ULTRASPECIALI

Speciale
ALAN
MOORE


tredicesima parte

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TOM STRONG:
ALLE RADICI DEL SUPEREROE

di Silvio Schirru

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Provate a immedesimarvi, per un momento.

Vi chiamate Alan Moore, siete inglese, avete qualche anno più dei 40 e siete reputato il più grande sceneggiatore vivente di comics. Avete contribuito a destrutturare il concetto di supereroe con Watchmen. Con Swamp Thing avete mostrato che si possono scrivere fumetti horror adulti, e dopo di voi c'è stato chi, su questo concetto, ha creato un'intera linea, la Vertigo, che produce molti fumetti bellissimi. E avete fatto tanto altro ancora, non solo per il fumetto. Stanco del vostro stesso modo di scrivere, o meglio della manieristica imitazione vertigheggiante del vostro modo di scrivere, vi siete diretto verso il genere che tutti pensavano odiaste: i supereroi. Con WildC.a.t.s avete dato prova di come si scrivono, secondo voi, i supereroi moderni. Con Supreme, visto che non vi lasciavano scrivere Superman, avete cercato di far capire cos'è che rende un supereroe tale. Tornando alle radici, all'archetipo. E poi... poi siete andato oltre. Avete pensato: se è vero che sono il più grande, creerò ex novo il fumetto, di supereroi ma non solo, lasciando la mia eredità narrativa alla gente del nuovo millennio. Creerò IL supereroe, e mostrerò che cosa può fare. In fondo io sono Alan Moore. E' il mio destino...

Non sappiamo, naturalmente, se le cose siano andate davvero così. Ciò che sappiamo è che Moore ha dato vita a una nuova linea di fumetti (la ABC, America's Best Comics - ironia o consapevolezza?) che fa capo alla Wildstorm (che a sua volta fa capo alla DC Comics) e che produce alcuni dei fumetti più interessanti degli ultimi anni. In particolare ci ha colpito Tom Strong, il personaggio con cui Alan esplora il concetto di supereroe, forse in maniera definitiva.

Indie Occidentali, 1899. Tomas Strong, scienziato, e sua moglie Susan fanno naufragio sull'isola di Attabar Teru. Sanno bene che non hanno speranza di tornare alla cosiddetta civiltà, ma forse non ne sentono nemmeno il bisogno. Tomas, pratico come al solito, pensa ad estrarre dai bagagli che sono riusciti a salvare una sua creazione, quello che noi chiameremmo robot e che lui ha battezzato Uomo Pneumatico, o Pneuman, per brevità. Tempo dopo, i coniugi Strong hanno frattanto occupato il cratere di un vulcano spento, viene alla luce Tom, il figlio di Tomas e Susan. E' in quell'occasione che i due vengono a contatto per la prima volta con gli indigeni, i pacifici ma "arretrati" abitanti dell'isola. Ed è l'inizio di una straordinaria amicizia. Il piccolo Tom viene allevato nel modo migliore, in un ambiente asettico edificato sul fondo del cratere, perché cresca sviluppando il suo intero potenziale. Ma prima che l'esperimento del professor Strong (perché di questo si tratta) abbia termine, un terremoto sconvolge il cratere, Tomas e Susan perdono la vita e il piccolo Tom, ormai di otto anni, si ritrova orfano. Verrà allevato, per il resto della sua infanzia, dalla tribù degli indigeni, gli Ozu. Fino a che non tornerà alla civiltà, a Millennium City.

Ci fermiamo qui, per non sostituire Mr. Moore nel racconto di questo serial affascinante ed esotico. Moore scrive con passione, si vede ad ogni pagina. Ha amato ed ama smisuratamente i supereroi, e per questo ne ha voluto creare alcuni tutti suoi, da coccolare e riguardare come si deve. Tom Strong, in particolare, è ciò che più si avvicina al concetto base del supereroe, di Superman, se vogliamo. Un uomo dotato di capacità superiori al normale che guida la sua gente indicando ad essa ciò che è meglio per lei e proteggendola.

Tom Strong è un ottimo fumetto, che riconcilia con l'avventura e col sense of wonder, altrove perso da tempo a causa di crossover astrusi e autori cui preme solo il denaro. Forse è questo il messaggio di Alan Moore: scrivere e disegnare fumetti significa raccontare una storia, una bella storia, e tutto il resto deve venire in secondo piano. Ed è per questo che, per rappresentare graficamente i suoi sogni, Moore ha chiamato Chris Sprouse, ottimo disegnatore e grandissimo raccontatore: uno che ha capito che le sue matite sono al servizio della storia, e non viceversa.

Chissà che, anche questa volta, il buon Alan non venga seguito da tutti gli altri, in modo che il fumetto sia un po' più povero di denaro e cover sgargianti e un po' più ricco di idee e fantasia.

Lui, ne siamo sicuri, vorrebbe così.

TOM STRONG in America's Best Comics, Magic Press

[novembre 2001]


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