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A metà
degli anni '70 si tenevano a New York, una o due volte l'anno, delle
fiere dedicate al fumetto. Allora ero un giovane professionista
e, vivendo a New York, frequentavo regolarmente quelle mostre. La
maggior parte delle cose in vendita nello spazio occupato dai negozianti
era roba che avevo già, che non mi interessava o che non
mi potevo permettere. Vecchi albi americani, una selezione di tavole
originali, dei banchetti pieni di Big Little Books, i soliti giocattoli
di latta e altre cianfrusaglie. Lo scopo principale di quelle mostre
era di socializzare, vedere i vecchi amici arrivati in città
e incontrare dei professionisti di cui non sapevo quali fossero
le opere che mi piacevano.
Ma
c'era anche il banchetto delle rarità - di solito ce n'era
uno o al massimo due - dove si potevano trovare delle graphic novel.
Non semplici graphic novel, ma le graphic novel europee. Erano lavori
di cui allora sapevo molto poco e che non avevo quasi mai avuto
la possibilità di vedere. Il banchetto era pieno di volumi
disegnati da artisti che non avevo mai sentito nominare, con un
immaginario che non mi sarei mai sognato. E uno dei primi volumi
ad attirare la mia attenzione fu un libro intitolato "L'homme
des Marais" realizzato da un certo Sergio Toppi. Non conoscevo
quel nome, ma era chiaro che si trattava di un grande. Un vero grande!
Rimasi sconvolto da quel libro! La tecnica mirabile, l'attenzione
particolare per i volti umani, la cura nel rendere i costumi e le
atmosfere del periodo storico, la composizione delle vignette e
dell'intera pagina, l'intenso utilizzo del tratteggio
all'interno dei disegni, il potente uso del negative space nell'intera
opera, la combinazione e la continuità nel susseguirsi delle
immagini, e la narrazione attraverso i disegni che danzano di pagina
in pagina
la mia conoscenza del Francese era davvero pessima,
ma capii istantaneamente di trovarmi di fronte al lavoro di un illustratore
e di un narratore eccezionale. E così ho trascorso gli ultimi
venticinque anni a scoprire e a guardare il suo lavoro, a studiarlo
e a cercare di includere un po' della sua straordinaria visione
nelle mie creazioni.
Le
qualità di Toppi come artista sono troppe per essere elencate
in modo esauriente in questa sede. D'altra parte, nessuna parola
potrebbe davvero descrivere l'opera di un artista. Nel migliore
dei casi, le parole possono indicare la via, poi spetta a chi guarda
lasciare che l'opera lo trasporti là dove le parole vengono
a mancare. Ecco perché una mostra come questa
ha un valore inestimabile. Perché toglie, per quanto sia
possibile, l'interfaccia che c'è tra l'artista e il pubblico
e li riunisce insieme in un luogo in cui, per un breve momento,
possono diventare una cosa sola.
Non
ho mai incontrato Sergio Toppi, ma mi piacerebbe. Mi piacerebbe
incontrarlo e stringergli la mano, nella speranza che un po' del
suo spettacolare talento passasse, per contatto, a me e ai miei
disegni!
I miei migliori auguri, Sergio. Che la tua matita e i tuoi pennelli
non si asciughino mai!
Walter
Simonson
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