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Sogni e disillusioni nelle 2001 nights

di Andrea Castello

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James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Dalla cabina di pilotaggio dello shuttle americano "Orion", le stelle non sembrano affatto più vicine. I bagliori delle esplosioni nucleari sulla superficie terrestre, al contrario, sono laconicamente rilucenti. È da questo punto di osservazione privilegiato e agghiacciante, in apparenza privo di levità ed ottimismo, che Yukinobu Hoshino parte, prendendoci per mano e conducendoci lungo i quattrocento anni della sua visione dell'avventura umana nello spazio, un superbo affresco composto da numerosi racconti brevi legati tra loro in maniera ora evidente, ora sottile, eppure solidamente indipendenti sia nella struttura narrativa sia in ciò che si esprime attraverso di essa.

Individuo ed umanità

Da queste premesse risulta chiaro che è possibile, in prima approssimazione, leggere 2001 nights in due modi differenti, i quali, beninteso, non si escludono a vicenda, ma si completano rafforzandosi. Partendo dalla considerazione di base che l'epopea fantascientifica di Hoshino altro non è se non un viaggio nell'universo uomo, si può dire che gli episodi, presi come unità a sé stanti, sono imperniati sull'individuo (o su una piccola comunità, un microcosmo), ne raccontano l'esistenza considerandola un ente dotato di una propria compiutezza, slegata dal ruolo, più o meno rilevante, che essa occupa nella Storia. Ne è una prova la vicenda dell'astronauta Frank Boorman, narrata nel racconto "Maelstrom III", solo in parte legata al suo destino di progenitore della nuova razza umana: i Tachioniani. Man mano che i racconti si susseguono, intrecciandosi, una grande visione d'insieme si dispiega dinanzi ai nostri occhi: si confrontano idealmente le diverse ambizioni dei protagonisti e le conseguenze da esse generate, sia per il cammino dell'umanità, sia nel rapporto tra quest'ultimo e le differenti manifestazioni della vita nello spazio, spesso diverse nella forma, quanto simili a noi nell'essenza e nella ricerca di un fine; così simili che forse si potrebbe addirittura parlare della vita come di un'umanità universale.

 

I primi passi

Pubblicato in Giappone nel 1990, prima del colpo di stato del diciotto Agosto 1991 che avrebbe accelerato la crisi e la dissoluzione dell'Unione Sovietica, "2001 nights", ci presenta, nella "Notte 1: il bagliore della Terra", una fine del secondo millennio in cui il nostro pianeta è sconvolto da una fitta rete di conflitti su scala ridotta, sempre sul punto di mutare in una guerra tra USA e URSS, tanto probabile da indurre gli astronauti della "Orion", passati indenni tra i satelliti killer sovietici, a temere che loro missione, nota solo al controllo a terra, sia dare il via alla Terza guerra mondiale. Solo quando, nel finale, essi ricevono l'ordine di attraccare presso la "Soyuz", tutto diviene chiaro: "Da quest'osservatorio le verità appaiono chiare all'occhio", dice il premier sovietico. "Chiare ad entrambi contemporaneamente", risponde il presidente degli USA, segretamente trasportato dalla "Orion". Il primo passo è compiuto, anche se i passi successivi si riveleranno spesso incerti ed azzardati.

Nella "Notte 4: posterità" siamo già nell'epoca dell'esplorazione dello spazio esterno al sistema solare. Due coniugi, Hank ed Anne Robinson, donano i propri gameti perché questi, trasportati da un'astronave ancorata ad una cometa, possano far fiorire una nuova comunità su un eventuale nuovo mondo abitabile. Nella "Notte 6: Discovery", un computer viene inviato verso la stella Barnard in una missione senza ritorno, simile a quella del "Voyager II". Qui l'omaggio al 2001 di Stanley Kubrick, già presente nelle immagini di altri episodi, diviene del tutto esplicito. K.A.R.C. 9000, il computer che dimostra di aver sviluppato l'autocoscienza attraverso la scoperta del senso dell'umorismo, viene addirittura chiamato "HAL" da uno dei suoi interlocutori umani; inoltre Hoshino sembra essersi divertito a disegnarlo esageratamente simile al calcolatore del film di Kubrick, a sottolineare il grande sensore lenticolare e l'angosciante spazio bianco e lineare intorno ad esso, quasi volesse far immaginare un'influenza diretta del film sui suoi personaggi. Ovviamente l'amor di citazione di Hoshino non si ferma a questo e, attraverso riferimenti a Clarke - autore, tra l'altro, di "The sentinel", racconto da cui è stato tratto "2001", nonché sceneggiatore del film stesso-, Milton, Bernini e Michelangelo (o le Mille e una notte, cui il titolo rimanda), tanto per citare i più evidenti, dimostra una sensibilità assai più europea che nipponica, evidenziata anche da una narrazione in cui si rivelano la passione per il simbolismo e per lo scorrere parallelo di dialoghi non legati che rimandano labilmente l'uno all'altro. Da Clarke in particolare, Hoshino sembra aver assorbito l'interesse per il rigore scientifico presente nelle sue storie, almeno nei racconti cronologicamente più prossimi alla nostra epoca, e per lo sviluppo possibile che la nostra conoscenza e la nostra tecnologia potranno avere in futuro.

Peccato originale

Quanto detto fino ad ora trova la sua massima espressione nell'episodio più corposo della saga, lungo circa centoventi pagine, la Notte 7: l'avvento di Lucifero, un capolavoro della narrativa a fumetti di tutti tempi, elegante, intenso e denso di significati profondi.

Senza scendere nei dettagli dell'intreccio, posso dire che la scoperta di un colossale pianeta ai margini del sistema solare, Lucifero, composto da antimateria, scatena un lacerante conflitto tra il naturale desiderio di conoscenza, il cui perseguimento viene da sempre reputato un atto al confine tra il merito e la colpa, ed il pericolo potenziale rappresentato dalla manipolazione incauta dell'antimateria che, a contatto con la materia normale, causa un'immane produzione di energia, con conseguenze facilmente immaginabili. Il punto focale è però rappresentato dal rapporto tra scienza e religione cristiana, fragile e tormentato quanto ai tempi di Galileo, condensato nella figura di padre Chavez, teologo e scienziato fervente, che prima di abbandonarsi al sonno criogenico nell'astronave diretta verso Lucifero, ricorda ad un compagno le parole di Einstein: "In definitiva, scienza e religione…dovrebbero essere collegate". Le implicazioni dell'origine di Lucifero e della sua influenza sull'intera esistenza del sistema solare sono quanto di più affascinante si sia letto in fumetto di fantascienza e, attraverso un procedere chiaro e raffinato della narrazione, arrivano ad investire anche la morale e la gnoseologia, sconvolgendo le ambizioni della scienza presentandole secondo una nuova prospettiva e scoprendo nel simbolismo religioso più un'immagine dell'interiorità umana, incessantemente segnata dalle idee di peccato e redenzione, che una forma reale dell'universo.

Tutto l'episodio è ritmato dai versi del Paradiso perduto di John Milton che, nella scena più riuscita, si accompagnano alla perfezione con le immagini dello scontro tra materia ed antimateria e dell'origine del sistema solare, culminante in una splendida vignetta in cui all'innesco della prima reazione termonucleare all'interno del Sole, che sancisce la sconfitta di Lucifero, si sovrappone la figura del Cristo Giudice di Michelangelo. Risulta comunque difficile isolare un elemento dotato di particolare risalto: L'avvento di Lucifero è un meccanismo perfetto che sconvolge l'animo del lettore dall'inizio al finale, quanto mai ambiguo ed aperto a molteplici possibilità.

Lo spazio Uomo

Con lo sfruttamento delle risorse offerte da Lucifero, il genere umano riesce a raggiungere i confini estremi dell'universo. Così facendo è costretto a confrontarsi con nuove realtà, che non sempre riesce a valutare senza quella presunzione tipica della concezione antropocentrica del creato (Notte 15: il canto di un'ora in un cielo senza trilli), ma anche ad affrontare i propri errori del passato, talvolta prendendone tristemente atto e portandone il peso nell'anima (Notte 9.1: Sono Rocket), talvolta lottando disperatamente per porvi rimedio (Notte 9.2: un dono dalla Terra).

In generale, Hoshino parte dai normali presupposti dell'avanzata nello spazio, ad esempio la colonizzazione di un nuovo pianeta o l'imbattersi di una spedizione in un "buco nero" per fornirci continui spunti di riflessione sugli elementi più immutabili dell'essere umano: la persistenza dei sentimenti e della memoria, il senso di coesione e continuità di una specie, l'inestinguibile confronto, ora confortante ora impietoso, con sé stesso e con altre forme di esistenza. Nel far questo, ci sommerge di domande senza quasi mai darvi una risposta definitiva, concedendoci il piacere (privilegio?) di una ricerca interiore continua e mutevole a seconda del nostro stato d'animo o del tempo che facciamo trascorrere tra una lettura e la successiva. Non credo di essere molto lontano dal vero se affermo che Hoshino riesce a farci vedere l'estrema importanza di ogni avvenimento, anche il più apparentemente irrilevante, mediante una prosa rigorosa e lucida nell'esposizione di teorie scientifiche quanto dotata di un'immediatezza comunicativa disarmante, con punte di vero e proprio lirismo, nella conduzione generale della narrazione.

Voglio infine citare il ciclo di storie dedicate ai Robinson (il riferimento al romanzo di Defoe non è casuale), che costituisce quasi una serie parallela alla principale. Questa famiglia accompagna tutta l'era spaziale, ne assomma pregi e difetti, e si estingue nel tentativo di assicurare un futuro ai bambini nati dalle cellule congelate in "Posterità", paradossalmente il ceppo geneticamente più antico della famiglia. Così, su Ozma, un pianeta bonificato, osserviamo il principio di un nuovo cammino dell'umanità, né migliore né peggiore di quella che si è lasciata alle spalle, forse neppure molto diversa. Inizia con il primo amore, la prima scoperta, il primo orrore, il primo omicidio ma, per usare le parole di un morente Adam Robinson: "Va tutto bene…figli della Terra". Quella che sembra un'acquiescenza fatalista della natura e del percorso dell'uomo, qui visti secondo un'ottica ciclica, si confronta, in quello stesso momento, con la decisione di Cassiopea, nipote di Frank Boorman e prima esponente dei Tachioniani, la nuova razza umana capace di vivere in ambienti privi di gravità, di intraprendere un viaggio eterno nel cosmo insieme ai suoi simili.

Dunque, il finale della saga, in cui sembra che l'uomo debba abbandonare lo spazio, lascia in realtà aperte diverse possibilità, diversi nuovi inizi, ulteriori "notti" affidate, questa volta, alla nostra immaginazione.

L'aspetto grafico

Ho già detto che il retroterra culturale alla base di 2001 nights è di natura decisamente europea. Discorso simile, seppur con le dovute eccezioni, si può fare per l'impianto grafico. Lo stile di Hoshino è un coacervo di aspetti nipponici ed europei, una ricerca, non sempre riuscita, di armonia tra il segno realistico e la sintesi grafica nelle figure umane, tra l'uso del retino, del tratteggio, del puntinato e del decalco di sfondi fotografici che caratterizzano tutta l'opera. Mentre la composizione della tavola rientra nello standard dei suoi connazionali, il suo segno appare talvolta più sporco (per quanto sia azzardato trarre simili conclusioni basandosi sulla pessima stampa dell'edizione di Granata Press), ma in definitiva è funzionale alla storia ed alla natura personaggi tanto che, personalmente, non riesco ad immaginare 2001 nights disegnato da un altro autore. Le scene ambientate nel vuoto cosmico sono indubbiamente magnifiche: nonostante l'ovvia presenza di vaste campiture nere, i veicoli ed i corpi celesti appaiono leggeri, realmente sospesi nel firmamento, impegnati nel loro impercettibile movimento. Se poi volete divertirvi, provate ad individuare tutti gli "interni Kubrickiani" disseminati nei primi episodi!

2001 nights
di Yukinobu Hoshino
6 voll., 120 pp.
Granata Press, 1992

 
[maggio 2001]
 
       

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