Gino
Udina & Fabio Bono sono rispettivamente
lo sceneggiatore e il disegnatore di TAO, l'interessante
saga fantasy tra il disney e il manga, che ha esordito nell'Aprile
scorso sulle pagine del Messaggero dei Ragazzi guadagnandosi subito
l'attenzione dei lettori. In questa lunga intervista conoscerete
questi due talenti, con un percorso alle spalle lungo e accidentato
sempre spinti dall'amore per il Fumetto.
Le
immagini a corredo di questa intervista sono tutte di Fabio Bono
per TAO.

Una
breve presentazione biografica per i lettori di Ultrazine.
Gino
Udina: Gino Udina nasce a Milano un pomeriggio di Giugno del
1970, anno in cui si sciolgono i Beatles e arriva l'Uomo Ragno
in Italia. Dopo aver conseguito con gran fatica (dei suoi) la
maturità scientifica, frequenta nel '91 il corso serale
di sceneggiatura della Scuola del Fumetto di Milano. Nel '92 dopo
vari tentativi presso Dardo o Intrepido tramite la Scuola incontra
la Xenia e propone tre fumetti: uno di questi, Demonhunter, esce
a Giugno '93 nelle edicole. Due anni dopo, a causa d'un contratto
disonesto firmato senza (purtroppo) molta cognizione di causa,
viene estromesso dalla sua stessa serie che proseguirà
in mani, secondo loro, ben più esperte.
Nel '95 la Scuola del Fumetto diventa casa editrice, la SDF edizioni.
Vengono realizzati "DeathWorld" un horror-western e
"The Dark", un thriller a fumetti di 180 pagine.
Dopo un'esperienza piuttosto infelice come sceneggiatore per Nathan
Never, nel '97 conosce un regista di nome Max Cerchi che fa film
horror in digitale a New York Per la sua casa di produzione, la
RoundsEnt scrive tre film da 100 minuti in inglese tra cui "Hellinger"
che viene prodotto realizzato e, successivamente, distribuito
dalla Troma Inc. Nel 1998, dopo un corso di Game Design, realizza
giochi da tavolo per bambini e incontra Fabio Bono con il quale
avrebbe dovuto realizzare la serie "The Kingdom" per
la SDF edizioni.
La delusione per l'ennesimo progetto finito in nulla porta i due
a partire da zero e creare tutto il lavoro da soli.
Mentre nel '99 entra a far parte dello staff di sceneggiatori
di Martin Mystere, incontra svariati autori di fumetti che, uniti
dall'idea di realizzare in completa autonomia i propri progetti,
cominciano a dare corpo a un gruppo di lavoro sempre più
vario e interessante. Le basi per un futuro studio di fumetti.
Nello stesso anno Fabio Bono propone dei volti di personaggi fatti
(ma mai proposti) per un concorso d'illustrazione da tenersi a
Sanremo: i volti dei personaggi della futura serie Tao.
Dopo aver incontrato il Messaggero dei Ragazzi di Padova alla
Fiera del libro per ragazzi di Bologna, il direttore del giornale
Sergio Sciascia propone di trasformare Tao da una storia per cartonati
alla francese in episodi auto-conclusivi di circa 12 pagine ciascuno.
All'approvazione dei soggetti, in totale autonomia creativa, vengono
realizzati i primi due episodi e a Ottobre 2001 vengono proposti.
Il fumetto uscirà ad Aprile 2002 e a Maggio con la copertina.
Nasce così il Golden Frames Studio (www.goldenframesstudio.com).
Bono
Fabio nasce a Sanremo il 6 Aprile 1971 ,stesso mese e giorno
di un certo Raffaello Sanzio.
Conseguita la Maturità Scientifica si iscrive alla "Scuola
del Fumetto" di Guidetti e Calzolari a Milano. Terminati
i tre anni del corso, nel Giugno del '93 eseguiva il "Calendario
dei Dinosauri" per l'Europublishing"
(agenzia con la quale collaborava già da qualche anno).
Nel corso del '94 creava una prima collezione di disegni umoristici
per T-shirt (distribuite nel Nord e Centro Italia), lavoro che
lo avrebbe annualmente
impegnato anche in seguito. Sempre nel '94 collaborava con il
"Corrierino", lavorando sul personaggio "Tazmania"
della "Warner Bros"; iniziava anche la collaborazione
con la "Stratelibri", la casa editrice che ha portato
in Italia il famoso gioco di carte americano "Magic".
Proprio grazie alla "Stratelibri nel '96 realizzava per la
"Chaosium", casa editrice californiana, alcune illustrazioni
per "Mithos", gioco pubblicato solo negli States. Un
anno prima, all'interno della 48° edizione del "Salone
Internazionale dell'Umorismo" di Bordighera, vinceva il premio
"Aperol".
Intanto l'Europublishing e la "Fotoedizioni" di Milano
gli affidavano le copertine di numerose riviste periodiche per
ragazzi ("Ciao Giochi", "I bambini si divertono",
"Enigmistica per Ragazzi") e la completa realizzazione
di albi di fiabe. Continuando le collaborazioni con le sopracitate
aziende, nel '98 conosce lo sceneggiatore Gino Udina con il quale
crea due serie a fumetti (la sua vera assione): "The Kingdom"
e "Tao". Tao è uscito per il Messaggero di Padova
nella primavera del 2002.

Sei
scomparso un po' dalla circolazione, ricordo che nel boom "dylandogiano"
di fine anni '80, inizio '90 eri l'ideatore di Demon Hunter e
poi ricordo una tua breve comparsa su Nathan Never credo. Come
sono state quelle esperienze, che cosa ti hanno dato? Perché
questa lunga assenza dal mondo del fumetto?
Gino
Udina: In realtà non sono mai "scomparso"
dalla scena del fumetto. Ho continuato a farli, ma i progetti
si bloccavano per un qualsiasi motivo. Grazie al Tao, le cose
stanno cambiando. Demonhunter, dal canto suo, é stato una
palestra per tutti noi, allora, giovani autori alle prime esperienze
di fumetto. Voglio giusto ricordare artisti quali Alfio Buscaglia
(Armadel), Simona Denna (Legs Weaver), Mauro Muroni (Pulp Stories),
Ernestino Michelazzo (Nathan Never), Luca Rossi (Damphyr), Diego
Cajelli (Napoleone), Giacomo Danubio (DeathWorld). Per quanto
riguarda il sottoscritto, allora mi sono improvvisato sceneggiatore.
Ero appena uscito dalla Scuola del Fumetto e non avevo mai, prima
d'allora, scritto nulla se non una storia breve durante il corso.
Poi, facendo circa 100 pagine in 20gg per 18 mesi ho imparato
qualcosa. Quel periodo per me è ancora pieno di ricordi
bellissimi, peccato per com'é finita.
Ho
letto da qualche parte che hai fatto un po' di cinema indipendente
negli USA, è vero?
Gino
Udina: Nel '98 ho scritto tre sceneggiature in Inglese di
100 minuti ciascuna di tre filmacci splatter per un mio amico
di Las Vegas e la sua casa di produzione: la Rounds Entertainment
(www.roundsent.com).
Uno di questi, Hellinger, é stato prodotto e girato a New
York nel 1999 e lo ha distribuito la Troma.
Ora é in vendita da Tower Video e Blockbuster (solo in
USA). Se volete saperne di più, guardate qui:
http://www.b-independent.com/reviews/hellinger.htm

Hai
già pubblicato qualcosa oppure TAO è la tua "prima
volta"?
Fabio
Bono: Sicuramente è la mia "prima volta"
per quanto riguarda il fumetto. Ho sempre lavorato nell'illustrazione
e i miei disegni li ho visti stampare quasi ovunque (dalle copertine
per riviste alle cartoline, dalle vignette satiriche alle t-shirt,
dai calendari agli... autobus!)
Come
sceneggiatore e come disegnatore avete frequentato qualche scuola
di Fumetto per apprendere i rudimenti del "bravo fumettista"
o siete entrambi degli autodidatta?
Gino
Udina: Tra il '91 e il '92 ho fatto il corso serale di sceneggiatura
della Scuola del Fumetto di Milano. Ricordo con piacere le lezioni
di Ferruccio Alessandri sul fumetto, ma ho quasi "imparato
da solo" l'arte della sceneggiatura a fumetti: ovviamente
sbagliando e riprovando, sbagliando e riprovando - senza mai darmi
per vinto.
Fabio
Bono: Negli anni del Liceo Scientifico i miei compagni mi
avevano dato il soprannome di "Matita", perché
trasformavo le vicende scolastiche in strisce a fumetti direttamente
sui diari di scuola. Il mio prof. di Artistica, invece, pur dandomi
bellissimi voti si arrabbiava perché le mie riproduzioni
dei Capolavori
del Passato erano troppo...fumettate! Ma gia il mio occhio le
vedeva così! Poi ho frequentato la "Scuola del Fumetto
" di Milano dove ho imparato a colorare e dove ho affinato
moltissimo il mio tratto.

Quali
sono i tuoi artisti di riferimento? Le letture, la musica o il
cinema che hanno influito nella tua formazione e che si riflettono
nella tua visione del fumetto?
Gino Udina: Sono molti gli autori tra fumetto, cinema,
letteratura e musica che seguo con interesse. Nel fumetto ho tanti
"debiti d'autore" verso persone le cui opere hanno influenzato
la mia vita di scrittore. Voglio giusto citare: Alan Moore, Neil
Gaiman, Jamie Delano, Garth Ennis, Peter Milligan, Grant Morrison,
Frank Miller, John Byrne, J.M. DeMatteis, Marv Wolfman, Stan Lee,
Mike Grell, Moebius, Caza, Druillet, Alfonso Breccia, Sergio Toppi,
Dino Battaglia, Alfredo Castelli, Osamu Tezuka, Go Nagai, Masamune
Shirow, Masakatsu Katsura, Buronson, Jiro Taniguchi, Takehiko
Inoue, Katsushiro Otomo. La vera sfida sta però nell'assimilare
questi autori senza seguire le orme di nessuno. Voglio creare
la mia strada, il mio modo di vedere il fumetto. Solo il tempo
dirà se ci sono riuscito.
Fabio
Bono: Ho una passione fondamentale: il Fantasy. Ed é
attorno ad essa che ruota il mio piccolo Universo di preferenze:
la letteratura Tolkeniana, il ciclo di Shannara di T.Brooks, "Fate"
di Froud e Lee (quasi una bibbia!); i Clannad, Enya e la musica
celtica. Non mi si immagini però come uno sprovveduto sognatore
intellettuale! Amo infatti anche la musica di Guccini e De André,
gli scritti di Che Guevara e...le vignette di Vauro! Tra i film
"Marrakesh Express" e "Sud" di Salvatores
e "Non ci resta che piangere" di Troisi/Benigni.

Potete
presentarci TAO? Come è nata l'idea? Come i personaggi?
E perché su Messaggero dei Ragazzi? Sono rimasto un po'
sorpreso di Vedere sul MeRa affianco al vostro sognante e solare
TAO dei fumetti abbastanza "forti" con uccisioni, humor
nero, sangue ... insomma non proprio adattissimi, credo, ad un
pubblico di ragazzi, un vostro commento in merito?
Gino
Udina: La "genesi" del Tao sul MeRa é particolare.
Io e Fabio lavoravamo ad una serie fantasy chiamata "The
Kingdom" (una ricca anticipazione sul nostro sito all'indirizzo
www.goldenframesstudio.com)
e lui, un pomeriggio, mi porta delle facce di personaggi di fantasia
per un concorso di illustrazione umoristica a SanRemo. Era il
'98. Decidiamo di tenere il tutto per un po' nel cassetto e nel
'99, mentre sto facendo Martin Mystere, rispunta tutto fuori.
Decidiamo l'ambientazione, facciamo studi dei personaggi e tre
tavole di prova senza sceneggiatura. Nel 2000, dopo averne discusso
parecchio, vado a Bologna alla Fiera del Libro per Ragazzi e incontro,
casualmente, il direttore del Messaggero Sergio Sciascia che allo
stand della casa editrice guarda i book dei disegnatori.
Io e Igor Zovianoff, un disegnatore russo di talento che mi accompagna
nel viaggio, decidiamo di andare e provare. Facciamo vedere il
nostro book, ma di tutti i lavori solo quello con le facce intriganti
e due pagine abbozzate pareva interessarlo: il nome provvisorio
del lavoro era Tao.
Il resto del 2000 lo passiamo a ragionare meglio sul fumetto,
facciamo altre quattro tavole di prova finite a colori - anche
questa volta senza sceneggiatura, ma con ben chiaro quello che
volevamo far vedere - e proponiamo un soggetto. La proposta piace
e Tao, per esigenze di giornale, diventa non un cartonato alla
francese ma una miniserie di episodi di 12 pagine auto-conclusivi.
L'unica richiesta é un'altra storia come numero uno. Dopo
averla proposta, l'accettano e abbiamo "semaforo verde".
Nel 2001 creiamo, in completa autonomia, i primi due episodi.
Quando viene presentato, rimangono soddisfatti. Tao uscirà
nella primavera 2002.
Per quanto riguarda i contenuti credo forse che siamo talmente
abituati al "politicamente corretto" del Giornalino
che i fumetti stile "Intrepido" hanno lasciato sorpresi
anche noi. Meglio così, no? Questo comunque non cambia
assolutamente la nostra idea di fumetto per quanto riguarda Tao...
Fabio
Bono: Ho "conosciuto" TAO e i suoi compagni per
caso. Avevo appena terminato un noioso lavoro di illustrazione
e avevo voglia di rilassarmi, gettando sul foglio ciò che
più mi sarebbe piaciuto creare. Una per
una, sono venute fuori una quindicina di queste creature. La mia
prima intenzione, guardandole, era di organizzarne una piccola
mostra all'interno di una libreria di Sanremo, la mia città,
per poi venderle al miglior offerente. Poi Gino le ha viste e
mi ha dato del "pazzo"...e da allora con quei pochi
disegni, quasi fossero stati loro stessi a raccontarcele, sono
nate le loro storie. Riguardo agli altri fumetti del MeRa non
mi voglio pronunciare...la violenza oggi é "visualizzata"
ovunque. L'importante é non essere ipocriti e fare capire
ai ragazzi le ragioni della violenza, per poter spiegare le alternative.

Progetti
e sogni per il futuro? Magari qualche TAO un po' più corposo
... Come si inserisce nelle vostre speranze il Golden Frames Studio?
Gino
Udina: Io e Fabio abbiamo fondato il Golden Frames Studio,
ma non siamo gli unici che ne fanno parte. E' nato come studio
di e per il fumetto e, in futuro, animazione per il web. Conta
circa 7 membri al suo attivo e una quindicina di collaboratori
esterni. Produciamo fumetti sia per il mercato Italiano che, prossimamente,
per quello Francese e Americano. Tra i collaboratori dello studio
ci sono anche altre figure artistiche quali pittori, modellisti,
registi e web-designers. È una piccola realtà che
pian piano prende forma e sostanza. Aspettate e vedrete ;)
In futuro Tao imboccherà parecchie strade ma quella più
vicina é una raccolta in volume delle storie brevi da parte
d'un editore francese (titolo provvisorio: "Les Aventures
de Tao") e una storia lunga in più volumi che stiamo
preparando per un'altro editore, sempre francese, su cui Io e
Fabio ci lavoreremo quest'estate.
Fabio
Bono: "Costringere" TAO in ministorie da 12 tavole
è una vera sofferenza! L'ideale sarebbero storie lunghe
almeno il doppio. Il cartonato alla francese poi é il vero
sogno nel cassetto!
Una
domanda provocatoria: che ne pensate dell'annosa "crisi del
fumetto" italiano (e non solo italiano)?
Gino
Udina: Più che crisi bisogna ammettere che oggi i lettori
sono più esigenti e gli editori italiani hanno poca fiducia
nei nostri giovani autori. Quando però vedo e leggo fumetti
come quelli fatti dai ragazzi del gruppo Montego o gli ex Innocent
Victim mi rendo conto che c'é un sottobosco vivo. Mi auguro
solo di vederne sempre di più in futuro.
Fabio
Bono: Sinceramente non ne ho una vera idea in merito. Incredibilmente
non sono un grosso lettore di fumetti (sono cresciuto con quelli
della "Bonelli" ma da un po' di anni preferisco il cinema
al comic book). Nel mio caso potrei essere invogliato a comprare
fumetti se questi fossero presenti più massicciamente nelle
librerie che nelle edicole. Oppure se comparissero in cataloghi
di vendita per corrispondenza come se si trattasse di veri e propri
libri, corredati di trama e recensione...anche e soprattutto per
i non"addetti ai lavori".

Quali
fumetti leggete e quali via hanno di recente ti hanno più
colpito? Vi prego non ditemi che non avete più tempo per
leggere fumetti!
Gino Udina: "Sky Doll" di Barbucci e Canepa che
hanno dimostrato che gli autori Disney sono -prima di tutto- grandi
autori e poi realizzatori di topi, paperi, cani e gatti.
"Blacksad" di Guarnido e Dìaz Canales per gli
stessi motivi di cui sopra e perché mi ha ricordato molto
Anatroni di Benoit Sokal pur non condividendone l'amarezza e con
una storia noir da far invidia alla "scuola dei duri"
di James Hedley Chase e Dashiell Hammet.
"Vagabond" di Takehiko Inoue é un fumetto zen
fatto da un autore che ha trovato una maturità artistica,
narrativa e compositiva che lascia stupiti e ammaliati. "Strana
Armatura" di Paul Chadwick , un autore di un talento disumano
che tratta con il suo Concrete storie "multilivello"
mescolando dramma, umorismo, farsa, avventura, super-omismo come
se Alexandre Dumas e Cervantes si fossero messi assieme per fare
un fumetto.
"Il Punitore" di Garth Ennis e Steve Dillon perché
l'umorismo guascone dell'irlandese Ennis e la raffinata semplicità
di Dillon hanno risollevato le sorti d'un personaggio quasi dimenticato.
"Black Jack" di Osamu Tezuka perché Tezuka é
un maestro nel creare emozioni vere, padre dello "story manga"
e di tanti personaggi memorabili. I suoi fumetti dovrebbero essere
materia di studio a scuola.
"RatMan" perché Ortolani é veramente un
geniaccio che merita la fortuna che sta avendo il suo personaggio.
Fabio
Bono: Mi dispiace, ma ti ho preceduto nella risposta precedente...
in compenso c'èGino che ne legge per 3!

Il
fumetto, quale futuro? Destinazione estinzione, mutazione on line,
rinascita d'interesse - alla luce anche di tutti gli adattamenti
cinematografici che sono in giro - o che altro?
Gino
Udina: Quello sul "futuro del fumetto" è
un discorso veramente lungo e complesso.
Cercando di essere sintetici credo che l'evoluzione derivi sempre
dallo scambio tra popoli e culture.
Lo stesso vale per il fumetto. Se chiudiamo le nostre menti in
preconcetti senza cercare di sforzarci di capire l'altro non potremmo
che estinguerci. Per questo ben venga il fumetto francese, americano,
giapponese, coreano, belga, cubano, cinese, argentino. La rete,
in questo, può aiutare ad avvicinare ma - come sempre -
bisognare avere tempo e pazienza e volontà di cercare e
voler conoscere. I fumetti, più dei libri, aiutano a superare
problemi linguistici, grazie al disegno e non é detto che
uno non cominci a studiare una lingua nuova affascinato da quello
che vede e che si sforza di capire.
Sul "fumetto in rete", a parte la banalità del
piacere di leggere un albo comodamente seduti su una panchina
al parco, credo che offra possibilità a giovani autori
che una volta erano negate come appunto quella della visibilità
a costo "quasi zero". Il problema é il rapporto
del mezzo con il "media fumetto". Come la rete all'inizio,
il fumetto é nella unione testo+immagine che trova la sua
forza. Ora però la rete, grazie anche alle fibre ottiche,
é sempre più coinvolta in un'evoluzione digitale
che sta facendo diventare i nostri PC o Mac dei piccoli impianti
Home Theatre. Accade quindi che arrivino autori di questo nuovo
"fumetto digitale", che integrando le nuove tecnologie
tipo Flash, facciano diventare con suoni & animazioni i loro
lavori dei "metacartoni". A questo punto però
non stiamo più parlando di fumetti ma di qualcosa d'altro.
Per concludere c'é poi un nodo centrale: l'aspetto economico.
Per esempio, per uno studio come il nostro, il proporsi alle aziende
nella realizzazione di "fumetto promozionale" (cosa
comune in altri paesi) é un modo di sfruttare la nostra
conoscenza delle nuove tecnologie al servizio delle imprese, come
é accaduto con "Armadel" ad esempio. Ma da qui
a dire che il popolo della rete é disposto a pagare per
un fumetto on-line, quando le basi delle rete nascono sul gratuito
o meglio sullo "file sharing", trovo molte difficoltà
a crederlo. Quanti, ad ex, dei 100.000 e più "lettori"
di Armadel sarebbero stati disposti a pagare per avere una copia
del fumetto su hard-disk? Un fumetto così diventa "immateriale".
Averlo o non averlo é la stessa cosa.
Chi si scarica gli MP3 dalla rete alla fine, se gli piace quello
che ascolta, o cerca i dischi in negozio oppure si fa passare
la copertina dell'album da un amico, mette tutto su un bel cd
che aggiunge alla sua raccolta. È una cosa umana "l'accumulo"
o per meglio dire "il piacere del possesso". Provate
a stampare un fumetto a colori dalle rete (per 15pagine in alta
risoluzione vi va via una cartuccia colore da 30 euro) e mettetele
vicino al vostro fumetto preferito, spillato o cartonato che sia,
giusto per poterlo rileggere a computer spento. Avrete la sensazione
d'aver buttato i vostri soldi. Ovviamente non sono negativo verso
il binomio "rete & fumetto". Dico solo a tutti i
nuovi autori di sfruttare internet per crescere e poi, una volta
maturati, proporsi - anche e soprattutto all'estero. Credetemi,
ne varrà la pena. Per quanto riguarda il cinema e i fumetti,
credo che il nuovo periodo d'oro (film su X-Men, Uomo Ragno e
prossimamente Hulk e Devil) purtroppo faccia bene solo al cinema.
La maggior parte di chi vede i film spesso non conosce o non gli
interessa conoscere quei personaggi a cui si fa riferimento nella
pellicola. Del resto il cinema è un atto passivo vissuto
in comunità nella caverna platonica delle ombre (il cinema
al cinema) mentre il fumetto, come il libro, é una scelta
individuale motivata da proprie basi socio-culturali vissuta nell'Io
(che vuol dire, se li hai sempre letti forse continuerai a leggerli).
L'alternativa potrebbe essere un baracchino che vende i fumetti
davanti ai cinema...
E
per finire: i 3 fumetti (3 e solo 3) che portereste su un isola
deserta e perché.
Gino
Udina: "V for Vendetta" di Alan Moore e David Loyd
perché ha aperto una porticina nel mio cuore che non sapevo
esistesse. "Vagabond" di Takeiko Inoue perché
é puro zen a fumetti.
"Tao" e non c'è un perché. Lo porto e
basta.
Fabio
Bono: "Video Girl Ai" per sentirsi ancora adolescenti
e per i magnifici disegni di Katsura. "I Briganti" di
Magnus perché ti fa viaggiare con la fantasia in mondi
tanto incredibili, quanto credibili! "Zanardi" di Pazienza
perché il Paz rende avventurosi e appassionanti anche gli
aspetti più scontati del nostro vivere quotidiano.
Intervista a cura
di Smoky
Man