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Dal vangelo secondo Tex

di Detritus

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Di difese d'ufficio del fumetto bonelliano ne ho sentite tante. Sono flaccide, tiepide, insulse e soprattutto liquidatorie. Quasi insofferenti del fatto che la parola di Tex possa risultare per qualcuno poco persuasiva. Il risultato è che non solo le critiche aumentano, ma diventano sempre più rabbiose!

Questa gloriosa, pluribersagliata casa editrice necessita di un patrocinio come si deve, perbacco, e a costo di trasformarmi in Perry Mason, glielo fornirò! Ebbene sì, Detritus sarà legale Bonelli, per l'occasione!

Ma ora silenzio, per favore! La parola alla difesa…

Vostro onore, è con rammarico che devo constatare ogni giorno che passa un senso di sfiducia e di stanchezza nei confronti dei fumetti Bonelli. Questo mi dispiace, perché io sono cresciuto con queste letture e se sono diventato l'uomo che sono, lo devo principalmente alla solida educazione impartitami dalla Bonelli.

Molti dei suoi detrattori parlano di tediosità, di ripetitività delle storie. Di mancanza di fantasia e soprattutto di coraggio.

Come se gli sceneggiatori Bonelli paventassero di sbrigliare tutto il loro potenziale immaginifico, trattenuti da chissà quale vincolo editoriale! Cosa devono sentire queste mie orecchie!

Questo è semplicemente ridicolo!

Prima di tutto è assurdo pensare che dei professionisti di quel calibro possano rinunciare per tutta la vita ad esprimersi come vorrebbero. Sarebbe inumano per chiunque! Secondo: la sensazione di ripetitività imputata al fumetto in questione deve quantomeno essere rivista!

A mio parere, nessuno prende nella dovuta considerazione il pensiero Bonelli. Tutti parlano di sceneggiatura, di ritmi narrativi, di personaggi bonelliani, ma nessuno si sofferma sufficientemente a considerare il pensiero che sta dietro tutto questo. La filosofia di vita secondo Tex. Ecco la vera artefice del successo editoriale della più grande casa italiana del fumetto!

Chi ha studiato Shakespeare saprà che il Bardo non ha mai inventato nulla. Il sommo poeta, il genio creativo per eccellenza non faceva che copiare i soggetti dei suoi drammi dalle storie di Polibio o da svariati canovacci teatrali già esistenti e circolanti, collazionando e contaminando le varie materie fra di loro e limitandosi a cambiare qua e là qualche nome e qualche scena. Perché? Ma perché non era importante l'originalità della materia trattata, la sua portata inedita,

(Oggi diremmo: gli effetti speciali) ma il come questa materia sempreverde, l'eterna materia degli scrittori -l'uomo- poteva sviscerare nella forma più incisiva la sua natura drammatica. Shakespeare, come gran parte dei suoi pari in ogni campo dello scibile umano, è un grande genio del come, non del cosa. La genialità, infatti, in tutti i campi, non si qualifica mai come scoperta di qualcosa che prima non c'era, ma piuttosto come riconoscimento di rapporti imprevisti fra oggetti già noti. Applicate questa formula a tutti i più significativi progressi della scienza o della tecnica, e troverete che calzerà a pennello regolarmente.

Il più alto grado di conoscenza cui si possa aspirare è sempre la conoscenza di rapporti.

Shakespeare non era molto ottimista sull'uomo. A ben guardare in tutte le sue tragedie e commedie non fa che ripetere gli stessi concetti. Talvolta con rabbia impotente, talora con divertita ironia, con sprezzo, con sdegno, con compatimento. A volte con indifferenza. Ma non fa che giocare sempre con lo stesso giocattolo! Una volta compreso come funziona, di quali parti si compone, qual è la sua data di scadenza e la limitata gamma dei suoi movimenti, non c'è poi molto da fare. D'altra parte è l'unico intrattenimento che abbiamo, quindi, continuiamo a baloccarci, dice Shakespeare.

La stessa cosa dice Bonelli. Nella sua millenaria saggezza, al pari dei più grandi pensatori ed umanisti della storia, ha compreso profondamente la natura dell'uomo e del mondo che si è costruito intorno, in ogni sua più piccola sfaccettatura. Non c'è nient'altro da dire o da scoprire.

Questo siamo e questo rimaniamo. Questo dobbiamo raccontare.

Come quelle di Shakespeare, le sue conclusioni sono malinconiche, amare, vagamente beffarde. Certo il suo linguaggio è diverso. E' più moderno.

Del tipo: il mondo è marcio, baby. Il crimine imperversa e cresce costantemente. L'egoismo e la disonestà sono diffusi in modo capillare. Solo pochi eletti si salvano: sono gli eroi Bonelli. Uomini belli, ben piazzati, di solito di mezza età. Poco loquaci, ma grandi conoscitori delle amarezze della vita.

A cazzotti non li freghi, perché chissà come mai, sono sempre dotati di un buon pugno e di una buona mandibola.

Di regola si portano dietro una pistola, perché il mondo è marcio, baby, e non si sa mai…

Altrettanto di regola familiarizzano con aiutanti idioti o patetici che forse, per contrasto, li aiutano a mantenere intatta propria autostima.

Con le donne poi, non sbagliano un colpo. Nessuna si è mai lamentata, che io sappia. Tranne forse per Nathan. Sono solo voci, ma pare che sia gay

D'altra parte, le donne non fanno la felicità. Sono stupide, deboli. E poi distraggono…

Anche per questo gli eroi Bonelli sono uomini tristi, nostalgici dei bei tempi andati, o forse di tempi mai arrivati. Un solo pio desiderio si percepisce nei loro sguardi innocenti: quello di poter finalmente morire in pace.

Ma questo non è loro permesso, perché mese dopo mese sono costretti a fronteggiare la feccia del mondo in avventure sempre uguali, sempre assurdamente identiche a se stesse nella sostanza.

E' la vita, in fondo, quella che affrontano. Sempre uguale a se stessa, testardamente avvitata nell'eterno ritorno dell'identico, senza mai poter sperare di rompere il circolo.

Sono uomini condannati a vivere. Sono degli eroi tragici.

Perché nessuno percepisce la profonda tragicità dell'universo bonelliano? La semplicità cristallina di quelle trame, la a volte logorroica sovrabbondanza di testo riflettono il sommo disagio esistenziale, raccontato con sapienza, filosofica ancora prima che narrativa.

La sapienza di chi ha compreso che l'uomo é solo una pedina nel disegno delle cose, e il suo destino è quello di sopportare il fardello di questo disegno fino alla fine, con coraggio e dignità.

Se a qualcuno questo messaggio non piace, è solo perché è spiacevolmente veritiero

Solo i più saggi capiscono quale maestra di vita sia la Bonelli. Una maestra paziente, che da quarant'anni insegna a vivere agli italiani, con i suoi eroi semplici e rassegnati, con le loro magre vittorie…

La lezione è amara. Tuttavia l'amarezza è sempre condita con dovuta ironia e leggerezza.

Anche stavolta Il cattivo di turno è stato sgominato. Tanto meglio. Si sa già che il mese prossimo ne comparirà un altro (magari lo stesso travestito), ma non fa niente. C'est la vie! Del resto, proprio in questo consiste l'essere vivi: sopportare.

Imparatelo anche voi, detrattori improvvisati, viziati piagnoni che non siete altro! Adoratori di favolette insulse! E' facile cavarsela per l'Uomo Ragno, con tutti i poteri che si ritrova! Male che vada, salta sopra un tetto e tanti saluti! O per Sandman…figuriamoci! Il Principe del Sogno e di non so cos'altro…con tutte quelle fregnacce psicanalitiche che gli escono dalla bocca! Anche se muore poi, alla fine salta fuori che era solo un brutto sogno…Ma finiamola, per favore!

Provate piuttosto a gettarvi nella mischia a testa bassa, come Tex, che da una vita intera sgobba come un mulo sulle tracce di maleodoranti avanzi di galera, senza mai ricevere uno straccio di riconoscimento! La vita è questa, ragazzi, non quella che vi raccontano gli americani o i giapponesi! Peste! Quella poi, è gente di cui diffidare in ogni caso!!

Imparate la lezione una buona volta, e tacete, per carità!

Ho finito, vostro onore.

Il teste all'accusa…

(mi sono immedesimato proprio bene, devo dire! Quasi quasi mi compro il Texone Nah! Mi bastano appena i soldi per Hellboy!…).

 
 
[luglio 2001]

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