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La
vicenda è recente. Peter David, scrittore della serie
Captain Marvel, viene a sapere che le vendite dell'albo sono crollate
e che le alte sfere della Marvel, nella figura di Joe Quesada
e Bill Jemas, hanno deciso di aumentare il prezzo dell'albo di un
quarto di dollaro.
David paventa che l'aumento di prezzo - connesso al fattore "presunta
cancellazione" - abbia un effetto deleterio, spingendo molti
lettori all'abbandono della testata. Così scrive una lettera
aperta, in cui si dichiara disposto a continuare a scrivere Captain
Marvel per una cifra simbolica: 20 dollari ad albo. Ama la serie,
ama il personaggio e vi infonde tutta la sua passione e il suo talento.
La domanda che pone ai dirigenti è questa: com'è possibile
che la Marvel penalizzi una serie che riceve il plauso unanime della
critica fumettistica?
Quesada, con un tono che molti hanno giudicato sbrigativo e autoritario,
risponde che non accetterà la provocazione per non creare
degli imbarazzanti precedenti. Le cifre parlano chiaro: la serie
non piace ad un pubblico sufficientemente ampio. Con le ultime storie
(che riportano in gioco l'Universo 2099 e Futuro Imperfetto) David
ha mostrato di rivolgersi ai fan hard-core della Marvel, numericamente
esigui. Quesada domanda a David se non si renda conto d'essere egli
stesso causa del problema. Il prezzo della serie subirà un
aumento o la serie verrà cancellata.
[leggi le lettere di David
e Quesada]
Il
tono della lettera aperta di David, emotivamente condivisibile,
ha riscosso solidarietà da parte di tutti: ecco un autore
che scrive per passione, non per denaro. Decisamente ammirevole.
Dal canto suo, le ragioni di Quesada, espresse in tono dirigenziale,
sono razionalmente comprensibili. Per sopravvivere, una casa editrice
deve produrre ciò che la massa acquista. E a maggior ragione
la Marvel, gravemente indebitata. Questo è il meccanismo
delle aziende che producono cultura pop. Questo - tout court - è
il meccanismo del Sistema.
Giusto? Corretto? Umano?
Sarebbe liberatorio scagliarsi contro tale Sistema, pervasi da un
sacro fuoco romantico. "Tenete invariato il prezzo dell'albo!"
"Valorizzate i vostri migliori talenti!"
Per essere discretamente cinici, c'è da dire che David ha
accettato fin dal principio le regole del Sistema: è produttore
di cultura pop: o trova riscontro nella massa o smette.
Tuttavia l'aspetto romantico c'è, ed è quello su cui
ci piace riflettere.
Se una casa editrice optasse sempre per ciò che "fa
massa" cosa spingerebbe gli autori a dare il meglio di sé?
A superare costantemente se stessi nella tensione verso l'Arte?
Mi spiego. Presumiamo che un autore scriva al meglio del suo talento.
Presumiamo che un editore creda nel suo lavoro e investa il proprio
denaro. Ammettiamo che il prodotto esca sul mercato e il pubblico
non recepisca.
Pollice
verso, per giudizio insindacabile della massa. Dal momento che gli
esseri umani tendono per inerzia ad ottenere il massimo risultato
col minimo sforzo, il ragionamento strettamente economico sarebbe
questo: ha senso rincorrere la chimera della qualità artistica,
quando questa non è percepibile se non pochi-sparuti-ininfluenti?
Qual'è lo scopo dell'enorme spreco d'energie da parte dei
produttori di cultura? La risposta è che non vi è
alcuno scopo razionale. Se vigesse sempre e comunque il presupposto
che la massa è arbitro, lo sforzo creativo diventerebbe puro
nonsenso.
Ma l'autore non produce solo per sopravvivere: vuole anche esprimere
il suo talento, essere apprezzato. Non solo dal pubblico, ma anche
da chi conosce bene i meccanismi e le possibilità del linguaggio
utilizzato. Il riconoscimento dei critici è uno stimolo potentissimo.
Significa che i propri sforzi (quelli di cui la massa è inconsapevole)
hanno sortito buon esito e sono stati compresi. Non si può
prescindere dalla tensione verso l'Arte.
Detto
questo, dal punto di vista produttivo esiste una soluzione all'apparente
dicotomia? Forse. Occorre che l'Azienda (che parola prosaica!) indossi
la maschera bifronte Quantità/Qualità. Alla massa
ciò che è della massa, agli individui ciò che
viene apprezzato individualmente.
Ogni azienda che mostra di coltivare entrambe le soluzioni dimostra
di essere al tempo stesso realistica ma non cinica: produrre Quantità
per sopravvivere e Qualità per le astratte necessità
dell'Arte. E' per questo che nella querelle suscitata da David la
Marvel ha agito nel migliore dei modi possibili.
Ma facciamo un passo indietro e analizziamo la cosa da punto di
vista individuale. E' possibile che un quarto di dollaro metta in
crisi il rapporto tra creatore e lettore? E' possibile che il lettore
avverta questo aumento come una grave offesa di principio ai suoi
danni, ai danni del suo "status sociale", della "società
democratica", e via massimizzando?
Le questioni di principio, i massimalismi, sono decisamente fuorvianti.
Le utopie sulla cultura alla portata della massa sono demagogiche
e strumentali. La verità è questa: nessuno vuole ciò
che non apprezza. E nessuno apprezza ciò che non è
disposto a pagare.
L'evoluzione ha un prezzo e l'intelligenza ha un suo costo di mantenimento.
Fluire con la massa è economico, ma non consente di affrancarci
dalla nostra condizione di partenza, dal nostro status indistinto
di massa. La cultura alla portata di tutti, quella che non si paga,
quella che può essere attinta a piene mani senza alcuno sforzo
di volontà da parte dell'individuo, ha l'esatto valore del
suo prezzo.
La
massa che acquista decide le politiche "culturali", gli
orientamenti. La cultura popolare affossa, perché chi orienta
le scelte è una maggioranza che percepisce solo le sollecitazioni
primarie, che digerisce solo il già masticato. Chi vuole
elevarsi, andar oltre, deve farlo grazie ad un proprio sforzo motivato.
La società dei consumi, modellata dalle aziende che fanno
dell'introito il loro credo, tende verso il basso, livella verso
il basso, ed è un fiume in piena alla cui corrente è
difficile sottrarsi. Se vogliamo lasciarci trasportare dal questa
corrente, causa del nostro livellamento è la nostra mancanza
di scelta. In qualunque campo.
Così l'aumento di prezzo di Jemas e Quesada mi trova d'accordo.
E' una soluzione che rispetta sostanzialmente tutti. E opererà
involontariamente una selezione. Il lettore che si farà scoraggiare
da quel quarto di dollaro, spendendo dieci volte tanto per cose
di cui si pentirà il giorno dopo, non merita la stimolante
ironia di David. Rimanga nell'opaca e indistinta massa di cui si
ostina a condividere le non-scelte.
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