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Omar
Martini è il cofondatore, insieme a Luca Bernardi, della
casa editrice Black Velvet.
Alan
Moore è conosciuto a livello mondiale per la sua monumentale
attività di sceneggiatore che, grazie a opere come Miracleman,
V for Vendetta, Watchmen, il suo ciclo di Swamp Thing e From Hell,
solo per citare alcune delle più importanti e famose, hanno
cambiato radicalmente, per gli autori e per i lettori, il modo di
scrivere il fumetto e l'approccio a questo medium. Però,
sebbene poco conosciuta, nel corso di questi ultimi anni ha acquistato
una importanza sempre più crescente la sua attività
musicale e, nello specifico, la realizzazione di una serie di performance
sperimentali che allargano il suo concetto personale di creazione
dell'opera artistica e rendono ancora più sofisticata la
sua scrittura e le tematiche da lui toccate.
Nella metà degli anni '80 Alan Moore iniziò a collaborare
e a scrivere canzoni per circa un decennio con i gruppi musicali
Sinister Ducks e Emperors of ice cream [1]. La
stanchezza che provocava la realizzazione di semplici composizioni
pop però si incrociò con lo studio della magia che
aveva iniziato proprio in quegli anni: decise quindi di abbandonare
i due gruppi e di iniziare a collaborare con i musicisti David
J (ex- Bahuas e ex- Love & Rockets), Tim
Perkins (ex- Emperors of ice cream) e Gary
Lloyd, per realizzare una serie di performance con delle caratteristiche
ben specifiche, che consistevano nella recitazione da parte di Alan
Moore di un testo scritto appositamente per quella singola occasione
sopra un'evocativa colonna sonora sperimentale.
Questa
sua nuova linea creativa si fonde perfettamente con le sue riflessioni
sulla magia, cominciate all'inizio degli anni '90, che diventano
un elemento importante nella sua attività creativa, presenti
a vario livello in molte delle sue ultime opere: dai numerosi simbolismi
di From Hell a quella specie di "abc" della magia che
è Promethea. Questo crescente interesse derivò, per
ammissione stessa dell'autore, da una serie di prove che, a suo
parere, non potevano essere ignorate, dalla testimonianza di rispettabili
persone che avevano incominciato a studiare l'occulto e dalla percezione
di come la magia si stesse insinuando sempre più nella sua
vita. Inoltre, se si osservano le interviste e le sue osservazioni
successive alla realizzazione di Swamp Thing e Watchmen, ci si rende
conto che Moore aveva iniziato a elaborare una teoria per cui la
coscienza è rappresentata come uno spazio (l'"ideaverso"),
in cui trovare il materiale grezzo di tutta la creatività
e che, una volta creata un'idea, questa diventa reale e in grado
di influenzare la realtà [2].
Moore
si rese conto che se voleva continuare a scrivere in maniera sempre
più intensa e profonda, riuscendo a trasmettere quello che
realmente voleva esprimere, doveva andare oltre la tecnica e le
idee razionali ed entrare in qualcosa che fosse "trans-razionale".
Questa, per Moore, è la magia che esiste fin dalla concezione
di ogni forma artistica. Nell'antichità l'artista e lo sciamano
erano due figure indivisibili: entrambi traevano un concetto o un'idea
dal mondo invisibile dandogli poi una forma. Tutte le arti e gli
impulsi creativi umani devono aver compiuto i loro primi passi nel
regno della Magia, dato che all'inizio erano percepiti come tali.
Le Arti e la Magia (tradizionalmente conosciuta come "l'Arte")
hanno in comune il tentativo di manipolare una sorta di meta-spazio,
un regno immateriale di pensiero e ispirazione. Se le primi radici
dell'Arte possono quindi essere descritte come magiche, ne consegue
che, per essere genuinamente radicali all'interno delle arti, bisogna
fare uno sforzo per individuare e capire queste radici. Questi studi
portarono Moore alla decisione, nel giorno del suo quarantesimo
compleanno, di voler diventare un mago e, due mesi dopo, alla sua
prima esperienza magica.
Da quel momento, divise il suo tempo tra la scrittura e gli altri
interessi, senza che questo modificasse la sua capacità di
scrittura; anzi, da quel momento si sentì ancora più
produttivo [3]. La magia divenne un modo per comprendere
la sua creatività e la sua personale risposta all'unica domanda
importante ("da dove vengono le idee?"), sia nella sua
attività di scrittore che negli altri campi creativi, musica
compresa.
In
questo suo nuovo ambito artistico tentò di costruire un processo
e un contesto per un tipo di performance artistica e poetica che
facesse uso della visione sciamanica del mondo per indirizzare il
pubblico, attraverso un paesaggio mentale strutturato, verso un
livello di coscienza predeterminato. Ogni performance realizzata
con questo processo deve essere considerata come un evento da rappresentare
in un'unica occasione, in un luogo specifico sentito appropriato
per le intenzioni dell'opera e in una data specifica considerata
egualmente significativa. Tutto questo è fondamentale per
intensificare il senso rituale e l'aura di occasione necessari per
coinvolgere il pubblico, ma anche per superare i meccanismi tipici
delle performance (in qualsiasi ambito la si applichi, dalla musica
pop alla poesia), in cui bisogna obbligatoriamente scrivere, pubblicare
e poi andare in tour per ripetere all'infinito quegli stessi componimenti.
In questa maniera, invece, lo sforzo compositivo viene concentrato
in circa un mese, e l'energia scaturita dall'unica performance non
viene diluita in innumerevoli ripetizioni ma rimane intatta, con
la sua forza iniziale, di singolo evento. Su questo punto concordano
anche i musicisti, che sembrano preferire questa "politica
di spreco colossale", che implica la realizzazione di un bel
pezzo musicale, la scrittura di parole potenti e l'esecuzione di
una sola performance fantastica. Per tutto il gruppo questo metodo
di lavoro è estremamente più potente e soddisfacente.
Considerata la complessità di concezione e di realizzazione,
le performance realizzate da Alan Moore non sono numerose (The Moon
and Serpent grand egyptian theatre of marvels, The Birth Caul, Brought
to light, Snake & Ladders, The Highbury Working e Angel Passage),
ma stanno raccogliendo un favore sempre più crescente, grazie
soprattutto alla loro diffusione tramite "registrazioni"
[4] che, sebbene in maniera nettamente parziale,
riescono a catturare parte della magia della rappresentazione e
a ricreare per l'ascoltatore/spettatore un evento che non sarà
in grado di vedere mai.
NOTE
[1] Nella seconda metà degli anni '90, parte
di queste composizioni vennero illustrate da alcuni dei più
bravi disegnatori statunitensi per la rivista Negative Burn (Caliber
Press), e poi successivamente raccolte in un volume.
[2]
Questo concetto venne utilizzato esplicitamente nella miniserie
Judgement Day (Awesome); inoltre, è interessante notare come
anche Grant Morrison parli in termini simili della sua serie Invisibles,
soprattutto quando sottolinea il fatto che quell'opera ha profondamente
influenzato la sua esistenza, modificandola radicalmente.
[3]
Moore specificò che questa influenza aveva effetti positivi
sulla maggiore quantità di lavoro che era in grado di produrre,
ma che questo non significava che tutto potesse essere a un livello
qualitativo alto.
[4]
Esistono una serie di cd musicali, che raccolgono quasi tutte le
rappresentazioni finora realizzate; inoltre, Eddie
Campbell, basandosi su tali registrazioni, ha iniziato il complesso
impegno di adattarle a fumetti, dando quindi una sua (re)interpretazione
al denso e complesso testo di Moore. Al momento, sono stati realizzati
due albi a fumetti: The
Birth Caul (di imminente pubblicazione per Black Velvet) e Snake
& Ladders.
mp3
"mooriani" su http://artists.mp3s.com/artists/289/alan_moore.html
Notizie
interessantissime per comprendere l'universo sonoro mooriano su
http://www.fortunecity.com/victorian/durer/229/amoore.htm
Un
illuminante intervento dello stesso Moore sulla propria concezione
della musica può essere letto su
Locus+
(clicca sul link "Artists" e poi scegli "Alan Moore")
La
foto di Alan Moore è tratta da un articolo apparso on line
sul LA
Weekly.
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