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Luca Panciroli
ha disegnato per diverso tempo Erinni, la serie ideata da Ade Capone
per la sua etichetta Liberty. Altri suoi lavori sono stati pubblicati
su Schizzo, la rivista del Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona.
Da un po' di tempo era fuori dall'ambito fumettistico… ma eccolo
invece qua, pronto a dire la sua sul mito Moore! Ultragrazie Luca!
Ci sono autori che
lasciano il segno, ce ne sono altri che lasciano un bel solco profondo…
e ce ne sono altri ancora che dopo aver fatto il solco cominciano
a scavare.
Alan Moore è
uno di questi per me.
Leggo fumetti dal
giorno in cui ho imparato a leggere, ma li comperavo da molto prima.
Mi ricordo il mantello
del pipistrello e il nativo americano a caccia di T-Rex, ricordo
il ragno radioattivo che ha cambiato la vita di uno studente newyorkese,
la sigaretta accesa tra le labbra di un marinaio maltese, ricordo
un atterraggio morbido scritto da Dan O'Bannon su un vecchio numero
di Metal Hurlant… mi ricordo un sacco di cose. Altre le vivo giorno
per giorno, me le porto dietro, le ho nel sangue e questo è
merito di grandi autori come Oesterheld, Jodo, Berardi, Pratt, Miller…e
Moore.
Di
ogni autore c'è un'opera che ho nel cuore, e di queste opere
solo poche le sento anche alla bocca dello stomaco. Una di queste
è "V FOR VENDETTA".
Leggo Moore e vedo
il lato oscuro della luna. Ha il dono di creare capolavori e di
mascherarli da fumetto seriale. Crea le cose per poi smembrarle
pezzo dopo pezzo.
Mi ricordo di aver
letto "V" tutto d'un fiato. Mi sono appassionato a questa
maschera "contro", alla sua filosofia destabilizzante
e romantica. Difficile dire se sia un giusto o meno, sicuramente
è una testa pensante.
Moore ha segnato
in qualche modo la mia esperienza di disegnatore di fumetti. Grazie
a lui nella mia testa si sono formate immagini differenti, molte
delle quali non mi sono mai appartenute. Mi ha arricchito, mi ha
afferrato per mano e con cadenza lenta e ipnotica mi ha portato
sull'altro lato. Moore ha il dono di farti trovare in luoghi della
mente che nemmeno pensavi di poter avere.
Come ho detto quello
che mi affascina è il ritmo, il suo "spartito"
è lento, inesorabile e non si riesce a fermare… ci si sente
"costretti" ad andare avanti.
Le tavole sbordate
di quasi tutti i manga, le splash page di molti fumetti americani,
la loro ipercineticità è del tutto estranea nelle
opere di Moore. "V FOR VENDETTA" ha un disegno asciutto,
quasi abbozzato, colori lividi e freddi, non è quello che
si definisce "il bel disegno" ma nessun altro approccio
stilistico sarebbe stato funzionale (che parola orrenda) per raccontare
"V". Forse non c'entra niente ma ho sempre associato "V"
ad un altro capolavoro: "L'Eternauta" di Oesterheld e
Solano Lopez. Entrambe le opere raccontano l'oppressione, la privazione
della libertà, il calpestamento della dignità umana,
l'immoralità delle dittature. Entrambe le opere hanno un
ritmo lento, cadenzato, le tavole sono suddivise in vignette regolari.
Nessun virtuosismo. La forza della narrazione non ha bisogno di
orpelli grafici. Ecco che il disegno serve per suggerire le situazioni,
ed in questo Lloyd e Solano Lopez sono stati immensi. Seguendo in
parte l'opera di Alex Toth hanno cominciato a togliere per suggerire,
a risparmiare segni inutili e distraenti. Così facendo hanno
dato un grandissimo respiro alle parole, al cervello del lettore
e al rispetto per la storia raccontata.
Personaggi
caratterizzati fino all'inverosimile, penso a Rorschach, il tizio
con la maschera a macchie matto come un cavallo, con quel suo modo
di parlare "distante" come se le parole gliele suggerisse
qualcun altro e lui le ripetesse pedissequamente. Penso al Joker
di "The Killing Joke" una maschera triste sotto un sorriso
sadico. E non posso togliermi dalla testa l'immagine delle due facce
delle stessa medaglia (Joker e Batman) mentre ridono a crepapelle
e tutto in torno a loro un massacro, il commissario Gordon sodomizzato
e torturato e la figlia violentata e resa invalida per tutta la
vita. Sono immagini forti, quasi disturbanti, Moore ci mette davanti
ai "tizi in calzamaglia" e ci permette di osservarli come
sono in realtà (buffo dire "realtà"). Tutto
questo lo ha sviluppato e concluso con "Watchmen" in cui
ogni singolo "eroe" è una maschera, non fuori ma
dentro. L'immagine e la realtà sono due cose distinte e separate.
Ogni singolo Watchmen ha uno scheletro nell'armadio, ognuno di loro
è umano e di conseguenza debole. Non combattono contro nessun
super criminale, contro nessuna minaccia all'umanità… forse
sono proprio loro la vera minaccia, per la gente comune (hanno un
grandissimo potere: quello di insabbiare…) e per loro stessi. Moore
li ha creati per distruggerli, e distruggendo loro ha messo in discussione
ogni singolo "matto in calzamaglia". Da quel momento ho
letto i supereroi con altri occhi, pretendendo qualcosa di diverso
e più adulto, perché ormai i vecchi eroi "camp"
degli anni sessanta e settanta erano morti e sepolti… o forse avevano
gettato per sempre la maschera.
Le
opere che ho amato di Moore sono tre: "V FOR VENDETTA"
disegnato da Lloyd, il più personale, "WATCHMEN"
disegnato da Gibbons, il più maturo e distruttivo, "BATMAN:
THE KILLING JOKE" disegnato da Bolland, il più inquietante
e cattivo.
Grazie Alan per quello
che mi hai COSTRETTO a leggere… un milione di queste tavole.
Non c'entra niente
ma lo devo dire: mi manca terribilmente il marinaio con la sigaretta
in bocca e la "fassa da cul". So long Hugo.
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