ULTRASPECIALI

Speciale
ALAN
MOORE


prima parte

ULTRAMOORE home

Metanarrazione in ALAN MOORE

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a cura di: Link Yaco
Traduzione: Michele Fioraso

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James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Link Yaco ha scritto fumetti per diversi editori. Recentemente ha pubblicato il libro "Science of the X-Men", autorizzato dalla Marvel e giunto alla seconda edizione. Ha contribuito con un racconto all'antologia di fantascienza "Deprivers" (iBooks), che è andata esaurita in 21 giorni. Ha inoltre sceneggiato il volume a fumetti, "SpaceChicks & Businessmen" (EROS/Fantagraphics). Numerosi i suoi articoli apparsi su The Comic Book Marketplace ed altre riviste del settore. Link è un webpage editor per titoli "blue chip". È stato giornalista per quotidiani e scrittore di manuali tecnici. Ha un Master in Telecomunicazioni ed è stato manager tecnico per 5 anni al Massachusetts Institute of Technology.

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Alan Moore è un Post-modernista - non possono esserci dubbi.

PoMo (Post-Modernismo) è un termine usato per la prima volta in un numero di Architectural Digest del 1942 per indicare un misto di Realismo Classico e Modernismo Astratto. Nei 58 anni che sono seguiti, sono sorte moltissime discussioni sulle possibilità di applicare questo termine architettonico a letteratura, musica e arti visive in genere. Qualunque sia la definizione, comunque, è certo che esistano molte scuole di PoMo, e Alan Moore rientrerebbe in alcune di queste.

C'è il Decostruzionismo, e Moore di sicuro rientra in questa corrente.

Definire il Decostruzionismo è tanto complicato quanto definire PoMo. Tuttavia, con una espressione approssimativa ma efficace, possiamo dire che il Decostruzionismo si occupi di rivelare i processi interni di un lavoro artistico, come a mostrare i meccanismi che facciano ticchettare un ipotetico orologio "Arte".

Molte persone conoscono l'edificio del Louvre con l'intelaiatura a vista. Jacque Derida è uno dei maggiori esponenti del Decostruzionismo, sebbene lui stesso non si riconosca in questa definizione.

Ma Moore rientra anche in un'altra scuola della Metanarrativa PostModernista, il cui antenato è Borges. Essa è simile al Decostruzionismo nel fatto che seziona un pezzo di narrazione; ma piuttosto che semplicemente smontarlo, crea un lavoro dentro il lavoro, una serie di "nested loops" (richiami inseriti l'uno nell'altro, come direbbero alcuni programmatori), una regressione quasi infinita, un salone degli specchi. La voce narrante commenta il lavoro ed i suoi stessi commenti… e poi i commenti ai commenti, i commenti ai commenti dei commenti: quasi come nella Cabala, l'opera teologica ebraica nella quale i commenti dei teologi sono inseriti nel testo, dove poi sono inseriti anche i commenti sulle precedenti annotazioni e così via.

"Meta" è un prefisso greco che significa "vicino", "riguardante", ma anche "dopo" (e perciò "trascendente"): la leggenda vuole che, nella Biblioteca di Alessandria, il termine "metafisica" sia stato assegnato ai lavori di filosofia per il semplice fatto che questi fossero conservati "vicino" o "dopo" i libri riguardanti la Fisica; sembra più plausibile però l'ipotesi che indica il termine come derivato dal fatto che la filosofia sia "trascendente" rispetto alle scienze fisiche.

"Metanarrazione" dunque è un lavoro che trascende la narrazione. Un esempio piuttosto familiare di "metanarrazione" si può trovare in "The French Lieutenant's Woman" di John Fowley, mentre "Finnegan's Wake" di James Joyce è la suprema "metanarrazione" per qualsiasi categoria, vista la sua illeggibilità. Una delle caratteristiche curiose del PoMo e, più in generale, della Metanarrazione è che condivide molte peculiarità con la parodia, pur mostrando "affetto" per il suo bersaglio, piuttosto che disprezzo. In questo senso, i primi albi di Mad (della EC Comics) erano più esempi di metanarrazione che parodie: la materia veniva distorta tanto da essere quasi irriconoscibile e posta in un contesto che la faceva apparire assurda, ma il processo era attuato con molta giocosità, e non con malizia.

Questo è ciò che Moore fa con i suoi personaggi. Ha detto di rifiutare l'idea che "Watchmen", il suo lavoro seminale, abbia esercitato una tale influenza sui fumetti da degradarne in maniera quasi irreparabile lo spirito originario. Non c'è niente lasciato alla parodia: l'attuale produzione dello scrittore inglese esplora le fonti originarie (il lavoro su Jack Kirby in "New Jack City", gli avventurieri vittoriani in "The League of Extraordinary Gentlemen"), ma lo fa con grande passione. Sebbene ci sia un sempre presente senso di "commento" - la sensazione che il narratore stia metaforicamente facendo l'occhiolino alla cinepresa -, Moore si sforza di ricostruire il materiale da cui trae ispirazione, di restaurare la sua primitiva potenza narrativa, e SPIEGA perché funziona e quale sia la natura dei suoi pregi.

La ragione per cui ciò funzioni così bene per molti di noi è che apprezziamo il morboso piacere di leggere fumetti perché un punto di vista adulto ed intelligente è sovrapposto ai palpiti viscerali della storia. Abbiamo così il meglio del meglio: un infantile senso di meraviglia ed una riflessione matura su di esso. Raramente Moore indulge nei sofismi della infinita regressione, nella quale l'autore commenta le sue osservazioni. Questa approccio alla maniera di specchi posti uno di fronte all'altro fu reputato l'essenza dell'ingegnosità 30 anni fa, quando l'avanguardia iniziò ad essere assimilata nel mainstream, ma ora inizia a mostrare segni di logorio. L'approccio su due livelli di Moore mantiene un certo fascino, ma - come ogni approccio estetico - dipende dall'abilità dello scrittore di renderlo efficace: Alan Moore sicuramente ottiene questo risultato, è la sua specialità, la sua nicchia nel mondo dei fumetti, ed è il maestro della forma. Quando altri tentano questa strada, ciò che ottengono è miope, infantile e autoindulgente; quando Moore applica la sua tecnica metanarrativa, estende la forma più che chiuderla: il suo lavoro è accessibile a chiunque lo legga, che siano o no fanatici dei fumetti. Il lettore non deve essere ferrato nella storia degli archetipi per capire ciò che lo scrittore realizza, perché tutto quanto viene reinventato dalle fondamenta per diventare qualcosa di autonomo.

Ogni generazione di artisti assorbe le influenze e le sintetizza in qualcosa di interamente nuovo, più grande delle parti che lo compongono; o almeno, questo è ciò che dovrebbe accadere ma che mai è successo nel decadente mondo dei fumetti degli ultimi 30 anni (più o meno lo stesso lasso di tempo da quando l'avanguardia è stata assimilata). Solo pochi autori, come Alan Moore, sono riusciti a farsi largo in un campo sovraffollato, e questo non succedeva dai primi anni '60, quando Stan Lee rivoluzionava le regole, o da quando, una decade prima, la EC Comics di Al Feldstein, Bill Gaines e Harvey Kurtzman raggiungeva livelli di qualità mai più eguagliati nel fumetto americano. Inoltre, potremmo aggiungere il più celebrato tra gli autori di fumetti polizieschi, Charles Biro, ed il leggendario Will Eisner che, pur essendo anche un illustratore, a più riprese ha visto i suoi lavori elevati al rango di "letteratura": la sua carriera, in maniera stupefacente, abbraccia l'intera storia del fumetto, dagli albori fino ad un presente nel quale ancora è al lavoro (una piccola curiosità su Eisner: negli ultimi anni, ha tradotto la maggior parte delle sue opere nella sua lingua madre, lo Yiddish, e le ha fatte pubblicare in Olanda).

Alan Moore siede tra questi grandi. Mentre lo scompagnato mondo dei fumetti sente rintoccare la campana funebre, lo stile dello scrittore di Northampton è perfettamente appropriato, quasi come l'ultima fioritura di grandezza in un campo ormai morente.

È un costante fastidio per noi constatare che i disegnatori delle opere di Alan Moore raramente completino il quadro che le sue parole dipingono, ma, poiché la gran parte della storia del fumetto è piena di illustratori che hanno sovrastato gli sciocchi soggetti sui quali dovevano lavorare, è quantomeno giusto che l'equilibrio sia stato rovesciato nell'ultimo paio di decadi.

 

[dicembre 2000]
 
   

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