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Dalla
cabina di pilotaggio dello shuttle americano "Orion",
le stelle non sembrano affatto più vicine. I bagliori delle
esplosioni nucleari sulla superficie terrestre, al contrario, sono
laconicamente rilucenti. È da questo punto di osservazione
privilegiato e agghiacciante, in apparenza privo di levità
ed ottimismo, che Yukinobu Hoshino parte, prendendoci per
mano e conducendoci lungo i quattrocento anni della sua visione
dell'avventura umana nello spazio, un superbo affresco composto
da numerosi racconti brevi legati tra loro in maniera ora evidente,
ora sottile, eppure solidamente indipendenti sia nella struttura
narrativa sia in ciò che si esprime attraverso di essa.
Individuo
ed umanità
Da
queste premesse risulta chiaro che è possibile, in prima
approssimazione, leggere 2001 nights in due modi differenti,
i quali, beninteso, non si escludono a vicenda, ma si completano
rafforzandosi. Partendo dalla considerazione di base che l'epopea
fantascientifica di Hoshino altro non è se non un viaggio
nell'universo uomo, si può dire che gli episodi, presi
come unità a sé stanti, sono imperniati sull'individuo
(o su una piccola comunità, un microcosmo), ne raccontano
l'esistenza considerandola un ente dotato di una propria compiutezza,
slegata dal ruolo, più o meno rilevante, che essa occupa
nella Storia. Ne è una prova la vicenda dell'astronauta Frank
Boorman, narrata nel racconto "Maelstrom III", solo in
parte legata al suo destino di progenitore della nuova razza umana:
i Tachioniani. Man mano che i racconti si susseguono, intrecciandosi,
una grande visione d'insieme si dispiega dinanzi ai nostri occhi:
si confrontano idealmente le diverse ambizioni dei protagonisti
e le conseguenze da esse generate, sia per il cammino dell'umanità,
sia nel rapporto tra quest'ultimo e le differenti manifestazioni
della vita nello spazio, spesso diverse nella forma, quanto simili
a noi nell'essenza e nella ricerca di un fine; così simili
che forse si potrebbe addirittura parlare della vita come
di un'umanità universale.
I
primi passi
Pubblicato
in Giappone nel 1990, prima del colpo di stato del diciotto Agosto
1991 che avrebbe accelerato la crisi e la dissoluzione dell'Unione
Sovietica, "2001 nights", ci presenta, nella "Notte
1: il bagliore della Terra", una fine del secondo millennio
in cui il nostro pianeta è sconvolto da una fitta rete di
conflitti su scala ridotta, sempre sul punto di mutare in una guerra
tra USA e URSS, tanto probabile da indurre gli astronauti della
"Orion", passati indenni tra i satelliti killer sovietici,
a temere che loro missione, nota solo al controllo a terra, sia
dare il via alla Terza guerra mondiale. Solo quando, nel finale,
essi ricevono l'ordine di attraccare presso la "Soyuz",
tutto diviene chiaro: "Da quest'osservatorio le verità
appaiono chiare all'occhio", dice il premier sovietico.
"Chiare ad entrambi contemporaneamente", risponde
il presidente degli USA, segretamente trasportato dalla "Orion".
Il primo passo è compiuto, anche se i passi successivi si
riveleranno spesso incerti ed azzardati.
Nella
"Notte 4: posterità" siamo già nell'epoca
dell'esplorazione dello spazio esterno al sistema solare. Due coniugi,
Hank ed Anne Robinson, donano i propri gameti perché
questi, trasportati da un'astronave ancorata ad una cometa, possano
far fiorire una nuova comunità su un eventuale nuovo mondo
abitabile. Nella "Notte 6: Discovery", un computer
viene inviato verso la stella Barnard in una missione senza ritorno,
simile a quella del "Voyager II". Qui l'omaggio al 2001
di Stanley Kubrick, già presente nelle immagini di
altri episodi, diviene del tutto esplicito. K.A.R.C. 9000, il computer
che dimostra di aver sviluppato l'autocoscienza attraverso la scoperta
del senso dell'umorismo, viene addirittura chiamato "HAL"
da uno dei suoi interlocutori umani; inoltre Hoshino sembra essersi
divertito a disegnarlo esageratamente simile al calcolatore del
film di Kubrick, a sottolineare il grande sensore lenticolare e
l'angosciante spazio bianco e lineare intorno ad esso, quasi volesse
far immaginare un'influenza diretta del film sui suoi personaggi.
Ovviamente l'amor di citazione di Hoshino non si ferma a questo
e, attraverso riferimenti a Clarke - autore, tra l'altro,
di "The sentinel", racconto da cui è stato
tratto "2001", nonché sceneggiatore del film stesso-,
Milton, Bernini e Michelangelo (o le Mille
e una notte, cui il titolo rimanda), tanto per citare i
più evidenti, dimostra una sensibilità assai più
europea che nipponica, evidenziata anche da una narrazione in cui
si rivelano la passione per il simbolismo e per lo scorrere parallelo
di dialoghi non legati che rimandano labilmente l'uno all'altro.
Da Clarke in particolare, Hoshino sembra aver assorbito l'interesse
per il rigore scientifico presente nelle sue storie, almeno nei
racconti cronologicamente più prossimi alla nostra epoca,
e per lo sviluppo possibile che la nostra conoscenza e la
nostra tecnologia potranno avere in futuro.

Peccato
originale
Quanto
detto fino ad ora trova la sua massima espressione nell'episodio
più corposo della saga, lungo circa centoventi pagine, la
Notte 7: l'avvento di Lucifero, un capolavoro della
narrativa a fumetti di tutti tempi, elegante, intenso e denso di
significati profondi.
Senza
scendere nei dettagli dell'intreccio, posso dire che la scoperta
di un colossale pianeta ai margini del sistema solare, Lucifero,
composto da antimateria, scatena un lacerante conflitto tra il naturale
desiderio di conoscenza, il cui perseguimento viene da sempre
reputato un atto al confine tra il merito e la colpa, ed il pericolo
potenziale rappresentato dalla manipolazione incauta dell'antimateria
che, a contatto con la materia normale, causa un'immane produzione
di energia, con conseguenze facilmente immaginabili. Il punto focale
è però rappresentato dal rapporto tra scienza e religione
cristiana, fragile e tormentato quanto ai tempi di Galileo, condensato
nella figura di padre Chavez, teologo e scienziato fervente, che
prima di abbandonarsi al sonno criogenico nell'astronave diretta
verso Lucifero, ricorda ad un compagno le parole di Einstein:
"In definitiva, scienza e religione…dovrebbero essere collegate".
Le implicazioni dell'origine di Lucifero e della sua influenza sull'intera
esistenza del sistema solare sono quanto di più affascinante
si sia letto in fumetto di fantascienza e, attraverso un procedere
chiaro e raffinato della narrazione, arrivano ad investire anche
la morale e la gnoseologia, sconvolgendo le ambizioni della scienza
presentandole secondo una nuova prospettiva e scoprendo nel simbolismo
religioso più un'immagine dell'interiorità umana,
incessantemente segnata dalle idee di peccato e redenzione, che
una forma reale dell'universo.
Tutto
l'episodio è ritmato dai versi del Paradiso perduto
di John Milton che, nella scena più riuscita,
si accompagnano alla perfezione con le immagini dello scontro tra
materia ed antimateria e dell'origine del sistema solare, culminante
in una splendida vignetta in cui all'innesco della prima reazione
termonucleare all'interno del Sole, che sancisce la sconfitta di
Lucifero, si sovrappone la figura del Cristo Giudice di
Michelangelo. Risulta comunque difficile isolare un elemento dotato
di particolare risalto: L'avvento di Lucifero è un
meccanismo perfetto che sconvolge l'animo del lettore dall'inizio
al finale, quanto mai ambiguo ed aperto a molteplici possibilità.

Lo
spazio Uomo
Con
lo sfruttamento delle risorse offerte da Lucifero, il genere umano
riesce a raggiungere i confini estremi dell'universo. Così
facendo è costretto a confrontarsi con nuove realtà,
che non sempre riesce a valutare senza quella presunzione tipica
della concezione antropocentrica del creato (Notte 15: il canto
di un'ora in un cielo senza trilli), ma anche ad affrontare
i propri errori del passato, talvolta prendendone tristemente atto
e portandone il peso nell'anima (Notte 9.1: Sono Rocket),
talvolta lottando disperatamente per porvi rimedio (Notte
9.2: un dono dalla Terra).
In
generale, Hoshino parte dai normali presupposti dell'avanzata nello
spazio, ad esempio la colonizzazione di un nuovo pianeta o l'imbattersi
di una spedizione in un "buco nero" per fornirci continui
spunti di riflessione sugli elementi più immutabili dell'essere
umano: la persistenza dei sentimenti e della memoria, il senso di
coesione e continuità di una specie, l'inestinguibile confronto,
ora confortante ora impietoso, con sé stesso e con altre
forme di esistenza. Nel far questo, ci sommerge di domande senza
quasi mai darvi una risposta definitiva, concedendoci il piacere
(privilegio?) di una ricerca interiore continua e mutevole a seconda
del nostro stato d'animo o del tempo che facciamo trascorrere tra
una lettura e la successiva. Non credo di essere molto lontano dal
vero se affermo che Hoshino riesce a farci vedere l'estrema importanza
di ogni avvenimento, anche il più apparentemente irrilevante,
mediante una prosa rigorosa e lucida nell'esposizione di teorie
scientifiche quanto dotata di un'immediatezza comunicativa disarmante,
con punte di vero e proprio lirismo, nella conduzione generale della
narrazione.
Voglio
infine citare il ciclo di storie dedicate ai Robinson (il
riferimento al romanzo di Defoe non è casuale),
che costituisce quasi una serie parallela alla principale. Questa
famiglia accompagna tutta l'era spaziale, ne assomma pregi e difetti,
e si estingue nel tentativo di assicurare un futuro ai bambini nati
dalle cellule congelate in "Posterità", paradossalmente
il ceppo geneticamente più antico della famiglia. Così,
su Ozma, un pianeta bonificato, osserviamo il principio di un nuovo
cammino dell'umanità, né migliore né peggiore
di quella che si è lasciata alle spalle, forse neppure molto
diversa. Inizia con il primo amore, la prima scoperta, il primo
orrore, il primo omicidio ma, per usare le parole di un morente
Adam Robinson: "Va tutto bene…figli della Terra". Quella
che sembra un'acquiescenza fatalista della natura e del percorso
dell'uomo, qui visti secondo un'ottica ciclica, si confronta, in
quello stesso momento, con la decisione di Cassiopea, nipote di
Frank Boorman e prima esponente dei Tachioniani, la nuova razza
umana capace di vivere in ambienti privi di gravità, di intraprendere
un viaggio eterno nel cosmo insieme ai suoi simili.
Dunque,
il finale della saga, in cui sembra che l'uomo debba abbandonare
lo spazio, lascia in realtà aperte diverse possibilità,
diversi nuovi inizi, ulteriori "notti" affidate, questa
volta, alla nostra immaginazione.

L'aspetto
grafico
Ho
già detto che il retroterra culturale alla base di 2001
nights è di natura decisamente europea. Discorso simile,
seppur con le dovute eccezioni, si può fare per l'impianto
grafico. Lo stile di Hoshino è un coacervo di aspetti nipponici
ed europei, una ricerca, non sempre riuscita, di armonia tra il
segno realistico e la sintesi grafica nelle figure umane, tra l'uso
del retino, del tratteggio, del puntinato e del decalco di sfondi
fotografici che caratterizzano tutta l'opera. Mentre la composizione
della tavola rientra nello standard dei suoi connazionali, il suo
segno appare talvolta più sporco (per quanto sia azzardato
trarre simili conclusioni basandosi sulla pessima stampa dell'edizione
di Granata Press), ma in definitiva è funzionale alla storia
ed alla natura personaggi tanto che, personalmente, non riesco ad
immaginare 2001 nights disegnato da un altro autore. Le scene
ambientate nel vuoto cosmico sono indubbiamente magnifiche: nonostante
l'ovvia presenza di vaste campiture nere, i veicoli ed i corpi celesti
appaiono leggeri, realmente sospesi nel firmamento, impegnati nel
loro impercettibile movimento. Se poi volete divertirvi, provate
ad individuare tutti gli "interni Kubrickiani" disseminati
nei primi episodi!
2001
nights
di Yukinobu Hoshino
6 voll., 120 pp.
Granata Press, 1992
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