La
"linea chiara", identificata per lo più con il
tratto di Hergé e Jacobs, può essere
considerata l'erede fumettistica dell'estetica Art Nouveau. Ci
sono tuttavia anche motivi contingenti che portano alla realizzazione
di tavole graficamente essenziali e prive di ombreggiature, non
ultimi quelli legati ai costi di stampa e, in particolar modo,
alle cifre notevoli che comportavano i colori o le ampie campiture
di inchiostro. Va ricordato infatti che Tintin nasce proprio nel
periodo della grande depressione economica all'indomani del crollo
di Wall Street (1929). Anche per queste esigenze di "economicità"
si impose dunque la linea chiara, che poi diverrà una cifra
stilistica identificativa dell'intera area franco-belga. I riflessi
di quello stile semplice in perenne bilico tra essenzialità
e precisionismo, tra caricatura e realismo, arrivano sino ad anni
recenti: si pensi all'eleganza di certe tavole di Moebius
- per restare in ambito fr
ancofono
- o di Milo Manara e Vittorio Giardino.
Con
questi due autori ci spostiamo in Italia. La penisola non fu esente
dallo stile "floreale", meglio noto come Liberty, che
nei primi anni del XX secolo influì sui primi esperimenti
fumettistici di casa nostra. Richiami Art Nouveau sono evidenti,
ad esempio, nelle illustrazioni per ragazzi di Attilio Mussino
e di Antonio Rubino (1880-1964), due tra gli incunaboli
del "Corriere dei Piccoli".
Come
visto in Contaminazioni
I, la corrente Art Nouveau contiene i germi del futuro Espressionismo.
Alcuni artisti si differenziano in tal senso dal generalizzato
formalismo grafico imperante tra la fine dell'Ottocento e i primi
del Novecento: tra di essi vi sono Aubrey Beardsley (1872-1898),
Gustav Klimt (1862-1918), Egon Schiele (1890-1918),
Michail Vrubel' (1856-1911), l'ultimo Alphonse Mucha
(1860-1939). A questi referenti artistici hanno evidentemente
guardato autori come gli italiani Dino Battaglia, Sergio
Toppi, Angelo Stano. Dell'inquietudine espressionista
di matrice germanica i tre disegnatori hanno fatto propria non
solo la "forma" ma anche la poetica. Così come
le tele degli artisti del Die Brücke - il gruppo espressionista
nato a Dresda nel 1905 - sono cariche di rimandi all'arte gotico-medievale
tedesca, così lavori come Krull di Toppi,
Totentanz di Battaglia o il Dylan Dog di
Stano si richiamano palesemente a quel tipo di immaginario.

Sergio
Toppi, in particolar modo, rivela il proprio interesse per
le arti applicate e per gli esponenti della Secessione Viennese.
Su tutti il suo riferimento principale è Klimt.
È interessante confrontare il grafismo elegante del disegnatore
milanese con la sinuosità del segno dell'austriaco. In
questo caso abbiamo messo a confronto un particolare tratto da
una campagna pubblicitaria realizzata da Toppi per una nota marca
di shampoo (a sinistra, metà anni Ottanta) e un particolare
della Giuditta di Klimt (a destra, 1909).


"Debiti"
analoghi si possono riscontrare tra il segno di Dino Battaglia
e altri artisti riconducibili all'Art Nouveau, ma anche all'espressionismo.
Soprattutto il tedesco Georg Grosz (1893-1959) deve aver
esercitato un influsso notevole sul tratto "graffiato"
di Battaglia, ma non mancano neanche nel suo caso precisi
apporti dell'arte di Klimt e Beardsley. In particolar modo ne
Il Patto Battaglia rende omaggio al grande artista inglese
con alcune citazioni esplicite.
Tuttavia
è soprattutto la "forma" (il contrasto netto
del bianco e del nero) a prestarsi in maniera funzionale al linguaggio
del fumetto. Così come le ombre lunghe e raggelanti dell'espressionismo
tedesco avevano dato linfa vitale al cinema della repubblica di
Weimar, la stessa potenza evocativa e drammatica impregna certo
fumetto europeo ed in seguito anche statunitense. Proprio negli
USA approderanno alcuni dei maggiori registi dell'UFA e la nuova
cinematografia a stelle e strisce si inonderà del nero
denso della filmografia germanica degli anni Venti. Nel fumetto
anche opere come Batman denunciano la matrice goticheggiante-espressionista.
Il Batman di Bob Kane è sicuramente un esempio importante
di rilettura pop statunitense di un segno marcatamente europeo.
Sulla stessa scia si inserisce l'opera di Will Eisner:
il bianco e nero conferisce tensione drammatica e credibilità
alle tavole dell'autore di Spirit. Una sorta di linea "scura"
che fa da contraltare a quella "chiara" franco-belga.
Con
Milton Canyff si ha un'ulteriore utilizzo della funzionalità
del contrasto bianco-nero, con uno stimolante intreccio di tecniche
e linguaggi che si richiamano al cinema. La linea andrà
"sporcandosi" sempre di più sino ad arrivare
alle produzioni underground e al segno di Art Spiegelman.
Tra
le "ombre" statunitensi, cioè gli autori più
vicini all'estetica e alla poetica espressionista, sono Jack
Kirby, il Frank Miller di Sin City, Mike
Mignola, mentre ad altre latitudini troviamo, per citare solo
tre esempi, Muñoz, Thomas Ott e Vanna
Vinci.
A
proposito di Mike Mignola, è interessante notare
come l'artista, seppure "impregnato" di reminescenze
espressioniste novecentesche, più di una volta mostri di
risalire ad archetipi più antichi come quelli forniti dalle
incisioni di Albrecht Dürer (1471-1528) citandone
alcune in un'opera come Hellboy: Seed of Destruction (su
testi di John Byrne).
In
ambito italiano, l'opera di Vanna Vinci è un esempio
interessante di "metabolizzazione" dei segni dell'espressionismo
cinematografico. Il Gabinetto del Dottor Caligari, Nosferatu,
Lo studente di Praga, sono tutti film che hanno esercitato
- non solo sulla disegnatrice cagliaritana - una suggestione potente
e creativa. Questo probabilmente è dovuto ad un'affinità
estetica e poetica tra i registi tedeschi degli anni di Weimar
e alcuni illustratori e autori di fumetto anche contemporanei.
Registi come Murnau, Wegener o Lang utilizzavano
le ombre per "dipingere" sulla pellicola. Vanna Vinci
fa lo stesso con la carta, inondando di nero le tavole di racconti
come Doppio sogno. In proposito, qui sopra abbiamo riportato
una fotografia tratta dal lavoro preparatorio di Ernst Stern
per Il gabinetto delle figure di cera di Paul Leni (1924).

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Contaminazioni III: il Cubofuturismo