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V FOR VENDETTA
COME BILDUNGSROMAN
[Un
Bildungsroman ("romanzo di formazione") descrive
l'educazione e la formazione della personalità di un individuo.
V for Vendetta è un fumetto, ma anche un Bildungsroman,
in quanto descrive la maturazione delle coscienze di tre personaggi
(Rose Almond, l"ispettore Finch, Evey Hammond): attraverso
la distruzione delle loro false certezze, dei loro precari e disperatamente
irrazionali punti di appoggio, essi ritrovano il vero sé,
l'unica cosa che realmente conta, e da lì ricostruiscono
(o tentano di farlo) le proprie esistenze. Dal punto di vista del
Bildungsroman V (il protagonista "ufficiale" o
che perlomeno ci attendiamo) non cresce: egli ha dietro di sé
tutta la storia di come e perché da un momento di partenza
"normale" è diventato V; ma questo non riguarda
gli avvenimenti di V for Vendetta nel loro svolgimento quale
lo seguiamo sulle pagine del comic book. La storia di V appare
solo come flashback, perché dall'inizio alla fine
della narrazione (e forse, per quanto possiamo sapere, anche prima
della trasformazione del personaggio della cella 5 in V) V appare
uguale a se stesso, senza evoluzione.
Tre personaggi invece
crescono, dicevamo, ma con diverse modalità ed esiti. Ma
vediamoli uno ad uno:
Rose
Almond ha una vita all'insegna
del masochismo: è maltrattata e terrorizzata dal marito,
disprezzata per la sua debolezza, per la sua incapacità ad
agire e ad essere autonoma. Per contrasto suo marito Derek Almond
appare sicuro, forte, ed è attratto da Helen Heyer, una donna
forte che domina e organizza la vita e la carriera di un marito
debole. Ma Derek è per Rose il punto di appoggio, l'unica
cosa che dopo la guerra riesca a dare un senso, seppur perverso,
alla sua esistenza, e per questo non gli si oppone mai.
In lei la dolorosa
crescita potrà avvenire solo quando Derek verrà ucciso
da V. E questa perdita umana conta più della perdita della
posizione e dei privilegi, più dell'abbrutimento personale:
sarà la donna di Dascombe, benché Rose sappia che
questi non vuole altro che una sterile vendetta postuma su Derek;
sarà una ballerina, un "animale che offre il posteriore
al mondo in segno di sottomissione". 
Tutto ciò la trasformerà:
da donna passiva, viva solo perché non è morta in
guerra, Rose riacquista quella parte di se chiamata dignità
e vuole gridare al mondo che "non è giusto".
Cosa "non è giusto" per Rose Almond? Non ci viene
specificato, perché forse neppure Rose lo sa: essa è
confusa, sa solo tirar fuori da se stessa una rabbia insopprimibile
contro tutto ciò che le sembra responsabile del suo stato,
non riuscirà ad essere costruttiva. É il primo stadio
dell'evoluzione e della crescita dei personaggi di V for Vendetta,
ma Rose non sa andare oltre: ucciderà il leader, certa di
essere a sua volta uccisa, in un odio meccanico. Rose si è
rifiutata di agire da sola per l'ultima volta, fuggendo in un suicidio
compiuto da altre mani, per non prendersi neppure questa responsabilità.
L'ispettore
Finch: il capo del "Naso"
(la polizia scientifica della dittatura) riuscirà ad
andare oltre Rose nella sua evoluzione interiore. Quando lo conosciamo
è un poliziotto cinico ed in apparenza insensibile. Il suo
solo scopo è trovare V, ma lo fa per dovere, senza passione.
Solo quando muore Delia, la sua amante, solo allora Finch si scrolla
la sua patina insensibile: ora odia V, perché la Delia
che conosceva lui era "una brava donna", cui "stava
a cuore la gente". Quello che Finch non dice è che
Delia era anche il suo punto di appoggio dopo la guerra, una guerra
che lo aveva spinto tra le braccia dei Norsefire non per
convinzione, ma perché "ogni società era meglio
del caos": Finch si era buttato sul lavoro e sul rapporto
con Delia per dimenticare la famiglia perduta. Il giorno in cui
Rose Almond perde il suo punto di riferimento, Derek, anche Finch
perde il suo, Delia, in maniera ancora più terribile: non
solo lei è morta, ma Finch scopre atrocemente che Delia non
era ciò che lui riteneva, ma che durante la guerra era un
cinico medico tanto simile ai vari "angeli della morte"
di un lager nazista
Finch entra in crisi:
trovare V assume un nuovo significato, trovare V equivale a vendicarsi
su chi ha posto fine a quella parvenza di "normalità",
su chi gli ha tolto le illusioni e lo ha costretto a riconsiderare
dolorosamente tutto, su chi lo obbliga a vedere che la sua presunta
stabilità anche interiore non era duratura. Il dolore provocato
da una verità più scomoda dell'illusione non è
un prezzo che tutti sono disposti a pagare, o a tollerare quando
viene imposto.
Finch va oltre la
semplice vendetta per rabbia propugnata da Rose: per vendicarsi
deve capire V, diventare come lui, pensare come lui. E dirà
a Dominic, il suo fedele e onesto assistente che ciò lo spaventa,
come sempre spaventa entrare nella mentalità di veri o presunti
serial killer: diventare come V, pensare come lui, significa lasciar
perdere ogni remora, ogni equilibrio vero o artificioso, ogni parvenza
di normalità per esplorare il proprio inferno e tentare di
sconfiggerlo. Finch è diventato pericoloso per se stesso
e per il regime: pensa.
Ed allora una provvidenziale
"vacanza" concessa, poi il viaggio a Larkhill, il campo
di concentramento per tutti i "diversi" dopo la guerra,
poiché è anche lui un "diverso" ormai, anche
lui non riesce più a riconoscersi nel nuovo ordine.
Finch prende LSD,
abbandona il livello cosciente a favore del suo subconscio, e inizia
il suo "viaggio" simbolico: la droga elimina i suoi freni,
e l'ispettore capisce se stesso: "chi mi tiene qui? Chi
può liberarmi? Chi controlla e domina la mia vita se non...
IO?".
E comprensione significa
LIBERTÀ: a Larkhill il miracolo si è ripetuto, un
altro uomo si è liberato dagli ultimi residui legami con
il mondo esterno ed ha capito sé stesso. La paura della "vertigine
della libertà" è superata e Finch può
volare.
Finch
capisce V, e così lo può ritrovare. L'incontro tra
i due è drammatico, e l'ispettore, in un rigurgito di dovere
(o di odio? In ciò è ancora troppo simile a Rose Almond)
spara a V e porta al mondo la notizia della sua uccisione. Ma non
ne sarà soddisfatto: è un Finch privo di entusiasmo
quello che riferisce la notizia a chi ancora sogna riorganizzazione
del partito e spera di potersi riappropriare del potere. Finch è
certo che V abbia voluto essere ucciso da lui, e l'ispettore
è troppo avanti nel processo di recupero dell'autocoscienza
per compiacersi: se ne andrà, dopo aver confidato a Dominic
la propria debolezza umana ("ho perso la mia famiglia, e
credevo che prendere ordini potesse farmelo scordare. Non è
stato così. Adesso seguo solo i MIEI ordini, e me ne vado
prima che tutto vada in malora"). Lo ritroveremo mentre
disprezza i sogni di potere che culla ancora una illusa Helen Heyer,
senza parlare: ogni parola è infatti inutile, poiché
il suo uditorio non può capire ciò che Finch potrebbe
dire.
Apparentemente
la storia ruota attorno a Evey Hammond: salvata da V, diverrà
la sua inconsapevole discepola. Inconsapevole perché Evey
non capisce V, ma anzi si sente respinta da lui, perché V
gli offre un enigma dopo l'altro, domande senza risposta che Evey
non capisce, perché Evey non vuole pensare. Evey vuole una
sicurezza immediata, una figura forte che gli fornisca un sostegno
cui attaccarsi passivamente: una figura paterna, un padre tanto
desiderato da arrivare al desiderio incestuoso. Perché Evey
non dovrebbe cercare questo sostegno? Rose lo aveva trovato in Derek,
Finch nel lavoro ed in Delia, Evey ne è sprovvista. Evey
vorrebbe un sostegno assoluto, insindacabile ed acritico.
Quando V la riporterà
al mondo esterno, troverà velocemente il tipo di sostegno
che cerca: un uomo maturo e forte, cui concedere tutto, dal corpo
all'anima. Ma l'illusione dura poco: anche lui, come il vero padre
di Evey, le viene strappato dalla morte. La fine dell'illusione
provoca in Evey una reazione simile a quella di Rose e di Finch:
non più apatia, ma odio finalizzato alla vendetta, cui deve
seguire necessariamente (per le circostanze, in fondo per la volontà
di Evey stessa) la morte.
Fallirà, Evey,
e verrà incarcerata. Ma, come Finch e V, anche lei ripartirà
da un carcere, trovando qualcosa che la farà andare avanti
nonostante la distruzione fisica: è un affetto gratuito per
V, "gratuito" perché non ha una corrispondenza
immediata in termini di protezione, e perciò più autentico,
più vero.
Ancora una volta
si attiva la rivoluzione cartesiana già vista per gli altri
personaggi: distruggere per ricostruire, trovare un punto indubitabile
e irrinunciabile, da cui partire per ricostruire: "cogito,
ergo sum - penso, dunque sono". E forse c'è anche
l'influsso della filosofia orientale o religioso-ascetica: mortificare
il corpo, annullarlo, per salvare l"anima, arrivare al fulcro
della vita e del mondo.
Grazie
al manoscritto di Valerie (così preziosa quella carta igienica!
Non conta la materia fisica ma il contenuto, come per la prigioniera),
Evey maturerà psicologicamente e troverà quel nucleo
innegabile di sé: "l"ultimo centimetro di noi
che ci resta, ma in quel piccolo centimetro siamo liberi... Un centimetro
è piccolo e fragile, ed è l"unica cosa al mondo
che vale la pena di avere... non dobbiamo perderlo o venderlo o
cederlo, non dobbiamo permettere loro di portarcelo via".
Ed Evey finalmente
pensa da sola, pensa in termini assoluti, pensa da essere umano,
non più nei termini animali del mangiare e del sopravvivere
fisicamente: rifiuterà di dichiarare il falso, di sottoscrivere
una comoda e menzognera "versione ufficiale" in cambio
della vita e di una falsa libertà, solo per non cedere quel
centimetro. Qui sta la differenza tra il mondo disperato di Orwell
e quello angoscioso ma in cui si può sperare di Moore: Winston
di fronte alla paura del dolore fisico, cederà, verrà
annichilito e alla fine "vincerà se stesso" e riuscirà
ad amare il Grande Fratello; Evey non rinuncerà al suo centimetro
e accetterà la morte fisica per salvare la sua vita spirituale:
quanto è diversa dalla Evey che nelle prime tavole supplicava
i suoi carnefici di prendere tutto ciò che aveva, ma di risparmiare
la misera vita che aveva!
Evey è cresciuta,
ed è invincibile nella sua apparente debolezza: non gli si
può fare più nulla. Con un colpo di scena in fondo
prevedibile, si scopre che il carceriere è in realtà
V! Evey reagirà con rabbia, accusandolo di crudeltà,
secondo un modo di pensare proprio della vecchia Evey: V replicherà
che, attraverso lo stesso percorso da lui fatto anni prima, le ha
donato la VERA libertà. Evey pensa e capirà, e sarà
pronta: una pioggia purificatrice toglierà lo sporco della
prigionia, ma anche della vita precedente, un battesimo che la immette
in una nuova vita.
Evey
ha raggiunto un grado di coscienza più alto di quello di
Finch e di Rose Almond (dal cognome così volutamente simile
a quello di Evey: simile è il loro punto di partenza e parte
del percorso, diversa è la conclusione); capirà che
non deve chiudersi in se stessa, che non deve sprecare la sua vita
in un odio fine a se stesso, ma che la sua libertà deve essere
regalata agli altri perché anche gli altri siano liberi.
Qualcuno dirà che lei ce l'ha fatta perché, a differenza
degli altri protagonisti, aveva la guida di V, ma ciò non
è corretto: se V ha dato l'incipit, lo ha dato a tutti
e tre, ma solo Evey ha accettato fino in fondo le conseguenze di
una sua scelta. Anche questa è libertà.
Le
immagini utilizzate sono © DC Comics
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