ULTRASPECIALI

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ALAN
MOORE


quarta parte

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Battaglia di Idee

V for VENDETTA

UNA LETTURA CRITICA

Romanzo di Formazione

di Eugenio Marica

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

V FOR VENDETTA COME BILDUNGSROMAN

[Un Bildungsroman ("romanzo di formazione") descrive l'educazione e la formazione della personalità di un individuo. V for Vendetta è un fumetto, ma anche un Bildungsroman, in quanto descrive la maturazione delle coscienze di tre personaggi (Rose Almond, l"ispettore Finch, Evey Hammond): attraverso la distruzione delle loro false certezze, dei loro precari e disperatamente irrazionali punti di appoggio, essi ritrovano il vero sé, l'unica cosa che realmente conta, e da lì ricostruiscono (o tentano di farlo) le proprie esistenze. Dal punto di vista del Bildungsroman V (il protagonista "ufficiale" o che perlomeno ci attendiamo) non cresce: egli ha dietro di sé tutta la storia di come e perché da un momento di partenza "normale" è diventato V; ma questo non riguarda gli avvenimenti di V for Vendetta nel loro svolgimento quale lo seguiamo sulle pagine del comic book. La storia di V appare solo come flashback, perché dall'inizio alla fine della narrazione (e forse, per quanto possiamo sapere, anche prima della trasformazione del personaggio della cella 5 in V) V appare uguale a se stesso, senza evoluzione.

Tre personaggi invece crescono, dicevamo, ma con diverse modalità ed esiti. Ma vediamoli uno ad uno:

Rose Almond ha una vita all'insegna del masochismo: è maltrattata e terrorizzata dal marito, disprezzata per la sua debolezza, per la sua incapacità ad agire e ad essere autonoma. Per contrasto suo marito Derek Almond appare sicuro, forte, ed è attratto da Helen Heyer, una donna forte che domina e organizza la vita e la carriera di un marito debole. Ma Derek è per Rose il punto di appoggio, l'unica cosa che dopo la guerra riesca a dare un senso, seppur perverso, alla sua esistenza, e per questo non gli si oppone mai.

In lei la dolorosa crescita potrà avvenire solo quando Derek verrà ucciso da V. E questa perdita umana conta più della perdita della posizione e dei privilegi, più dell'abbrutimento personale: sarà la donna di Dascombe, benché Rose sappia che questi non vuole altro che una sterile vendetta postuma su Derek; sarà una ballerina, un "animale che offre il posteriore al mondo in segno di sottomissione".

Tutto ciò la trasformerà: da donna passiva, viva solo perché non è morta in guerra, Rose riacquista quella parte di se chiamata dignità e vuole gridare al mondo che "non è giusto". Cosa "non è giusto" per Rose Almond? Non ci viene specificato, perché forse neppure Rose lo sa: essa è confusa, sa solo tirar fuori da se stessa una rabbia insopprimibile contro tutto ciò che le sembra responsabile del suo stato, non riuscirà ad essere costruttiva. É il primo stadio dell'evoluzione e della crescita dei personaggi di V for Vendetta, ma Rose non sa andare oltre: ucciderà il leader, certa di essere a sua volta uccisa, in un odio meccanico. Rose si è rifiutata di agire da sola per l'ultima volta, fuggendo in un suicidio compiuto da altre mani, per non prendersi neppure questa responsabilità.

 

L'ispettore Finch: il capo del "Naso" (la polizia scientifica della dittatura) riuscirà ad andare oltre Rose nella sua evoluzione interiore. Quando lo conosciamo è un poliziotto cinico ed in apparenza insensibile. Il suo solo scopo è trovare V, ma lo fa per dovere, senza passione. Solo quando muore Delia, la sua amante, solo allora Finch si scrolla la sua patina insensibile: ora odia V, perché la Delia che conosceva lui era "una brava donna", cui "stava a cuore la gente". Quello che Finch non dice è che Delia era anche il suo punto di appoggio dopo la guerra, una guerra che lo aveva spinto tra le braccia dei Norsefire non per convinzione, ma perché "ogni società era meglio del caos": Finch si era buttato sul lavoro e sul rapporto con Delia per dimenticare la famiglia perduta. Il giorno in cui Rose Almond perde il suo punto di riferimento, Derek, anche Finch perde il suo, Delia, in maniera ancora più terribile: non solo lei è morta, ma Finch scopre atrocemente che Delia non era ciò che lui riteneva, ma che durante la guerra era un cinico medico tanto simile ai vari "angeli della morte" di un lager nazista

Finch entra in crisi: trovare V assume un nuovo significato, trovare V equivale a vendicarsi su chi ha posto fine a quella parvenza di "normalità", su chi gli ha tolto le illusioni e lo ha costretto a riconsiderare dolorosamente tutto, su chi lo obbliga a vedere che la sua presunta stabilità anche interiore non era duratura. Il dolore provocato da una verità più scomoda dell'illusione non è un prezzo che tutti sono disposti a pagare, o a tollerare quando viene imposto.

Finch va oltre la semplice vendetta per rabbia propugnata da Rose: per vendicarsi deve capire V, diventare come lui, pensare come lui. E dirà a Dominic, il suo fedele e onesto assistente che ciò lo spaventa, come sempre spaventa entrare nella mentalità di veri o presunti serial killer: diventare come V, pensare come lui, significa lasciar perdere ogni remora, ogni equilibrio vero o artificioso, ogni parvenza di normalità per esplorare il proprio inferno e tentare di sconfiggerlo. Finch è diventato pericoloso per se stesso e per il regime: pensa.

Ed allora una provvidenziale "vacanza" concessa, poi il viaggio a Larkhill, il campo di concentramento per tutti i "diversi" dopo la guerra, poiché è anche lui un "diverso" ormai, anche lui non riesce più a riconoscersi nel nuovo ordine.

Finch prende LSD, abbandona il livello cosciente a favore del suo subconscio, e inizia il suo "viaggio" simbolico: la droga elimina i suoi freni, e l'ispettore capisce se stesso: "chi mi tiene qui? Chi può liberarmi? Chi controlla e domina la mia vita se non... IO?".

E comprensione significa LIBERTÀ: a Larkhill il miracolo si è ripetuto, un altro uomo si è liberato dagli ultimi residui legami con il mondo esterno ed ha capito sé stesso. La paura della "vertigine della libertà" è superata e Finch può volare.

Finch capisce V, e così lo può ritrovare. L'incontro tra i due è drammatico, e l'ispettore, in un rigurgito di dovere (o di odio? In ciò è ancora troppo simile a Rose Almond) spara a V e porta al mondo la notizia della sua uccisione. Ma non ne sarà soddisfatto: è un Finch privo di entusiasmo quello che riferisce la notizia a chi ancora sogna riorganizzazione del partito e spera di potersi riappropriare del potere. Finch è certo che V abbia voluto essere ucciso da lui, e l'ispettore è troppo avanti nel processo di recupero dell'autocoscienza per compiacersi: se ne andrà, dopo aver confidato a Dominic la propria debolezza umana ("ho perso la mia famiglia, e credevo che prendere ordini potesse farmelo scordare. Non è stato così. Adesso seguo solo i MIEI ordini, e me ne vado prima che tutto vada in malora"). Lo ritroveremo mentre disprezza i sogni di potere che culla ancora una illusa Helen Heyer, senza parlare: ogni parola è infatti inutile, poiché il suo uditorio non può capire ciò che Finch potrebbe dire.

Apparentemente la storia ruota attorno a Evey Hammond: salvata da V, diverrà la sua inconsapevole discepola. Inconsapevole perché Evey non capisce V, ma anzi si sente respinta da lui, perché V gli offre un enigma dopo l'altro, domande senza risposta che Evey non capisce, perché Evey non vuole pensare. Evey vuole una sicurezza immediata, una figura forte che gli fornisca un sostegno cui attaccarsi passivamente: una figura paterna, un padre tanto desiderato da arrivare al desiderio incestuoso. Perché Evey non dovrebbe cercare questo sostegno? Rose lo aveva trovato in Derek, Finch nel lavoro ed in Delia, Evey ne è sprovvista. Evey vorrebbe un sostegno assoluto, insindacabile ed acritico.

Quando V la riporterà al mondo esterno, troverà velocemente il tipo di sostegno che cerca: un uomo maturo e forte, cui concedere tutto, dal corpo all'anima. Ma l'illusione dura poco: anche lui, come il vero padre di Evey, le viene strappato dalla morte. La fine dell'illusione provoca in Evey una reazione simile a quella di Rose e di Finch: non più apatia, ma odio finalizzato alla vendetta, cui deve seguire necessariamente (per le circostanze, in fondo per la volontà di Evey stessa) la morte.

Fallirà, Evey, e verrà incarcerata. Ma, come Finch e V, anche lei ripartirà da un carcere, trovando qualcosa che la farà andare avanti nonostante la distruzione fisica: è un affetto gratuito per V, "gratuito" perché non ha una corrispondenza immediata in termini di protezione, e perciò più autentico, più vero.

Ancora una volta si attiva la rivoluzione cartesiana già vista per gli altri personaggi: distruggere per ricostruire, trovare un punto indubitabile e irrinunciabile, da cui partire per ricostruire: "cogito, ergo sum - penso, dunque sono". E forse c'è anche l'influsso della filosofia orientale o religioso-ascetica: mortificare il corpo, annullarlo, per salvare l"anima, arrivare al fulcro della vita e del mondo.

Grazie al manoscritto di Valerie (così preziosa quella carta igienica! Non conta la materia fisica ma il contenuto, come per la prigioniera), Evey maturerà psicologicamente e troverà quel nucleo innegabile di sé: "l"ultimo centimetro di noi che ci resta, ma in quel piccolo centimetro siamo liberi... Un centimetro è piccolo e fragile, ed è l"unica cosa al mondo che vale la pena di avere... non dobbiamo perderlo o venderlo o cederlo, non dobbiamo permettere loro di portarcelo via".

Ed Evey finalmente pensa da sola, pensa in termini assoluti, pensa da essere umano, non più nei termini animali del mangiare e del sopravvivere fisicamente: rifiuterà di dichiarare il falso, di sottoscrivere una comoda e menzognera "versione ufficiale" in cambio della vita e di una falsa libertà, solo per non cedere quel centimetro. Qui sta la differenza tra il mondo disperato di Orwell e quello angoscioso ma in cui si può sperare di Moore: Winston di fronte alla paura del dolore fisico, cederà, verrà annichilito e alla fine "vincerà se stesso" e riuscirà ad amare il Grande Fratello; Evey non rinuncerà al suo centimetro e accetterà la morte fisica per salvare la sua vita spirituale: quanto è diversa dalla Evey che nelle prime tavole supplicava i suoi carnefici di prendere tutto ciò che aveva, ma di risparmiare la misera vita che aveva!

Evey è cresciuta, ed è invincibile nella sua apparente debolezza: non gli si può fare più nulla. Con un colpo di scena in fondo prevedibile, si scopre che il carceriere è in realtà V! Evey reagirà con rabbia, accusandolo di crudeltà, secondo un modo di pensare proprio della vecchia Evey: V replicherà che, attraverso lo stesso percorso da lui fatto anni prima, le ha donato la VERA libertà. Evey pensa e capirà, e sarà pronta: una pioggia purificatrice toglierà lo sporco della prigionia, ma anche della vita precedente, un battesimo che la immette in una nuova vita.

Evey ha raggiunto un grado di coscienza più alto di quello di Finch e di Rose Almond (dal cognome così volutamente simile a quello di Evey: simile è il loro punto di partenza e parte del percorso, diversa è la conclusione); capirà che non deve chiudersi in se stessa, che non deve sprecare la sua vita in un odio fine a se stesso, ma che la sua libertà deve essere regalata agli altri perché anche gli altri siano liberi. Qualcuno dirà che lei ce l'ha fatta perché, a differenza degli altri protagonisti, aveva la guida di V, ma ciò non è corretto: se V ha dato l'incipit, lo ha dato a tutti e tre, ma solo Evey ha accettato fino in fondo le conseguenze di una sua scelta. Anche questa è libertà.

Le immagini utilizzate sono © DC Comics

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[giugno 2001]

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