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V
FOR VENDETTA
COME BATTAGLIA DI IDEE
I due piani della
narrazione non sono separati, e l'abilità di Moore consiste
anche nel porre infiniti riferimenti interni: solo per fare un esempio,
la regina Zara (la regina, simbolo dell'Inghilterra e degli inglesi)
ha sedici anni, esattamente come Evey.
Questa battaglia
di idee è costruito con un raffinato gioco di botta e risposta
a distanza, di parallelismi, di immagini su due specchi affrontati
che riflettono lo stesso oggetto (leggi, concetti, fatti) con due
punti di vista diversi. E queste idee in lotta non sono semplicemente
politiche (troppo facile identificare il sistema politico dei Norsefire
come "cattivo" perché è una dittatura, e
l"anarchia di V come "buona" perché V è
l' "eroe"), ma anche e soprattutto etiche.
Iniziamo col considerare
le due figure-chiave di questa battaglia, i due personaggi che incarnano
le due idee contrapposte: il leader dei Norsefire e V.
È
raro che il leader sia chiamato in maniera differente da
questo. Il suo nome, come l"uomo dietro la funzione, appare
di striscio, di sfuggita: Adam Susan non conta, il leader
è il leader. È un'idea, come il Führer,
il Duce, il Capo. È, in un certo modo, impersonale.
V è chiamato
solo V. Se del leader (anzi, di Susan) sappiamo il poco che
lui ci dice (una giovinezza travagliata e dominata da fobie, repressioni
e razzismo), di V non sappiamo nulla. Sappiamo della sua reclusione
a Larkhill, della sua evoluzione, della sua fuga. Della sua nascita
COME V. Finch scoprirà con orrore che Delia è solo
l'ultimo anello di una impressionante sequela di omicidi: tutto
il personale di Larkhill è stato ucciso, per cui in realtà
ANCHE L'UOMO CHE ERA DIVENUTO V ERA MORTO. Per questo V fa ancora
più paura: non tanto per il numero di uccisioni, ma perché
il non conoscere il "nemico", il non saperlo esorcizzare
con un nome, crea confusione, timore, poiché ciò che
è sconosciuto è per questo stesso fatto incontrollabile.
V non è più solo un uomo, ma è quasi un'idea.
V saprà recidere il suo ultimo legame con il mondo e diverrà
una vera idea.

Nel 1992 i Norsefire
prendono il potere e "misero ben presto tutto a posto".
Ovvero eliminarono "neri, pachistani, gay, estremisti".
Apparentemente realizzarono il desiderio di tutti: dopo una guerra
straziante un ritorno alla "normalità", eliminando
ciò che appariva "diverso" ed "anormale"
anche prima della guerra.
V
era un "anormale": era uno dei gay, o pachistani, o neri
o estremisti chiusi a Larkhill. Non ci viene detto (non lo si può
più sapere con la morte di Delia) chi o "cosa"
fosse: se vogliamo rappresenta tutta la "categoria". Per
le proiezioni che in lui fa Evey siamo portati da subito a supporre
che sia un maschio (una sottintesa regola dei comics non
vede sempre l'eroe-maschio che salva la sua bella in pericolo?),
ma in realtà il costume e la maschera potrebbero celare anche
fattezze femminili: non sapendo chi sia, non si può parlare
di "complotto politico", di "attentato dei negri",
di "terrorismo arabo" o di altre facili etichette usate
per rassicurare la massa di fronte al pericolo, individuando la
"matrice" del fatto, identificandola e, come detto prima,
riducendo il margine di ignoranza.
Di lui abbiamo solo
una maschera, che riproduce i lineamenti di Guy Fawkes, un anarchico
del XVII° secolo che tentò inutilmente di far saltare in
aria il Parlamento inglese. Si rischia l'identificazione assoluta
tra l'attore e la maschera, che l'attore diventi prigioniero del
personaggio e si convinca di non essere più sé stesso,
ma il personaggio stesso. La maschera è un simbolo o una
realtà?
La normalità
dei Norsefire vuol dire omologazione, vuol dire annullamento dei
singoli nell'unità. Il leader lo dice con sicurezza:
"il fascismo è la forza dell'unità. Credo
nella forza, credo nell'unità... Non voglio sentir parlare
di libertà, di diritti individuali: sono un lusso... La guerra
ha posto fine al lusso, la guerra ha posto fine alla libertà".
Molti accettano questo "nuovo ordine", accettano tutto
affinché si "rimettano le cose a posto"
(come Finch che dice: "la faccenda del nuovo ordine non
mi interessa più di tanto... qualsiasi società era
meglio del caos... c'era bisogno di ordine"); tutti alla
ricerca di "normalità" per dimenticarsi di essere
ancora vivi, della colpa di essere sopravvissuto a chi non ce l'ha
fatta, di essere sopravvissuti morendo dentro. Il gangster Robert,
prima di essere ucciso, lo urlerà: "vorrei che tutti
fossimo morti, sarebbe meglio!".
Di contro V: se la
giustizia ha "un debole per le uniformi", essa
non è più la giustizia di V, per cui anche lui si
prenderà un'amante: l"anarchia. E in virtù di
questa nuova amante V dirà che "la giustizia non
ha senso senza la libertà... Libertà e uguaglianza
non sono lussi superflui. Senza di loro non ci vuole molto prima
che l'ordine sprofondi in abissi inimmaginabili... Le società
autoritarie sono come chi pattina sul ghiaccio. Meccanicamente abili
e precise, ma precarie. Sotto la fragile crosta della civiltà
si agita il freddo caos". É questo l"ordine
contro il caos che i Norsefire cercavano?
Per
la sua lotta V deve sparire, e poiché lotta come un'idea
contro un'idea opposta, attaccherà simboli più che
oggetti e persone concrete. Moore ci delizia con un tocco geniale:
dove finisce la storia dell'uomo divenuto V (con la pazzia provocata
a Prothero, il direttore di Larkhill, e l"uccisione di Delia,
il medico del campo, e del vescovo, lì un tempo cappellano:
potere civile, scienza e religione uniti contro l'uomo "diverso"),
inizia la distruzione dell' "ordine". Se l'uccisione di
Delia e del vescovo presenta simboli poco comprensibili e misteriosi
per il popolo (scienza e religione hanno lingue per iniziati non
accessibili a tutti), l'eliminazione di Prothero provoca un effetto
banale ma sconvolgente proprio per questo: cambia la voce del Fato,
l'onnipotente computer che tutto controlla. Tutti in cuor loro sapevano
che il computer non aveva voce, che un umano gliela prestava, eppure
questo mutamento è una cosa "anormale": la gente
si era talmente abituata a sentire QUELLA come la "voce del
fato", il computer infallibile, la sicurezza perché
tutto controlla, la soluzione a tutti i problemi perché tutto
organizza, l'organo su cui scaricare tutti i dubbi perché
a tutto sapeva dare risposta (non ha forse il nome più evocativo
che si possa trovare per un governante impersonale e ineluttabile?),
la gente era talmente abituata da iniziare ora a dubitare
dei responsi del Fato. E nel fumetto sono ben rappresenta i volti
sgomenti e increduli della folla: increduli perché sembra
che la "pace" e la "tranquillità" siano
finiti, sgomenti perché si rientra in un"epoca in cui
non c"è più sicurezza (neppure che il Fato sia
uguale a se stesso!), come in guerra.
Le sicurezze: abbiamo
visto tutti i personaggi (ed il popolo) legati all' "ordine"
cercano un punto di riferimento esterno, un'ancora di salvezza:
Finch in Delia, Rose in Derek, Delia nel lavoro, il leader
nel suo segreto amore per il Fato, Prothero nelle bambole, tutto
il popolo nel Fato, il "Grande Fratello" versione Moore.
V no: il suo conservare
oggetti di un passato più felice non è necessario
per la sua sopravvivenza spirituale, ma è semmai funzionale
a ciò, stimola il suo piacere e il suo senso artistico fini
a se stessi. Lo scopo di V è togliere le sicurezze
alla gente per potergli riaprire gli occhi (ancora una volta prima
la pars destruens), e il mezzo è proprio la televisione
appiattente: appare sullo schermo all'improvviso, senza che nessuno
possa farci nulla, e sbatte in faccia alla gente le colpe di ciascuno
("la vostra indisponibilità a farvi strada nella
società e farvi carico di responsabilità vere, essere
autonomi"). Finch aveva detto che qualunque società
era meglio del caos, V proclama l"inettitudine della direzione
e il peccato della gente che al partito ha "permesso di
decidere per voi... avreste potuto fermarli". Qualcosa
si scuote: il cartesiano V distrugge schiodando la massa da convinzioni
e fatalismi troppo comodi. Spiega: "l'anarchia ha due facce:
quella della creazione e quella della distruzione. I distruttori
abbattono gli imperi, lasciando un letto di macerie su cui i creatori
possono edificare un mondo migliore".
La pars destruens
prosegue con la distruzione della Jordan Tower, la torre in cui
gli infiniti schermi del "Grande Fratello" di Moore controllano
ogni aspetto della vita degli inglesi: ora il Fato, il potere, il
"Grande Fratello" è cieco, sordo e muto. V restituisce
il "diritto alla segretezza e alla privacy, il "fate
ciò che vi pare" sarà l'unica legge".
Autonomia e libera scelta, ovvero fine del totalitarismo, dell'unità
di intenti e di azioni.
L'inizio è
solo spaesatezza (pensare con la propria testa è difficile),
ma dalle piccole cose nascono le grandi: una ragazza timidamente
(e con una iniziale paura di punizione) urla il suo ""fanculo!"
ai suoi oppressori e poi disegna il simbolo di V sul muro; poi un
uomo prepara esplosivi, per difendere quella che non sa ancora bene
essere la sua libertà. Piccoli passi, ma sono quello che
serve per aprire nuovamente le porte a un caos nascosto, non sconfitto.
Il
"fai-ciò-che-ti-pare" è nella prima
fase, il Verwirrung, il caos che precede l'anarchia, e V
finalmente spiega ad Evey (che ormai pensa e vuole nuova conoscenza
e non certezze): anarchia è "senza capi", non "senza
ordine"; verrà in seguito un ordine, e sarà quello
"vero, spontaneo"; forse un ordine duraturo.
Crolla il sistema.
Finito il tacito consenso, solo la forza può tentare di salvare
il potere: a Londra arrivano bande paramilitari, il leader
è perso nei suoi deliri, tutto ricorda la situazione precedente
all'avvento dei Norsefire, eppure essa è diversissima, perché
V ha indicato la strada; non più caos derivante dalla
paura, dal bisogno disperato di riferimenti, ma caos perché
la gente pensa, anche se ora sa più ciò che
non vuole che ciò che vuole, e ciò che vuole non sa
ancora come ottenerlo.
Il partito si sgretola
(addio alla "forza dell'unità") e iniziano
congiure sotterranee in una "corte" che gioca sottilmente
le sue carte e si illude di poter riportare tutto al passato cambiando
il leader. Tutto crolla: il Fato, l"ultima certezza,
si rivela l'estremo inganno, poiché da sempre era stato sotto
il controllo di V. Il leader quasi impazzisce, la partita
appare persa.
Ora i riflettori
di Moore puntano più su Adam Susan che sul leader:
anche lui è privo del suo punto di appoggio, anche lui come
tutti, è spaesato. Egli che prima diceva "solo io
e Dio [il Fato, N.d.R.]... nessun altro è reale",
ora si rende conto che esiste un mondo intorno a lui: cercherà
un punto di appoggio nel popolo. E lui che non aveva mai avuto veri
contatti con gli altri, cerca di "salutare in modo spontaneo"
una folla che lui ritiene amica, ed invece è accorsa solo
perché minacciata. É l"estremo tentativo di aprirsi,
di mostrarsi anche lui un uomo, non solo il servo/amante di una
fredda macchina. La sua inesperienza è fatale ("Mi
amano", pensa), ed il suo spontaneo gesto che esprime un
tentativo di comunicare, lo farà uccidere da Rose Almond.
V ha vinto? Contemporaneamente
V viene ucciso da Finch, anche se proclama che sotto la sua cappa
"non ci sono ne carne ne sangue da uccidere, c'è
solo un'idea e le idee sono a prova di proiettile". Non
c'è carne? Non c'è sangue? E allora cosa vede Finch,
cosa vede Evey?
L'appuntamento
è per mezzanotte: i resti dei Norsefire smembrati da congiure
interne attendono, certi che V non comparirà; il popolo attende:
V è la loro scintilla, se non ci sarà, allora non
accadrà mai più nulla, se arriverà la polveriera
scoppierà. Ma V è morente tra le braccia di Evey…
Chi, leggendo V
for Vendetta dal primo capitolo, non si attendeva di vedere
il volto sotto la maschera, almeno alla fine? Ma Moore ci stupisce:
V chiede a Evey un funerale vichingo e la lascia con l'ultimo enigma:
"devi scoprire la faccia dietro la maschera, però
non dovrai MAI conoscere la mia faccia".
Come è possibile?
La sequenza grafica e dei testi sono da brividi: Evey sogna di avvicinarsi
a V e di sollevare la maschera (è curiosa come i lettori,
e ha una spinta ulteriore nel rapporto d"amore che si è
creato con V) e successivamente vede dietro la maschera le figure
protettive che cercava, l'amante, il padre, i fantasmi del suo passato.
Ma ora c'è una nuova Evey, che infine immagina di vedere
se stessa sotto la maschera, e capisce cosa fare.
La
pagina successiva è stupenda nel suo silenzio: Evey davanti
allo specchio guarda il suo riflesso nello specchio, e poi la sua
bocca si piega nel sorriso di V. Ha capito: "se tolgo quella
maschera qualcosa sparirà per sempre, sarà sminuita
perché chiunque tu possa essere non sarà mai grande
quanto l'IDEA di te". V ha compiuto l'atto più grande
e più amorevole verso gli altri: messianicamente ha dato
la vita per gli altri, senza pretendere nulla in cambio. Ha dato
sé stesso per espiare da vittima innocente gli errori di
altri e dare loro la possibilità di un nuova vita. V ha reciso
l"ultimo legame col vecchio mondo ed è divenuto IDEA.
Sarà V ad
apparire alla folla a mezzanotte o Evey? É V, ma è
anche Evey. Alla massa è data libertà di decidere
del futuro: "vivere liberi o tornare alle catene. Scegliete
saggiamente". Al popolo decidere, V non lo influenza: la
libertà, quando c'è, può scegliere di cessare
di esistere. Evey non guiderà il popolo, l'aiuterà
a "creare e a costruire".
Per fare questo Evey
prenderà un erede (l'onesto Dominic) e farà il "funerale
vichingo" chiesto da V: il corpo mortale di V farà l'ultimo
viaggio su un veicolo della metropolitana zeppo di esplosivo che
esploderà sotto Downing Street, la residenza del Primo Ministro,
distruggendo il simbolo stesso del potere in Inghilterra. Un funerale
vichingo: come nel Ragnarok, il "crepuscolo degli dei"
nordico, la distruzione violenta del vecchio mondo segna l"inizio
di una nuova età dell'oro. Guy Fawkes stavolta non ha fallito.
Il finale? Non un
forzato "e vissero tutti felici e contenti" (e la libertà?
Persa proprio in un finale scontato?). Moore ci lascia come vorrebbe
V: gli inglesi sono tutti il Finch dell'ultima tavola. Dopo aver
lasciato senza neppure una parola (non la meritano) i sogni di rivalsa
autoritaria di una Helen Heyer che non ha capito che il mondo è
cambiato, l'uomo può finalmente affrontare da solo
la strada che è la sua vita. C'è luce e c'è
buio, non è dato sapere di più. All'uomo scegliere.

Le
immagini utilizzate sono © DC Comics
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