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I fumetti Bonelli:
QUANDO LE STORIE LE NARRA L’EDITORE
II Parte: PICCOLA NOTA SUL DIALOGO
di Giuseppe Pili

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L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

La spia del controllo redazionale (o dell'autocontrollo!) sulle sceneggiature Bonelli è il dialogo, appiattito da un'eccessiva omologazione. Credo - salvo smentite - che alla ferrea legge del "dannazione!" sia riuscito a sfuggire solo Giancarlo Berardi.

In casa Bonelli il dialogo raramente individua con sottigliezza un tipo psicologico: quasi sempre è un mezzo neutro per veicolare informazioni, o al più ripropone cliche che aiutano il lettore a separare il personaggio buono dal cattivo. Tex e Ken Parker reclamano tanto differenze ideologiche quanto un diversa cura nel trattamento dei dialoghi: didascalici i primi, psicologici i secondi. Ma in via Buonarroti Berardi è stato costantemente un outsider.

In casa Bonelli la regola generale è che per catturare il target dei lettori da stazione occorre puntare su un personaggio che sia già accattivante dalla copertina, per cui la qualità interna della scrittura diventa un'optional. L'opera costante di appiattimento del dialogo punta a rendere le frasi strettamente funzionali, mai evocative o polisenso. Questa sottovalutazione del dialogo rende la sceneggiatura una mera dilatazione del soggetto (che chiunque dotato di scolarizzazione media potrebbe realizzare) e ne fa un compitino in classe da portare a termine in modo diligente. Questo a tutto vantaggio della standardizzazione del prodotto.

Gli sceneggiatori sembrano essere gli unici a rendersi conto dell'importanza del dialogo. Per gli editori e i lettori pare che un'ideuzza originale possa risolvere ogni storia: datemi un buon soggetto e vi solleverò il mondo. Mi dispiace, non è così. È ormai tempo che gli sceneggiatori prendano il coraggio a due mani e gridino agli editori che non esistono buoni soggetti: esistono solo mediocri sceneggiature! Senza chiamare in causa Alan Moore (per evitare di scatenare l'inutile polemica "popolare-autoriale"), qualsiasi sceneggiatore è perfettamente conscio che un soggetto banale può essere rivoltato come un calzino dal modo in cui si sceneggia, e un personaggio scialbo può diventare interessante. Per una riprova si faccia sceneggiare Miracleman o Swamp Thing ad un autore italiano. Tremo solamente al pensiero.

E qui forse ci addentriamo nel vero problema, che non è più solamente tecnico. Dal momento che pochi si rendono conto della qualità di un buon dialogo, di una buona sceneggiatura, allora pare quasi che il problema non si ponga più. Quello che io non trovo onesto è che lo sceneggiatore "scenda", o venga costretto a "scendere" al livello del suo presunto uditorio, adottando una massima di comportamento piuttosto cinica: perché sprecare le perle per i porci?

Il dialogo appiattito appare così come un vero e proprio marchio di fabbrica, al quale neanche gli sceneggiatori più bravi di casa Bonelli possono o riescono a sottrarsi. Viene da porsi una domanda: si entra a far parte dello staff della SBE perché si è già cloni del signor Bonelli, o si diventa cloni del signor Bonelli a furia di lavorare nello staff? Probabilmente è vero in entrambi i sensi.

Il mio vuole essere un auspicio di libertà, perché sono convinto che solo l'autonomia espressiva dell'autore può portare verso standard di qualità sempre più alti. Un autore stimolato alla responsabilità del proprio lavoro dà il meglio di sé, un autore livellato verso il basso è un impiegato frustrato e demotivato.

Per terminare la piccola nota sul dialogo, e affinché non si pensi che della Bonelli si debba parlare solo in termini spietatamente critici, vorrei rilevare un prodotto che mi è parso interessante: Dampyr. Dopo anni di acquisti terminati col numero uno, stavolta la serie mi ha incuriosito. Un'ambientazione inedita, un personaggio accattivante, atmosfere inquietanti, un ritmo finalmente piacevole, e poi una sceneggiatura sensibile e colta. Ma perché alla quarta tavola del primo numero Kurjak esclama "dannazione"? Mauro Boselli, ti prego, per l'onore della categoria scrivi nelle note di apertura che non è farina del tuo sacco!

Leggi la I parte...

Le immagini utilizzate a corredo di questo articolo sono © SBE

 
     

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