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Barry Kavanagh
è uno scrittore e musicista di Dublino. L'intervista è
stata condotta il 17 Ottobre 2000 ed è apparsa originariamente
sul sito www.blather.net
e su www.hellshaw.com/barry/index.html,
dove può essere letta in versione integrale.
Un ULTRA ringraziamento
a Barry per l'autorizzazione alla traduzione. Il testo dell'intervista
è copyright di Barry Kavanagh e Alan Moore. La traduzione
è copyright di Ultrazine.
BK: La prossima domanda è su From Hell, con la malvagia
regina Vittoria. Cosa pensi della morte della principessa di Galles,
avvenuta il 31 agosto, lo stesso giorno della morte di Polly Nichols,
la prima vittima dello Squartatore?
A dire il vero non
ci avevo fatto caso. E' abbastanza interessante, perché avrei
potuto collegare la principessa di Galles a tutta la faccenda del
pentacolo diabolico. C'è stata tutta quella vicenda del matrimonio
… all'inizio avrebbero dovuto sposarsi nell'abbazia di Westminster,
ma all'ultimo momento decisero per Saint Paul, che naturalmente
è un tempio di Diana, la dea della luna… e sì, credo
che il principale significato mistico della morte della principessa
Diana sia che, probabilmente, non è una grande idea andare
in giro a folleggiare per Parigi a 80 miglia all'ora quando il tuo
autista è fuori di testa.
BK: Una cosa che
ho trovato strana è il passante che vide Liz Stride essere
gettata a terra.
Già, era la
versione di un testimone oculare. Vide un uomo azzuffarsi con una
donna. L'uomo sembrò gridargli qualcosa che suonava come
"Lipski", che potrebbe essere stato un riferimento all'origine ebrea
del testimone stesso. Lipski era il nome di un tizio ebreo che era
stato arrestato per omicidio, mi pare, un paio d'anni prima, e potrebbe
essere divenuto un termine generico dispregiativo per "ebreo". Sì,
qualcuno vide. E ciò accadde nella iarda in cui c'era un
fabbricante di casse d'imballaggio di nome Walter Hindley, esattamente
sotto la finestra del club socialista in cui William Morris effettuava
solitamente le sue letture. Ho cercato di mettere insieme il mosaico
quanto più fosse possibile, inserendo qualunque frammento
d'informazione che avessi a riguardo.
BK: Le due Mary
Kelly, come i due Lee Harvey Oswalds, non possono esser lasciate
da parte.
Questa è davvero
strana. Katherine Eddowes lascia la stazione di polizia avendo dato
Mary Ann Kelly come falso nome e viene uccisa.
BK: Ah. Io parlavo
delle altre due Mary Kelly. Il testimone che la vide il giorno seguente.
Ah, già! Anche
questo è curioso. Due testimoni che dissero entrambi di averla
vista la mattina seguente.
BK:
Ti ha dato un'indicazione per la fine della storia, non è
vero?
In effetti sì.
Intendo dire che volevo lasciarlo celato. Perché, ovviamente,
la verità pura è semplice su questa storia è:
come avrebbe potuto una qualunque persona identificare quella cosa
che c'era al 13 di Miller's Court? Guarda, ho visto le foto. Per
un bel po' è difficile stabilire da che parte bisogna guardarle.
Figuriamoci dire chi sia. Non c'è alcuna prova. Non avevano
impronte digitali, analisi del DNA o roba del genere, a quel tempo.
Tutto quello che avevano erano le parole del suo ragazzo in stato
di shock. Lui disse: "Sì, è Mary". Non aveva più
faccia. In alcuni punti era scarnificata fino alle ossa. Non aveva
stomaco. Per cui chi lo sa? In quel momento io volevo solo dare
alla povera donna un lieto fine, una sorta di via di fuga. E quella
scena finale, col fantasma di Gull che discende il colle in Irlanda,
dove ci sono una donna che non aveva mai visto prima e quattro ragazzine,
per me è una delle scene più intense del fumetto.
C'è qualcosa che ti dà i brividi nella parte in cui
lei gli dice di tornarsene nell'Inferno da cui è venuto.
C'è qualcosa in quella scena che… non so… per me è
come se fosse reale.
BK: Com'è
stato avere a che fare per così tanti anni con un'opera su
un serial killer?
Sono stati… quanti?
Dieci anni. Dieci anni a scavare nel materiale, nella bibliografia.
Non solo su Jack lo Squartatore, ma su tutti questi stronzi. Tutte
queste miserabili e insignificanti scuse per il genere umano. Non
sono superuomini. Nient'affatto. Non sono come Hannibal Lecter.
Sono come Peter Sutcliffe. Idioti con una permanente improbabile.
E con qualcosa di terribilmente contorto nel loro rapporto con la
madre o roba del genere. Sono piccoli individui.
BK: E' ciò
che ha dimostrato quello studio dell'FBI, no?
E io leggo tutto
di Robert Ressler. Libri come "Sexual Homicide", che probabilmente
è il miglior libro sui serial killer. Ma ce li ho tutti.
Ho circa trenta libri su Jack lo Squartatore, anche perché
la Fortean Times ha continuato a spedirmi libri su Jack persino
dopo che avevo chiesto loro di smettere. Gli ultimi due che mi hanno
mandato sono "Jack the Ripper - a Psychic Investigation", in cui
una donna ha deciso di indagare psichicamente sui delitti dello
Squartatore, e uno di un tizio che ha scritto su cosa sarebbe accaduto
a Jack lo Squartatore se nel 1880 avessimo avuto a disposizione
i moderni metodi di indagine. Ma è un po' sconcertante, perché
ci sono cose come Fred Abberline che alza il telefono e chiede se
è già pronto l'esito dell'esame del DNA e tu pensi:
"Okay, perché diavolo andare incontro a tutti questi problemi?
Perché non dire semplicemente che l'hanno beccato dopo il
primo omicidio grazie a una telecamera a circuito chiuso e farla
finita?!"
BK: Ora hai messo
da parte tutti quei libri?
No, non metto mai
da parte i libri. Più o meno vivo nei piccoli spazi tra una
pila di libri e l'altra. Non li tengo mai lontano. Posso vederne
la maggior parte anche da dove sono seduto. Alcuni, probabilmente,
potrei semplicemente prenderli e buttarli. La maggior parte. Ce
n'è un paio che terrei. Ma la mia collezione di libri è
di quel genere che non fa una buona impressione se vieni arrestato.
Quel tipo di libri che, sui titoli del giornale, suonerebbe "Aveva
parecchi libri sui serial killer, sui Nazisti e sull'occulto!" [ride]
BK: [ride] Non vorresti essere
dalla parte del torto in una caccia alle streghe.
Assolutamente no.
Sono molto orgoglioso di From Hell. E' un lavoro grande, oscuro,
monumentale. Vittoriano.
BK: Ci sono un
paio di cose sullo sfondo. C'è una sequenza, mi pare nel
capitolo IV, in cui Gull parla di sacrifici di bambini come usurpazione
di un simbolo femminile e così via…
E' con Netley. Stanno
girando per Londra. Mi sembra di ricordare che dica che sacrificare
bambini è un modo di negare il potere femminile.
BK: Ho trovato
la pagina [pag. 24 del IV capitolo, nel primo volume dell'edizione
Magic Press, tradotta da Alessandra Di Luzio, ndT]. Dice: "Le dee
vennero rimpiazzate con gli dei. Poi si iniziarono a sacrificare
i bambini, devastando il più temibile dei simboli femminili,
la maternità, con la sua magia e il suo potere.".
Questo non è
necessariamente vero, ma è ciò che Gull, secondo me,
potrebbe aver creduto.
BK: Un po' dopo
parlano della Ratcliffe Highway e dell'omicidio della famiglia Marr,
e Gull dice che in quel luogo venne ucciso un bambino, chiedendosi
se fosse stato "un atto rituale che desse forma alla società"
(ovvero una forza di polizia). Sono molto interessato al tabù
dell'infanticidio.
Be', probabilmente
ci sono parecchie ragioni per sacrificare bambini. Ma ciò
che mi colpisce è che sono convinto che numerosi sacrifici
siano stati compiuti avendo in mente come prima cosa il maggior
vantaggio possibile per la vittima. Avevano intenzione di rendere
sacre le persone. Allo stesso tempo mi colpisce che sacrificare
bambini potesse essere un modo di negare il potere femminile.
BK: Penso che
sia un tabù molto radicato, che provoca reazioni estreme
da parte della Società.
Be', pensa a Myra
Hindley. Non ne verrà mai fuori.
BK:
Sì. E recentemente, in Gran Bretagna, Sarah Payne. Dopo quel
fatto ci furono azioni da parte di vigilantes.
[ride] Private Eye
fece un cartone animato su un tizio preso aggredito da un gruppo
di vigilantes che gridava: "Sono un pediatra!", e entro dieci giorni
dalla diffusione del cartone, per pura coincidenza, da qualche parte
sulla Costa Meridionale della Gran Bretagna, un gruppo di persone,
presumibilmente lettori completamente illetterati e subnormali di
News of the World, trascinarono via a forza una pediatra da casa
sua e scrissero con lo spray il prefisso "paedo" [in inglese pediatra
è "paediatrician", ndT] sulla porta della sua casa, sui muri
e roba del genere. Non riguarda solo l'uccisione di bambini, ma
anche il sesso coi bambini. E non devi far altro che esaminare con
attenzione la cultura britannica. Perché ce la prendiamo
tanto per queste cose? Voglio dire: può davvero essere una
coincidenza se, sul Sun, l'ideale di bellezza femminile sembra essere
il corpo eccessivamente sviluppato di una donna nubile con la faccia
da dodicenne? La pedofilia è completamente radicata nella
nostra cultura. In paesi in cui la pornografia è ammessa,
come Svezia o Danimarca, non ci sono bambini che vengono rapiti,
uccisi e gettati in un canale. Noi possiamo tenere chiusa una pentola
a pressione come questa e deplorare questa merda, ma tantissime
volte mi piacerebbe sapere come sono esattamente le vite private
dei membri di "gruppi" del genere. Naturalmente è vero, i
bambini sono minacciati da pedofili e stranieri. Ma lo sono ancora
di più dai loro familiari, statisticamente parlando.
BK: Be', anche
durante la Grande Caccia alle Streghe, una delle accuse più
pesanti che venivano fatte alle cosiddette streghe era quella di
infanticidio.
Già, ed anche
agli ebrei. In numerosi Pogrom. Lo chiamano il "Libello di sangue".
So che a Northampton nel, credo, 1300, avemmo ebrei accusati di
aver sacrificato bambini cristiani in arcani riti cabalistici. Probabilmente
dovevamo loro dei soldi e non volevamo restituirli, e questa era
una buona scusa per acchiappare alcuni ebrei e lapidarli a morte.
Questi tabù
sono bottoni che puoi premere sulla gente… In ogni caso l'intero
concetto britannico di "infanzia" è una fregatura, dato che
inventammo l'infanzia solo nel tardo XIX secolo quando la maggior
parte dei piccoli bastardi moriva di difterite sui gradini di fronte
alle case. Probabilmente i figli dei ricchi. So che nel tardo XIX
secolo i figli dei poveri venivano dati in matrimonio all'età
di dodici anni. Mettevano su casa da soli. Voglio dire che ti sbattevano
fuori dal nido a circa dieci anni perché i tuoi genitori
non avevano possibilità di fare altrimenti. Ci si aspettava
che tu lavorassi dal primo momento in cui avessi potuto vendere
fiammiferi o qualunque altra cosa.
BK: The League of Extraordinary Gentlemen è un lavoro
più spensierato, dunque?
Più o meno.
Pensavo che mi sarebbe piaciuto realizzare qualche lavoro mainstream,
perché se stai ai margini la tua roba non incide per niente,
allo stato attuale, sull'ampio scenario della cultura fumettistica.
Per esempio Maus non avrà mai alcun impatto sul fumetto popolare,
perché fu realizzato al di fuori di esso, ai suoi margini.
Pensavo che mi sarebbe piaciuto realizzare qualcosa di bello che
fosse ancora un progresso e che fosse abbastanza proiettato in avanti
da essere valido, qualcosa che vale la pena fare; ma farlo per il
mercato popolare, così che possa avere un impatto e, auspicabilmente,
andare in piccola misura verso la rinascita del medium, attualmente
in un triste stato. Così la Lega dei Gentiluomini Straordinari
è il risultato del mio pensare ai supereroi, ai supergruppi.
Ho pensato "Be', sarebbe bello far tornare indietro il nastro fino
ad un punto precedente a tutti i cliché supereroistici, prima
di Action Comics # 1 e dell'invenzione di Superman.". Se fai questo,
ti ritrovi in mano l'avventura pulp degli anni Trenta e la letteratura
fantastica del XIX secolo, che è stata una grande fonte di
ispirazione per un bel po' di fumetti. Hulk, per esempio, non è
altro che Jekyll e Hyde. Tutti i personaggi invisibili dei fumetti
devono molto all'Uomo Invisibile di Wells. Così mi sono chiesto
se avrei potuto mettere assieme un gruppo di personaggi interessanti.
Intorno al secondo numero, all'improvviso ho pensato: "Ehi, e se
facessi in modo che ogni personaggio menzionato fosse realmente
esistente nella fiction? Sarebbe divertente".
BK: Realmente
esistente nella fiction?
Be', un personaggio
vero tratto da un opera di finzione. Qualcuno che già fosse
esistito nell'opera di qualcun altro. Penso che sia successo quando,
forse nel primo numero, fui improvvisamente folgorato dall'intuizione
di far uccidere la Nana di Zola da Mister Hyde nella Rue Morgue.
Pensai: "Grande! questo porterà da qualche parte!". E poi
quando iniziai a importare personaggi dalla pornografia vittoriana,
come la Perla, nel secondo numero. Tutto è stato costruito
da lì. Abbiamo perfino avuto comparsate da parte degli antesignani
vittoriani dei personaggi di Eastenders, nel numero 6. E' stato
un vero spasso.
BK: Ci sono fumetti
di autori contemporanei che ti attirano particolarmente? Voglio
dire, sei affascinato da Sandman o qualcos'altro?
Ci sono stati degli
ottimi numeri di Sandman che Neil [Gaiman] ha scritto di cui ho
pensato che fossero assolutamente brillanti. C'è un mucchio
di gente che fa roba molto buona. Mi piacciono la roba di Chris
Ware e i fratelli Hernandez. Anche Frank Miller è molto bravo…
BK: Sin City.
…anche se tende a
restare ancorato ad una sola area. Ma questa è puramente
una questione di gusto, non è uno sminuire il lavoro di Frank.
Niente del genere.
BK: Hard boiled.
Hard boiled, sì,
anche se magari è ambientato a Sparta, come il suo recente
300. Ma è sempre hard boiled! Frank è molto bravo
in quello che fa, anche se mi piacerebbe, qualche volta, vederlo
realizzare una storia che non parlasse di duri. Non è una
critica, è molto bravo ed ha ovviamente un gusto diverso
dal mio.
BK: Hai gusti
vari?
Be', i miei gusti
tendono ad essere eclettici. Mi piace vedere la gente mostrare un
po' di varietà. Una delle cose di me stesso di cui sono più
orgoglioso è la mia versatilità. Posso fare un sacco
di merda differente, posso fare quasi tutto e farlo bene.
BK: Non ho letto il tuo libro Voice of the Fire [inedito in Italia,
NdT].
Lo hanno fatto in
pochi.
BK: Ma Mark Pilkington
di Fortean Times dice che è fantastico, per cui vorrei prenderlo.
Se dovessi trovarne
una copia da qualche parte, allora buona fortuna col capitolo primo.
Nel primo capitolo ho dato il meglio di me per scrivere in un'approssimazione
di quelli che pensavo potessero essere gli schemi di pensiero del
Neolitico. L'ho fatto in un inglese assolutamente povero. Penso
che ci sia un vocabolario di circa 400 parole nella prima storia,
che occupa 60 pagine, e se pensi che il vocabolario medio di un
lettore medio del Sun si attesta sui 10.000 vocaboli… Era un esperimento.
BK: Suona eccitante,
però.
Be', è quasi
illeggibile [ride]. L'ho amato, ma la gente mi è stata addosso
sin da quando stavo per iniziare il mio primo romanzo e poi il primo
capitolo del mio primo romanzo, per cui forse non sarebbe stata
una cattiva idea scriverlo in inglese ma… oh, che diavolo!
BK: Però
possiedo una cassetta [della versione recitata] di The Birth Caul.
Davvero? E' qualcosa
di cui sono molto orgoglioso. The Birth Caul e l'altro paio di CD.
Sono tutti scaturiti dal mio recente interesse per la magia.
BK: Gran parte
dell'inizio di The Birth Caul la dedichi a Northampton, presumo,
ma sembri dipingerla come un luogo molto desolato.
Be', non so. In alcune
parti tratto una storia specifica, la mia. Ma più spesso
cerco di renderla universale. Ciò che voglio è che
la gente, ascoltandola, pensi: "Sì, è così,
conosco quella sensazione, conosco quel posto, conosco quel periodo".
La primissima parte è su Newcastle, dove ebbe luogo lo spettacolo
(all'interno della corte vittoriana). David J compose la musica
insieme a Tim Perkins. Ma David non prese parte a quello spettacolo.
BK: Si tratta
dello stesso David J dei Bauhaus?
Il bassista dei Bauhaus
e dei Love & Rockets, proprio lui. E' di Northampton e siamo
amici da anni. Penso di essere stato uno dei primi giornalisti ad
aver intervistato i Bauhaus.
BK:
C'è del bel materiale sull'infanzia [in The Birth Caul].
Già. Una notte
compimmo un rituale e principalmente ci chiedemmo "Quale dovrebbe
essere la nostra prossima performance?". Così venne fuori
tutta quell'incredibilmente ricca roba sull'infanzia. Si trattava
solo di plasmarla in quello che poi sarebbe stato The Birth Caul.
BK: Verso la fine
- quando andate a prima della nascita e del senso d'identità
- c'è quel bel verso "Avere un nome equivale a non essere
più parte del tutto". Mi ricorda il taoismo.
Qual era il tuo volto
prima che nascessi? Queste sono le parole che mi sono venute in
mente. Occupano lo stesso territorio. Hai visto che Eddie Campbell
ha realizzato un adattamento a fumetti di The Birth Caul? Lo ha
autoprodotto. E' un'interpretazione totalmente personale: ha preso
il CD, ha buttato giù le parole ascoltandolo e poi ne ha
tratto un fumetto di 40 pagine. Attualmente è al lavoro su
un'altra delle nostre performance, quella di Red Lion Square a Holborn
(Londra).
BK: L'idea che
l'avere un nome sia un concetto inferiore all'essere indefiniti
è qualcosa che mi vede molto d'accordo. Il taoismo è
una filosofia alla quale aderirei.
Ho grande rispetto
per il taoismo. Tuttavia i miei gusti tendono un po' di più
verso [ride] i sinistri ed elaborati belletti della tradizione occulta
occidentale.
BK: C'è
un altro brano, verso la fine. Cito: "Adesso, da qualche parte nel
cielo, in enormi camere gravide di tuono e emozioni inconcepibili,
un dio e una dea scopano e, tra la dolcezza e il tanfo del proibito,
misteriosa e profonda c'è la luce." "Luce" mi ricorda Austin
Osman Spare. Le incarnazioni passate, il tornare indietro dall'uomo
all'animale, agli uccelli, alle piante etc.
L'atavismo.
BK: Lui ebbe a
dire: "Più in basso scendiamo nel sondare questi strati,
più antiche saranno le forme di vita alle quali arriveremo:
l'ultima è la Semplicità Onnipotente." Potrebbe essere
questa la luce, mi pare.
Non mi riferivo direttamente
a Spare quando scrissi quel brano, ma sono sicuro ci sia un parallelismo.
Solo che non l'avevo mai notato. Sono un fan di Spare, possiedo
un suo disegno a pastello di grandi dimensioni, appeso alla parete,
e un set completo di The Golden Hind and Form. E' un uomo assai
interessante, un mago molto potente. Talvolta mi chiedo: "Chi è
più forte, Hulk o Thor?"; "Chi è il maggior occultista?
Crowley o Spare?". E' difficile dirlo. Crowley era probabilmente
un teorico migliore, anche in termini di quantità di informazioni
magiche che ha lasciato e per il modo in cui ha fuso sistemi differenti.
D'altra parte Austin Spare riusciva a far piovere! E riuscì
a dipingere i posti dove era stato, così che puoi essere
assolutamente certo che li abbia visitati. Provo grande rispetto
per lui.
BK: Sono confuso
dall'uso che fai della parola "proibito" in quel brano.
Pensavo alla cosmologia
in termini di genitori che scopano. E' il tema primario. E' "proibito".
Il dio e la dea sono il padre e la madre di tutti. Da qualche parte
c'è il momento del concepimento, è qualcosa che sta
da qualche parte sopra di te. Tu appartieni a un certo momento della
fusione, ma là sopra c'è questa entità maschile
con un'entità femminile, per te completamente incomprensibili,
che si accoppiano e lì, da qualche parte, tu avvieni. In
questo senso c'è sicuramente un parallelismo con Spare.
BK:
I tuoi CD sono tutti parole recitate con musica o no? So che scrivi
canzoni perché ho visto in un negozio l'Alan Moore's Songbook
[edito dalla Caliber, NdT].
La maggior parte
di quelle canzoni appartengono al periodo in cui facevo parte di
una band, sette o otto anni fa, chiamata "Emperors of Icecream",
Gli imperatori del gelato. Alcune le ho scritte quando avevo 17
anni. Il gruppo era buono, ci siamo divertiti e abbiamo fatto qualche
bella canzone. Ma eravamo solo una pop band, ed è pieno di
pop band. Ci sciogliemmo per le solite "incompatibilità musicali",
cioè non potevamo sopportarci. Ma rimasi in buoni rapporti
con Tim Perkins, che era con me negli Imperatori, e poco dopo mi
interessai alla magia. La prima cosa che facemmo insieme fu la grande
performance del '94 a Bride Lane off Fleet Street (Londra): "Subversion
in the Streets of Shame". Io lessi; c'era Robin Cook, ovvero lo
scrittore Derek Raymond, e quella fu la sua ultima lettura prima
della morte. Era molto malato e fece una lettura sulla morte.
Concludemmo la serata
del sabato con una cosa chiamata "Hour-long Magical Extravaganza".
Il tutto fu edito negli States dalla Cleopatra Records. Il CD si
chiama "La luna e il serpente - il grande teatro egiziano delle
meraviglie".
BK: Ho visto la
copertina in una pubblicità sul retro di Cerebus #221, con
quella fotografia di un fantasma. Ricordo che la mandasti anche
a Fortean Times [#79].
E' davvero paurosa.
La scattò Melinda [Gebbie, fumettista e compagna di Alan
Moore nella vita, NdT] durante le recite. L'ho mostrata a fotografi
professionisti e non riescono a capire cosa sia successo.
Comunque in seguito
facemmo The Birth Caul e quindi qualcosa a Highbury (Londra). Steve
Severin dei [Siouxsie and] the Banshees ha la sua etichetta discografica,
adesso, e The Highbury Working la pubblicherà lui. Ne siamo
orgogliosi. Si tratta ancora di parole recitate con musica, ma abbastanza
diverso. In The Birth Caul parole e musica sono integrate fra loro:
io dico qualcosa, quindi la musica cambia, e ovviamente le due cose
sono collegate. Ma la musica si rivolge soprattutto all'ambiente:
modelli di suono o campi di suono. Con The Highbury Working facciamo
qualcosa che somiglia di più alla musica dance e l'unione
tra parole e musica è più ingegnosa. Si tratta, forse,
del pezzo più accessibile che abbiamo composto. Nel mio misticismo
c'è sempre stato un elemento dance. Ciò che abbiamo
è un piccolo Sgt. Pepper.
BK: Il libro di canzoni di Alan
Moore vende?
Non lo so. Si trattava
di persone che dissero qualcosa del tipo: "Vogliamo disperatamente
qualcosa di tuo, cos'hai?". Io dissi: "Nulla". "Ma non scrivi canzoni?".
"Be', posso spedirvi dei testi, se volete, e voi potete girarli
ai disegnatori [tra cui: Arthur Adams, Dave Gibbons, Neil Gaiman,
Dave Johnson, Terry Moore, NdT ]". Ed è quello che fecero.
I disegnatori realizzarono illustrazioni per le canzoni. Ma io non
fui minimamente coinvolto. Non ho idea se abbia venduto o meno.
E non sapevo nemmeno che volessero pubblicare una raccolta di testi.
BK: Ti ho visto
parlare di magia nel programma tv XXXTripping. Sembrava volessi
dire che la magia è da una parte idee, dall'altra spiriti
e entità.
Direi che le entità
sono una sorta di idea composita, almeno per come la vedo io. Ma
potrebbe esistere un'idea che - ma questa è solo una teoria
pazza, hippie, mi-sono-fatto-troppi-acidi-nei-Sessanta - sia talmente
complessa e autoreferenziale da divenire consapevole? Dicono che
la consapevolezza sia una proprietà che emerge dalla complessità.
Ciò potrebbe essere vero a un livello puramente immateriale,
ma le idee? Puoi avere cose che erano idee ma erano vive? Io ho
di sicuro incontrato cose che paiono essere idee ma si comportano
come fossero vive. Non dico che lo siano. Non dico che non siano
solo una mia proiezione. Ma sembrano essere qualcos'altro. Questo
è il modo in cui la magia tende a manifestarsi. Quando venni
per la prima volta iniziato alla magia, si trattò di un evento
spontaneo, non stabilito: i miei pensieri parvero focalizzarsi su
un argomento, che la consapevolezza è uno spazio, la mente
può essere osservata come uno spazio e quello spazio può
essere occupato. Ci possono essere entità che sono indigene
di quello spazio. Flora e fauna del mondo mentale, che credo sia
più che sufficiente a spiegare tutti i demoni, gli angeli,
le chimere, gli alieni grigi, gli elfi, i folletti, le fate della
cultura umana.
BK: A quando risale
il tuo interesse per Aleister Crowley? Lo hai citato in V for Vendetta.
Ho scoperto che,
a quanto pare, la prima data che inserisco in Watchmen, il 12 di
ottobre, è la data di nascita di Crowley. All'epoca non lo
sapevo. Il mio interesse per Crowley e i suoi libri risale al '94.
Sapevo di Crowley fin da quando avevo 12 anni e feci il mio pieno
dei volumi sull'occulto di Dennis Wheatley. Allora mi fu detto che
Aleister Crowley era l'uomo più malvagio del mondo. Ci sono
riferimenti a Crowley, in V for Vendetta, e riferimenti a Faust:
la formula magica di John Faust nel capitolo 5.
BK: Ci sono altre piccole cose che mi ricordano Crowley: le "due
faccie dell'anarchia" in V for Vendetta, il distruttore seguito
dal creatore. Crowley (o Frieda Harris) scrisse qualcosa nelle sue
istruzioni per i tarocchi di [Thoth] riferendosi alla carta del
2 di bastoni, il Dominio: "La distruzione è il primo passo
del processo creativo".
Ovviamente se crei
qualcosa di nuovo in un certo senso stai distruggendo qualunque
cosa lo preceda [ride]. Probabilmente molti dei collegamenti erano
a livello intuitivo. Per esempio quando inserii Crowley da ragazzino
in From Hell, un tizio della branca californiana dell'Ordo Templi
Orientis mi disse: "Era molto bello il modo in cui Crowley succhia
il bastoncino di caramella, perché è ovviamente un
riferimento al silenzio". Io pensai "Sì, dev'essere così"
ma non ci avevo mai riflettuto.
Avevo molte di queste
idee da più tempo di quanto credessi. Per esempio avrei giurato
che il mio interesse per Jack lo squartatore risalisse al 1988,
ma quando morì mia madre trovammo in casa sua una grande
borsa piena di vecchi libri e fumetti e roba che avevo da piccolo,
compresi dei ritagli del Sunday Mirror che parlavano di Jack. Non
ricordo di averli messi da parte ma evidentemente mi interessavo
a Jack già a 12 o 13 anni. Così credo che questi temi,
queste idee probabilmente facciano il loro corso per tutta la nostra
vita come una colonna sonora; che gli accordi fondamentali ci siano
fin dall'inizio, ma che poi divengano più elaborati, più
penetranti o più profondi.
BK: Hai letto
"La grande bestia", la biografia di Crowley scritta da John Symonds?
E' una buona biografia,
se accetti il fatto che è evidente che a Symonds non piace
Aleister Crowley.
Crowley è
un tipo interessante. Il problema sono tutti quei satanisti borghesi
del cazzo interessati a lui, che cercano solo di stupire mamma e
papà. Hanno sentito che è l'uomo più malvagio
del mondo e quindi dicono: "Sì, sono con Crowley e con la
filosofia di Charles Manson e mi piace davvero un sacco William
Burroughs." Non apprezzano William Burroughs perché era un
bravo scrittore, lo fanno perché sparò a sua moglie
e perché ha fatto un sacco di stupidaggini. E' una sorta
di "Guardami, sono cattivo!".
BK: Lo vedo un
atteggiamento molto americano. Là ci sono parecchi cristiani
estremisti che creano da sé la propria controparte, il satanismo.
Già, come
Anton Szandor La Vey. Melinda Gebbie, la mia ragazza e anche mia
collaboratrice, è di San Francisco. Là incontrò
un sacco di vecchi amici, artisti americani underground, ed ebbe
a che fare anche con Carla La Vey, la figlia, una donna molto carina.
Fu costretta a crescere come figlia di Satana e la sua casa adesso
è uno show satanico per turisti. E' satanismo carnevalesco,
è semplicemente anti-cristianità. Nella pura filosofia
cristiana c'è molto con cui essere d'accordo, così
come per molte altre scuole di pensiero, ma l'attuale religione
cristiana è qualcosa di completamente mortificante per l'anima.
E' un grave errore cercare di divenirne l'immagine speculare. "Tu
sei buono, allora io sono cattivo". Ad un certo livello il satanismo
non è altro che la malattia della cristianità. Devi
essere davvero cristiano per credere in Satana.
Un principio taoista
è che gli opposti si creano a vicenda, ed è qualcosa
di indiscutibile. Il bianco crea il nero. Un pensiero non può
fare il proprio ingresso nel mondo senza che la sua ombra lo segua
immediatamente.
BK: Cosa pensi
di Crowley come uomo?
Era uno studioso
brillante. E' difficile dare un giudizio su di lui, soprattutto
perché fece ogni cosa fosse in suo potere per nascondersi.
Giocò con le dicerie e la notorietà, probabilmente
pensando che ogni pubblicità fosse buona.
BK: Ebbe una fine
dolorosa.
Dipende. Ti dirò,
possiedo la riproduzione di un quadro che vidi ad una mostra su
Crowley un paio d'anni fa a Londra. Avevano anche dipinti di Frieda
Harris, più un paio di originali dal mazzo di Thoth, molto
interessanti. C'era un disegno a matita di Frieda Harris intitolato
"Morte di A. C.", una rappresentazione di un individuo debole e
scheletrico, con la barba a ciuffi, sprofondato sul suo letto, divorato
e consunto dalla malattia, che si tocca il labbro inferiore con
un dito. Poi senti le presunte ultime parole di Crowley, "Sono perplesso"…
Stavo uscendo dalla mostra insieme a Steve Moore, e parlavo con
lui (che è un amico, uno sceneggiatore di fumetti, un occultista
e per un po' è stato editor di Fortean Times) del fragile,
piccolo schizzo a matita. Steve disse: "Sembra una rappresentazione
di 'Sono perplesso'. Il dito sul labbro, mentre si chiede, si interroga…".
Però io pensai che poteva anche indicare il segno del silenzio.
E' ambiguo. E ritengo questa ambiguità emblematica di ciò
che penso su Crowley. Se dovessi giudicarlo moralmente, direi che
forse era un po' egoista, senza riguardo per le altre persone. Specie
le donne. Sebbene io creda che le donne lo abbiano fatto soffrire
almeno quanto lui faceva con loro. Comunque forse era egoista, forse
sciocco, ma non cattivo. La sua cattiveria era teatrale, soltanto
in funzione dei giornali della domenica. Il che probabilmente non
fu una trovata buona come pensava.
I suoi racconti,
poi, penso fossero concepiti come opere magiche, ma non sono così
buoni. Alcune parti sono scritte in maniera brillante, altre sono
mediocri, altre ancora molto belle. Ammiro lo stile del Libro della
legge. Penso che contenga grande saggezza e penso che lo abbia fatto
scaturire da qualche parte, ma non certo dall'autentico angelo dell'eone!
Ma non potrei mai accettare quella roba: è troppo folle,
troppo crudele, inumana. Non sono interessato.
BK:
Austin Osman Spare. Era nell'Argentum Astrum di Crowley. Usavano
mescalina, no?
Sì. Mescalina
ana luini o peyote, ciò che chiamavano ana lu. La magia,
per quanto posso capire, fu praticata fin dall'alba dei tempi sotto
l'effetto di droghe. Credo che certi atti di violenza, di sesso,
quando ti lasci deperire o ti flagelli, ti portino ad uno stato
di euforia. Così come tamburi, danza… Ma le droghe! Le droghe
sarebbero molto desiderabili se non ti uccidessero e sono in giro
da un tempo dannatamente lungo. La prima forma di magia fu probabilmente
lo sciamanesimo, basato su qualche fungo allucinogeno. La connessione
tra magia e droga risale molto indietro nella Storia, e almeno Crowley
era noto per l'uso di droga.
BK: Ci sono archetipi
ricorrenti nelle diverse visioni della gente in stato di trance.
Be', ho fatto alcuni
disegni di alcune delle cose che ho visto durante i rituali magici.
Sono interessanti. Ho il disegno di un demone che è interessante
perché in quel periodo leggevo un libro di matematica sulla
quarta dimensione [il testo è "La quarta dimensione" di Rudy
Rucker, edito in Italia da Adelphi, NdT]. A un certo punto l'autore
si vivacizza e si mette a giocare: descrive come potrebbe apparire
una creatura della quarta dimensione e dice che il suo desiderio
sarebbe che apparisse come una scintillante opera in lattice in
copie multiple di sé stessa in differenti scale, il che è
esattamente la descrizione della rappresentazione del demone che
realizzai da varie fotocopie di un disegno originale in diversa
scala. Poi le misi insieme in un lavoro in lattice in modo che dessero
un'idea della creatura che avevo visto, che oltretutto presenta
altre connessioni con la quarta dimensione. E' una follia complessa
che probabilmente non significa nulla per nessuno a meno che non
veda il disegno e incontri il demone.
BK: Il contagiri
del registratore ha segnalato "666" appena hai terminato l'ultima
frase.
Davvero? [ride] Ero
a Sainsbury l'altro giorno e c'era questo ragazzino foruncoloso
alla cassa. Io ero lì per un paio di pacchetti di sigarette
o roba simile e lui ha battuto 666, ha detto "Oah!" e mi ha guardato
quando è apparso il numero 666.
BK: Sei d'accordo
con Jung, allora, che sostiene che gli archetipi siano la base della
religione e del misticismo, a prescindere da cultura e società?
Penso che gli archetipi
siano in un certo senso ciò di cui parlo quando mi riferisco
a "idee viventi".
BK: Non pensi
che potrebbero essere socio-culturali o…
Potrebbero essere
un po' di entrambi. C'è la forma iniziale dell'idea vivente
che può sorgere inaspettata in ogni mente umana, ma il modo
in cui si presenta potrebbe essere socio-culturale. Puoi avere idee
molto simili agghindate con una estrema varietà di forme
culturali. In certa misura queste entità, che io ritengo
essere indipendenti da noi almeno per certi versi, sebbene possano
anche essere parte di noi, sono in noi e fuori di noi contemporaneamente…
penso, dicevo, che siano riflettenti. Assumono una forma o attributi
specifici in base a come noi le vediamo. Vogliono che il loro aspetto
sia deciso da noi. Per esempio il demone che credo di aver incontrato.
La prima volta ero terrorizzato. In seguito, quando fui a una distanza
tale che potevo parlarci senza che potesse afferrarmi, avemmo una
conversazione affascinante. Non era più terrificante. Se
fosse stato umano, mi sarebbe piaciuto uscirci per un drink. Era
sardonico, divertente, intelligente. Penso che dipenda da come ti
aspetti di vederlo. Se accogli queste creature con paura, saranno
spaventose.
BK:
"Demone" implica una sorta di moralità…
Parlando con lui
ho realizzato che [ride] un demone è ciò che viene
demonizzato. Su un livello spirituale è come parlare di negri,
gay, della classe operaia, di ogni gruppo che sia stato demonizzato.
I demoni sono un'entità spirituale. Non penso che siano più
buoni o più cattivi di quanto lo siamo noi.
BK: Devi ammettere
che è divertente: l'altra notte stavano trasmettendo The
Devil Rides Out alla tv e il demone è un tizio di colore,
e l'unico altro personaggio nero del film è un comprimario
satanista.
Be', Dennis Wheatley
era divertente a questo riguardo. Nei suoi libri qualunque personaggio
che non fosse bianco era generalmente morto prima della fine ed
era generalmente un cattivo.
BK: Come nel film,
comunque.
Assolutamente sì.
Ricordo ancora che fu molto divertente vederlo a 12 anni o giù
di lì.
BK: Sì,
è grande, con Christopher Lee che stringe il tizio che sta
diventando un satanista e dice: "Dannato pazzo!".
[ride] Sì,
con Charles Gray nel ruolo del satanista cattivo. Sembrava divertirsi,
sai?
[Vai
alla Prima
Parte]
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