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MOORE


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DUE CHE NEL 1963 AVEVANO OTTO ANNI GUARDANO ALLA SERIE IMAGE 1963 (E OLTRE)
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di Mike Mosher & Link Yaco

Traduzione: Alessio Ligas

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James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Mike Mosher è scrittore ed illustratore. Link Yaco è autore di numerose pubblicazioni, recensioni e saggi critici sul fumetto (e non solo), nonché scrittore di comics.

I loro libri si possono facilmente reperire facendo una ricerca su www.amazon.com.


Che cosa è 1963?

La serie fu pubblicata nel 1993 dalla Image su una carta analoga a quella dei comics degli anni ’60 e ne richiama in tutto e per tutto temi e atmosfere, cercando, in qualche modo, di costruire un passato editoriale mai esistito per la casa della grande I.

Scritta interamente da un Alan Moore ispirato e divertito, è disegnata da uno stuolo di fedeli mooriani come Rick Veitch, Dave Gibbons, Don Simpson, Steve Bissette, John Totleben con contributi di Jim Valentino, Chester Brown e Melinda Gebbie.

La serie è composta da sei albi: Book One - Mystery Incorporeted; Book Two - No One escapes… The Fury; Book Three - Tales of the Uncanny (con i personaggi di USA - Ultimate Special Agent e The Hypernaut); Book Four - Tales from Beyond (con i personaggi di N-Man e Johnny Beyond); Book Five – Horus, Lord of Light; Book Six - The Tomorrow Syndacate.

Tutti i personaggi di 1963 richiamano alla mente altri personaggi "realmente" pubblicati da altre di case editrici, in special modo è evidente un parallelismo con l’epoca d’oro della Marvel. Così i Mystery Incorporeted sembrano I Fantastici Quattro, The Fury l’Uomo Ragno, USA Capitan America, N-Man Hulk, Johnny Beyond Dottor Strange, Horus Thor, The Tomorrow Sindacate I Vendicatori. Un’efficace rilettura di un epoca e di un sense of wonder irrimediabilmente perduto.

Originariamente la serie prevedeva una conclusione in un albo speciale intitolato Double Image Eighty Page Giant, in cui gli eroi di 1963 avrebbero dovuto incontrarsi con quelli dell’Image del 1993, i vari Spawn, Wildcats & Co. Purtroppo quest’albo non è mai uscito. [smoky man]

MOSHER: Credo che la serie della Image 1963 pubblicata nel 1993 non sia stata concepita per il solito pubblico dei fumetti. È stata stampata e commercializzata per toccare le corde dei cuori di persone che erano molto giovani all’epoca (come noi in effetti eravamo) in modo da indurle a comprarla per i loro figli o per sé. Per questo è giusto che due persone che nel 1963 avevano otto anni debbano analizzarla e parlarne in dettaglio.

YACO: Molto bene. Ma nel farlo scommetto che finiremo inevitabilmente a parlare di quei maestri su cui 1963 si basa in maniera parodistica: Stan Lee & Jack Kirby. Prendiamo il personaggio in 1963 chiamato "U.S.A. (Ultimate Special Agent)", è ovviamente una parodia di Shield della Mighty Comics, giusto? E questo "Horus" è Son of Vulcan della Charlton scritto da Roy Thomas, no?

MOSHER: Cosa? Adesso stai citando fumetti che non sono della Marvel e che, bisogna ammettere sono piuttosto difficili da ricordare. Non pensi che "Horus, Lord of Light" sia un perfetto ricalco di Thor e che "N-Man" si rifaccia a Hulk?

YACO: Si, ma è noioso fermarsi a questo dal momento che quasi tutti i personaggi Marvel hanno una controparte tra quelli delle altre case editrici dell’epoca. Ciò evidenzia sia la qualità archetipa di questi personaggi, sia la mancanza di costosi avvocati alle dipendenze della Marvel di quel tempo. Mi piacerebbe pensare che i creatori di 1963 ragionassero in maniera più ampia che non in termini di parodie Marvel. Tutti avevano un personaggio patriottico come U.S.A.

MOSHER: Significa allora che questi titoli ci richiamano alla mente non solo i Marvel che prediligevamo ma anche gli inconsistenti fumetti di seconda fascia che acquistavamo e sopportavamo quando dovevamo impiegare un intero dollaro che i nostri genitori ci davano? Peter Laird fece una parodia kyrbiana intitolata "Stupid Heroes" per la Next Comics che dava l’idea di un qualsiasi mediocre albo degli anni ’60 di una casa come la ACG. Dio, chissà come doveva essere sgobbare nelle miniere di quelle case editrice di second’ordine? Penso che non fossero solo imitazioni Marvel, ma imitazioni di autori Marvel. "Johnny Beyond" con le sue rarefatte e angolari allucinazioni beatnik alla Doc Strange è chiaramente un omaggio a Steve Ditko.

YACO: Allora dimmi, perché il lettering di Johnny Beyond segue lo stile EC di LeRoy?

MOSHER: Il lettering esprime per chi legge una ben precisa voce. Più o meno come un attore riconoscibile che venga doppiato con la voce di un altro attore. Gli autori di 1963 ci trasmettono non solo acuti commenti su specifici temi Marvel ma giocano con la commistione e l’accostamento di vari letteristi, disegnatori, inchiostratori, scrittori, editori, come se stessero riscrivendo l’intera storia fumettistica degli anni ’60. Ciò è difficile da realizzare per artisti già abbastanza stilizzati come Melinda Gebbie, autrice di alcune pin up di 1963 con risultati interessanti.

YACO: Come se la EC avesse continuato a fare avventure seriali e Ditko avesse lavorato per loro. È questo l’intento? Cercano di mettere in evidenza le peculiarità Marvel tramite il loro contrasto con elementi che uno non si aspetterebbe in quel contesto come il lettering di LeRoy.

MOSHER: Non trovi che "Mystery Incorporated" sia piuttosto evidentemente i Fantastici Quattro?

YACO: In sostanza si, ma non come si presenta. Per esempio Kid Dynamo non è proprio la Torcia Umana. L’uso della parola "Kid" fa venire in mente il Kid Flash della DC. Pensa poi che Plastic Man viene prima di Mr. Fantastic, e credo, prima di Elongated Man, e di Jimmy Olsen, The Elastic Lad.

MOSHER: Allora era tutta una metafora del cambio di identità etnica degli anni ’60?

YACO: Ma dai. La finiremo a parlare delle etnie e comunque ho delle idee a riguardo, credimi. Diamo piuttosto un’occhiata alla scrittura, una cosa per la quale i fumetti Image non sono particolarmente considerati. Ricorda che i primi Marvel vennero fuori in un periodo di fascinazione per i mostri e avevano spesso la stessa formula del tipo "Fin Fang Doom". Titoli come "Il terrore di Tim Boo Ba" che a loro volta suonavano come titoli dei dischi di Captain Beefheart. Invece di un professore che durante un anno sabbatico scopriva su un’isola dei Mari del Sud uno strano mostro, era Mr. Fantastic a scovare un mostro ed essere inseguito mentre urlava "Uh, è spaventoso!"

MOSHER: Erano i titoli roboanti delle storie con mostri pieni di protuberanze che uscivano nel 1960 o giù di lì. Quando vennero ristampate e da noi riscoperte a metà degli anni ’60 negli annual e negli special della Marvel, sembravano ingenue e crude. "Orrgo l’Invincibile", un alieno dalle sembianze di rana capace di sottomettere le menti che finiva per essere divorato da un gorilla di un circo.

YACO: Tutti i mostri sembravano fatti di creta.

MOSHER: Creta stipata dentro umide buste di carta. Storie di mostri che, per qualche ragione la Marvel ristampò negli anni '90 con il titolo "Monster Menace".

YACO: Già, e nota come erano scritti. Alcuni di quei Marvel dei primi ’60 potevano anche essere sviluppati in maniera autoconclusiva in tre atti ma erano molto più forzati del più canonico EC. Comunque riuscirono in fretta a superare quel modello e quando the Red Ghost creava delle versioni cattive dei Fantastici Quattro da delle scimmie, non solo avevamo dei soggetti molto bizzarri ma anche la struttura di una storia. È come la differenza tra l’improvvisazione nel primissimo jazz e quella degli anni ‘60. Nel primo caso ci sono indicazioni sui punti in cui avvenivano dei cambi come ritornare all’inizio o ritornare al tema principale. Nell’altro caso si va e basta e rapidamente i concetti di tonalità e struttura vengono frantumati e si rivelano arbitrari. La libertà è una cosa meravigliosa ma non penso che frantumare la struttura ti dia realmente più creatività o complessità, piuttosto la riduce. Quando riduci la complessità di un soggetto finisci con l’avere una storia in un atto invece che in tre.

MOSHER: È la ragione per cui sono rimasto deluso quando il sesto albo di, "The Tomorrow Syndicate", è degenerato in una incasinata allusione ai fumetti anni ’90 scadendo nello scialbo ed eccessivo stile Image. A chi importa cosa succeda dopo l’apocalisse? Durante i giorni tranquilli e felici della Marvel gli autori davano un senso alle storie, un senso che ci faceva interessare ai personaggi. Zio Stan e Zio Jack presumevano che i lettori avessero un alto livello d’attenzione che poi loro riuscivano ad attivare con delle note a piè di pagina tipo "Guarda il No. 157 dove abbiamo visto per l’ultima volta Wyatt Wingfoot alle prese con una pietra nella scarpa".

[Vai alla II Parte]

 
   
[settembre 2001]

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