YACO: Oggi
è tutto pieno di annotazioni e rimandi ma se guardi
bene scoprirai che in realtà quel personaggio è
apparso in un’altra serie per tre vignette ma che non è
fondamentale per lo sviluppo della storia o del personaggio
stesso e scoprirai che la nota è lì solo per
ricordarti che devi comprare tutto quanto per aver la collezione
completa. Ai vecchi tempi se l’Uomo Ragno e Devil si incontravano
per la seconda volta c’era una nota che ti ricordava il
primo incontro. Se controllavi scoprivi che la prima volta
se le erano suonate e che avevano un sacco di conflitti
di personalità ma in seguito imparavano a rispettarsi
reciprocamente seppur di malavoglia e anche se persisteva
una certa frizione tra i due diventavano compagni d’armi.
Questo ti da la possibilità di approfondire lo sviluppo
dei personaggi attraverso quel loro incontro.
MOSHER: Così
si lanciavano interi palazzi a vicenda con il tipico "WHOOM"
ma emergeva il fatto che fossero rivali rispettosi. Nel
frattempo gli stessi fumetti stavano crescendo anche per
importanza sociale e sociologica e per considerazione. Nel
1966 la rivista Esquire – il modo più di moda per
un ragazzo per conoscere le tendenze, lo stile e i nomi
più in voga – dedicò l’intero numero annuale
sui college al fumetto Marvel.
YACO: Si
imparava a citare nomi come Thor, Ironman e Paddy.
MOSHER: Nomi
come Susan Sontag, Gore Vidal, Norman Mailer, Ché
Guevara. In quel numero sul college, personaggi della controcultura
in vari campi venivano rappresentati come dei supereroi
nello stile Marvel. Inoltre si parlava di come gli studenti
di college di tutto il paese avessero a cuore l’universo
Marvel arrivando a considerarlo come la letteratura. Secondo
me i fumetti Marvel raggiunsero il loro apice di complessità
nel 1967. I Fantastici Quattro incontravano Prester John
che raccontava di svariate civiltà antiche che aveva
visitato. Gli Inumani erano tragicamente intrappolati nella
loro bolla. C’erano struggimenti romantici e conflitti di
personalità. C’era una ricchezza, una barocca complessità
architettonica sufficienti a riempire la testa di un ventenne
ma anche di riferimenti alla vera letteratura e incursioni
nella cultura. Penso che poi la Marvel allora avesse uno
scopo preciso. Loro e non Classics Illustrated spingevano
I ragazzi a leggere oltre il fumetto. Quando quelle prime,
poderose storie di mostri vennero ristampate includendo
anche le origini di alcuni supereroi mostravano una tale
incompletezza che capivi quanto negli anni successive Stan,
Jack e gli altri avessero migliorato la loro arte.
YACO: Vedere
i numeri più vecchi con quei disegni crudi e formule
di scrittura alquanto semplici ti dava un senso storico
e di sviluppo e un interesse non solo per i mondi immaginari
del fumetto ma anche per il medium stesso. Esercitava la
tua mente e ti faceva riflettere sulle dinamiche del processo
creativo. Naturalmente ci vollero 5 anni per passare dalle
prime storie di mostri alle sofisticate e psichedeliche
storie dei Fantastici Quattro della seconda metà
degli anni sessanta e questa è una vita nel mondo
dei fumetti. Per quelli che avevano otto anni era la cosa
migliore delle loro vite. Purtroppo al giorno d’oggi cinque
anni possono trascorrere nel mondo dei fumetti senza che
cambi molto e dico questo con un po’ di cinismo. I Marvel
degli anni ’60 erano una finestra sul mondo per la maggior
parte dei lettori che erano bianchi, borghesi e che non
vivevano in grandi contesti urbani ma in ambienti suburbani
se non rurali. Erano un’eclettica commistione di riferimenti
biblici, letterari e storici nella quale si radicavano molti
dei nostri interessi culturali una volta cresciuti e diventati
lettori di vera letteratura. Stan e Jack utilizzavano dei
concetti molto evocative. Ricordi Freccia Nera e la sua
città nascosta? La sua voce era qualcosa di simile
alle bibliche trombe di Gerico capace di far crollare le
mura di una città. Le sue parole erano potentissime.
MOSHER: Gli
Who non avevano lavorato ad un pezzo su una singola, pura
nota che avrebbe fatto una cosa del genere, un seguito di
"Tommy"? Pensa all’importanza della "parola" nei
tardi anni ‘60. Le sette parole di George Carlin che la
FCC non ti permetteva di dire.
YACO: E
il messaggio dei Beatles? "Hai sentito la parola? La parola
è Amore."
MOSHER: La
parola negli anni ’60 era sia Amore, sia i suoi equivalenti
profani applicati all’Esercito o al Sistema…
YACO: Nei
suoi lavori, Stan declamava parole, allitterate all’eccesso
e creava il suo centro d’attenzione in una prova schiaffeggiante
che generava per in lettori un senso d’elevazione dal conformismo.
Una grande attrattiva per i nerd dagli otto ai vent’anni.
La capacità di Stan Lee di autoriflessioni, il suo
uso dell’allitterazioni e degli argomenti con una forma
che supera il contenuto assomiglia molto a più di
una delle caratteristiche della letteratura e dell’arte
degli anni ’60. Uscire dalla storia, parlare alla telecamera,
dare messaggi diretti. Ora, la mia impressione è
che si tratti di una cosa tipica della cultura ebraica.
La comunità degli ebrei newyorchesi rappresentava
un mondo completamente diverso. Quel senso d’ironia molto
vicino all’abrasività ma in realtà piuttosto
affettuoso era indicativo dei Kurtzman, dei Feldstein, dei
Stanley Lieberman (Stan Lee) e Jacob Kurtzburg (Jack Kirby)
che stavano a Madison Avenue e producevano fumetti e che,
effettivamente, dirigevano l’industria pubblicitaria. Era
una modalità differente di interazione personale
e di cultura Americana rispetto a quella a cui eravamo abituati
fuori città. Molto più colorata ed eccitante.
MOSHER: Verbosa,
espansiva, ricca d’occasioni, cinismo, talvolta un po’ oscena
…
YACO: E
con una certa modestia di fondo. Ben Grimm non potrebbe
che prendersi in giro come chiunque altro. E tutti quei
personaggi erano tormentati. Reed Richards era sempre seccato
d’essere così teso e di non dare forse alla moglie
Sue l’amore di cui lei aveva bisogno. Johnny Storm aveva
sempre delle esplosioni di collera e soffriva di un’angoscia
e di un senso di colpa alla James Dean. L’Uomo Ragno non
capiva mai perché era l’Uomo ragno. Diverse volte
fu tentato di voltare le spalle a tutto. Un po’ è
dovuto alla cultura urbana, un po’ al retaggio culturale,
ma parlando da ebreo dico che è tutto molto ebreo!
Da irlandese, cosa diresti?
MOSHER: Ho
sempre pensato che ci fosse una rumoreggiante vena irlandese
nei fumetti Marvel. Yancey Street e tutto il resto...!
YACO: Certo,
irlandese era la versione accettabile di ebreo. A quei tempi
poi ogni qualvolta che uno sceneggiatore ebreo scriveva
un personaggio ebreo, subito gli studios lo facevano diventare
irlandese. Sempre di etnie si trattava, ma più accettabili.
Oggi esiterebbero a fare un personaggio ebreo ma cambierebbero
in fretta un personaggio nero in uno ebreo. O magari i neri
sono accettabili in alcune situazioni ma non gli ispanici
o gli arabi.
MOSHER: I
gruppi immigrati avanzavano di una posizione nella scala
sociale ad ogni generazione. O nel dubbio …. Guarda a Whoopi
Goldberg! È interessante come Kurtzburg cambiò
il suo nome per motivi di business in Kirby, un altro nome
irlandese. Ricordo l’autoritratto di Kirby, naso corto e
schiacciato, che fumava un sigaro. Se gli mettevi una bombetta
in testa avevi praticamente Jiggs!
YACO: Si
disegnò irlandese! Buon Dio! (tossisce)
MOSHER: Pensa
a ciò che accadde nel 1963 con l’atto finale e il
martirio del Presidente irlandese. Johnny, ci conoscevamo
appena. Era il momento in cui gli irlandesi divennero finalmente
accettabili.
YACO: Non
solo lo avete portato in alto ma la nazione dovette passare
i successivi trent’anni a piangere il martirio di Kennedy.
Gli irlandesi fecero molta strada da allora.
MOSHER: La
satira politica in "1963" che compare nella forma di pubblicità
analoghe a quelle che apparivano in tutti i fumetti negli
anni ’60 è l’aspetto più divertente della
serie. Studi artistici dove ti facevano disegnare Kennedy
o Kruschev, l’USSR come un dragster "Mommy's Commie"
alla Big Daddy Roth, o il pupazzo di Stalin-Frankenstein,
sono tutti tipi di appropriazioni del "mescola e combina"
dell’immaginario Hey Kids! in cui la nostra generazione
è cresciuta e che l’artista "vero" Jim
Shaw ha messo in alcune sue straordinarie istallazioni.
Mi viene
quasi da chiederti, i fumetti di quell’epoca erano tutti
disegnati e scritti da espansivi ebrei liberali che avevano
fratelli e sorelle stalinisti e Trotskisti?
YACO: No,
il fatto è che proprio come Hollywood era popolata
da gente immigrata da New York che faceva guanti, gli Stanley
Lieberman arrivarono a New York e iniziarono a stampare
fumetti. La visione politica di queste persone non era più
estesa del loro libretto degli assegni. I Solly Brodsky
di questo mondo erano totalmente apolitici. Dal punto di
vista sociale, per via del loro background da immigrati,
avrebbero dovuto essere democratici, dal punto di vista
economico erano repubblicani.
MOSHER: Ma
guarda all’universo morale della EC, l’umanesimo di Eisner...
YACO: Quelli
della EC erano più istruiti. Gaines aveva una laurea
in Chimica. Eisner aveva solo un diploma del college in
Arte, ma era molto colto. Stanley Lieberman era il fiero
possessore di un diploma di scuola superiore. Gli ebrei
della Marvel erano ebrei commercianti. Per questo penso
che fossero i migliori termometri della cultura popolare,
perché erano collocati in una realtà capitalista
da negozianti mentre Gaines gestiva la sua ereditata casa
fumettistica come un hobby. Aveva sempre le ricchezze della
sua famiglia a coprirgli le spalle.
Un paragone
tra Marvel e EC? La Marvel è come gli irlandesi ruvidi
e marinari, la EC irlandesi raffinati.
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