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THE EXTRA QUARTER DOLLAR SYNDROME
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di Giuseppe Pili

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

La vicenda è recente. Peter David, scrittore della serie Captain Marvel, viene a sapere che le vendite dell'albo sono crollate e che le alte sfere della Marvel, nella figura di Joe Quesada e Bill Jemas, hanno deciso di aumentare il prezzo dell'albo di un quarto di dollaro.
David paventa che l'aumento di prezzo - connesso al fattore "presunta cancellazione" - abbia un effetto deleterio, spingendo molti lettori all'abbandono della testata. Così scrive una lettera aperta, in cui si dichiara disposto a continuare a scrivere Captain Marvel per una cifra simbolica: 20 dollari ad albo. Ama la serie, ama il personaggio e vi infonde tutta la sua passione e il suo talento. La domanda che pone ai dirigenti è questa: com'è possibile che la Marvel penalizzi una serie che riceve il plauso unanime della critica fumettistica?
Quesada, con un tono che molti hanno giudicato sbrigativo e autoritario, risponde che non accetterà la provocazione per non creare degli imbarazzanti precedenti. Le cifre parlano chiaro: la serie non piace ad un pubblico sufficientemente ampio. Con le ultime storie (che riportano in gioco l'Universo 2099 e Futuro Imperfetto) David ha mostrato di rivolgersi ai fan hard-core della Marvel, numericamente esigui. Quesada domanda a David se non si renda conto d'essere egli stesso causa del problema. Il prezzo della serie subirà un aumento o la serie verrà cancellata.
[leggi le lettere di David e Quesada]

DavidIl tono della lettera aperta di David, emotivamente condivisibile, ha riscosso solidarietà da parte di tutti: ecco un autore che scrive per passione, non per denaro. Decisamente ammirevole.
Dal canto suo, le ragioni di Quesada, espresse in tono dirigenziale, sono razionalmente comprensibili. Per sopravvivere, una casa editrice deve produrre ciò che la massa acquista. E a maggior ragione la Marvel, gravemente indebitata. Questo è il meccanismo delle aziende che producono cultura pop. Questo - tout court - è il meccanismo del Sistema.
Giusto? Corretto? Umano?
Sarebbe liberatorio scagliarsi contro tale Sistema, pervasi da un sacro fuoco romantico. "Tenete invariato il prezzo dell'albo!" "Valorizzate i vostri migliori talenti!"
Per essere discretamente cinici, c'è da dire che David ha accettato fin dal principio le regole del Sistema: è produttore di cultura pop: o trova riscontro nella massa o smette.
Tuttavia l'aspetto romantico c'è, ed è quello su cui ci piace riflettere.
Se una casa editrice optasse sempre per ciò che "fa massa" cosa spingerebbe gli autori a dare il meglio di sé? A superare costantemente se stessi nella tensione verso l'Arte?
Mi spiego. Presumiamo che un autore scriva al meglio del suo talento. Presumiamo che un editore creda nel suo lavoro e investa il proprio denaro. Ammettiamo che il prodotto esca sul mercato e il pubblico non recepisca.

Pollice verso, per giudizio insindacabile della massa. Dal momento che gli esseri umani tendono per inerzia ad ottenere il massimo risultato col minimo sforzo, il ragionamento strettamente economico sarebbe questo: ha senso rincorrere la chimera della qualità artistica, quando questa non è percepibile se non pochi-sparuti-ininfluenti? Qual'è lo scopo dell'enorme spreco d'energie da parte dei produttori di cultura? La risposta è che non vi è alcuno scopo razionale. Se vigesse sempre e comunque il presupposto che la massa è arbitro, lo sforzo creativo diventerebbe puro nonsenso.
Ma l'autore non produce solo per sopravvivere: vuole anche esprimere il suo talento, essere apprezzato. Non solo dal pubblico, ma anche da chi conosce bene i meccanismi e le possibilità del linguaggio utilizzato. Il riconoscimento dei critici è uno stimolo potentissimo. Significa che i propri sforzi (quelli di cui la massa è inconsapevole) hanno sortito buon esito e sono stati compresi. Non si può prescindere dalla tensione verso l'Arte.

QuesadaDetto questo, dal punto di vista produttivo esiste una soluzione all'apparente dicotomia? Forse. Occorre che l'Azienda (che parola prosaica!) indossi la maschera bifronte Quantità/Qualità. Alla massa ciò che è della massa, agli individui ciò che viene apprezzato individualmente.
Ogni azienda che mostra di coltivare entrambe le soluzioni dimostra di essere al tempo stesso realistica ma non cinica: produrre Quantità per sopravvivere e Qualità per le astratte necessità dell'Arte. E' per questo che nella querelle suscitata da David la Marvel ha agito nel migliore dei modi possibili.
Ma facciamo un passo indietro e analizziamo la cosa da punto di vista individuale. E' possibile che un quarto di dollaro metta in crisi il rapporto tra creatore e lettore? E' possibile che il lettore avverta questo aumento come una grave offesa di principio ai suoi danni, ai danni del suo "status sociale", della "società democratica", e via massimizzando?
Le questioni di principio, i massimalismi, sono decisamente fuorvianti. Le utopie sulla cultura alla portata della massa sono demagogiche e strumentali. La verità è questa: nessuno vuole ciò che non apprezza. E nessuno apprezza ciò che non è disposto a pagare.
L'evoluzione ha un prezzo e l'intelligenza ha un suo costo di mantenimento.
Fluire con la massa è economico, ma non consente di affrancarci dalla nostra condizione di partenza, dal nostro status indistinto di massa. La cultura alla portata di tutti, quella che non si paga, quella che può essere attinta a piene mani senza alcuno sforzo di volontà da parte dell'individuo, ha l'esatto valore del suo prezzo.

La massa che acquista decide le politiche "culturali", gli orientamenti. La cultura popolare affossa, perché chi orienta le scelte è una maggioranza che percepisce solo le sollecitazioni primarie, che digerisce solo il già masticato. Chi vuole elevarsi, andar oltre, deve farlo grazie ad un proprio sforzo motivato.
La società dei consumi, modellata dalle aziende che fanno dell'introito il loro credo, tende verso il basso, livella verso il basso, ed è un fiume in piena alla cui corrente è difficile sottrarsi. Se vogliamo lasciarci trasportare dal questa corrente, causa del nostro livellamento è la nostra mancanza di scelta. In qualunque campo.
Così l'aumento di prezzo di Jemas e Quesada mi trova d'accordo. E' una soluzione che rispetta sostanzialmente tutti. E opererà involontariamente una selezione. Il lettore che si farà scoraggiare da quel quarto di dollaro, spendendo dieci volte tanto per cose di cui si pentirà il giorno dopo, non merita la stimolante ironia di David. Rimanga nell'opaca e indistinta massa di cui si ostina a condividere le non-scelte.

 
[marzo 2002]

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