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IMPARARE A RICORDARE

MORTE ED ETERNO RITORNO NELL’INCAL
[II Parte]
di Eugenio Marica

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L’ACCETTAZIONE DELLA MORTE

Nel gioco di specchi e di duali corrispondenze che costituisce una delle strutture di base dell’Incal [1], sia l’accettazione della morte che la sua negazione possono essere interpretati in senso positivo o negativo.

Come abbiamo detto i Tecnos (rappresentanti e creatori del potere tecnologico) sono devoti della tenebra e agiscono per il suo ritorno. Ed è simbolico il fatto che la maggior parte dei loro prodotti robotici derivi dal riutilizzo di parti di cadaveri.

Jodorowsky, lo ripetiamo, quasi ci vuole indicare che il punto di partenza e di arrivo di questa tecnica futuribile (in un universo che, lo ricordiamo, ha dimenticato del tutto l’esistenza di un Dio [2]) non è solo la morte, ma una morte inutile e non creatrice, non un passaggio ad un nuovo stato ma il ritorno alla stasi. Tale diffidenza del poeta cileno nei confronti della tecnologia si può forse ricollegare all’importanza da lui data al sogno lucido e alla capacità dell’uomo di sognare la propria realtà ed il proprio universo, modellandoli secondo la propria volontà e senza limitazioni [3]: un affidarsi ai macchinari, alla loro precisione e alla loro capacità di compiere azioni per noi, rappresenta un freno alla nostra capacità di trasformare la realtà in maniera autonoma.

In contrapposizione all’accettazione di una morte negativa degli adoratori della Tenebra (una vera e propria setta, con una struttura gerarchica al cui vertice planetario si trova un Tecno-papa!), troviamo un sacrificio volontario rivolto alla salvezza: quello dei sei amici di John nel capitolo finale dell’Incal.

Tutti scelgono di dare la propria vita perché l’Incal possa respingere l’attacco della Tenebra, e la Galassia Che Sogna possa sconfiggere il proprio nemico: e il sonno non è fratello della morte?

Di fronte a un Difool che non sa accettare questo sacrificio, gli altri scelgono di superare sé stessi, donandosi per gli altri [4]. John rifiuta, ma lui non è più parte della realtà che sta mutando nel sogno: ne è il Testimone.

LA NEGAZIONE DELLA MORTE

La morte può essere negata, o almeno si può tentare di sottrarsi ad essa: questa negazione (ancora una volta con una duplice valenza) si esemplifica nelle due figure del Prez e di John Difool.

Il Prez cerca di evitare la morte creando false copie del suo corpo [5] o corpi continuamente diversi per la sua mente. E’ uno sfuggire alla morte sterile (ancora una volta un falso cambiamento aiutato dalla tecnologia), che serve solo a farlo vivere in piaceri destinati a distrarlo fino alla successiva clonazione: l’ultima incarnazione del Prez sarà la Necrosonda, l’invincibile portatrice di morte, che verrà smembrata fino a ridursi a una telecamera senziente. Jodorowsky sembra volerci dire che il Prez non è più vivo da tempo, che può solo osservare la realtà senza poter intervenire su essa; la sua ultima mutazione in alleato di uno stupito Difool, è spiegato da Solune non come atto di volontà, ma perché "ha sempre obbedito al potere centrale, ed il potere centrale adesso siamo noi". La negazione della morte ha fatto di Sua Ofidità Maggiore, il grande serpente che cambia pelle, un involucro vuoto in cui altri pongono un contenuto. Eppure (ennesima, voluta, ambiguità dell’Incal) solo tramite questo strumento la Galassia potrà arrivare al Sonno Teta (Incal V, 42) e sconfiggere la Tenebra.

La negazione della morte di John subisce delle evoluzioni nel corso dell’opera, perché John stesso cresce.

Inizialmente, quando viene gettato nel pozzo d’acido, John ha semplicemente ed animalmente terrore della morte, perché si tratta di una morte fisica. Alla fine Difool ("The Fool", la carta iniziale dei Tarocchi, lo stato di incoscienza dell’uomo) cresce spiritualmente e non teme più una morte del corpo, ma rifiuta la morte come perdita della propria individualità. A differenza del Prez egli grida all’Incal: "Io non voglio fondermi nella tua unità! Io scelgo di essere me stesso dentro me stesso!" (Incal, VI, 36). Ed è qui che John raggiunge la sua vera maturazione, con la scoperta del suo ruolo: incontrando Orh, scoprirà che l’Incal è il "portatore della somma dei sogni umani" e il germe della creazione del nuovo universo, di tutti coloro che l’hanno sognato o si sono donati perché vivesse. John ha scelto di esserne escluso, ed ora che anela a dissolversi in questa pura coscienza, viene respinto: ciò che aveva scelto inconsapevolmente viene ora affermato, e cioè che lui è "il testimone eterno, la goccia che non si dissolve mai nell’oceano", e viene rimandato indietro nel tempo, alla sua iniziale caduta verso il lago d’acido per "imparare a ricordare".

L’estrema fuga dalla morte è proprio in questo tempo circolare che si piega su sé stesso per ricominciare: i sette predestinati tornano sulla Terra da cui era partita la vicenda, John è solo come lo era all’inizio, l’Incal ritorna a Orh, l’universo ricomincia, John è al suo punto di partenza.

Solo ricordando sarà un ricominciare arricchito, una sorta di Eterno Ritorno nietzschiano, in cui l’uomo superiore accetta tutto il suo passato (e il ripetersi eterno della propria vita) come la condizione indispensabile per essere la creatura unica che è.

Ma per chi conosce la filosofia di Jodorowsky, la fine era, tutto sommato, prevedibile: l’Universo che rinasce è il sogno della Galassia che medita, e come lo stesso Jodorowsky ha sperimentato nei suoi sogni lucidi, "il cervello non conosce la morte" [6]. Sta all’uomo saggio, al risveglio, trasportare gli insegnamenti ricevuti nei sogni in quel grande sogno lucido che è la realtà.

[Vai alla I Parte]

NOTE

[1] I Misteri, cit., pag. 53. [up]

[2] Lo si intuisce in Incal V, 41. [up]

[3] Si veda tutto il capitolo III di Jodorowsky, Psicomagia. Una terapia panica, 1995, in Italia edito da Feltrinelli, ed in particolare pagg. 54-55 ("Il sogno lucido mi ha insegnato a muovermi all’interno di una realtà duttile in seno alla quale si può produrre qualsiasi mutamento, qualsiasi trasformazione. Dipende soltanto dalla mia intenzione… La ‘realtà’ non esiste di per sé; istante dopo istante sono io che creo la mia realtà, allegra o sinistra, monotona o appassionante". [up]

[4] Vangelo secondo Giovanni, XV, 13. "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici". [up]

[5] Vedi il primo capitolo de Prima dell’Incal di Jodorowsky e Janetov, dal titolo I due orfani, dove il Prez si fa sostituire da un robot assolutamente identico, e così scampa dall’attentato organizzato contro di lui dallo stesso Difool. [up]

[6] Psicomagia, cit. pag. 46. [up]

 
[settembre 2001]
 
       

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