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Nel
febbraio del 2002 la dirigenza Marvel ha proposto ai team artistici
di creare storie "silenziose", prive cioè di balloons
e didascalie, battezzando questo esperimento "'Nuff Said",
che al termine di un discorso equivale all'espressione "Si
è detto tutto, e non c'è bisogno di aggiungere altro".
Gli esiti qualitativi sono stati alterni. Alcuni sceneggiatori hanno
costruito delle ottime storie, appena divergenti dallo sviluppo
naturale delle saghe in corso e pensate appositamente per far parlare
le immagini (mi viene in mente Salvataggio psichico [1]
di Morrison/Quitely, con atmosfere di grande suggestione). Altri,
palesando un certo fastidio per quello che appariva come un "compitino",
hanno consegnato al disegnatore la sceneggiatura prevista da tempo,
pensando semplicemente di oscurare le parole.
In questo secondo gruppo rientra Chris Claremont. La storia silenziosa
dei suoi X-Treme X-Men [2], priva dello
sforzo di adattare il contenuto alla forma, ha portato alla luce
la madre di tutti i suoi difetti: la presunzione che lo sforzo di
comunicazione dell'Autore debba essere inferiore allo sforzo di
comprensione del lettore. Lo dimostra l'imbarazzante nota di Luca
Scatasta, il guru italiano della continuity mutante, che
tenta di giustificare gli scarsi esiti del risultato.
Se Boomerang è il primo episodio di Claremont che
leggete, non spaventatevi: nelle sue storie (anche in quelle dialogate)
è arduo capire per quale motivo i suoi personaggi combattano
volino saltino striscino muoiano. Il Motore dell'Azione è
situato (forse) all'inizio della saga, e l'Autore non s'affannerà
a riesumarlo per voi: il perché di tutto continuerà
a giacere, immoto, nell'abisso del tempo.
SOTTOTRAMA
GLOBALE
Claremont
viene apprezzato per l'abilità con cui gestisce le sue Sottotrame,
storie secondarie capaci di svilupparsi per anni senza giungere
a conclusione.
[Apro un'enorme parentesi: il lettore immagina che occorra un superpotere
per gestire le Sottotrame, senza rendersi conto di quanto sia arduo
strutturare una narrazione compiuta nell'arco di una singola
storia. Procrastinando il termine della vicenda all'infinito, lo
scrittore astuto non va incontro al terribile giudizio sul finale
(poiché è il finale che dà senso a tutto il
resto), e quando il finale arriva, disperso in un mare di avvenimenti
secondari, è impossibile dire se sia riuscito o no. La narrazione
soap-opera è un espediente che ogni sceneggiatore
adotterebbe ad occhi chiusi, perché trovare il senso della
storia alla fine di ogni albo è un lavoro faticoso e vincolante.]
Generalmente si parla di Sottotrame in rapporto a una vicenda principale.
Nel nostro caso l'intera narrazione di Claremont è una Sottotrama:
brevi scene riprendono un filo bruscamente interrotto, per poi essere
troncate e nuovamente riprese, ma non contengono mai al loro interno
la forza coagulante che spinge la tensione del lettore al suo climax.
Una scena può riprendere all'improvviso senza dirci chi,
come, quando, dove e perché: la
narrazione sembra una continua descrizione paesaggistica monotonale,
in cui gli attori sono indistinguibili dallo sfondo. Dal punto di
vista emotivo i colpi di scena sono identici alle pause, perché
manca il senso dell'importanza relativa e assoluta di ogni avvenimento.
(E non perché manchi l'azione: C. è famoso perché
manda in fiamme un aeroporto ogni numero dispari.)
Questa scansione narrativa copre e giustifica qualsiasi difetto.
Il ritmo è inesistente e il pathos è inibito? Non
importa: se il lettore casuale non proverà alcuna emozione,
è certo che i Filologi X verranno gratificati dall'aver
tenuto insieme i pezzi che l'autore ha sapientemente sparso.
Si potrebbe domandare: perché li ha sparsi? Claremont
si è annoiato del medium che adopera tanto da volerlo annichilire?
O si rivolge con sprezzo solo al fedele che ha mandato a memoria
come un Mantra ogni singola lettera del Verbo Sacro?
OMOLOGAZIONE
DEI CARATTERI
C'è
un elemento che, più di ogni altro, mi lascia senza parole:
la caratterizzazione.
La caratterizzazione dei personaggi di Claremont non esiste,
ma è stupefacente apprendere come i suoi sostenitori ne facciano
il punto di forza del Maestro.
C'è un malinteso evidente. Caratterizzare significa
far emergere nel personaggio il carattere che lo distingue dagli
altri, per permettere al lettore di cogliere al volo l'essenza della
sua anima. Un personaggio non si differenzia solo per ciò
che dice, ma anche per come lo dice; mentre il contenuto
informa su ciò che esso vuol farci credere, attraverso la
forma il lettore intuisce ciò che esso realmente è.
Perciò la caratterizzazione linguistica è fondamentale.
I personaggi di Claremont si somigliano tutti. Tutti hanno in bocca
frasi lapidarie "alla Chandler", clonate da un
pessimo Giallo Mondadori.
Questa è una rilevazione statistica effettuata su sette personaggi
diversi in un singolo episodio [3] (prego di badare
alla forma, non al contenuto):
- PRIMO
PERSONAGGIO: Non ne sei in grado, dolcezza! Perciò fa'
come dice il signore del magnetismo, okay?
- SECONDO
PERSONAGGIO: Finora non è andata poi male, biondo!
- TERZO
PERSONAGGIO: Fine della storia, bocconcino... Hai chiuso.
- QUARTO
PERSONAGGIO: Roba vecchia, baby. Sono felice di essere me.
- QUINTO
PERSONAGGIO: Tanto per coniare una frase, vecchio: questa terra...
oserei dire il mondo intero... non è abbastanza grande
per tutti e due.
- SESTO
PERSONAGGIO: Te ne vai già, capelli gialli? La festa è
appena cominciata!
- SETTIMO
PERSONAGGIO: Mi pagano apposta, dolcezza.
Il
"cinico-fighetto": questo è l'unico carattere che
emerge in Claremont. Sfido i Filologi X a indovinare almeno
uno dei personaggi che hanno pronunciato quelle sette frasi.

SATURAZIONE
DA ENFASI
Lungi
dall'adottare una salutare forma di ironia (e men che meno autoironia!),
la saturazione da enfasi è un marchio di fabbrica. Claremont
forza all'esasperazione i toni epici - e questo può servire
ad illustrare l'eroismo dei personaggi - ma il guaio è che
l'enfasi si mantiene invariata durante tutto il racconto (e in tutti
i racconti), forzando al massimo i toni tragici anche quando si
dovrebbe passare ad uno stile meno denso.
Un tipico dialogo d'amore alla Claremont è sempre condotto
in questo modo (attenzione: sia lui che lei hanno le facce sempre
ingrugnite):
- LEI:
"Ti amo, anche se non riesco esattamente a decifrare questo
sentimento così contrastante che si agita nella mia anima".
- LUI:
"So cosa provi: sei giunta ad un punto nel quale si aprono
due strade: entrambe possibili, ma entrambe dirette verso il nulla.
La vita ci porta costantemente a fare quello che non vorremmo".
- LEI:
"C'è una soluzione anche alla morte, se la posta in
gioco è abbastanza alta. I sentimenti fanno male, ma senza
di loro non sapremmo distinguere la sofferenza dalla gioia".
- LUI:
"Ho l'impressione che tu stia per dirmi qualcosa, che io
lo voglia o no. Ma ne ho passate troppe per temere le folli parole
di una donna innamorata".
- LEI:
"Sposami, ti prego, per tutto ciò che è più
sacro. Anche se dovremmo pentircene per il resto delle nostre
esistenze".
- LUI:
"Un sì non servirebbe a placare la nostra sete di
verità. Non esiste niente di definitivo in questa vita".
E
così via, verso la luce del tramonto.
E' sbagliato adottare uno stile enfatico? Dipende. Occorre maneggiarlo
con cautela. La sovraesposizione all'enfasi ottunde la percezione
del peso specifico delle scene, provocando una perdita di tensione
nel lettore. Quando tutto è importante, niente è importante.
Se la messa fosse una continua omelia, dubito che i fedeli resisterebbero
dieci minuti.
Si
potrebbe obiettare che Claremont tralascia elementi che ritiene
banali e ne esalta altri. Questo è il suo stile. Ma se le
motivazioni dell'azione (e quindi il rapporto causa-effetto), il
crescendo emotivo e la caratterizzazione dei personaggi sono le
banalità da tralasciare, mi chiedo allora quali siano le
cose importanti.
Il dialogo? Possibile. Solo che in tal modo si afferma, implicitamente,
che le cose che Claremont ha da dirci potrebbero essere raccontate,
più che in un albo a fumetti, in un bel drammone radiofonico.
Note
[1]
Silenzio: salvataggio psichico in corso, su Gli Incredibili X-Men
#147, settembre 2002, Marvel Italia
[2] Boomerang, su X-Treme X-Men #9, dicembre 2002,
Marvel Italia.
[3] Crocevia, su Gli Incredibili X-Men #47, maggio
1994, Marvel Italia.
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