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Emanuele
Di Giorgi
è tra gli ideatori del sito Komix.org,
una creazione dell'Associazione Culturale "Ideando" di
cui è tra i soci fondatori.
Quando
ho preso in mano un suo fumetto per la prima volta Andrea Pazienza
non c'era già più.
Purtroppo all'inizio non è stato facile avvicinarsi alle
sue storie complice la mia giovane età, all'epoca avevo 15
anni, e il volume che tra i tanti scelsi fu Zuttango, raccolta
di sue vignette apparse sulle riviste Zut e Tango.
Il tema era la satira politica e abituato alle mille avventure di
Mister No e agli incubi di Dylan Dog trovai molto ostica la lettura
del libro, così per circa un anno seppellii nella mia mente
Andrea Pazienza.
Tuttavia la mia curiosità era tanta e nel frattempo avevo
cominciato a conoscere alcuni maestri del fumetto tra tutti Bilal
e Moebius.
Tali letture e i consigli di amici e riviste specializzate, in particolar
modo Fumo di China, mi spinsero a riprovare ad accostarmi
ad Andrea Pazienza.
Fu la volta del Libro Rosso del Male e di Perché
Pippo sembra uno sballato, da lì in poi cominciai a divorare
qualsiasi cosa fosse targato Pazienza fino a perdere la pazienza
quando non riuscivo a trovare i suoi volumi.
Perché ha appassionato me e altre migliaia di lettori Andrea
Pazienza è presto detto: il suo modo di raccontare era fresco,
innovativo e sempre in bilico tra fiction e realtà.
Le
avventure di Zanardi, Colasanti e Petra sono reali ma allo stesso
tempo surreali, crude e umoristiche, ciniche, provate a leggere
Cenerentola 87, pubblicata su Comic Art.
Riassumere in poche parole l'opera di Pazienza è impossibile,
ma una cosa si può sostenere senza nessuna possibilità
di essere controbattuti: era cangevole e mai banale nelle forme
espressive, sia artistiche che comportamentali.
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