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CONTAMINAZIONI TRA ARTE CONTEMPORANEA E FUMETTO

Cubofuturismo
un riflesso perverso

di Fabrizio Lo Bianco

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James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.

dal Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, febbraio 1909

 

In un'intervista, Davide Toffolo alla domanda su quale influsso avesse avuto l'arte contemporanea sul suo "essere" fumettista, rispose:

Un po' come tutti, anch'io per un certo periodo ho avuto una particolare predilezione per il Futurismo.

L'affermazione è importante e fuori dal coro. In realtà, sentendo altri autori, mi è sempre sembrato che - tranne per qualche dichiarazione d'amore palese ma isolata - i disegnatori di fumetto abbiano sempre prediletto stili figurativi più vicini al grafismo art nouveau o alla furia espressionista che non al dinamismo futurista.

Eppure per molti aspetti il Futurismo contiene in sé alcuni "segni" che entrano di diritto nel modo di disegnare fumetti di tanti autori di comics. Si potrebbe dire che, per certi aspetti, alcune opere futuriste siano quanto di più vicino al fumetto contemporaneo l'arte abbia prodotto prima della rivoluzione Pop. Proviamo ad analizzare alcuni casi esemplari.

"Dinamismo di un cane al guinzaglio", Giacomo BallaLinee di forza e manga: da Boccioni a Grendizer
Chi ha presente il celebre quadro di Giacomo Balla Dinamismo di un cane al guinzaglio (1912) ricorderà certamente le "linee di forza" o cinetiche che sintetizzano l'idea del movimento frenetico delle zampe dell'animale. Uno dei punti essenziali del Manifesto futurista (il primo, quello di Filippo Tommaso Marinetti, risale al 1909 e viene pubblicato a Parigi sulle pagine di Le Figaro) è che la rappresentazione di un soggetto in movimento non possa dare in alcun modo la sensazione di staticità. Le linee di forza "aggrediscono" la tela rendendo appena percepibile il soggetto rappresentato. La città che sale di Umberto Boccioni è un altro quadro simbolo di questo nuovo approccio con la materia pittorica e della nuova visione della realtà.

"Forme uniche nella continuità dello spazio", Umberto BoccioniChe eredità nel fumetto? Microtracce sono sparse un po' ovunque, ma il problema della rappresentazione del movimento, della "scomposizione" che esso determina nel soggetto disegnato, viene fumettisticamente ripreso e risolto dai giapponesi. Le linee cinetiche sono, come risaputo, componente essenziale dei manga: "rimasticato" e "orientalizzato" quel modo di rendere il dinamismo passa al Sol Levante per essere successivamente fatto proprio anche dal fumetto supereroistico americano, un tempo basato molto più sulla "potenza" che non sulla "velocità" (caso a parte è quello di Jack Kirby, il cui segno potente sprigionava al contempo un dinamismo inedito e moderno).

Grendizer di Go NagaiLe linee di forza futuriste sono prerogativa non solo della pittura, ma anche della scultura di Boccioni. Forme uniche nella continuità dello spazio potrebbe aver colpito l'immaginazione di mangaka come Go Nagai. L'opera di Boccioni vista con gli occhi del fumettista è un robot in movimento e gli "ectoplasmi" che ne segnano i polpacci ricordano certe spigolosità metalliche dei futuri Grendizer & Co.
Suggestioni visive? Sicuramente i giapponesi, che conoscono e amano l'arte contemporanea, posseggono nel proprio bagaglio di percezioni visivo-culturali il Futurismo non meno di noi italiani (che pure abitiamo nella patria di quell'Avanguardia).

Dalla macchinolatria alla macchinofobia: alcuni esempi nipponici.
Altro elemento: la macchinolatria, ovvero l'adorazione idolatrica della tecnologia. Il Futurismo celebra la velocità, la modernità e con essa i suoi portati rivoluzionari: l'automobile e la guerra. Due tipi di macchine dunque, una che è simbolo della conquista del tempo (tempi ridotti nei trasporti, nei trasferimenti, nei divertimenti), l'altra salutata come "unica igiene del mondo" e invocata a gran voce nelle piazze fino al 1915, anno in cui l'Italia fa il suo ingresso nella Prima Guerra Mondiale.

Restando in Giappone, è curioso e sinistramente interessante che - artisticamente parlando - un popolo colpito pesantemente da quelli che oggi verrebbero definiti "effetti collaterali" della tecnologia (quelli che portarono alle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki) sia attratto da una corrente artistico-culturale che di quella devastante macchina faceva il proprio feticcio. Ma nel Giappone dei manga cambia il segno di questo interesse. Pur essendo la nazione tecnologicamente più avanzata del pianeta, esiste un misto di attrazione e repulsione profonda per la "macchina". O, almeno, questo è ciò che si potrebbe dedurre da varie epressioni dell'arte nipponica contemporanea. Si passa dunque dalla macchinolatria alla macchinofobia, ma la modernità, il dinamismo e la macchina stessa restano icone ispiratrici.

Akira di Katsuhiro OtomoBrevemente, qualche esempio: Katsuhiro Otomo con le sue compenetrazioni uomo-macchina in Akira (e le esasperazioni cinetiche di Sogni di bambini, del 1980), Akito Yoshitomi col suo Eatman (1997), uomo e macchina "fagocitati" in un unico personaggio capace di nutrirsi di metallo e metabolizzarlo per ri-costruirsi), e ancora Takaya Yoshiki con Guyver (1986). In molti casi la si potrebbe definire l'estrema propaggine di quella biomeccanica che nei futuristi - quelli russi, e in Mejerchol'd in particolare - aveva avuto i suoi primi cantori.

Pupazzi di scena per la versione teatrale di "Ge Ge Ge no Kitaro "L'esempio però più impressionante di come vita privata, arte e cronaca si fondano in un tutt'uno creativo è dato da Shigeru Mizuki. Autore tra l'altro di un fumetto inquietante come Ge Ge Ge no Kitaro (1965), Mizuki perse un braccio per l'esplosione di un ordigno della Seconda Guerra Mondiale. L'incidente segna la sua stessa produzione artistica. Mizuki travasa nelle sue storie un concentrato di terrore post atomico e visionarietà fiabesca, rappresentandolo attraverso un segno in bilico tra caricatura e iperrealismo. Denso di fobie e humour nero, il suo Ge Ge Ge no Kitaro diventerà anche una piece per il teatro delle marionette, portato in tournée anche in Europa.
Rispetto al referente storico-artistico del Cubofuturismo, delle gioiose macchine da guerra sono rimaste solo le ferite e le macerie.

Risponde a questo percorso di appropriazione, rigenerazione e - successivamente - rigetto dell'alfabeto cubofuturista anche l'opera cinematografica più nota di Shinya Tsukamoto, Tetsuo, l'uomo d'acciaio. Qui il rapporto di fascinazione sembra definitivamente finito: la fusione ottimistica tra l'uomo e la tecnologia è utopia da schernire. La macchina fagocita letteralmente il suo creatore e con lui ogni residua illusione di convivenza pacifica.

Nel prossimo aggiornamento: Cubofuturismo, un riflesso giocoso

[novembre 2002]
 
     

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