ULTRASPECIALI

Speciale
ALAN
MOORE


sedicesima parte

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MOORE, LA MAGIA E LE PERFORMANCE

di OMAR MARTINI

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L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Omar Martini è il cofondatore, insieme a Luca Bernardi, della casa editrice Black Velvet.

Alan Moore è conosciuto a livello mondiale per la sua monumentale attività di sceneggiatore che, grazie a opere come Miracleman, V for Vendetta, Watchmen, il suo ciclo di Swamp Thing e From Hell, solo per citare alcune delle più importanti e famose, hanno cambiato radicalmente, per gli autori e per i lettori, il modo di scrivere il fumetto e l'approccio a questo medium. Però, sebbene poco conosciuta, nel corso di questi ultimi anni ha acquistato una importanza sempre più crescente la sua attività musicale e, nello specifico, la realizzazione di una serie di performance sperimentali che allargano il suo concetto personale di creazione dell'opera artistica e rendono ancora più sofisticata la sua scrittura e le tematiche da lui toccate.
Nella metà degli anni '80 Alan Moore iniziò a collaborare e a scrivere canzoni per circa un decennio con i gruppi musicali Sinister Ducks e Emperors of ice cream [1]. La stanchezza che provocava la realizzazione di semplici composizioni pop però si incrociò con lo studio della magia che aveva iniziato proprio in quegli anni: decise quindi di abbandonare i due gruppi e di iniziare a collaborare con i musicisti David J (ex- Bahuas e ex- Love & Rockets), Tim Perkins (ex- Emperors of ice cream) e Gary Lloyd, per realizzare una serie di performance con delle caratteristiche ben specifiche, che consistevano nella recitazione da parte di Alan Moore di un testo scritto appositamente per quella singola occasione sopra un'evocativa colonna sonora sperimentale.

Questa sua nuova linea creativa si fonde perfettamente con le sue riflessioni sulla magia, cominciate all'inizio degli anni '90, che diventano un elemento importante nella sua attività creativa, presenti a vario livello in molte delle sue ultime opere: dai numerosi simbolismi di From Hell a quella specie di "abc" della magia che è Promethea. Questo crescente interesse derivò, per ammissione stessa dell'autore, da una serie di prove che, a suo parere, non potevano essere ignorate, dalla testimonianza di rispettabili persone che avevano incominciato a studiare l'occulto e dalla percezione di come la magia si stesse insinuando sempre più nella sua vita. Inoltre, se si osservano le interviste e le sue osservazioni successive alla realizzazione di Swamp Thing e Watchmen, ci si rende conto che Moore aveva iniziato a elaborare una teoria per cui la coscienza è rappresentata come uno spazio (l'"ideaverso"), in cui trovare il materiale grezzo di tutta la creatività e che, una volta creata un'idea, questa diventa reale e in grado di influenzare la realtà [2].

Moore si rese conto che se voleva continuare a scrivere in maniera sempre più intensa e profonda, riuscendo a trasmettere quello che realmente voleva esprimere, doveva andare oltre la tecnica e le idee razionali ed entrare in qualcosa che fosse "trans-razionale". Questa, per Moore, è la magia che esiste fin dalla concezione di ogni forma artistica. Nell'antichità l'artista e lo sciamano erano due figure indivisibili: entrambi traevano un concetto o un'idea dal mondo invisibile dandogli poi una forma. Tutte le arti e gli impulsi creativi umani devono aver compiuto i loro primi passi nel regno della Magia, dato che all'inizio erano percepiti come tali. Le Arti e la Magia (tradizionalmente conosciuta come "l'Arte") hanno in comune il tentativo di manipolare una sorta di meta-spazio, un regno immateriale di pensiero e ispirazione. Se le primi radici dell'Arte possono quindi essere descritte come magiche, ne consegue che, per essere genuinamente radicali all'interno delle arti, bisogna fare uno sforzo per individuare e capire queste radici. Questi studi portarono Moore alla decisione, nel giorno del suo quarantesimo compleanno, di voler diventare un mago e, due mesi dopo, alla sua prima esperienza magica.
Da quel momento, divise il suo tempo tra la scrittura e gli altri interessi, senza che questo modificasse la sua capacità di scrittura; anzi, da quel momento si sentì ancora più produttivo [3]. La magia divenne un modo per comprendere la sua creatività e la sua personale risposta all'unica domanda importante ("da dove vengono le idee?"), sia nella sua attività di scrittore che negli altri campi creativi, musica compresa.

In questo suo nuovo ambito artistico tentò di costruire un processo e un contesto per un tipo di performance artistica e poetica che facesse uso della visione sciamanica del mondo per indirizzare il pubblico, attraverso un paesaggio mentale strutturato, verso un livello di coscienza predeterminato. Ogni performance realizzata con questo processo deve essere considerata come un evento da rappresentare in un'unica occasione, in un luogo specifico sentito appropriato per le intenzioni dell'opera e in una data specifica considerata egualmente significativa. Tutto questo è fondamentale per intensificare il senso rituale e l'aura di occasione necessari per coinvolgere il pubblico, ma anche per superare i meccanismi tipici delle performance (in qualsiasi ambito la si applichi, dalla musica pop alla poesia), in cui bisogna obbligatoriamente scrivere, pubblicare e poi andare in tour per ripetere all'infinito quegli stessi componimenti. In questa maniera, invece, lo sforzo compositivo viene concentrato in circa un mese, e l'energia scaturita dall'unica performance non viene diluita in innumerevoli ripetizioni ma rimane intatta, con la sua forza iniziale, di singolo evento. Su questo punto concordano anche i musicisti, che sembrano preferire questa "politica di spreco colossale", che implica la realizzazione di un bel pezzo musicale, la scrittura di parole potenti e l'esecuzione di una sola performance fantastica. Per tutto il gruppo questo metodo di lavoro è estremamente più potente e soddisfacente.
Considerata la complessità di concezione e di realizzazione, le performance realizzate da Alan Moore non sono numerose (The Moon and Serpent grand egyptian theatre of marvels, The Birth Caul, Brought to light, Snake & Ladders, The Highbury Working e Angel Passage), ma stanno raccogliendo un favore sempre più crescente, grazie soprattutto alla loro diffusione tramite "registrazioni" [4] che, sebbene in maniera nettamente parziale, riescono a catturare parte della magia della rappresentazione e a ricreare per l'ascoltatore/spettatore un evento che non sarà in grado di vedere mai.

NOTE
[1] Nella seconda metà degli anni '90, parte di queste composizioni vennero illustrate da alcuni dei più bravi disegnatori statunitensi per la rivista Negative Burn (Caliber Press), e poi successivamente raccolte in un volume.

[2] Questo concetto venne utilizzato esplicitamente nella miniserie Judgement Day (Awesome); inoltre, è interessante notare come anche Grant Morrison parli in termini simili della sua serie Invisibles, soprattutto quando sottolinea il fatto che quell'opera ha profondamente influenzato la sua esistenza, modificandola radicalmente.

[3] Moore specificò che questa influenza aveva effetti positivi sulla maggiore quantità di lavoro che era in grado di produrre, ma che questo non significava che tutto potesse essere a un livello qualitativo alto.

[4] Esistono una serie di cd musicali, che raccolgono quasi tutte le rappresentazioni finora realizzate; inoltre, Eddie Campbell, basandosi su tali registrazioni, ha iniziato il complesso impegno di adattarle a fumetti, dando quindi una sua (re)interpretazione al denso e complesso testo di Moore. Al momento, sono stati realizzati due albi a fumetti: The Birth Caul (di imminente pubblicazione per Black Velvet) e Snake & Ladders.

mp3 "mooriani" su http://artists.mp3s.com/artists/289/alan_moore.html

Notizie interessantissime per comprendere l'universo sonoro mooriano su
http://www.fortunecity.com/victorian/durer/229/amoore.htm

Un illuminante intervento dello stesso Moore sulla propria concezione della musica può essere letto su
Locus+ (clicca sul link "Artists" e poi scegli "Alan Moore")

La foto di Alan Moore è tratta da un articolo apparso on line sul LA Weekly.

[febbraio 2002]


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