ULTRASPECIALI

Speciale
ALAN
MOORE


quarta parte

ULTRAMOORE home

Romanzo di Formazione

V for VENDETTA

UNA LETTURA CRITICA

Battaglia di Idee

di Eugenio Marica

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

V FOR VENDETTA COME BATTAGLIA DI IDEE

I due piani della narrazione non sono separati, e l'abilità di Moore consiste anche nel porre infiniti riferimenti interni: solo per fare un esempio, la regina Zara (la regina, simbolo dell'Inghilterra e degli inglesi) ha sedici anni, esattamente come Evey.

Questa battaglia di idee è costruito con un raffinato gioco di botta e risposta a distanza, di parallelismi, di immagini su due specchi affrontati che riflettono lo stesso oggetto (leggi, concetti, fatti) con due punti di vista diversi. E queste idee in lotta non sono semplicemente politiche (troppo facile identificare il sistema politico dei Norsefire come "cattivo" perché è una dittatura, e l"anarchia di V come "buona" perché V è l' "eroe"), ma anche e soprattutto etiche.

Iniziamo col considerare le due figure-chiave di questa battaglia, i due personaggi che incarnano le due idee contrapposte: il leader dei Norsefire e V.

È raro che il leader sia chiamato in maniera differente da questo. Il suo nome, come l"uomo dietro la funzione, appare di striscio, di sfuggita: Adam Susan non conta, il leader è il leader. È un'idea, come il Führer, il Duce, il Capo. È, in un certo modo, impersonale.

V è chiamato solo V. Se del leader (anzi, di Susan) sappiamo il poco che lui ci dice (una giovinezza travagliata e dominata da fobie, repressioni e razzismo), di V non sappiamo nulla. Sappiamo della sua reclusione a Larkhill, della sua evoluzione, della sua fuga. Della sua nascita COME V. Finch scoprirà con orrore che Delia è solo l'ultimo anello di una impressionante sequela di omicidi: tutto il personale di Larkhill è stato ucciso, per cui in realtà ANCHE L'UOMO CHE ERA DIVENUTO V ERA MORTO. Per questo V fa ancora più paura: non tanto per il numero di uccisioni, ma perché il non conoscere il "nemico", il non saperlo esorcizzare con un nome, crea confusione, timore, poiché ciò che è sconosciuto è per questo stesso fatto incontrollabile. V non è più solo un uomo, ma è quasi un'idea. V saprà recidere il suo ultimo legame con il mondo e diverrà una vera idea.

Nel 1992 i Norsefire prendono il potere e "misero ben presto tutto a posto". Ovvero eliminarono "neri, pachistani, gay, estremisti". Apparentemente realizzarono il desiderio di tutti: dopo una guerra straziante un ritorno alla "normalità", eliminando ciò che appariva "diverso" ed "anormale" anche prima della guerra.

V era un "anormale": era uno dei gay, o pachistani, o neri o estremisti chiusi a Larkhill. Non ci viene detto (non lo si può più sapere con la morte di Delia) chi o "cosa" fosse: se vogliamo rappresenta tutta la "categoria". Per le proiezioni che in lui fa Evey siamo portati da subito a supporre che sia un maschio (una sottintesa regola dei comics non vede sempre l'eroe-maschio che salva la sua bella in pericolo?), ma in realtà il costume e la maschera potrebbero celare anche fattezze femminili: non sapendo chi sia, non si può parlare di "complotto politico", di "attentato dei negri", di "terrorismo arabo" o di altre facili etichette usate per rassicurare la massa di fronte al pericolo, individuando la "matrice" del fatto, identificandola e, come detto prima, riducendo il margine di ignoranza.

Di lui abbiamo solo una maschera, che riproduce i lineamenti di Guy Fawkes, un anarchico del XVII° secolo che tentò inutilmente di far saltare in aria il Parlamento inglese. Si rischia l'identificazione assoluta tra l'attore e la maschera, che l'attore diventi prigioniero del personaggio e si convinca di non essere più sé stesso, ma il personaggio stesso. La maschera è un simbolo o una realtà?

La normalità dei Norsefire vuol dire omologazione, vuol dire annullamento dei singoli nell'unità. Il leader lo dice con sicurezza: "il fascismo è la forza dell'unità. Credo nella forza, credo nell'unità... Non voglio sentir parlare di libertà, di diritti individuali: sono un lusso... La guerra ha posto fine al lusso, la guerra ha posto fine alla libertà". Molti accettano questo "nuovo ordine", accettano tutto affinché si "rimettano le cose a posto" (come Finch che dice: "la faccenda del nuovo ordine non mi interessa più di tanto... qualsiasi società era meglio del caos... c'era bisogno di ordine"); tutti alla ricerca di "normalità" per dimenticarsi di essere ancora vivi, della colpa di essere sopravvissuto a chi non ce l'ha fatta, di essere sopravvissuti morendo dentro. Il gangster Robert, prima di essere ucciso, lo urlerà: "vorrei che tutti fossimo morti, sarebbe meglio!".

Di contro V: se la giustizia ha "un debole per le uniformi", essa non è più la giustizia di V, per cui anche lui si prenderà un'amante: l"anarchia. E in virtù di questa nuova amante V dirà che "la giustizia non ha senso senza la libertà... Libertà e uguaglianza non sono lussi superflui. Senza di loro non ci vuole molto prima che l'ordine sprofondi in abissi inimmaginabili... Le società autoritarie sono come chi pattina sul ghiaccio. Meccanicamente abili e precise, ma precarie. Sotto la fragile crosta della civiltà si agita il freddo caos". É questo l"ordine contro il caos che i Norsefire cercavano?

Per la sua lotta V deve sparire, e poiché lotta come un'idea contro un'idea opposta, attaccherà simboli più che oggetti e persone concrete. Moore ci delizia con un tocco geniale: dove finisce la storia dell'uomo divenuto V (con la pazzia provocata a Prothero, il direttore di Larkhill, e l"uccisione di Delia, il medico del campo, e del vescovo, lì un tempo cappellano: potere civile, scienza e religione uniti contro l'uomo "diverso"), inizia la distruzione dell' "ordine". Se l'uccisione di Delia e del vescovo presenta simboli poco comprensibili e misteriosi per il popolo (scienza e religione hanno lingue per iniziati non accessibili a tutti), l'eliminazione di Prothero provoca un effetto banale ma sconvolgente proprio per questo: cambia la voce del Fato, l'onnipotente computer che tutto controlla. Tutti in cuor loro sapevano che il computer non aveva voce, che un umano gliela prestava, eppure questo mutamento è una cosa "anormale": la gente si era talmente abituata a sentire QUELLA come la "voce del fato", il computer infallibile, la sicurezza perché tutto controlla, la soluzione a tutti i problemi perché tutto organizza, l'organo su cui scaricare tutti i dubbi perché a tutto sapeva dare risposta (non ha forse il nome più evocativo che si possa trovare per un governante impersonale e ineluttabile?), la gente era talmente abituata da iniziare ora a dubitare dei responsi del Fato. E nel fumetto sono ben rappresenta i volti sgomenti e increduli della folla: increduli perché sembra che la "pace" e la "tranquillità" siano finiti, sgomenti perché si rientra in un"epoca in cui non c"è più sicurezza (neppure che il Fato sia uguale a se stesso!), come in guerra.

Le sicurezze: abbiamo visto tutti i personaggi (ed il popolo) legati all' "ordine" cercano un punto di riferimento esterno, un'ancora di salvezza: Finch in Delia, Rose in Derek, Delia nel lavoro, il leader nel suo segreto amore per il Fato, Prothero nelle bambole, tutto il popolo nel Fato, il "Grande Fratello" versione Moore.

V no: il suo conservare oggetti di un passato più felice non è necessario per la sua sopravvivenza spirituale, ma è semmai funzionale a ciò, stimola il suo piacere e il suo senso artistico fini a se stessi. Lo scopo di V è togliere le sicurezze alla gente per potergli riaprire gli occhi (ancora una volta prima la pars destruens), e il mezzo è proprio la televisione appiattente: appare sullo schermo all'improvviso, senza che nessuno possa farci nulla, e sbatte in faccia alla gente le colpe di ciascuno ("la vostra indisponibilità a farvi strada nella società e farvi carico di responsabilità vere, essere autonomi"). Finch aveva detto che qualunque società era meglio del caos, V proclama l"inettitudine della direzione e il peccato della gente che al partito ha "permesso di decidere per voi... avreste potuto fermarli". Qualcosa si scuote: il cartesiano V distrugge schiodando la massa da convinzioni e fatalismi troppo comodi. Spiega: "l'anarchia ha due facce: quella della creazione e quella della distruzione. I distruttori abbattono gli imperi, lasciando un letto di macerie su cui i creatori possono edificare un mondo migliore".

La pars destruens prosegue con la distruzione della Jordan Tower, la torre in cui gli infiniti schermi del "Grande Fratello" di Moore controllano ogni aspetto della vita degli inglesi: ora il Fato, il potere, il "Grande Fratello" è cieco, sordo e muto. V restituisce il "diritto alla segretezza e alla privacy, il "fate ciò che vi pare" sarà l'unica legge". Autonomia e libera scelta, ovvero fine del totalitarismo, dell'unità di intenti e di azioni.

L'inizio è solo spaesatezza (pensare con la propria testa è difficile), ma dalle piccole cose nascono le grandi: una ragazza timidamente (e con una iniziale paura di punizione) urla il suo ""fanculo!" ai suoi oppressori e poi disegna il simbolo di V sul muro; poi un uomo prepara esplosivi, per difendere quella che non sa ancora bene essere la sua libertà. Piccoli passi, ma sono quello che serve per aprire nuovamente le porte a un caos nascosto, non sconfitto.

Il "fai-ciò-che-ti-pare" è nella prima fase, il Verwirrung, il caos che precede l'anarchia, e V finalmente spiega ad Evey (che ormai pensa e vuole nuova conoscenza e non certezze): anarchia è "senza capi", non "senza ordine"; verrà in seguito un ordine, e sarà quello "vero, spontaneo"; forse un ordine duraturo.

Crolla il sistema. Finito il tacito consenso, solo la forza può tentare di salvare il potere: a Londra arrivano bande paramilitari, il leader è perso nei suoi deliri, tutto ricorda la situazione precedente all'avvento dei Norsefire, eppure essa è diversissima, perché V ha indicato la strada; non più caos derivante dalla paura, dal bisogno disperato di riferimenti, ma caos perché la gente pensa, anche se ora sa più ciò che non vuole che ciò che vuole, e ciò che vuole non sa ancora come ottenerlo.

Il partito si sgretola (addio alla "forza dell'unità") e iniziano congiure sotterranee in una "corte" che gioca sottilmente le sue carte e si illude di poter riportare tutto al passato cambiando il leader. Tutto crolla: il Fato, l"ultima certezza, si rivela l'estremo inganno, poiché da sempre era stato sotto il controllo di V. Il leader quasi impazzisce, la partita appare persa.

Ora i riflettori di Moore puntano più su Adam Susan che sul leader: anche lui è privo del suo punto di appoggio, anche lui come tutti, è spaesato. Egli che prima diceva "solo io e Dio [il Fato, N.d.R.]... nessun altro è reale", ora si rende conto che esiste un mondo intorno a lui: cercherà un punto di appoggio nel popolo. E lui che non aveva mai avuto veri contatti con gli altri, cerca di "salutare in modo spontaneo" una folla che lui ritiene amica, ed invece è accorsa solo perché minacciata. É l"estremo tentativo di aprirsi, di mostrarsi anche lui un uomo, non solo il servo/amante di una fredda macchina. La sua inesperienza è fatale ("Mi amano", pensa), ed il suo spontaneo gesto che esprime un tentativo di comunicare, lo farà uccidere da Rose Almond.

V ha vinto? Contemporaneamente V viene ucciso da Finch, anche se proclama che sotto la sua cappa "non ci sono ne carne ne sangue da uccidere, c'è solo un'idea e le idee sono a prova di proiettile". Non c'è carne? Non c'è sangue? E allora cosa vede Finch, cosa vede Evey?

L'appuntamento è per mezzanotte: i resti dei Norsefire smembrati da congiure interne attendono, certi che V non comparirà; il popolo attende: V è la loro scintilla, se non ci sarà, allora non accadrà mai più nulla, se arriverà la polveriera scoppierà. Ma V è morente tra le braccia di Evey…

Chi, leggendo V for Vendetta dal primo capitolo, non si attendeva di vedere il volto sotto la maschera, almeno alla fine? Ma Moore ci stupisce: V chiede a Evey un funerale vichingo e la lascia con l'ultimo enigma: "devi scoprire la faccia dietro la maschera, però non dovrai MAI conoscere la mia faccia".

Come è possibile? La sequenza grafica e dei testi sono da brividi: Evey sogna di avvicinarsi a V e di sollevare la maschera (è curiosa come i lettori, e ha una spinta ulteriore nel rapporto d"amore che si è creato con V) e successivamente vede dietro la maschera le figure protettive che cercava, l'amante, il padre, i fantasmi del suo passato. Ma ora c'è una nuova Evey, che infine immagina di vedere se stessa sotto la maschera, e capisce cosa fare.

La pagina successiva è stupenda nel suo silenzio: Evey davanti allo specchio guarda il suo riflesso nello specchio, e poi la sua bocca si piega nel sorriso di V. Ha capito: "se tolgo quella maschera qualcosa sparirà per sempre, sarà sminuita perché chiunque tu possa essere non sarà mai grande quanto l'IDEA di te". V ha compiuto l'atto più grande e più amorevole verso gli altri: messianicamente ha dato la vita per gli altri, senza pretendere nulla in cambio. Ha dato sé stesso per espiare da vittima innocente gli errori di altri e dare loro la possibilità di un nuova vita. V ha reciso l"ultimo legame col vecchio mondo ed è divenuto IDEA.

Sarà V ad apparire alla folla a mezzanotte o Evey? É V, ma è anche Evey. Alla massa è data libertà di decidere del futuro: "vivere liberi o tornare alle catene. Scegliete saggiamente". Al popolo decidere, V non lo influenza: la libertà, quando c'è, può scegliere di cessare di esistere. Evey non guiderà il popolo, l'aiuterà a "creare e a costruire".

Per fare questo Evey prenderà un erede (l'onesto Dominic) e farà il "funerale vichingo" chiesto da V: il corpo mortale di V farà l'ultimo viaggio su un veicolo della metropolitana zeppo di esplosivo che esploderà sotto Downing Street, la residenza del Primo Ministro, distruggendo il simbolo stesso del potere in Inghilterra. Un funerale vichingo: come nel Ragnarok, il "crepuscolo degli dei" nordico, la distruzione violenta del vecchio mondo segna l"inizio di una nuova età dell'oro. Guy Fawkes stavolta non ha fallito.

Il finale? Non un forzato "e vissero tutti felici e contenti" (e la libertà? Persa proprio in un finale scontato?). Moore ci lascia come vorrebbe V: gli inglesi sono tutti il Finch dell'ultima tavola. Dopo aver lasciato senza neppure una parola (non la meritano) i sogni di rivalsa autoritaria di una Helen Heyer che non ha capito che il mondo è cambiato, l'uomo può finalmente affrontare da solo la strada che è la sua vita. C'è luce e c'è buio, non è dato sapere di più. All'uomo scegliere.

Le immagini utilizzate sono © DC Comics

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[giugno 2001]

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