YACO: Molto
bene. Ma nel farlo scommetto che finiremo inevitabilmente
a parlare di quei maestri su cui 1963 si basa in maniera
parodistica: Stan Lee & Jack Kirby. Prendiamo il personaggio
in 1963 chiamato "U.S.A. (Ultimate Special Agent)",
è ovviamente una parodia di Shield della Mighty Comics,
giusto? E questo "Horus" è Son of Vulcan della Charlton
scritto da Roy Thomas, no?
MOSHER: Cosa?
Adesso stai citando fumetti che non sono della Marvel e
che, bisogna ammettere sono piuttosto difficili da ricordare.
Non pensi che "Horus, Lord of Light" sia un perfetto ricalco
di Thor e che "N-Man" si rifaccia a Hulk?
YACO: Si,
ma è noioso fermarsi a questo dal momento che quasi
tutti i personaggi Marvel hanno una controparte tra quelli
delle altre case editrici dell’epoca. Ciò evidenzia
sia la qualità archetipa di questi personaggi, sia
la mancanza di costosi avvocati alle dipendenze della Marvel
di quel tempo. Mi piacerebbe pensare che i creatori di 1963
ragionassero in maniera più ampia che non in termini
di parodie Marvel. Tutti avevano un personaggio patriottico
come U.S.A.
MOSHER: Significa allora che questi titoli ci
richiamano alla mente non solo i Marvel che prediligevamo
ma anche gli inconsistenti fumetti di seconda fascia che
acquistavamo e sopportavamo quando dovevamo impiegare un
intero dollaro che i nostri genitori ci davano? Peter Laird
fece una parodia kyrbiana intitolata "Stupid Heroes" per
la Next Comics che dava l’idea di un qualsiasi mediocre
albo degli anni ’60 di una casa come la ACG. Dio, chissà
come doveva essere sgobbare nelle miniere di quelle case
editrice di second’ordine? Penso che non fossero solo imitazioni
Marvel, ma imitazioni di autori Marvel. "Johnny Beyond"
con le sue rarefatte e angolari allucinazioni beatnik alla
Doc Strange è chiaramente un omaggio a Steve Ditko.
YACO: Allora
dimmi, perché il lettering di Johnny Beyond segue
lo stile EC di LeRoy?
MOSHER: Il
lettering esprime per chi legge una ben precisa voce. Più
o meno come un attore riconoscibile che venga doppiato con
la voce di un altro attore. Gli autori di 1963 ci trasmettono
non solo acuti commenti su specifici temi Marvel ma giocano
con la commistione e l’accostamento di vari letteristi,
disegnatori, inchiostratori, scrittori, editori, come se
stessero riscrivendo l’intera storia fumettistica degli
anni ’60. Ciò è difficile da realizzare per
artisti già abbastanza stilizzati come Melinda Gebbie,
autrice di alcune pin up di 1963 con risultati interessanti.
YACO: Come
se la EC avesse continuato a fare avventure seriali e Ditko
avesse lavorato per loro. È questo l’intento? Cercano
di mettere in evidenza le peculiarità Marvel tramite
il loro contrasto con elementi che uno non si aspetterebbe
in quel contesto come il lettering di LeRoy.
MOSHER: Non
trovi che "Mystery Incorporated" sia piuttosto evidentemente
i Fantastici Quattro?
YACO: In
sostanza si, ma non come si presenta. Per esempio Kid Dynamo
non è proprio la Torcia Umana. L’uso della parola
"Kid" fa venire in mente il Kid Flash della DC. Pensa poi
che Plastic Man viene prima di Mr. Fantastic, e credo, prima
di Elongated Man, e di Jimmy Olsen, The Elastic Lad.
MOSHER: Allora
era tutta una metafora del cambio di identità etnica
degli anni ’60?
YACO: Ma
dai. La finiremo a parlare delle etnie e comunque ho delle
idee a riguardo, credimi. Diamo piuttosto un’occhiata alla
scrittura, una cosa per la quale i fumetti Image non sono
particolarmente considerati. Ricorda che i primi Marvel
vennero fuori in un periodo di fascinazione per i mostri
e avevano spesso la stessa formula del tipo "Fin Fang Doom".
Titoli come "Il terrore di Tim Boo Ba" che a loro volta
suonavano come titoli dei dischi di Captain Beefheart. Invece
di un professore che durante un anno sabbatico scopriva
su un’isola dei Mari del Sud uno strano mostro, era Mr.
Fantastic a scovare un mostro ed essere inseguito mentre
urlava "Uh, è spaventoso!"
MOSHER: Erano
i titoli roboanti delle storie con mostri pieni di protuberanze
che uscivano nel 1960 o giù di lì. Quando
vennero ristampate e da noi riscoperte a metà degli
anni ’60 negli annual e negli special della Marvel, sembravano
ingenue e crude. "Orrgo l’Invincibile", un alieno dalle
sembianze di rana capace di sottomettere le menti che finiva
per essere divorato da un gorilla di un circo.
YACO: Tutti
i mostri sembravano fatti di creta.
MOSHER: Creta
stipata dentro umide buste di carta. Storie di mostri che,
per qualche ragione la Marvel ristampò negli anni
'90 con il titolo "Monster Menace".
YACO: Già,
e nota come erano scritti. Alcuni di quei Marvel dei primi
’60 potevano anche essere sviluppati in maniera autoconclusiva
in tre atti ma erano molto più forzati del più
canonico EC. Comunque riuscirono in fretta a superare quel
modello e quando the Red Ghost creava delle versioni cattive
dei Fantastici Quattro da delle scimmie, non solo avevamo
dei soggetti molto bizzarri ma anche la struttura di una
storia. È come la differenza tra l’improvvisazione
nel primissimo jazz e quella degli anni ‘60. Nel primo caso
ci sono indicazioni sui punti in cui avvenivano dei cambi
come ritornare all’inizio o ritornare al tema principale.
Nell’altro caso si va e basta e rapidamente i concetti di
tonalità e struttura vengono frantumati e si rivelano
arbitrari. La libertà è una cosa meravigliosa
ma non penso che frantumare la struttura ti dia realmente
più creatività o complessità, piuttosto
la riduce. Quando riduci la complessità di un soggetto
finisci con l’avere una storia in un atto invece che in
tre.
MOSHER: È
la ragione per cui sono rimasto deluso quando il sesto albo
di, "The Tomorrow Syndicate", è degenerato in una
incasinata allusione ai fumetti anni ’90 scadendo nello
scialbo ed eccessivo stile Image. A chi importa cosa succeda
dopo l’apocalisse? Durante i giorni tranquilli e felici
della Marvel gli autori davano un senso alle storie, un
senso che ci faceva interessare ai personaggi. Zio Stan
e Zio Jack presumevano che i lettori avessero un alto livello
d’attenzione che poi loro riuscivano ad attivare con delle
note a piè di pagina tipo "Guarda il No. 157
dove abbiamo visto per l’ultima volta Wyatt Wingfoot alle
prese con una pietra nella scarpa".
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alla II Parte]