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A cosa serve il fumetto?
Piccolo (non richiesto) contributo
Qualche giorno fa, dopo aver passato
la mia mezzoretta quotidiana sfogliando l'ultimo numero di Astro
City, un'opera che personalmente adoro, mi sono fatto questa
domanda: a cosa serve il fumetto? Capite? Non cosa sia,
quali siano le sue peculiarità semantiche, quale sia
il migliore degli autori, etc etc…ma semplicemente: a
cosa serve?
Per la prima volta mi sono interrogato
sulla funzione oggettiva del fumetto e mi sono reso conto che rispondere
a quella domanda forse poteva aiutarmi ad affrontare meglio tutte
le restanti questioni che lo riguardano…
E' circa da quando mi sono laureato
(sarà un caso?) che mi sta accompagnando la nuova abitudine
di commisurare i problemi alla loro effettiva incidenza sulla mia
vita quotidiana, e quindi, presumibilmente, per estensione, sulla
vita quotidiana di molti.
E' un atteggiamento volutamente antintellettuale,
forse anche un po' snobistico (non c'è peggiore snob del
contadino, credetemi: disdegnare così altezzosamente
tutte le diatribe culturali…e con quale sicumera, poi!); eppure,
quando la realtà ci appare complicata in modo innaturale
allora è necessario ritornare alle fondamenta, alle radici
ultime di ogni questione, e restituire così le giuste proporzioni
alle cose.
A cosa serve il fumetto? Mi
sembra una domanda lecita dopo tutto…il fumetto è fatto per
noi lettori, non per Dio, o per ossequiare cavillosi parametri
narrativi o semantici e via discorrendo… non dovremmo
essere noi lettori a chiederci se una cosa che ci riguarda ci serva
oppure no? Non siamo mica dei deficienti!
(Sono sicuro che qualcuno di cui
non faccio il nome la pensa così, ma andiamo oltre…)
La
pittura, la musica, il fumetto, e qualsiasi altra forma d'espressione
sensoriale della nostra vita interiore produce in chi ne
fruisce un impatto corporeo ancor prima di tramutarsi nella
coscienza di un qualsiasi apprezzamento, sia esso di natura "colta"
oppure no.
Come non avvertire un tenue pizzicore
di fronte alle bagnanti di Ingres, un senso di nauseato
smarrimento dopo aver fissato abbastanza a lungo l'Urlo di
Munch, fino a somatizzare in parte l'angoscia esistenziale
che promana da quel quadro straordinario?
Il Cubismo poi, personalmente,
a me stuzzica l'appetito…non so bene perché.
Di
fronte a Caravaggio invece, provo l'istinto di ritrarmi un
poco, per non essere investito dal tanfo di povertà di quegli
ambienti sudici, dipinti con onestà diabolica dalla mano
dell'artista. Sono reazioni irriflessive, incontrollabili, che vengono
prima del pensiero, prima di qualsiasi considerazione. Io amo definirle
reazioni viscerali.
Del resto, alle viscere gli
antichi attribuivano una grande importanza, persino nella locazione
dei processi intellettivi, senza contare che proprio dalla lettura
delle viscere animali, i vati latini ritenevano di poter
predire il futuro…
Non sottovalutiamo le reazioni viscerali,
dunque.
Ci sono opere dell'ingegno umano,
poi, che ci prendono alle viscere anche fuor di metafora. Sono opere
che per una qualche forma di simpatia stimolano in noi proprio
quella parte del corpo che in un certo senso evocano nella
loro sostanza profonda.
Se al cospetto dell'opera avvertiamo
un leggero moto post-digestivo, come un vago presagio di tumulti
ben più forti e definitivi, è segno che ci troviamo
di fronte ad una tipologia precisa di manufatti che a mio avviso
possiedono una loro precisa ragion d'essere.
Il fatto che un'opera d'arte, un
fumetto nella fattispecie, ci induca ad andare al bagno, non deve
necessariamente volgere a suo discredito. Questa è la tesi
che io fermamente sostengo.
La salvaguardia dell'organismo
dovrebbe essere la nostra priorità più sentita, non
credete? Il nostro corpo ha bisogno di equilibrio, di relax…
Frank
Miller mi inquieta, lo ammetto. Dopo aver letto qualcosa di
Miller non sto proprio benissimo. Mi cresce una rabbia dentro
che per poco non mi infilo una calzamaglia e mi lancio fra i tetti.
Ho una voglia matta di menare criminali, istituzioni, donne… insomma,
certamente non provo un senso di serenità.
Tutto questo non fa bene all'organismo.
Certo, il nostro organismo ha bisogno
di molte cose. Anche pensare, riflettere, insomma,
mettere in moto il cervello è sicuramente una sua legittima
esigenza. Per questo c'è Miller, Moore e compagnia.
Ma non bisogna eccedere: alle volte questi fumetti trascendono:
li leggiamo per star bene e finiamo per star male…
Per fortuna non sono i soli fumetti
in circolazione. Per fortuna esiste quel genere di fumetti che salvaguardano
il nostro organismo; che ci fanno rilassare.
E qual'è il momento in cui
il rilassamento raggiunge il suo culmine? Il momento in cui siamo
veramente in pace con noi stessi, decisi a svuotare il nostro corpo
di tutte le impurità accumulate durante la giornata e a rimuoverle
con un definitivo e liberatorio moto interiore? Quando siamo al
bagno, gente!
Cosa saremmo se ci mancasse quell'unico,
preziosissimo momento di onesta intimità, di vera pace, in
cui possiamo liberare la mente dai problemi e concentrarci solo
sulla purificazione del nostro organismo? Qualunque cosa riesca
a favorire, assecondare
Questa essenziale funzione, nel corso
della nostra esistenza, è degno del massimo rispetto.
Io
non vado al cesso con Miller: non ci riesco, mi dà
da pensare; non mi rilassa. Ingenera dubbi in un momento in cui
ho bisogno di certezze assolute. Occorre qualcosa che ti liberi
la mente, che richiami in sé tutto il male del mondo, l'inutile,
l'impuro, il brutto assoluto, tutto ciò che più fortemente
neghi e disprezzi, per poterlo poi allontanare da te, evacuare
in una botta sola.
Certi fumetti sono naturalmente predisposti
a fungere da catalizzatori dei nostri processi fisiologici. E non
mi riferisco necessariamente al fumetto erotico-pornografico, che,
personalmente, ho sempre trovato squallido da sfogliare in bagno.
Mi riferisco invece ad un genere
avventuroso, programmaticamente spensierato e superficiale, di salda
tradizione italiana. Si tratta di una vera e propria corrente
letteraria del fumetto, che si prefigge di intrattenerci senza
lasciarci nulla, ma non prima di aver occupato non meno di 96 squadratissime
tavole in bianco e nero dall'aria del tutto professionale. Per comodità,
lo definirò fumetto scatologico (da non confondere
con escatologico). Portarselo in bagno, talvolta può
avere un effetto esplosivo…ti senti come liberato da un peso atavico
che fino a quel momento ti opprimeva, e un senso d'ineffabile leggerezza
ti pervade ed inebria…
Non stenterei a credere che il raggiungimento
di questo preciso risultato possa essere stato il primario
obiettivo degli editori e degli autori dei fumetti in questione.
Sono dei seri e motivati professionisti
oltre che veri e propri benefattori dell'umanità. Al loro
successo meritato io rendo omaggio, con la speranza che mai e poi
mai deviino dal loro cammino, perché laddove si raggiunge
la perfezione, è consigliabile fermarsi.
Grazie alla loro lezione infatti,
non solo continuo a mantenere un perfetto equilibrio psicofisico,
ma ho capito finalmente a cosa serve
il fumetto, o almeno una parte cospicua di esso, e mi auguro
che assieme a me l'abbiano capito buona parte degli italiani, in
attesa che l'intero mondo ne sia partecipe.
Ai detrattori di questa tipologia
di fumetto io dico: riflettete bene prima di parlare… sono sicuro
che anche voi come me siete in debito con questo magnifico prodotto,
che da almeno quarant'anni salvaguarda il benessere di tutta l'Italia
che legge fumetti. E non state a rompere con le vostre critiche
intellettualoidi! Quando c'è la salute… c'è tutto!
Lunga vita al fumetto scatologico
e buona lettura a tutti quanti!
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