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Alan
Moore parla di Marvelman
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ALL’ INTERVISTA
Utrazine
ringrazia George Khoury e la TwoMorrows
Publishing per l’autorizzazione
alla traduzione di parte dell’intervista ad Alan Moore apparsa sul
recente Kimota!
Kimota! è
lo splendido volume che Khoury ha messo insieme per analizzare una
delle opere supereroistiche meglio riuscite di sempre, la saga di
Miracleman a cui Alan Moore contribuì in maniera determinante
nei primi anni ’80 e che rappresenta il primo acuto di una luminosa
carriera.
Il volume - un vero
e proprio must - contiene interviste a tutti gli autori delle
avventure dell’Uomo dei Miracoli, tra cui, oltre a Moore, Gary Leach,
Alan Davis, John Totleben, Neil Gaiman, Mark Buckingam, Rick Veitch,
e materiali imperdibili come l’originale proposta e la sceneggiatura
del primo numero di Moore e alcune tavole inedite.
Per chi fosse interessato
a Kimota! – The Miracleman Companion ($ 12.95) può
richiederlo a TwoMorrows
Publishing, 1812 Park Drive, Raleigh,
North Carolina 27695, e-mail: twomorrow@aol.com.
Ma chi è Miracleman?
Innanzitutto,
in Italia abbiamo potuto leggere, nei primi anni ’90, sulle pagine
di SuperComics #19-20 (Max Bunker Press) una manciata di storie
del Nostro scritte da Moore. Se non le avete mai lette, cercate
per le fumetterie o in qualche mercatino e non ve ne pentirete!
Miracleman è
l’alter ego di Mike Moran, giornalista freelance, che pronunciando
la parola "Kimota" ("Atomic" al contrario) si
trasforma in un potentissimo supereroe. Questo personaggio caduto
nell’oblio per lungo tempo fu recuperato nei primi anni ’80 da Alan
Moore sulle pagine di Warrior, gloriosa ed innovativa rivista inglese
diretta da Dez Skinn. Con Miracleman Moore iniziava quella vivisezione
revisionista del mito del supereroe che lo porterà dritto
a Watchmen, probabilmente l’opera definitiva sul superomismo. Miracleman
viene così spogliato del substrato naif del suo personaggio
datato anni ‘50 e segnato da cattivi improbabili e missioni bizzarre
in cui non moriva nessuno, e calato di peso nel mondo reale al centro
di cospirazioni e di dolorose rivelazioni. Su Miracleman Moore scrive
alcune delle più belle pagine del genere, storie emozionanti
ed intense avvalendosi della collaborazione di artisti quali Gary
Leach, Alan Davis, John Totleben.
Dal punto di vista
editoriale le vicende di Miracleman sono invece assai complesse.
Inoltre la disputa tuttora in corso sui diritti del personaggio
se da un lato ne alimenta l’alone leggendario dall’altro impedisce
la ristampa dei materiali privando i fan del piacere di leggere
quelle straordinarie avventure. Ma andiamo con ordine.
Miracleman si chiamava
in realtà … Marvelman e fu creato da Mick Anglo gli anni
‘50 come "clone" di Capitan Marvel per motivi legati all’impossibilità
dell’editore Len Miller di continuare a ristampare le originali
avventure di Shazam!, il suo albo più venduto. La serie uscì
fino al 1963.
Nel 1982 Marvelman
fece il suo glorioso ritorno su Warrior #1 su testi di Moore e disegni
di Leach. Nel 1985, dopo la chiusura di Warrior, Marvelman sbarca
in America, pubblicato dalla casa editrice Eclipse, e per evitare
una probabile causa legale con la Marvel cambia nome in Miracleman.
Continuano così le sue avventure e a Alan Moore subentrerà
Neil Gaiman con Mark Buckingham alle matite. L’ultimo albo edito
di Miracleman è il #24 risalente all’Agosto 1993, il #25
seppure completo non fu mai pubblicato a causa della bancarotta
della Eclipse, il #26 sarebbe invece stato in avanzato stato di
lavorazione. Il problema legato ai diritti di Miracleman si fa estremamente
complicato considerando che questi apparterebbero in parti uguali
a tutti gli autori coinvolti.
Attualmente sembra
che i detentori legittimi siano Neil Gaiman e Mark Buckingam più
… Todd McFarlane che qualche anno fa acquistò ad un’asta
fallimentare tutti i personaggi Eclipse, e quindi anche Miracleman.
La vicenda sembrava
essersi chiarita quando Gaiman si dichiarò disponibile a
cedere a McFarlane i diritti di Angela, personaggio da lui creato
che appare nella saga di Spawn, in cambio di quelli di Miracleman.
Ma non sembra che la cosa sia andata a buon fine, tanto che McFarlane
ha annunciato un imminente ritorno di Mike Moran sulle pagine di
Hellspawn.
A complicare ulteriormente
le cose, poco tempo fa, a fine Ottobre, la Marvel Comics ha annunciato
in una conferenza stampa che Gaiman scriverà per loro una
miniserie i cui proventi andranno a favore della Marvel and Miracles
LLC - una società creata da Gaiman allo scopo di chiarire
la situazione legale dei diritti di Miracleman. Inoltre nell’ottica
di un riavvicinamento tra la Marvel e Moore, Quesada ha dichiarato
che qualora la questione venga chiarita la Casa delle Idee darebbe
il suo assenso affinché il personaggio torni al suo nome
originale di Marvelman implicitamente proponendosi come editore
delle eventuali ristampe.
Insomma, incrociamo
le dita.
Le storie pubblicate
in Italia su SuperComics #19-20 corrispondono ai primi 3 albi editi
dalla Eclipse. Ci siamo persi oltre 20 storie, ahimè!
INTERVISTA
AD ALAN MOORE
George Khoury:
Ricordi il tuo primo incontro con Marvelman?
Alan
Moore: La prima volta che ho visto
un fumetto di Marvelman deve essere stato … vediamo, sono nato nel
1953. Non ricordo quando il primo albo di Marvelman sia stato pubblicato
ma probabilmente era il 1954 o qualcosa del genere. All’età
di quattro anni ho iniziato a leggere fumetti inglesi, gli albi
per ragazzi di quel periodo, spesso di qualità eccellente,
come Beano, Dan Dare e quelli della D.C. Thomson.
Verso i sette anni credo, il che significa nel 1960, ho visto il
mio primo fumetto americano, il primo albo di Flash e gli
albi di Superman/Batman che di solito prendevo.
Deve essere stato
in quel periodo che ho visto Marvelman. Ma mi è sembrato
una debole imitazione. […] Al tempo non conoscevo Capitan Marvel,
non sapevo che Marvelman fosse una re-invenzione di Capitan Marvel
per questioni di copyright.
Penso d’aver percepito
un senso di inferiorità in quel tipo di prodotto. Mi piaceva
l’idea di un supereroe inglese, solo non pensavo che quello fosse
ben fatto. […]
Devo aver avuto circa
undici anni, ed ero andato in vacanza a Yarmouth, una stazione balneare
inglese, e cercavo dei fumetti da comprare. Capitava che cambiando
città si trovassero fumetti differenti, per via della distribuzione
che era molto più imprecisa di adesso. Ricordo che c’erano
diversi Marvelman Annual e non c’era nient’altro di meglio
da comprare, così li presi e li trovai molto più attraenti
di quanto ricordavo. C’era in quegli albi un qualcosa che mi piaceva
davvero.
Nello
stesso periodo presi una delle ristampe della Ballantine di Mad
di Harvey Kurtzman che conteneva la storia "Superduperman"
e iniziai subito a pensare - tieni a mente che avevo 11 anni, perciò
sarebbe stato un fumetto solo per il mio divertimento – che avrei
potuto fare una parodia di Marvelman. […]
Volevo fare una parodia
che fosse divertente come "Superduperman" ma pensavo
che sarebbe stata meglio se l’avessi fatta su un supereroe inglese.
Pensai che sarebbe stato divertente se Marvelman avesse dimenticato
la sua parola magica. Penso d’aver fatto qualche disegno, o imitazione
delle parodie di Wally Wood, su Marvelman.
E poi dimenticai
completamente il progetto; fu solo 10 o 12 anni dopo che iniziai
a lavorare nel mondo dei fumetti, e l’idea ritornò a galla
di nuovo. Si, sarebbe stato divertente se si fosse potuto ottenere,
in qualche modo, i diritti di Marvelman, non per usare quell’idea
per scopi comici, ma incominciavo a vedere che l’avrei potuta usare
con un effetto drammatico - un qualcosa di sorprendente e intenso
… prendere un eroe anni ’50 molto innocente e semplicistico e calarlo
in un’ambientazione anni ’80 molto più complessa e oscura.
[…]
Consideri
Miracleman un lavoro revisionista o sperimentale?
Entrambi,
non credi? È il tipo di cosa che solitamente preferisco fare.
Un esperimento revisionista, insomma.
[ride] Stiamo parlando di un
personaggio che, al tempo, non era certo una leggenda nel mondo
dei fumetti. Sono sicuro che c’era qualche nostalgico entusiasta
ma se non avessimo recuperato Marvelman per Warrior nessuno
ora lo ricorderebbe, come per molti altri personaggi inglesi dello
stesso periodo.
Si, c’era una certa
dose di revisionismo nel progetto. Pensavo, si potrebbe prendere
questo vecchio personaggio e rivoltarlo in modo da farlo funzionare
come un personaggio sperimentale - un personaggio attraverso il
quale spingere i supereroi in aree sperimentali se vuoi, dal punto
di vista del modo di raccontare le storie. Non dico però
che in Marvelman abbiamo usato la stessa varietà di meccanismi
narrativi per esempio di V for Vendetta. […]
Gran parte del mio
lavoro si basa sul prendere elementi dal passato e cercare di adattarli
al futuro. Cercare d’usarli in un’ottica futuristica. Se preferisci,
fondere elementi del passato e del futuro, ma ruotandoli di 90 gradi
per inserirli in un contesto differente; e in questo modo raccontare
storie che guardino in avanti piuttosto che indietro.
Come
la serie arrivò in America? Sei stato coinvolto in qualche
modo? E come Marvelman divenne Miracleman?
Penso che originariamente
stavamo prendendo accordi - o Dez Skinn stava prendendo accordi
- con la Eclipse Comics per fare l’edizione americana. A quel punto,
credo, venimmo a sapere che gli avvocati della Marvel dicevano che
non avrebbero tollerato una rivista chiamata Marvelman. Non
ricordo se scrissi loro o se mi misi solo in contatto con la Marvel
U.K. Eravamo abbastanza contenti di prendere la direzione DC/Shazam!
e chiamare l’albo semplicemente Kimota! o qualcosa del genere, senza
mai usare la parola Marvel in copertina. Abbastanza felici di quella
scelta che avrei potuto continuare su quella via. Ma mi sentivo
sicuro dal momento che la Marvel Comics nacque circa nel 1961. Marvelman
è sotto copyright dal 1954. Scrissi loro una lettera, che
credo si potrebbe considerare sarcastica, non so. Ma facevo presente
che almeno nella versione del calendario che noi seguivamo, il 1954
veniva qualche anno prima del 1961. C’è solo un tipo di pretesa
che la Marvel poteva avere sul nome, non una pretesa morale ma dovuta
alla sua potenza. Semplicemente la Marvel aveva avvocati, la Marvel
aveva risorse finanziarie immense. La Marvel sapeva bene che prescindendo
dalla ragione o dal torto del caso, avrebbero fatto quello che volevano.
Per cui a quel punto scrissi una lettera, mi misi in contatto con
loro dicendo più o meno: "Sapete d’essere grandi e grossi.
Potete di sicuro metterci a terra legalmente, perciò non
possiamo chiamare il personaggio Marvelman. State pur certi che
in nessun caso nel futuro prenderò in considerazione di lavorare
per la Marvel Comics o con la Marvel Comics in nessun modo."
Come
accadde che Miracleman #15 divenne uno dei fumetti più violenti
mai realizzati?
È come se
applichi un po’ della logica ordinaria del mondo reale ad un supereroe
e vedi che succede. Voglio dire, mi colpisce il fatto che un super-cattivo,
una persona malvagia con poteri che ti aspetti da un personaggio
del genere di Superman, farebbe molto più che cercare di
schiavizzare la Terra con un qualche raggio o roba del genere. Avevo
l’idea, di un … inferno. Inoltre uno scontro tra due supereroi che
avveniva ogni mese in un albo Marvel, che cosa era davvero? Sarebbe
successo – lo so avendolo visto in sacco di albi di Kirby, che Hulk
e Thor si sarebbero pestati in una zona industriale in disuso, così
che la totale distruzione di una vasta area della città sarebbe
stata senza vittime. Ma è ovviamente una cosa dovuta al Comics
Code. Un approccio realistico ad uno scontro di quel tipo avrebbe
probabilmente implicato una significativa perdita di vite umane,
specialmente se uno dei contendenti avesse l’intenzione di causare,
per pura malvagità, quanto più danni alle persone
e distruzione fosse possibile. E perciò se le cose stavano
così, ho pensato, okay, facciamo un numero in cui mostriamo
uno scontro tra supereroi come sarebbe per davvero. Mostriamo come
sarebbe disastroso se davvero avessimo Bizarro e Superman che si
battono nel centro di Metropolis; che cosa possiamo immaginare che
accada, e sviluppiamo la cosa partendo da qui. Lascia solo la tua
immaginazione libera e Miracleman #15 è quello che ne uscì.
Non c’era nessuna
intenzione di fare il più violento fumetto di tutti i tempi.
Non credo che stessimo pensandoci. È solo che avevamo stabilito
sin dalla sua prima apparizione che Kid Miracleman sarebbe stato
un personaggio di una malvagità furiosa, fisica, violenta.
Sapevo che avrebbe fatto ritorno e sentivo che sarebbe stato molto,
molto peggio quando fosse tornato. Ecco come la storia si sviluppò,
non c’era alcun intento di renderla più violenta di molti
altri fumetti. La storia doveva svilupparsi come uno scontro tra
Kid Miracleman e Miracleman in pubblico, a Londra, molto più
protratto della precedente e molto più devastante, e questo
permise al talento di John [Totleben, il disegnatore della storia,
N.d.T.] di renderla una visione ancora più apocalittica di
quanto avrebbe potuto essere.
Hai
mai pensato che gli autori inglesi che sono venuti dopo di te avessero
un sacco di pressione? Che la gente si aspettasse da loro d’essere
Alan Moore, come nel caso di Grant Morrison e di altri?
Prendendo in esame
gli scrittori inglesi, di cui leggo e apprezzo i lavori, come per
esempio Neil [Gaiman], penso che lui direbbe di sé stesso
che quando iniziò è stato molto influenzato da me.
Abbastanza influenzato. Le prime due storie che fece … probabilmente
aveva un paio di spazzi di Alan Moore nella sua testa e probabilmente
era più sicuro della mia voce nella sua testa di quanto fosse
di iniziare con la sua. Ma questo non è durato a lungo. Neil
non fece un paio di storie che erano rubate da me, ma che avevano
una specie di vernice del mio stile o qualcosa del genere. Ma poi
Neil trovò molto velocemente la sua voce personale e iniziò
a scrivere cose incredibili, cose che io non averi mai potuto fare.
Penso che Sandman sia un eccellente lavoro di fantasy
moderno, non solo di fumetto moderno. Garth Ennis è un altro
per il quale penso che occorrano molti sforzi, se si vuole trovare
una mia influenza nel suo lavoro. Ha una propria, meravigliosa e
distinta voce personale. Warren Ellis, ancora … quando leggo i suoi
lavori non vedo nessun riflesso del mio lavoro nel suo. Naturalmente
Warren è venuto un po’ dopo ma credo l’abbia fatto come se
stesso. Non vedo una grande influenza, non so se sono stato in grado
di dare alla gente ispirazione, di far pensare, "Posso scrivere
fumetti".
Se sono stato in
grado di far pensare questo a qualcuno in modo che si sia divertito
a scrivere fumetti, allora è molto simile a quello che è
successo a me leggendo i lavori di John Wagner, Pat Mills e Alan
Grant su 2000 A.D. Quando lessi quelle storie, pensai: "Queste
sono persone intelligenti con un senso dell’umorismo che scrivono
fumetti. Forse c’è un posto per me nel Fumetto". Ecco
cosa John, Pat e Alan fecero per me con le loro storie. Aver fatto
lo stesso per altre persone mi renderebbe felice. C’è gente
che ha preso un sacco di elementi dal mio stile e forse - non so,
è solo una supposizione - si sente un po’ nervosa o preoccupata
da questo, visto che forse non si è mai evoluta come avrebbe
sperato di fare o qualcosa di simile. Sono di più le persone
che mi aspetterei di trovare lamentarsi per aver imposto degli standard
troppo elevati o di aver steso un’ombra sull’industria fumettistica.
Le persone che ho
nominato - Neil, Garth, Warren e ce ne sono un altro paio - non
mi hanno mai mostrato alcun segno d’aver avuto il loro lavoro reso
più difficile dalla mia presenza. Perciò non penso
ci sia un vero problema. La gente che ha talento arriverà
in cima. Se sono stato capace di dar loro un lampo d’ispirazione
al momento giusto, allora è una gran cosa. Non è certo
molto più di quello che ho avuto io da altri. Sarebbe bello
pensare che ho dato un po’ di più, ma no … non penso d’aver
costituito un problema per gli autori inglesi che sono venuti dopo
di me, almeno non per quelli che avevano un talento genuino.
Ripensandoci,
quanto importante è stato Miracleman per te?
Moltissimo. Sotto una
certa ottica si possono vedere delle idee che iniziano in Miracleman
e che raggiungono la piena maturazione in Watchmen, dove
Watchmen ha la stessa idea di base di Miracleman ossia
applicare la logica del mondo reale ai supereroi fino a portarla
alle estreme conseguenze. […] Miracleman è stato un
importante passo avanti. È stato uno dei primi momenti in
cui ho capito che le storie che volevo raccontare potevano davvero
funzionare, che si potevano fare e che erano storie forti capaci
d’intrattenere, e che potevano perfino essere più piacevoli
di quelle che leggevo al tempo. Riguardo il trovare la mia voce,
Miracleman è stato un primo grande passo in avanti, perciò
non sottovaluterò mai la sua importanza nella mia opera.
[up]
Marvel Family cover
© Mick Anglo; Superduperman © DC Comics; Miracleman revealing
to be Alan Moore © Alan Davis;
Miracleman sketch
© Chris Sprouse - Courtesy of Ricky Wong; all the other images
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