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L’ACCETTAZIONE
DELLA MORTE
Nel
gioco di specchi e di duali corrispondenze che costituisce una delle
strutture di base dell’Incal [1],
sia l’accettazione della morte che la sua negazione possono essere
interpretati in senso positivo o negativo.
Come abbiamo detto
i Tecnos (rappresentanti e creatori del potere tecnologico) sono
devoti della tenebra e agiscono per il suo ritorno. Ed è
simbolico il fatto che la maggior parte dei loro prodotti robotici
derivi dal riutilizzo di parti di cadaveri.
Jodorowsky, lo ripetiamo,
quasi ci vuole indicare che il punto di partenza e di arrivo di
questa tecnica futuribile (in un universo che, lo ricordiamo, ha
dimenticato del tutto l’esistenza di un Dio [2])
non è solo la morte, ma una morte inutile e non creatrice,
non un passaggio ad un nuovo stato ma il ritorno alla stasi. Tale
diffidenza del poeta cileno nei confronti della tecnologia si può
forse ricollegare all’importanza da lui data al sogno lucido e alla
capacità dell’uomo di sognare la propria realtà ed
il proprio universo, modellandoli secondo la propria volontà
e senza limitazioni [3]:
un affidarsi ai macchinari, alla loro precisione e alla loro capacità
di compiere azioni per noi, rappresenta un freno alla nostra capacità
di trasformare la realtà in maniera autonoma.

In contrapposizione
all’accettazione di una morte negativa degli adoratori della Tenebra
(una vera e propria setta, con una struttura gerarchica al cui vertice
planetario si trova un Tecno-papa!), troviamo un sacrificio volontario
rivolto alla salvezza: quello dei sei amici di John nel capitolo
finale dell’Incal.
Tutti scelgono di
dare la propria vita perché l’Incal possa respingere l’attacco
della Tenebra, e la Galassia Che Sogna possa sconfiggere il proprio
nemico: e il sonno non è fratello della morte?
Di fronte a un Difool
che non sa accettare questo sacrificio, gli altri scelgono di superare
sé stessi, donandosi per gli altri [4].
John rifiuta, ma lui non è più parte della realtà
che sta mutando nel sogno: ne è il Testimone.
LA NEGAZIONE
DELLA MORTE
La morte può
essere negata, o almeno si può tentare di sottrarsi ad essa:
questa negazione (ancora una volta con una duplice valenza) si esemplifica
nelle due figure del Prez e di John Difool.
Il Prez cerca di evitare la morte creando false copie del suo corpo
[5]
o corpi continuamente diversi per la sua mente. E’ uno sfuggire
alla morte sterile (ancora una volta un falso cambiamento aiutato
dalla tecnologia), che serve solo a farlo vivere in piaceri destinati
a distrarlo fino alla successiva clonazione: l’ultima incarnazione
del Prez sarà la Necrosonda, l’invincibile portatrice di
morte, che verrà smembrata fino a ridursi a una telecamera
senziente. Jodorowsky sembra volerci dire che il Prez non è
più vivo da tempo, che può solo osservare la realtà
senza poter intervenire su essa; la sua ultima mutazione in alleato
di uno stupito Difool, è spiegato da Solune non come atto
di volontà, ma perché "ha sempre obbedito
al potere centrale, ed il potere centrale adesso siamo noi".
La negazione della morte ha fatto di Sua Ofidità Maggiore,
il grande serpente che cambia pelle, un involucro vuoto in cui altri
pongono un contenuto. Eppure (ennesima, voluta, ambiguità
dell’Incal) solo tramite questo strumento la Galassia potrà
arrivare al Sonno Teta (Incal V, 42) e sconfiggere la Tenebra.
La negazione della morte di John subisce delle evoluzioni nel corso
dell’opera, perché John stesso cresce.
Inizialmente, quando
viene gettato nel pozzo d’acido, John ha semplicemente ed animalmente
terrore della morte, perché si tratta di una morte fisica.
Alla fine Difool ("The Fool", la carta iniziale dei Tarocchi,
lo stato di incoscienza dell’uomo) cresce spiritualmente e non teme
più una morte del corpo, ma rifiuta la morte come perdita
della propria individualità. A differenza del Prez egli grida
all’Incal: "Io non voglio fondermi nella tua unità!
Io scelgo di essere me stesso dentro me stesso!" (Incal,
VI, 36). Ed è qui che John raggiunge la sua vera maturazione,
con la scoperta del suo ruolo: incontrando Orh, scoprirà
che l’Incal è il "portatore della somma dei sogni
umani" e il germe della creazione del nuovo universo, di
tutti coloro che l’hanno sognato o si sono donati perché
vivesse. John ha scelto di esserne escluso, ed ora che anela a dissolversi
in questa pura coscienza, viene respinto: ciò che aveva scelto
inconsapevolmente viene ora affermato, e cioè che lui è
"il testimone eterno, la goccia che non si dissolve mai
nell’oceano", e viene rimandato indietro nel tempo, alla
sua iniziale caduta verso il lago d’acido per "imparare
a ricordare".
L’estrema
fuga dalla morte è proprio in questo tempo circolare che
si piega su sé stesso per ricominciare: i sette predestinati
tornano sulla Terra da cui era partita la vicenda, John è
solo come lo era all’inizio, l’Incal ritorna a Orh, l’universo ricomincia,
John è al suo punto di partenza.
Solo ricordando sarà
un ricominciare arricchito, una sorta di Eterno Ritorno nietzschiano,
in cui l’uomo superiore accetta tutto il suo passato (e il ripetersi
eterno della propria vita) come la condizione indispensabile per
essere la creatura unica che è.
Ma per chi conosce
la filosofia di Jodorowsky, la fine era, tutto sommato, prevedibile:
l’Universo che rinasce è il sogno della Galassia che medita,
e come lo stesso Jodorowsky ha sperimentato nei suoi sogni lucidi,
"il cervello non conosce la morte" [6].
Sta all’uomo saggio, al risveglio, trasportare gli insegnamenti
ricevuti nei sogni in quel grande sogno lucido che è la realtà.
[Vai
alla I Parte]
NOTE
[1]
I Misteri, cit., pag. 53. [up]
[2]
Lo si intuisce in Incal V, 41. [up]
[3]
Si veda tutto
il capitolo III di Jodorowsky, Psicomagia. Una terapia panica,
1995, in Italia edito da Feltrinelli, ed in particolare pagg. 54-55
("Il sogno lucido mi ha insegnato a muovermi all’interno
di una realtà duttile in seno alla quale si può produrre
qualsiasi mutamento, qualsiasi trasformazione. Dipende soltanto
dalla mia intenzione… La ‘realtà’ non esiste di per sé;
istante dopo istante sono io che creo la mia realtà, allegra
o sinistra, monotona o appassionante". [up]
[4]
Vangelo secondo Giovanni, XV, 13. "Nessuno
ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri
amici". [up]
[5]
Vedi il primo capitolo de Prima dell’Incal
di Jodorowsky e Janetov, dal titolo I due orfani, dove il
Prez si fa sostituire da un robot assolutamente identico, e così
scampa dall’attentato organizzato contro di lui dallo stesso Difool.
[up]
[6]
Psicomagia, cit. pag. 46. [up]
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