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Provate a immedesimarvi,
per un momento.
Vi
chiamate Alan Moore, siete inglese, avete qualche anno più
dei 40 e siete reputato il più grande sceneggiatore vivente
di comics. Avete contribuito a destrutturare il concetto di supereroe
con Watchmen. Con Swamp Thing avete mostrato che si
possono scrivere fumetti horror adulti, e dopo di voi c'è
stato chi, su questo concetto, ha creato un'intera linea, la Vertigo,
che produce molti fumetti bellissimi. E avete fatto tanto altro
ancora, non solo per il fumetto. Stanco del vostro stesso modo di
scrivere, o meglio della manieristica imitazione vertigheggiante
del vostro modo di scrivere, vi siete diretto verso il genere che
tutti pensavano odiaste: i supereroi. Con WildC.a.t.s avete
dato prova di come si scrivono, secondo voi, i supereroi moderni.
Con Supreme, visto che non vi lasciavano scrivere Superman,
avete cercato di far capire cos'è che rende un supereroe
tale. Tornando alle radici, all'archetipo. E poi... poi siete andato
oltre. Avete pensato: se è vero che sono il più grande,
creerò ex novo il fumetto, di supereroi ma non solo, lasciando
la mia eredità narrativa alla gente del nuovo millennio.
Creerò IL supereroe, e mostrerò che cosa può
fare. In fondo io sono Alan Moore. E' il mio destino...
Non
sappiamo, naturalmente, se le cose siano andate davvero così.
Ciò che sappiamo è che Moore ha dato vita a una nuova
linea di fumetti (la ABC, America's Best Comics - ironia o consapevolezza?)
che fa capo alla Wildstorm (che a sua volta fa capo alla DC Comics)
e che produce alcuni dei fumetti più interessanti degli ultimi
anni. In particolare ci ha colpito Tom Strong, il personaggio
con cui Alan esplora il concetto di supereroe, forse in maniera
definitiva.
Indie Occidentali, 1899. Tomas Strong, scienziato, e sua moglie
Susan fanno naufragio sull'isola di Attabar Teru. Sanno bene che
non hanno speranza di tornare alla cosiddetta civiltà, ma
forse non ne sentono nemmeno il bisogno. Tomas, pratico come al
solito, pensa ad estrarre dai bagagli che sono riusciti a salvare
una sua creazione, quello che noi chiameremmo robot e che lui ha
battezzato Uomo Pneumatico, o Pneuman, per brevità. Tempo
dopo, i coniugi Strong hanno frattanto occupato il cratere di un
vulcano spento, viene alla luce Tom, il figlio di Tomas e Susan.
E' in quell'occasione che i due vengono a contatto per la prima
volta con gli indigeni, i pacifici ma "arretrati" abitanti dell'isola.
Ed è l'inizio di una straordinaria amicizia. Il piccolo Tom
viene allevato nel modo migliore, in un ambiente asettico edificato
sul fondo del cratere, perché cresca sviluppando il suo intero
potenziale. Ma prima che l'esperimento del professor Strong (perché
di questo si tratta) abbia termine, un terremoto sconvolge il cratere,
Tomas e Susan perdono la vita e il piccolo Tom, ormai di otto anni,
si ritrova orfano. Verrà allevato, per il resto della sua
infanzia, dalla tribù degli indigeni, gli Ozu. Fino a che
non tornerà alla civiltà, a Millennium City.
Ci
fermiamo qui, per non sostituire Mr. Moore nel racconto di questo
serial affascinante ed esotico. Moore scrive con passione, si vede
ad ogni pagina. Ha amato ed ama smisuratamente i supereroi, e per
questo ne ha voluto creare alcuni tutti suoi, da coccolare e riguardare
come si deve. Tom Strong, in particolare, è ciò
che più si avvicina al concetto base del supereroe, di Superman,
se vogliamo. Un uomo dotato di capacità superiori al normale
che guida la sua gente indicando ad essa ciò che è
meglio per lei e proteggendola.
Tom Strong
è un ottimo fumetto, che riconcilia con l'avventura e col
sense of wonder, altrove perso da tempo a causa di crossover
astrusi e autori cui preme solo il denaro. Forse è questo
il messaggio di Alan Moore: scrivere e disegnare fumetti significa
raccontare una storia, una bella storia, e tutto il resto deve venire
in secondo piano. Ed è per questo che, per rappresentare
graficamente i suoi sogni, Moore ha chiamato Chris Sprouse, ottimo
disegnatore e grandissimo raccontatore: uno che ha capito che le
sue matite sono al servizio della storia, e non viceversa.
Chissà che,
anche questa volta, il buon Alan non venga seguito da tutti gli
altri, in modo che il fumetto sia un po' più povero di denaro
e cover sgargianti e un po' più ricco di idee e fantasia.
Lui, ne siamo sicuri,
vorrebbe così.
TOM STRONG in
America's Best Comics, Magic Press
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