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America’s
Best Comics, ovvero “I Migliori Fumetti d’America”, è l’autocelebrativo
nome della nuova linea di comics creata da ALAN MOORE, uno dei più
influenti ed originali autori del fumetto mondiale. Con l’ABC il
geniale sceneggiatore inglese (autore di opere fondamentali come
Watchmen, Swamp Thing, V for Vendetta, From Hell) ha potuto dispiegare,
senza alcuna restrizione, la propria creatività, fornendo una personale
formula per il fumetto mainstream del prossimo millennio. La nuova
etichetta, edita dalla Wildstorm/DC, ha fatto il suo esordio negli
States nell’Aprile di quest’anno con Tom Strong, ed è stata subito
accolta dal plauso unanime della critica e da lusinghieri dati di
vendita. Attualmente il parco testate è composto da quattro serie
regolari: il già citato Tom Strong, Promethea, Top Ten, Tomorrow
Stories e una miniserie (di 6), The League of Extraordinary Gentlemen.
Tutti gli albi sono, ovviamente, scritti da Alan Moore, oggi come
non mai in un fecondo e felice periodo creativo.
Nel
presente articolo ci concentreremo principalmente su una valutazione
complessiva del progetto ABC basata sulle collane regolari.
Ma
addentriamoci nel Mooreverso, incominciando, naturalmente, dalle
presentazioni di rito.
EROI,
SUPEREROI, DIVINITÀ E PICCOLI INVENTORI
Ecco
i protagonisti:
TOM
STRONG.Nato nel 1900 nella misteriosa isola di Attabar Teru, Tom
viene allevato con metodi non convenzionali che l’hanno reso fortissimo,
intelligentissimo e dall’invecchiamento estremamente lento. Il nostro
eroe attraversa così il secolo diventando il protettore di Millennium
City e vivendo mille avventure assistito da un cast di comprimari
di grande impatto: l’amorevole moglie Dhalua, figlia del capo degli
Ozu, tribù di Attabar Teru; la figlia Tesla; il domestico-robot
Pneuman e il gorilla parlante King Solomon.
PROMETHEA.
In una futuristica New York, la giovane studentessa Sophie Bangs
si imbatte, completando la propria tesi su folklore e leggende urbane,
in uno sconosciuto personaggio letterario: Promethea Incomincia
così a mettere insieme una serie di indizi su questo mito che la
porteranno a diventarne l’incarnazione nel suo tempo e le daranno
accesso allo stupefacente luogo-non-luogo d’Immateria.
TOP
TEN. Top Ten è il soprannome del Distretto 10, stazione della polizia
interdimensionale di Neopolis, strabiliante metropoli dal design
iperfuturistico. Tutti nella città sono dotati di superpoteri, dai
tassisti ai barboni, ed in più scienziati pazzi, cyborg, androidi,
cani parlanti e mille altre meraviglie. In un posto così, solo gli
eccezionali poliziotti di Top Ten possono garantire la sicurezza.
Tra i primi casi, un misterioso serial killer di prostitute, che
agisce decapitandole, e la minaccia di un super-padre deciso a liberare
il proprio figliolo finito in gattabuia.
TOMORROW
STORIES. Albo antologico che ospita quattro storie dedicate ad altrettanti
personaggi: Jack B. Quick, vivacissimo bambino inventore capace
di creare sistemi solari in miniatura o di dare la caccia a fotoni
ubriachi (!); Greyshirt, enigmatico detective di Indigo City, omaggio
allo Spirit di Will Eisner; The Cobweb, conturbante aristocratica
avventuriera e The First American, chiaramente debitore del Fighting
American di Kirby, in cui classiche vicende di supereroi servono
da spunto per una satira sugli anni ’90 e sulla società americana
contemporanea. 
Come
si può facilmente notare, da questa rapida carrellata, ci troviamo
di fronte ad un cosmo narrativo variegato ed eterogeneo. L’obiettivo
consapevole è quello di creare un “nuovo” fumetto supereroistico
- di fatto l’unica realtà commercialmente proponibile nel mercato
U.S.A. - che vada aldilà di abusati cliché e consuetudini. L’ABC
è quindi un territorio vergine in cui, senza alcuna interferenza
esterna, l’autore può liberare la propria visionaria immaginazione
creando nuovi personaggi e trame con quel tocco di letterarietà
tipico di tutti i suoi lavori. Dall’altra parte è chiarificatrice
la consapevolezza che «le idee non invecchiano, siamo noi che ci
logoriamo. Basta introdurre un paio di sorprese perché quelle stesse
idee che si pensano vecchie vengano guardate con occhi nuovi». Nell’ideazione
della linea ABC, pensata come un corpus organico, hanno inoltre
pesato - come vedremo - alcune riflessioni di Moore sulla storia
del fumetto, sul modo di produrlo e sulla necessità di rinnovarlo
facendo magari un passo indietro, un passo verso le origini.
IL
TEMPO DELL’OROLOGIAIO
«Non
so se sia possibile invertire la tendenza per cui le cose vanno
male. Ci sono molte ragioni, anche complesse, per cui il mercato
del Fumetto si trova in questo stato di crisi… Ma non sono un economista,
sono uno scrittore di fumetti. Penso che se i fumetti fossero migliori,
se producessimo i fumetti che la gente vorrebbe leggere, se stessimo
creando un prodotto di cui i lettori non potessero fare a meno,
allora molti problemi sarebbero risolti. Quello che so è che come
artista la sola parte dell’equazione su cui ho controllo è la qualità
del mio lavoro.»
Ecco
quindi che, ad un’analisi iniziale, l’ABC rappresenta per Moore
un personale contributo per dare nuova linfa ad un medium che ama
e che non vuole vedere crollare senza aver lottato per risollevarlo.
Ma
quali sono le cause della crisi? Moore individua principalmente
due fattori. Il primo è la mancanza di varietà nelle proposte e
per questo l’ABC si pone l’obiettivo di “ricatturare l’originaria
“biodiversità” dei fumetti“, il secondo fattore è l’eccessivo insistere
in un approccio de-costruttivista, eredità distorta di Watchmen.
Infatti sull’onda di Watchmen e del contemporaneo Dark Knight di
Frank Miller, che a metà degli anni ’80 svelarono il lato oscuro
dei supereroi, si sono imposti tutta una serie di eroi cupi e travagliati,
di tematiche notturne e ferocemente cruente, capaci di mimare una
realtà sociale violenta e caotica. Lo stesso Spawn, il personaggio
simbolo di questi anni ’90, rappresenta l’evoluzione estrema di
quelle intuizioni. Ma ora per Moore è giunto tempo di girare pagina
e di trovare una nuova via. Un ulteriore passo avanti rispetto ai
già indicativi segnali di 1963, divertita riscrittura del cosmo
Marvel delle origini, e Supreme, un moderno calco delle vicende
di Superman, che si soffermavano a guardare con nostalgia alla Golden
Age. Ma lasciamo che sia lo Moore stesso a svelarci il suo intento
con le illuminanti parole tratte dalla presentazione della nuova
linea (apparsa su tutti gli albi Wildstorm a Maggio, mese precedente
all’uscita del primo albo dell’etichetta):
«Quando
avevo otto anni, smontare orologi da polso era divertente e facile.
Rimetterli insieme, al contrario, era quasi impossibile. Tuttora
si tratta di un consolidato e onorato metodo per il lavoro creativo:
ridurre tutto in piccole porzioni, per poi ricomporle. I primi scienziati,
gli alchimisti, descrivevano questo processo con la formula “solve
et coagula”, dissolvi e riassembla. Tempi più moderni preferiscono
termini come “analisi” e “sintesi”, ma l’idea di fondo è la stessa.
[…]
Da
anni i fumetti sono stati analizzati e decostruiti; smontati e studiati
da ogni possibile angolazione. […]
Molto
“solve” e poco “coagula”. Gli
ingranaggi dell’orologio sono tutti sparpagliati sul tavolo.
Ora viene il difficile.
Nonostante
differenti gusti personali sia i lettori che gli autori avrebbero
non poche difficoltà nell’identificare le componenti che amano nei
fumetti. Amiamo fumetti capaci di spaventarci, di sorprenderci,
di farci ridere o di raccontarci qualcosa che non sappiamo. Li amiamo
per la loro sensualità e fascino, per la loro innocenza e magia.
Amiamo i bei disegni, le storie ben raccontate e le belle copertine.
Amiamo i fumetti per adulti e i fumetti per ragazzi. Amiamo cowboy,
cavalieri e supereroi; amiamo mostri, innamorati, pirati, dei e
animali con i guanti. Amiamo le figure e le parole.
America’s
Best Comics rappresenta un sincero tentativo di coagulare e sintetizzare
gli elementi di cui sopra; per sistemare gli ingranaggi al loro
posto non solo perché funzionino ma, si spera, perché funzionino
meglio. Vogliamo che commedia, romance, suspense, intelligenza e
bellezza si intreccino insieme in qualcosa d’irresistibile. Vogliamo
che l’immaginazione non sia incatenata da categorie, o da preconcette
idee su quale particolare moda il “pubblico” seguirà quel mese.
Vogliamo che il nostro lavoro abbia la più alta qualità possibile
e che questa sia mantenuta costante. Vogliamo rappresentare quanto
c’è di il meglio nel Fumetto...
Abbiamo
rimesso insieme l’orologio. Ora tocca a voi dirci se funziona.»
E le
cose funzionano, gli ingranaggi sono tutti al loro posto potete
starne certi. Ma qual è l’energia che alimenta l’orologio, che fa
battere i giusti tempi?
ALLA
RICERCA DEL FUMETTO PERDUTO
«L’ABC
trae ispirazione non tanto dai fumetti ma dai pulp magazines, dalle
riviste di fantascienza degli anni ’30-’40 e dalle strisce pubblicate
sui quotidiani, in pratica, quelle stesse cose che hanno dato origine
al medium fumetto».
Sia
ben chiaro però che l’ABC non è un’operazione nostalgica: piuttosto
è un tentativo (riuscito) di recuperare, da quei riferimenti d’inizio
secolo, lo slancio visionario capace di incidere profondamente sull’immaginario
dei lettori. In tempi di bombardamento mediatico la cosa non è certo
delle più facili ma Moore ha successo nell’impresa combinando un
maestoso e potente sense of wonder fatto di creature e mondi fantastici,
con gli stimoli del mondo contemporaneo. Come un moderno alchimista
della parola, lo sceneggiatore inglese dosa fantasia e tecnologia
regalando al lettore un’esplosione di invenzioni: bizzarre divinità
che hanno la consistenza virtuale dei bit e popolano strane dimensioni
telematiche, divertite incursioni nel mondo della fisica quantistica,
intelligenze artificiali immortali, un’invasiva rete di comunicazione
televisiva, serial killer, incursioni in reami psichedelici e new
age.
Con
le quattro testate regolari Moore affronta, all’insegna del moto
“back to the origins”, le tipologie principali della produzione
supereroistica: il supereroe e la supereroina archetipi (Tom Strong
e Promethea), il supergruppo (Top Ten) e l’albo antologico (Tomorrow
Stories). È bene sottolineare che nessuno di questi albi è legato
da una continuity, ossia le vicende dei protagonisti non avvengono
nello stesso Universo e non capiterà mai di vedere Tom Strong incontrare
Promethea (anche se mai dire mai): Moore ritiene infatti che un’esasperata
necessità di continuity sia una delle concause della crisi del Fumetto
e una delle attuali convenzioni da osteggiare.
In
Tom Strong è evidente l’ispirazione primaria dell’eroe pulp Doc
Savage: infatti Tom è sostanzialmente un avventuriero e, seppur
dotato di straordinari poteri che lo possono rendere simile a un
supereroe, la sua vera arma è l’ingegno e la scienza, ed in questo
è vicino all’indole da inventore di Mr. Fantastic. Le storie hanno
un’atmosfera lieve e giocosa: sappiamo bene che Tom risolverà tutto
e senza mai fare troppo male ai suoi avversari con la classe di
un vero gentleman con superpoteri.
Con
Promethea i toni diventano un po’ più tenebrosi portando il lettore
in territori magici: è forse questo il tentativo di Moore di creare
un albo che attinga alle sue conoscenze esoteriche. Sophie Bangs
diventa infatti Promethea dopo aver letto un poema ed aver creduto
al potere vivificatore della parola: un tema tipico di una concezione
magica della scrittura che dall’alba dei tempi affascina l’uomo.
Ma ovviamente non è una serie intellettualoide: abbiamo infatti
demoni, concerti di strampalate rockband, amiche imbranate, incursioni
nella fiaba. La straordinaria abilità di Moore sta nel rendere la
sua scrittura trasparente a più livelli di lettura inserendo, sotto
l’azione classica di un fumetto d’evasione, riferimenti, riflessioni
e citazioni colte. Non a caso il nome dell’eroina della serie ricalca
al femminile quello di Prometeo, il titanide che rubò il fuoco agli
dei per donarlo agli uomini.
Top
Ten è la personale visione dell’autore inglese su come debba essere
un albo corale, in barba ai vari X-Men e J.L.A. Il difetto di albi
simili è che inevitabilmente vi sono alcuni personaggi che prendono
il sopravvento e questo è una contraddizione rispetto alla necessità
di fare un albo “di gruppo”. Per risolvere il problema Moore, ispirandosi
a serial televisivi come NYPD Blue e Hill Street Blue, rende protagonisti
delle vicende tutti i (super) poliziotti del Distretto 10 seguendo
contemporaneamente i singoli casi in cui sono impegnati e mostrando
al lettore la vita nella stazione di polizia e le relazioni che
intercorrono tra i vari agenti. La maestria di Moore consiste nel
tenere tutto sotto controllo rendendo l’albo leggibile ma al contempo
intricato, con tutti gli incroci narrativi che sfrecciano davanti
agli occhi del lettore. Il fatto più incredibile è che alla fine
i superpoteri dei personaggi passano in secondo piano, diventano
un accessorio, seppur spettacolare, di fronte all’incedere delle
indagini.
L’antologico
Tomorrow Stories rappresenta la scommessa di riportare in auge un
formato che in passato aveva goduto di grande successo. Certo giudicare
dopo l’uscita di soli tre numeri potrebbe essere un po’ azzardato
ma si può certo dire che l’albo offre spazio per la sperimentazione
sia grafica che di scrittura e quindi anche un certo rischio nel
trovare la giusta misura. Paiono riuscite le storie fantascientifico-surreali
di Jack B. Quick, quelle “Eisneriane” di Greyshirt e le avventure
al femminile di Cobweb, un po’ meno la satira sociale veicolata
attraverso i supereroi in The First American. L’antologico però
regala ai lettori la storia più bella dell’intera ABC: Greyshirt
#2, un autentico miracolo di tecnica e amore per il Fumetto in otto
tavole. La storia intitolata “How things work out” vede la tavola
organizzata in quattro strisce che ad una visione d’insieme compongono
i quattro piani dell’edificio in cui si svolge la vicenda ma ciascuna
è ambientata a vent’anni di distanza l’una dall’altra e caratterizzata
da un lettering e da una forma dei balloon nello stile dell’epoca.
La storia è leggibile in modo classico passando da una tavola all’altra
seguendo la scansione delle vignette dall’alto verso il basso, ma
può anche essere letta seguendo le singole strisce oppure leggendola
passando dal primo piano all’ultimo: assolutamente mirabile, considerando
che il protagonista della serie, Greyshirt, compare solo di sfuggita!
UNA
QUESTIONE DI QUALITÀ
Se
la ricerca di un sense of wonder perduto è quindi l’ingrediente
base di tutte le serie ABC ed uno dei cardini su cui l’intera linea
in fase di progettazione è stata basata, Moore individua però diversi
altri elementi di riflessione legati soprattutto alla storia dell’industria
del fumetto. Innanzitutto l’osservazione che «nel momenti più splendenti
per il mondo del fumetti ci fosse un'unica situazione di base. Quando
la Marvel era al suo massimo splendore c’era il solo Stan Lee che
scriveva praticamente tutto e poi Don Heck, Steve Ditko o Jack Kirby
come disegnatori e lo stesso accadde con la EC Comics di Harvey
Kutzman, Al Feldstein e Bill Gaines». Ecco quindi tracciato un legame
diretto e legittimo tra qualità e direzione unitaria, in cui lo
sceneggiatore è il responsabile principe della coesione strutturale
dell’intera linea. Questo però non significa avere una scarsa considerazione
per l’apporto dei disegnatori, al contrario. Nella linea ABC, come
c’era d’aspettarsi da un paladino dei diritti degli autori, tutti
i pencilers sono accreditati come co-creatori. Diciamo che facendo
l’esempio della Marvel degli esordi con Stan Lee, Moore recupera
la figura dello sceneggiatore factotum che non si limita solamente
a scrivere ma sceglie i propri collaboratori e ha la parola decisiva
su tutte le questioni creative. Riguardo l’aspetto grafico la scelta
è consapevolmente caduta su artisti «con stili ben distinti, personali,
così da ottenere l’esatto opposto di un house style». Un’altra posizione
in controtendenza rispetto alle proposte di maggior impatto U.S.A,
basti pensare alla Top Cow o alla McFarlane Productions, uniformate
non solo nelle tematiche e nel tono narrativo, ma persino nello
stile di disegno e nella colorazione. Per questo nell’ABC troviamo
disegnatori con caratteristiche molto differenti: il segno elegante
e solare di Chris Sprouse (Tom Strong), la linea scura e art deco
di J. H. Williams (Promethea), il tratto dettagliato e incisivo
di Gene Ha (Top Ten), la raffinata composizione di Kevin Nowlan
(Jack B. Quick), la vecchia scuola di Jim Baike (The First American)
e l’underground di Rick Veitch e Melinda Gebbie (rispettivamente,
Greyshirt e The Cobweb). La colorazione è discreta, curata ad hoc
per ogni testata cercando di adattarsi al clima delle storie evitando
inutili effettacci. Un discorso a parte merita il lettering e il
packaging generale di tutti gli albi curato dal formidabile Todd
Klein, vincitore di numerosi premi Eisner (l’Oscar del fumetto U.S.A)
come Miglior Letterista. Klein è da considerarsi a tutti gli effetti
uno dei co-creatori delle serie, tanto da essere stato il primo
ad essere contatto da Moore prima di qualsiasi disegnatore. Klein
ha il compito di comporre la grafica di copertina, i logo e le scritte
prima che il disegnatore realizzi la copertina vera e propria, tutto
questo per dare agli albi ABC quel inconfondibile look retro e al
contempo moderno. Inoltre Klein si sbizzarrisce a creare caratteri
tipografici e forme per i balloon che aggiungono
dettagli e spessore alla caratterizzazione dei personaggi o al tono
generale dell’albo. Un esempio può essere dato da una delle supereroine
di Top Ten i cui balloons sono evanescenti, come il personaggio
che è praticamente un fantasma, con i caratteri che partono sbiaditi
per raggiungere via via piena nitidezza.
Una
cura quasi maniacale per i particolari per rendere veramente l’ABC
i migliori fumetti d’America. Un ultimo esempio, pensate che Moore
è riuscito a far spostare la pubblicità alla fine degli albi in
modo da non interrompere l’incantesimo del lettore!

CONCLUSIONI
In
definitiva quello che più colpisce dell’ABC è la stupefacente qualità
media degli albi: forse lo studio della magia che Moore porta avanti
da diversi anni l’ha dotato di qualche potere straordinario? Di
certo possiamo dire che la scrittura dell’autore inglese è ispirata
e magica come deve essere nei migliori fumetti. Nonostante sia puro
entertainment ci troviamo di fronte ad autentici gioielli: un continuo
ed inarrestabile torrente d’idee, trame avvincenti ed originali
con quell’inconfondibile tocco di letterarietà, un profondo amore
per il Fumetto ed un divertimento nello scrivere che traspare in
ogni pagina, sono solo alcuni dei motivi per avventurarsi nel Mooreverso.
Con L’ABC Alan Moore porge ai lettori del nuovo millennio la possibilità
di abbandonarsi e perdersi senza esitazioni nel labirinto infinito
della Fantasia.
A volte
conviene ricominciare dall’ABC: non perdete neppure una lezione!
[Il
presente articolo è stato originariamente pubblicato sulla rivista
Clark’s Bar nel Dicembre 1999]
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