pareva interessarlo: il nome provvisorio del lavoro era Tao.
Il resto del 2000 lo passiamo a ragionare meglio sul fumetto, facciamo altre quattro tavole di prova finite a colori - anche questa volta senza sceneggiatura, ma con ben chiaro quello che volevamo far vedere - e proponiamo un soggetto. La proposta piace e Tao, per esigenze di giornale, diventa non un cartonato alla francese ma una miniserie di episodi di 12 pagine auto-conclusivi. L'unica richiesta é un'altra storia come numero uno. Dopo averla proposta, l'accettano e abbiamo "semaforo verde". Nel 2001 creiamo, in completa autonomia, i primi due episodi. Quando viene presentato, rimangono soddisfatti. Tao uscirà nella primavera 2002.
Per quanto riguarda i contenuti credo forse che siamo talmente abituati al "politicamente corretto" del Giornalino che i fumetti stile "Intrepido" hanno lasciato sorpresi anche noi. Meglio così, no? Questo comunque non cambia assolutamente la nostra idea di fumetto per quanto riguarda Tao...

Fabio Bono: Ho "conosciuto" TAO e i suoi compagni per caso. Avevo appena terminato un noioso lavoro di illustrazione e avevo voglia di rilassarmi, gettando sul foglio ciò che più mi sarebbe piaciuto creare. Una per
una, sono venute fuori una quindicina di queste creature. La mia prima intenzione, guardandole, era di organizzarne una piccola mostra all'interno di una libreria di Sanremo, la mia città, per poi venderle al miglior offerente. Poi Gino le ha viste e mi ha dato del "pazzo"...e da allora con quei pochi disegni, quasi fossero stati loro stessi a raccontarcele, sono nate le loro storie. Riguardo agli altri fumetti del MeRa non mi voglio pronunciare...la violenza oggi é "visualizzata" ovunque. L'importante é non essere ipocriti e fare capire ai ragazzi le ragioni della violenza, per poter spiegare le alternative.

Progetti e sogni per il futuro? Magari qualche TAO un po' più corposo ... Come si inserisce nelle vostre speranze il Golden Frames Studio?

Gino Udina: Io e Fabio abbiamo fondato il Golden Frames Studio, ma non siamo gli unici che ne fanno parte. E' nato come studio di e per il fumetto e, in futuro, animazione per il web. Conta circa 7 membri al suo attivo e una quindicina di collaboratori esterni. Produciamo fumetti sia per il mercato Italiano che, prossimamente, per quello Francese e Americano. Tra i collaboratori dello studio ci sono anche altre figure artistiche quali pittori, modellisti, registi e web-designers. È una piccola realtà che pian piano prende forma e sostanza. Aspettate e vedrete ;)
In futuro Tao imboccherà parecchie strade ma quella più vicina é una raccolta in volume delle storie brevi da parte d'un editore francese (titolo provvisorio: "Les Aventures de Tao") e una storia lunga in più volumi che stiamo preparando per un'altro editore, sempre francese, su cui Io e Fabio ci lavoreremo quest'estate.

Fabio Bono: "Costringere" TAO in ministorie da 12 tavole è una vera sofferenza! L'ideale sarebbero storie lunghe almeno il doppio. Il cartonato alla francese poi é il vero sogno nel cassetto!

Una domanda provocatoria: che ne pensate dell'annosa "crisi del fumetto" italiano (e non solo italiano)?

Gino Udina: Più che crisi bisogna ammettere che oggi i lettori sono più esigenti e gli editori italiani hanno poca fiducia nei nostri giovani autori. Quando però vedo e leggo fumetti come quelli fatti dai ragazzi del gruppo Montego o gli ex Innocent Victim mi rendo conto che c'é un sottobosco vivo. Mi auguro solo di vederne sempre di più in futuro.

Fabio Bono: Sinceramente non ne ho una vera idea in merito. Incredibilmente non sono un grosso lettore di fumetti (sono cresciuto con quelli della "Bonelli" ma da un po' di anni preferisco il cinema al comic book). Nel mio caso potrei essere invogliato a comprare fumetti se questi fossero presenti più massicciamente nelle librerie che nelle edicole. Oppure se comparissero in cataloghi di vendita per corrispondenza come se si trattasse di veri e propri libri, corredati di trama e recensione...anche e soprattutto per i non"addetti ai lavori".

Quali fumetti leggete e quali via hanno di recente ti hanno più colpito? Vi prego non ditemi che non avete più tempo per leggere fumetti!

Gino Udina: "Sky Doll" di Barbucci e Canepa che hanno dimostrato che gli autori Disney sono -prima di tutto- grandi autori e poi realizzatori di topi, paperi, cani e gatti.
"Blacksad" di Guarnido e Dìaz Canales per gli stessi motivi di cui sopra e perché mi ha ricordato molto Anatroni di Benoit Sokal pur non condividendone l'amarezza e con una storia noir da far invidia alla "scuola dei duri" di James Hedley Chase e Dashiell Hammet.
"Vagabond" di Takehiko Inoue é un fumetto zen fatto da un autore che ha trovato una maturità artistica, narrativa e compositiva che lascia stupiti e ammaliati. "Strana Armatura" di Paul Chadwick , un autore di un talento disumano che tratta con il suo Concrete storie "multilivello" mescolando dramma, umorismo, farsa, avventura, super-omismo come se Alexandre Dumas e Cervantes si fossero messi assieme per fare un fumetto.
"Il Punitore" di Garth Ennis e Steve Dillon perché l'umorismo guascone dell'irlandese Ennis e la raffinata semplicità di Dillon hanno risollevato le sorti d'un personaggio quasi dimenticato.
"Black Jack" di Osamu Tezuka perché Tezuka é un maestro nel creare emozioni vere, padre dello "story manga" e di tanti personaggi memorabili. I suoi fumetti dovrebbero essere materia di studio a scuola.
"RatMan" perché Ortolani é veramente un geniaccio che merita la fortuna che sta avendo il suo personaggio.

Fabio Bono: Mi dispiace, ma ti ho preceduto nella risposta precedente... in compenso c'èGino che ne legge per 3!

Il fumetto, quale futuro? Destinazione estinzione, mutazione on line, rinascita d'interesse - alla luce anche di tutti gli adattamenti cinematografici che sono in giro - o che altro?

Gino Udina: Quello sul "futuro del fumetto" è un discorso veramente lungo e complesso.
Cercando di essere sintetici credo che l'evoluzione derivi sempre dallo scambio tra popoli e culture.
Lo stesso vale per il fumetto. Se chiudiamo le nostre menti in preconcetti senza cercare di sforzarci di capire l'altro non potremmo che estinguerci. Per questo ben venga il fumetto francese, americano, giapponese, coreano, belga, cubano, cinese, argentino. La rete, in questo, può aiutare ad avvicinare ma - come sempre - bisognare avere tempo e pazienza e volontà di cercare e voler conoscere. I fumetti, più dei libri, aiutano a superare problemi linguistici, grazie al disegno e non é detto che uno non cominci a studiare una lingua nuova affascinato da quello che vede e che si sforza di capire.
Sul "fumetto in rete", a parte la banalità del piacere di leggere un albo comodamente seduti su una panchina al parco, credo che offra possibilità a giovani autori che una volta erano negate come appunto quella della visibilità a costo "quasi zero". Il problema é il rapporto del mezzo con il "media fumetto". Come la rete all'inizio, il fumetto é nella unione testo+immagine che trova la sua forza. Ora però la rete, grazie anche alle fibre ottiche, é sempre più coinvolta in un'evoluzione digitale che sta facendo diventare i nostri PC o Mac dei piccoli impianti Home Theatre. Accade quindi che arrivino autori di questo nuovo "fumetto digitale", che integrando le nuove tecnologie tipo Flash, facciano diventare con suoni & animazioni i loro lavori dei "metacartoni". A questo punto però non stiamo più parlando di fumetti ma di qualcosa d'altro. Per concludere c'é poi un nodo centrale: l'aspetto economico.
Per esempio, per uno studio come il nostro, il proporsi alle aziende nella realizzazione di "fumetto promozionale" (cosa comune in altri paesi) é un modo di sfruttare la nostra conoscenza delle nuove tecnologie al servizio delle imprese, come é accaduto con "Armadel" ad esempio. Ma da qui a dire che il popolo della rete é disposto a pagare per un fumetto on-line, quando le basi delle rete nascono sul gratuito o meglio sullo "file sharing", trovo molte difficoltà a crederlo. Quanti, ad ex, dei 100.000 e più "lettori" di Armadel sarebbero stati disposti a pagare per avere una copia del fumetto su hard-disk? Un fumetto così diventa "immateriale". Averlo o non averlo é la stessa cosa.
Chi si scarica gli MP3 dalla rete alla fine, se gli piace quello che ascolta, o cerca i dischi in negozio oppure si fa passare la copertina dell'album da un amico, mette tutto su un bel cd che aggiunge alla sua raccolta. È una cosa umana "l'accumulo" o per meglio dire "il piacere del possesso". Provate a stampare un fumetto a colori dalle rete (per 15pagine in alta risoluzione vi va via una cartuccia colore da 30 euro) e mettetele vicino al vostro fumetto preferito, spillato o cartonato che sia, giusto per poterlo rileggere a computer spento. Avrete la sensazione d'aver buttato i vostri soldi. Ovviamente non sono negativo verso il binomio "rete & fumetto". Dico solo a tutti i nuovi autori di sfruttare internet per crescere e poi, una volta maturati, proporsi - anche e soprattutto all'estero. Credetemi, ne varrà la pena. Per quanto riguarda il cinema e i fumetti, credo che il nuovo periodo d'oro (film su X-Men, Uomo Ragno e prossimamente Hulk e Devil) purtroppo faccia bene solo al cinema. La maggior parte di chi vede i film spesso non conosce o non gli interessa conoscere quei personaggi a cui si fa riferimento nella pellicola. Del resto il cinema è un atto passivo vissuto in comunità nella caverna platonica delle ombre (il cinema al cinema) mentre il fumetto, come il libro, é una scelta individuale motivata da proprie basi socio-culturali vissuta nell'Io (che vuol dire, se li hai sempre letti forse continuerai a leggerli). L'alternativa potrebbe essere un baracchino che vende i fumetti davanti ai cinema...

E per finire: i 3 fumetti (3 e solo 3) che portereste su un isola deserta e perché.

Gino Udina: "V for Vendetta" di Alan Moore e David Loyd perché ha aperto una porticina nel mio cuore che non sapevo esistesse. "Vagabond" di Takeiko Inoue perché é puro zen a fumetti.
"Tao" e non c'è un perché. Lo porto e basta.

Fabio Bono: "Video Girl Ai" per sentirsi ancora adolescenti e per i magnifici disegni di Katsura. "I Briganti" di Magnus perché ti fa viaggiare con la fantasia in mondi tanto incredibili, quanto credibili! "Zanardi" di Pazienza perché il Paz rende avventurosi e appassionanti anche gli aspetti più scontati del nostro vivere quotidiano.

 

Intervista a cura di Smoky Man

[luglio 2002]
 
     

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