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Marco Rizzo,
nonostante la giovane età, è da anni al lavoro per
la promozione del fumetto nella provincia di Trapani e nel Web.
Nel comitato organizzativo delle due edizioni della mostra mercato
siciliana "Segnali di Fumetto", ha creato e partecipato
a numerosi prodotti amatoriali come critico e anche come autore
completo, con storie di crudo realismo pubblicate per Emergency
in uno speciale in occasione di Segnali di Fumetto e con storie
di fantascienza.
Dall’agosto 2000
è webmaster e supervisore capo di ComicUS, la più
visitata e apprezzata web-zine sul fumetto americano in Italia (www.comicus.cjb.net)
e cura diverse attività mirate a promuovere il fumetto via
internet. Tra i suoi prossimi progetti la sceneggiatura di un fumetto
realizzato con le migliori e più avanzate tecniche digitali.
Marco Rizzo è
anche attore teatrale a livello amatoriale e ha collaborato con
quotidiani quali La Sicilia e Il Giornale di Sicilia.
Dedicato
a John Totleben
"E’
quasi l’alba. Un uccello parla… non appena sveglio… un altro risponde…
presto… tutti gli uccelli… parlano, raccontandosi… l’un l’altro…
i loro sogni… Perché? Perché… mai ho lasciato… questo
luogo? Voglio… camminare qui… per sempre. Voglio… lottare con gli
alligatori… voltarmi… e rivoltarmi… nel fango… Voglio essere… VIVO…
e crescere… ed alzarmi… ad incontrare il sole."
ROOTS
Nonostante
la nascita nel 1955 del Comics Code Authority (il codice di censura
che vige sui fumetti americani) e la chiusura della EC Comics di
Gaines figlio, gli americani dei decenni successivi non vengono
poi così definitivamente assuefatti dalle luccicanti avventure
di supereroi con superproblemi. Riviste come Creepy della
Warren o House of Secrets della DC vendevano bene e piacevano.
Atmosfere tetre e a volte un po’ ridicole accompagnavano migliaia
di americani più o meno giovani.
Proprio su House of Secrets, Len Wein e
il grandioso Bernie Wrightson creano una "cosa della palude",
un’inquietante Swamp Thing. Il personaggio inaspettatamente ha successo,
e gli si dedicò una serie personale durata 23 numeri, di
cui solo i primi dieci illustrati da Wrightson. L’abbandono del
disegnatore causò un prevedibile declino nella qualità
complessiva della serie.
Nel 1982, Len Wein e lo sconosciuto e mediocre
Martin Pasko tentano di rilanciare il personaggio con "The
Saga of the Swamp Thing". I risultati deludenti spingono Wein
- nel 1984 - a tentare l’ultima carta: chiedere aiuto ad un barbone
inglese e a due misconosciuti autori underground.
SOUTHERN CHANGE
Per
fortuna sua e nostra, il "Barbone di Northampton" era
Alan Moore, allora conosciuto in America dagli addetti ai lavori
per poche piccole perle, mentre i due autori underground erano Stephen
Bissette e John Totleben, freschi di esperienze valide e di una
tecnica che deve molto a grandi quali Joe Kubert (Bissette fu uno
dei migliori parti della Joe Kubert School). Lo sconvolgimento fu
immediato. Con una "Lezione di Anatomia" (titolo originale:
"The Anatomy Lesson"), Moore seziona e cancella i lavori
dei predecessori, dando personalità ad Alec Holland proprio
privandolo dell’essere Alec Holland. La Cosa della Palude è
un’essenza che non è mai stato Holland, un essere tra il
mistico e il biologico capace di sentimenti e di vita.
Abigail Arcane, vecchia amica di Alec, non tarda
molto ad accettare la verità e a venire affascinata da Swamp
Thing.
STRANGE FRUIT
Ma adesso basta col sezionare anche noi questo
fumetto. Con le poche righe sopra ho soltanto cercato di introdurre
rapidamente i personaggi principali. Perché se voglio che
voi leggiate Swamp Thing, non devo parlarvi della caratterizzazione
di Swampie o di Abigail, né di quella di comprimari (termine
poco corretto quando scrive Moore) come Matt Cable, compagno di
Abigail, o il Dott. Woodrue, l’esatto opposto di Swamp Thing, il
pazzo vegetaloide in bilico tra la sua umanità e la sua condizione
forzata. No, assolutamente.
Non devo parlarvi nemmeno delle "ombre a strati",
delle linee fitte, dei tratteggi accurati, delle vignette smontate
e decadenti, dei giochi di piani e della narrazione rigogliosa.
Niente affatto.
Se voglio che voi leggiate Swamp Thing devo comunicarvi
ciò che ho provato sfogliando le pagine e guardando negli
occhi tristi dei personaggi. Sapete cosa ho visto? Ho visto ombre,
ma anche luci. Ho visto passione e dolore, tristezza e ferocia,
appassionato dolore e triste ferocia. Ho visto episodi di pazzia,
alcolismo, mostri di una mostruosità malinconica e giustificabile.
Donne che urlano e demoni poeti, esplosioni nel fango e salici piangenti
tra la fitta pioggia. Alligatori e zanzare, scheletri e esseri magici.
Ogni
episodio di Swamp Thing meriterebbe un trattato. E’ un momento così
alto di abilità fumettistica credo ancora ineguagliato nel
suo genere più stretto. Storie come "Il Rito della primavera"
(in originale: "Rite of Spring") racchiudono una poesia
e un sentimento unici. L’idea della "fecondazione" dell’amata
Abbey è puro genio: un estasiatico rito naturale sancito
da una comunione con un frutto unico, immersi in una palude onirica
magistralmente resa da Bissette e Totelben forse in preda a visioni.
"Sento la mia mano come la sente lui, un caldo
uccello ingabbiato nelle mie robuste dita verdi, mentre martella
il cuore nel suo petto… Ci confondiamo l’uno nell’altro, senza resistenza…
le bolle si sollevano. Una macchia di squame di platino rompe la
superficie, ruotando, reimmergendosi. C’è una deliziosa ambiguità…
Guardando in su coi suoi occhi: la pallida donna fissa in basso,
un fiore di fuoco alla deriva sulla cascata di latte dei suoi capelli.
Le loro punte lisce descrivono chiare pennellate di zibellino tra
i licheni incisi sul mio petto… Lei è… talmente bella. Io…
sono… talmente… bella… Una corrente di smeraldi mi inghiotte. Sto
cadendo dentro di lui. Non m’importa. […] Noi siamo una creatura
sola. E tutto ciò che esiste è dentro di noi."
THE SLEEP OF REASON
Swamp
Thing ha dato molto. Ha introdotto un personaggio come John Costantine;
ha dato un’interpretazione credibile di Demon, il demone in rosso
creato da Jack Kirby; ha criticato la società in cui viviamo
e la finitezza dell’uomo; ha esaltato la natura e l’estasi dell’amore.
Ma soprattutto ha tagliato i ponti col passato, lanciando un nuovo
modo di fare horror, e ha dato inizio al "filone Vertigo",
creato dalla stessa Karen Berger che ai tempi di Swamp Thing stava
dietro una scrivania a dare a Moore carta bianca. O quasi.
Ci sono ancora tante cose da dire su Swamp Thing.
In ordine volutamente sparso: attualmente in USA
è in pubblicazione una nuova serie con protagonista Tefé,
figlia della originaria Cosa della Palude, a cui ha contribuito
anche il "nostro" Giuseppe Camuncoli; Rick Veitch ha continuato
sulle orme di Moore con un ciclo controverso e provocatorio che
vedeva Swampie destinato ad incontrare niente meno che Gesù
Cristo (ma la storia non è mai stata pubblicata); Wes Craven,
prima di diventare famoso con "Nightmare", diresse nel 1982 un film
ispirato allo Swamp Thing di Wein e Wrightson; nel ciclo di Moore
non si risparmiano le auto-citazioni velate, storie bizzarre - come
quella dove appare Pogo di Walt Kelley - e ambientazioni che ricordano
i romanzi di Stephen King; non si contano i premi vinti da questa
serie.
Ma non è compito mio neppure continuare
ad elencarvi ciò che trovate in questa palude.
Sta a voi, dopo aver letto THE SAGA OF THE SWAMP
THING, aprire gli occhi e rendervi conto che la palude sta fuori,
tra i palazzi, o peggio nei nostri cuori.
Buon viaggio.
Gli albi di Swamp Thing scritti da Alan
Moore sono stati pubblicati in 11 volumi dalla Magic Press
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