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A cosa serve il fumetto?

di Detritus

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James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

A cosa serve il fumetto?

Piccolo (non richiesto) contributo

 

Qualche giorno fa, dopo aver passato la mia mezzoretta quotidiana sfogliando l'ultimo numero di Astro City, un'opera che personalmente adoro, mi sono fatto questa domanda: a cosa serve il fumetto? Capite? Non cosa sia, quali siano le sue peculiarità semantiche, quale sia il migliore degli autori, etc etc…ma semplicemente: a cosa serve?

Per la prima volta mi sono interrogato sulla funzione oggettiva del fumetto e mi sono reso conto che rispondere a quella domanda forse poteva aiutarmi ad affrontare meglio tutte le restanti questioni che lo riguardano…

E' circa da quando mi sono laureato (sarà un caso?) che mi sta accompagnando la nuova abitudine di commisurare i problemi alla loro effettiva incidenza sulla mia vita quotidiana, e quindi, presumibilmente, per estensione, sulla vita quotidiana di molti.

E' un atteggiamento volutamente antintellettuale, forse anche un po' snobistico (non c'è peggiore snob del contadino, credetemi: disdegnare così altezzosamente tutte le diatribe culturali…e con quale sicumera, poi!); eppure, quando la realtà ci appare complicata in modo innaturale allora è necessario ritornare alle fondamenta, alle radici ultime di ogni questione, e restituire così le giuste proporzioni alle cose.

A cosa serve il fumetto? Mi sembra una domanda lecita dopo tutto…il fumetto è fatto per noi lettori, non per Dio, o per ossequiare cavillosi parametri narrativi o semantici e via discorrendo… non dovremmo essere noi lettori a chiederci se una cosa che ci riguarda ci serva oppure no? Non siamo mica dei deficienti!

(Sono sicuro che qualcuno di cui non faccio il nome la pensa così, ma andiamo oltre…)

La pittura, la musica, il fumetto, e qualsiasi altra forma d'espressione sensoriale della nostra vita interiore produce in chi ne fruisce un impatto corporeo ancor prima di tramutarsi nella coscienza di un qualsiasi apprezzamento, sia esso di natura "colta" oppure no.

Come non avvertire un tenue pizzicore di fronte alle bagnanti di Ingres, un senso di nauseato smarrimento dopo aver fissato abbastanza a lungo l'Urlo di Munch, fino a somatizzare in parte l'angoscia esistenziale che promana da quel quadro straordinario?

Il Cubismo poi, personalmente, a me stuzzica l'appetito…non so bene perché.

Di fronte a Caravaggio invece, provo l'istinto di ritrarmi un poco, per non essere investito dal tanfo di povertà di quegli ambienti sudici, dipinti con onestà diabolica dalla mano dell'artista. Sono reazioni irriflessive, incontrollabili, che vengono prima del pensiero, prima di qualsiasi considerazione. Io amo definirle reazioni viscerali.

Del resto, alle viscere gli antichi attribuivano una grande importanza, persino nella locazione dei processi intellettivi, senza contare che proprio dalla lettura delle viscere animali, i vati latini ritenevano di poter predire il futuro…

Non sottovalutiamo le reazioni viscerali, dunque.

Ci sono opere dell'ingegno umano, poi, che ci prendono alle viscere anche fuor di metafora. Sono opere che per una qualche forma di simpatia stimolano in noi proprio quella parte del corpo che in un certo senso evocano nella loro sostanza profonda.

Se al cospetto dell'opera avvertiamo un leggero moto post-digestivo, come un vago presagio di tumulti ben più forti e definitivi, è segno che ci troviamo di fronte ad una tipologia precisa di manufatti che a mio avviso possiedono una loro precisa ragion d'essere.

Il fatto che un'opera d'arte, un fumetto nella fattispecie, ci induca ad andare al bagno, non deve necessariamente volgere a suo discredito. Questa è la tesi che io fermamente sostengo.

La salvaguardia dell'organismo dovrebbe essere la nostra priorità più sentita, non credete? Il nostro corpo ha bisogno di equilibrio, di relax

Frank Miller mi inquieta, lo ammetto. Dopo aver letto qualcosa di Miller non sto proprio benissimo. Mi cresce una rabbia dentro che per poco non mi infilo una calzamaglia e mi lancio fra i tetti. Ho una voglia matta di menare criminali, istituzioni, donne… insomma, certamente non provo un senso di serenità.

Tutto questo non fa bene all'organismo.

Certo, il nostro organismo ha bisogno di molte cose. Anche pensare, riflettere, insomma, mettere in moto il cervello è sicuramente una sua legittima esigenza. Per questo c'è Miller, Moore e compagnia. Ma non bisogna eccedere: alle volte questi fumetti trascendono: li leggiamo per star bene e finiamo per star male…

Per fortuna non sono i soli fumetti in circolazione. Per fortuna esiste quel genere di fumetti che salvaguardano il nostro organismo; che ci fanno rilassare.

E qual'è il momento in cui il rilassamento raggiunge il suo culmine? Il momento in cui siamo veramente in pace con noi stessi, decisi a svuotare il nostro corpo di tutte le impurità accumulate durante la giornata e a rimuoverle con un definitivo e liberatorio moto interiore? Quando siamo al bagno, gente!

Cosa saremmo se ci mancasse quell'unico, preziosissimo momento di onesta intimità, di vera pace, in cui possiamo liberare la mente dai problemi e concentrarci solo sulla purificazione del nostro organismo? Qualunque cosa riesca a favorire, assecondare

Questa essenziale funzione, nel corso della nostra esistenza, è degno del massimo rispetto.

Io non vado al cesso con Miller: non ci riesco, mi dà da pensare; non mi rilassa. Ingenera dubbi in un momento in cui ho bisogno di certezze assolute. Occorre qualcosa che ti liberi la mente, che richiami in sé tutto il male del mondo, l'inutile, l'impuro, il brutto assoluto, tutto ciò che più fortemente neghi e disprezzi, per poterlo poi allontanare da te, evacuare in una botta sola.

Certi fumetti sono naturalmente predisposti a fungere da catalizzatori dei nostri processi fisiologici. E non mi riferisco necessariamente al fumetto erotico-pornografico, che, personalmente, ho sempre trovato squallido da sfogliare in bagno.

Mi riferisco invece ad un genere avventuroso, programmaticamente spensierato e superficiale, di salda tradizione italiana. Si tratta di una vera e propria corrente letteraria del fumetto, che si prefigge di intrattenerci senza lasciarci nulla, ma non prima di aver occupato non meno di 96 squadratissime tavole in bianco e nero dall'aria del tutto professionale. Per comodità, lo definirò fumetto scatologico (da non confondere con escatologico). Portarselo in bagno, talvolta può avere un effetto esplosivo…ti senti come liberato da un peso atavico che fino a quel momento ti opprimeva, e un senso d'ineffabile leggerezza ti pervade ed inebria…

Non stenterei a credere che il raggiungimento di questo preciso risultato possa essere stato il primario obiettivo degli editori e degli autori dei fumetti in questione.

Sono dei seri e motivati professionisti oltre che veri e propri benefattori dell'umanità. Al loro successo meritato io rendo omaggio, con la speranza che mai e poi mai deviino dal loro cammino, perché laddove si raggiunge la perfezione, è consigliabile fermarsi.

Grazie alla loro lezione infatti, non solo continuo a mantenere un perfetto equilibrio psicofisico, ma ho capito finalmente a cosa serve il fumetto, o almeno una parte cospicua di esso, e mi auguro che assieme a me l'abbiano capito buona parte degli italiani, in attesa che l'intero mondo ne sia partecipe.

Ai detrattori di questa tipologia di fumetto io dico: riflettete bene prima di parlare… sono sicuro che anche voi come me siete in debito con questo magnifico prodotto, che da almeno quarant'anni salvaguarda il benessere di tutta l'Italia che legge fumetti. E non state a rompere con le vostre critiche intellettualoidi! Quando c'è la salute… c'è tutto!

Lunga vita al fumetto scatologico e buona lettura a tutti quanti!

 
 
[giugno 2001]

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