ULTRASPECIALI

Speciale
ALAN
MOORE


sesta parte

ULTRAMOORE home

Tributo ad Alan Moore

di Antonio Solinas
ENGLISH VERSION

Scrivi qui il tuo indirizzo e-mail per ricevere la nostra NewsLetter

Vota questo sito su 100Links.it

UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Antonio Solinas è uno dei redattori dell’autorevole newsletter di cultura fumettistica "Rorschach – Le immagini e oltre" per cui cura soprattutto le interviste con gli autori stranieri.

Scrivere di Alan Moore per un appassionato di fumetti è probabilmente la cosa più difficile cui si possa pensare. Troppo grande il carisma del personaggio, troppo alta la sua caratura come scrittore, per non sentirsi oppressi da un senso di inquietudine che non accenna a diminuire, nemmeno dopo quattro (ridicole) righe…

In un certo senso, Moore è come il Dottor Manhattan: l’unico vero "superuomo" fra gli scrittori di fumetti, così distante, così inavvicinabile, così "oltre" (a volte viene da chiedersi se Moore non sia anche oltre la sanità mentale, per la verità).

La tecnica del Maestro è così raffinata che a volte soffoca persino il sentimento (e questo è l’unico -piccolo- difetto che gli si possa imputare, probabilmente. Potrei trovare cinquanta difetti a Garth Ennis, credo, per fare solo un esempio) e la sua pignoleria è leggendaria. In una famosa intervista al Comics Journal, Gibbons rivelò che per leggere la sceneggiatura di Watchmen si dovette munire di evidenziatore, allo scopo di prendere nota delle cose che fosse EFFETTIVAMENTE possibile fare entrare nelle vignette, tanto ricca e minuziosa era la descrizione dei fatti e dei personaggi.

Tutti questi pensieri, ovviamente, non fanno che aumentare il mio disagio, ma siccome faccio parte della redazione di una e-zine che prende il nome da uno dei personaggi più riusciti dello scrittore di Northampton, Rorschach (ma ce ne sono, di personaggi non riusciti, nella sua galleria? Ha reso credibili persino le macchiette create da Rob Liefeld…), tenterò di dare il mio contributo personale, sicuro di fare una magra figura di fronte ad un tale mostro sacro.

Un momento che ricordo con particolare piacere, a distanza di anni, è quello legato ad una chiacchierata che feci con Peppe Ferrandino su Moore, ed in particolare su Watchmen. Ora, Peppe è uno scrittore di enorme talento (la leggenda vuole che abbia scritto un libro in cinque giorni), ed ha avuto un periodo in cui si prese una sbandata totale per Moore. All’epoca di Nero della Granata Press, una delle riviste più sfortunate e innovative degli ultimi anni, per esempio, Ferrandino, in pieno Moore-trip, scrisse probabilmente le storie più "revisioniste" che si siano mai viste in Italia, reinterpretando completamente i vecchi eroi neri degli anni ’60. Ricordate il Re, ovvia rivisitazione di Diabolik? Nessun altro è mai stato così vicino allo spirito di Moore in Italia.

Ovviamente, dopo il periodo di infatuazione (direi sbornia), credo che Peppe abbia deciso (non so quanto consciamente) di distaccarsi da un’influenza così ingombrante.

Penso che abbia fatto bene, per citare Nietschze (tramite Watchmen, ovviamente): "and if you gaze into the abyss, the abyss gazes also into you." (Watchmen Chapter V, pag. 28, vignetta 9).

All’epoca della nostra conversazione, che credo sia avvenuta cinque o sei anni fa, Peppe Ferrandino era un osservatore distaccato (al contrario, io non riesco ad essere obiettivo nei confronti di uno scrittore così straordinario) e riusciva a vedere anche il lato meno brillante dell’opera di Moore.

Mentre parlavamo di Watchmen, che io avevo sempre considerato una sorta di "Cosa succederebbe se i supereroi esistessero davvero?", Ferrandino venne fuori con una osservazione alla quale io non avevo mai pensato. Io avevo sempre sguazzato nell’iperrealismo della storia, soffermandomi sulle caratteristiche di verosimiglianza dei personaggi, sullo studio psicologico, e invece Peppe mi fece notare come la trama del fumetto fosse, in estrema sintesi, quella che avrei potuto trovare in qualsiasi comic book supereroistico trito e ritrito (magari in quelli più ridicoli degli anni ’60), a partire dal cattivo che vuole dominare il mondo. Gli eventi portano quindi al ritorno in scena dei buoni, fino allo scontro finale, con il lungo pistolotto del cattivo… Cacchio, ci sono persino l’isola maledetta ed un viaggio in Antartide!

Allo stesso tempo, Ferrandino sottolineò come proprio la sospensione dell’incredulità e l’ampio respiro avventuroso della storia costituissero un elemento di imprescindibile fascino.

Penso che l’interpretazione di Peppe fosse super-corretta, soprattutto alla luce di quello che è avvenuto a partire da 1963 della Image. Probabilmente Moore ha sempre avuto un approccio "disingenuo" (per usare il termine coniato da lui stesso) verso la materia supereroistica. E così Ferrandino.

Per quanto mi riguarda, come ho già detto, io sono irrimediabilmente naïf, quando c’è di mezzo Alan Moore…

 

 
   
[giugno 2001]

ULTRAZINE è un'idea di SMOKY MAN
Realizzazione grafica di Angelo Secci
Supervisor Fabrizio Lo Bianco

ULTRAZINE è dedicata ad ALAN MOORE

TUTTI I PERSONAGGI, I MATERALI E LE IMMAGINI NOMINATI O MOSTRATI NEL SITO ULTRAZINE SONO
© COPYRIGHT DEGLI AVENTI DIRITTO
ED UTILIZZATE SOLO A SCOPO DI RECENSIONE E SENZA FINI DI LUCRO.
© ULTRAZINE 2000-2001 All rights reserved