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YACO ha scritto numerosi fumetti per diverse case editrici americane.
Ha
lavorato come giornalista sia per riviste d’intrattenimento che
come scrittore tecnico. Ha conseguito un Master in Telecomunicazioni
ed è ha svolto il ruolo di manager tecnico al MIT per 5 anni. I
suoi film e video sono stati visti presso l’Institute of Contemporary
Art a Boston, The Eröffsnungs Festival a Francoforte, Germania e
all’Ann Arbor 16mm Film Festival.
Link vive a Greenwich Village con sua moglie, Susannah, senior officer
per una casa di produzione cinematografica indipendente.
Uno dei suoi fumetti, METACOPS, è stato opzionato per diventare
un film.
I
suoi imminenti progetti in campo fumettistico includono l’albo,
"SPACE CHICKS & BUSINESSMEN", per la FANTAGRAPHICS
e il libro, "The Science of The X-MEN: The Official Guide to
the Scientific Reality of the Mutant World" pubblicato dalla
BERKELEY BOOKS.]
Traduzione
di Kingink (con la collaborazione di Massimiliano Turco e Gianfranco
Loriga)
Will
Eisner e MAD magazine erano Post-Post. Steranko e Adams erano
PoMo. Lasciate che vi spieghi.
Ci
sono diverse opinioni su cosa sia esattamente Post-Moderno (e se
si scriva con il trattino), per non parlare del Post- Post Moderno
(per il quale, almeno, tutti concordano sulla collocazione del trattino).
E'
comunemente accettato che il Post-Moderno, o PoMo, come verrà chiamato
da qui in poi, venne citato per la prima volta in un ormai leggendario
numero del 1942 di Architectural Digest. In quella sede venne definito
semplicemente come la combinazione di stili Classici con stili Moderni.
Per
molti questa definizione si adattava altrettanto bene al resto del
mondo sociale, culturale ed estetico. La mescolanza di Realismo
Classico con Modernismo Astratto venne anticipata dalle opere dadaiste
successive alla prima Guerra Mondiale, i cui autori non esitarono
a dipingere un paio di baffi sulla Gioconda. E come il dadaismo,
il PoMo mancava di qualsiasi puntello morale, a parte un vago sapore
anarchico. Ma il dada era parodistico, il PoMo non lo fu mai. Spesso
ebbe il gusto della parodia, ma in realtà era più un tributo. Andy
Warhol è un esempio corretto di un artista PoMo. Nei suoi lavori
prendeva immagini tipicamente realistiche (come ad esempio, foto
iconiche di star cinematografiche) e le univa con interpretazioni
astratte. Diversamente dal Modernismo Astratto, il cui obiettivo
era l'astrazione del realismo, il PoMo combina Realismo e Astrazione.
E lo scopo dell'esercizio è aperto all'interpretazione.
Il
Post-Post Moderno, o Post-Post, come viene maliziosamente soprannominato
da alcuni pretenziosi pseudo-intellettuali (per esempio, me stesso),
fu sostanzialmente analogo al PoMo, eccezion fatta per una notevole
differenza: IL SIGNIFICATO! La stessa caotica commistione di Realismo
e Astrazione venne utilizzata con uno scopo ben preciso. La fotografa
Cindy Sherman, che reinterpreta quadri classici con se stessa vestita
da uomo nel ruolo di notabili rinascimentali, è un esempio buono
come un altro di come il Post-Post possa utilizzare il vocabolario
di correnti artistiche precedenti per dirigere l'attenzione sul
ruoli dei sessi, sul realismo e sul mito, sull'oggettificazione,
e su tematiche sociali, culturali e politiche. Come il PoMo, il
Post-Post ha un grande senso del gioco, e il sapore della parodia,
ma in realtà è molto legato agli argomenti con cui gioca. Sebbene
moralistico, lo è con leggerezza, più nell'impronta di Mad Magazine
o della pubblicazione ad esso collegata (prodotta da Paul Krassner
dello staff di Mad) The Realist, piuttosto che Mother Jones o The
Nation.
Se
mai c'è stato un medium che ha mescolato diverse influenze in un
maniera giocosa, questo è il fumetto. I fumetti sono stati nell'avanguardia
del PoMo e del Post-Post sin dall'inizio.
Nei
primi anni 40, Spirit di Will Eisner fu consapevolmente anticipatore
del Post-Post proprio quando il PoMo stava muovendo i primi passi.
L'immaginario eroico di Eisner, raffinato e classicamente romantico
(con cui aveva inaugurato l'età dell'oro dei supereroi mainstream),
era mescolato con astrazione cartoonistica, sperimentali lay-out
di tavola e l'introduzione di ombre artistiche, luci, riflessi e
“fumosi” effetti speciali che sono gli strumenti tradizionali del
cineasta modernista. La combinazione venne usata per evidenziare
alienazione urbana e cinica apatia, temi totalmente consonanti con
la collisione di classico e moderno.
I primi
fumetti di Pogo, realizzati anch'essi negli anni ‘40 da Walt Kelly,
erano analogamente costituiti di un dettagliato e tradizionale lavoro
di pennello. La ricca rappresentazione e il segno denso si univano
ad una ambientazione e a personaggi davvero fantasiosi. E anche
qui, il messaggio morale conteneva un'ironia sottilmente velata.
Anche
i lavori dello stesso periodo sui paperi ad opera di Carl Barks
facevano contrastare un tratto cartoonist con ambientazioni attentamente
ricercate (spesso tratte dal National Geographic Magazine). L'uso
del personaggio di Zio Paperone da parte di Barks, mostrava inoltre
un approccio sfumato alla moralità della ricchezza che fuggiva i
cliché e combinava gli atteggiamenti di un'era classica con un
cinismo moderno.
Scribbly
di Sheldon Mayer, così come Mad Magazine, deliziava nel portare
a compimento i cliché tipici dell'industria del fumetti. Mad utilizzava
lo shock causato dalla combinazione di una perfetta replica del
realismo della realtà con la fantasia dei fumetti. Ciò che Mad fece
con i disegni, Mayer lo fece con la caratterizzazione.
A questo
punto è interessante notare che, quando Wallace Wood fece la satira
di Pogo per Mad (un'operazione paradossale, visto che Pogo era già
satirico, tanto per cominciare), Walt Kelly replicò a Wood ribattezzando
per breve tempo la chiatta di Pogo "Wallace Wood" in
alcune strisce dei quotidiani.
Per
quanto riguarda un approccio puramente PoMo ai fumetti, due artisti
della Costa Ovest al lavoro per la Gold Key sono degli esempi sottovalutati
di questo stile. Si tratta di Jesse Marsh e Russ Manning che produssero,
rispettivamente negli anni '50 e '60, degli straordinari e insoliti
conglomerati di motivi classici e moderni.
Marsh,
con il suo stile semplice, apparentemente ingenuo, è stato spesso
visto come il Rousseau dei fumetti. Ma il suo minimalismo mascherava
un sofisticato senso del design. Nella sua serie John Carter, Man
of Mars (originariamente pubblicata negli anni ‘50 e ristampata
nei primi '60) ricoprì i muri delle dimore marziane con dipinti
di arte astratta e le sue architetture erano davvero estranianti.
Marsh utilizzò effetti multimediali e usò sferette di mastice per
produrre macchie d'inchiostro che simulassero terreno e fogliame.
Le creature aliene da lui inventate erano ugualmente creative.
Manning
fu, stilisticamente, l'esatto opposto di Marsh. Manning aveva uno
stile scorrevole, debitore di Raymond, che era, nella minuzia esteriore,
in contrasto diretto con il tratto irregolare di Marsh, ispiratosi
a Caniff. Entrambi gli artisti passarono gran parte della loro carriera
lavorando su Tarzan. Tarzan fu, comunque, un lavoro minore che permise
loro di sperimentare. Per Marsh ci fu John Carter, per Manning la
caratterizzazione del sostituto di Magnus il distruttore di robot.
Questo sostituto era un altro John, più o meno - Capitan Johner
and The Aliens. Questa serie, sofisticata ma breve (solitamente
lunga sei pagine) mostrava Manning al suo apice artistico. Il livello
più elevato lo raggiunse in un episodio del 1964 intitolato "Nerves".
Una pagina consisteva interamente di immagini di un astronauta che
arrancava vignetta dopo vignetta attraverso spruzzi di puro colore.
Questo
risultato venne ottenuto grazie all'utilizzo di una tecnica chiamata
"color hold", che consiste nel non stampare le linee di
contorno. (Quando questo fumetto vene ristampato nei primi anni
'90, le linee nere vennero usate e la colorazione risultò chiaramente
inferiore all'originale. Questo solo per mostrare che la tecnologia
della stampa laser è buona nella misura in cui lo è il colorista,
giusto?)
Nei
primi anni '60 Stan Lee rivitalizzò l'intera industria con la sua
idea delle caratterizzazioni adulte. Ma le sue innovazioni vennero
trasformate in cliché da soap-opera dal susseguirsi di generazioni
di scrittori da lui derivati. L'originale impulso PoMo venne invertito
e guidato ad una forma più seria e classica.
Nel
periodo di massimo fulgore di Stan Lee, Jim Steranko e Neal Adams
seguirono la sua direzione e si guadagnarono attenzione con la loro
congiunzione di un vocabolario fumettistico piatto con dei disegni
spaventosamente tridimensionali e un'emotività iperrealista.
Steranko
e Adams usarono distorsioni grandangolari per far saltare le immagini
fuori dalla pagina. Questo era ciò che Kirby aveva realizzato negli
anni '40 per un pubblico meno sofisticato. Le immagini a tutta pagina
o a doppia pagina di Kirby, le vignette dalle forme caotiche e le
figure guizzanti erano certamente qualcosa che attirava l'occhio.
Steranko e Adams, nei tardi anni '60 e nei primi '70, aggiunsero
un buon grado di realismo al miscuglio e distillarono l'impatto
per il pubblico dell’epoca del Vietnam. Adams era particolarmente
efficace con la sua interpretazione finemente ombreggiata e fotografica,
mentre Steranko,
usando un approccio più convenzionale ed Eisneriano alle sue superfici,
utilizzava vere foto nella costruzione dei suoi fumetti. Inoltre
Steranko rendeva inconfondibili tributi al surrealismo di Dalì,
alla Pop art di scuola Warholiana e alla breve corrente della Op
art. Adams pagò tributo all'Op art e all'Astrazione della Quinta
Avenue con uso stravagante e decisamente psichedelico di macchie
di colore, inversioni di colore, "color holds" e di superfici
meravigliosamente informi ottenute con tratteggi incrociati.
Curiosamente,
comunque, il lavoro di Adams e, perfino più chiaramente, di Steranko,
era più PoMo che Post-Post, e più modernista che classico. Il significato
del loro lavoro era secondario rispetto all'impatto visivo.
Sia
per intenzione che per costruzione, le loro storie non avevano molto
senso. Come buona parte dell'avante garde del periodo del Vietnam,
loro sembravano trovare divertimento nell'astrusità. Sicuramente
roba bella tosta per dei fumetti! Ma più un regresso al dada rispetto
al più visionario, da una prospettiva Post-Post moderna, lavoro
di Eisner.
E'
prevedibile che qualche ventenne genialoide reinventi il modernismo
e scambi opacità e oscurità per profondità e poi capisca che tutto
ciò era stato fatto al meglio nel primo dopoguerra. ANDARE OLTRE,
questo è il senso di Post-Moderno e Post-Post Moderno!
Nei
primi anni '80 Alan Moore usò lo stesso approccio realistico nella
caratterizzazione che già era stato proprio di Sheldon Mayer negli
anni '40, di Mad negli anni '50 e di Stan Lee nei '60. Watchmen
di Moore riplasmò i supereroi Charlton con caratterizzazioni menopausali,
opinioni politiche Mcarthiste e fisica nucleare tossicamente reale.
Il suo illustratore, un inglese di nome Dave Gibbons, provò ad utilizzare
un realismo simile a quello di Mad Magazine ma, pur essendo un artista
ammirabilmente provetto, l'effetto non ebbe neanche lontanamente
l'impatto che si sarebbe potuto sperare. Nondimeno, il risultato
fu uno dei più notevoli esercizi Post- Post della storia del fumetto.
Spesso
Watchmen è paragonato alla riscrittura del mito di Batman apportata
da Frank Miller, nello stesso anno (1986), nel suo ciclo di storie
del Cavalier Oscuro. E' comunque difficile riesaminare il lavoro
di Miller con grande entusiasmo, poiché il materiale risulta fortemente
datato. Ciò non è però colpa di Miller, quanto piuttosto il fatto
che la sua opera ebbe un tale impatto da costituire una nuova unità
di misura che è ormai divenuta cliché, terminato infine nell'innovativo
film di Batman di Tim Burton, che nello stesso modo ha generato
una moltitudine di film cloni. Come già era successo per Stan Lee,
l'innovazione è diventata cliché.
È difficile
distinguere nella proliferazione odierna di fumetti un esempio veramente
chiaro di sforzi artistici pienamente realizzati. In molte serie
ci sono dei momenti brillanti ma poche idee forti completamente
realizzate. Nonostante la fama di Adams e Steranko si fondi solo
su poche dozzine di albi, il corpus della loro produzione appare
corposo se paragonato alle occasionali fiammate di creatività dei
nostri giorni. Con molte delle serie dei più grandi editori che
misurano le vendite in decine di migliaia invece che in centinaia
di migliaia di copie, sembrerebbe che i creatori dei giorni nostri
abbiano fallito nel far scoccare la stessa scintilla creativa che
i loro predecessori riuscirono ad accendere.
Forse
ciò di cui abbiamo bisogno è un movimento POST Post- Post Moderno!
Ma poi, cosa sarebbe?
[Aprile
2000]
Si
ringrazia Giorgio Cannas
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