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Intervista a
JOSÈ VILLARRUBIA
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Pensieri sul Fumetto

a cura di Smoky Man

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

[Spagnolo di Madrid, José VILLARRUBIA proviene da una famiglia di artisti: il padre dirige un’agenzia pubblicitaria, la madre, Luz Jimenez- Momediano, una galleria d’arte (attualmente fa la fotografa documentarista) e due dei suoi fratelli, Alvaro e Alejandro, sono apprezzati fotografi.

Dopo aver frequentato la Escuelade San Fernando presso la Universidad Complutense a Madrid, nel 1980 si è trasferito a Baltimora dove ha conseguito un Bachelor of Fine Arts, Magna Cum Laude, presso il Maryland Institute College of Art, e un Master of Fine Arts in Painting alla Towson University. Da allora con le sue fotografie ha partecipato a numerose mostre internazionali.

Attualmente risiede a Baltimora dove insegna in diversi istituti d’arte della zona e sue opere si trovano nel Baltimore Museum of Art e in diverse collezioni private.

In campo fumettistico è noto per la colorazione di Hellshock (Image) di Jae Lee e per il volume, realizzato in digital painting, Veils (Vertigo/DC Comics. Attualmente è al lavoro per la linea ABC di Alan Moore per la quale ha realizzato una sequenza in Promethea #7 e alcune copertine per albi di prossima uscita]

 

ULTRAzine: Che relazione vedi tra pittura e fumetto?

VILLARRUBIA: La pittura è un metodo di rappresentazione bidimensionale. I fumetti sono costituiti da immagini bidimensionali poste in sequenza. Così la pittura è uno dei metodi che possono essere utilizzati per creare le immagini nei fumetti. Altri metodi sono il disegno, la fotografia, arte digitale e tecniche miste.

ULTRAzine: I fumetti sono un medium ibrido: quale credi sia la necessaria proporzione tra testo ed immagini?

VILLARRUBIA: Dipende. Arzach di Moebius è senza parole ed è un fumetto perfetto. From Hell di Alan Moore è verboso ma è lo stesso un capolavoro. L’equilibrio tra testo ed immagini è una decisione soggettiva e non credp esista una proporzione perfetta. Chiederesti quanti dialoghi siano perfetti per un film? Quante liriche per un’opera? I fumetti non sono diversi da tutti gli altri media che utilizzano parole e immagini.

ULTRAzine: Visto che insegni in una Scuola d’Arte, cosa diresti ad uno studente che ti domandasse come entrare nel mondo dei fumetti?

VILLARRUBIA: Solitamente do consigli su come presentare i loro lavori in modo professionale, su quali materiali utilizzare e sul partecipare alle mostre per incontrare editori, disegnatori e scrittori, in particolare consiglio di andare alla Convention di San Diego. Inoltre li metto in guardia sul fatto che negli Stati Uniti il mercato sta implodendo e che ci sono sempre meno opportunità.

ULTRAzine: Pensi che la tecnica del digital painting possa essere il futuro del Fumetto?

VILLARRUBIA: No, non credo. Penso che sia troppo complicata e non ci siano abbastanza artisti interessati. I fumetti non sono cambiati poi molto nei 100 e più anni che sono in circolazione sebbene i metodi di stampa siano migliorati notevolmente. Per tutto questo tempo si è continuato a disegnarli prima a matita,  poi a ripassarli con l’inchiostro e a colorarli in modo fotomeccanico. Non penso che le cose cambieranno negli anni a venire. Dopotutto neppure Marvels, che mostrò al grande pubblico la possibilità di un fumetto completamente dipinto, è diventato il futuro dei comics. E questo perché non molti nel mondo del fumetto sono in grado di dipingere come Alex Ross.

Veils
ULTRAzine
: Sembra che Scott McCloud nel suo imminente Reinventing Comics affermerà che la computer art, ed in generale le nuove tecniche digitali, saranno i naturali strumenti dell’evoluzione del medium fumettistico. Quale è la tua opinione in merito e che ne pensi degli esperimenti di fumetti on line fatti da McCloud (www.scottmccloud.com)?

VILLARRUBIA: Il libro non è ancora uscito [a Giugno, N.d.R.] ma sono molto curioso di leggere quello che McCloud ha da dire. Con tutte le sue limitazioni, considero il suo lavoro precedente Capire il Fumetto [in Italia edito da Pavesio Ed., N.d.R.] la più approfondita analisi sul medium fumettistico che sia mai stata tentata e per questo sono molto interessato a sapere che cosa pensa del futuro. Riguardo quello che ho visto in Rete, devo dire che la lentezza del download rende l’esperienza ancora poco attraente ma sono consapevole che le cose cambieranno. Nonostante ami molto navigare, leggere un fumetto stampato e rilegato rimane per me un’esperienza molto più piacevole che stare davanti allo schermo di un computer. Ma questa potrebbe essere una deformazione generazionale e capisco che possa venire superata.

ULTRAzine: Puoi darci alcuni dettagli sul tuo metodo di digital painting: dal disegno alla risoluzione di scansione, softwares, tempo medio per realizzare un’immagine, problemi che occorre in genere risolvere…?

VILLARRUBIA: Per prima cosa visiono la storia sotto forma di sceneggiatura. Poi disegno a matita dei layouts che userò come storybord per le fotografie che scatterò ai modelli. Dopo aver fatto le foto ai modelli in costume, scansiono le immagini e le combino mediante Adobe Photoshop con sfondi digitali, fotografici, dipinti o ottenuti con collage. Poi metto a posto i colori e aggiungo i dettagli. Non c’è un tempo medio per creare una pagina. Se dovessi rispondere direi pochi giorni, e questo significa tra i tre e i dieci, più o meno.

Ci sono numerosi problemi: primo trovare dei modelli che assomiglino ai personaggi, secondo realizzare i costumi, terzo fare le prove, quarto trovare gli elementi che lo sceneggiatore vuole che siano inclusi, quinto trovare gli elementi che tu vuoi siano inclusi e sesto fare in modo che tutto sembri essere omogeneo, nonostante si tratti di un materiali grafici eterogenei.

ULTRAzine: Il più grande pregio che ho trovato nei tuoi lavori di digital painting è la naturalezza e la luminosità. Hai mai pensato al problema che le immagini digitali usate nei fumetti possano apparire un po’ fredde, innaturali?

VILLARRUBIA: Grazie per i complimenti. Si, penso che in particolare i personaggi creati in CGI risultino piuttosto robotici. E che la colorazione digitale possa dare una sensazione da aerografo e di una colorazione troppo “lucida”. È uno dei problemi di Adobe Photoshop, l’altro è creare immagini con troppi livelli che risultano non essere leggibili.

ULTRAzine: Non credi che i fumetti potrebbero usare le tecniche digitali come “effetti speciali” per migliorare quello che rimane il vero cuore del medium, ossia raccontare storie?

VILLARRUBIA: Sicuro, penso che tutti i metodi per creare immagini siano validi e che potrebbero e dovrebbero essere utilizzati nei fumetti. Mi è sempre piaciuto leggere fumetti che incorporassero diversi tipi di illustrazioni. La digital art è solo la più recente di una serie di tecniche che possono essere usate nei fumetti.

PhometheaULTRAzine: La digital painting è solo un aspetto. Ci sono poi le CGIs, ossia Computer Generated Images, penso ad esempio a The Dome, l’albo creato qualche tempo fa da Dave Gibbons per la DC, e i webisodes (da web + episodes) come The 7th Portal sul sito di Stan Lee. Cosa pensi di queste applicazioni?

VILLARRUBIA: Penso che il lavoro di Gibbons fosse molto ambizioso ma che sia stato limitato da quella che era l’estetica delle CGIs in quel momento, specialmente per quanto riguarda la figura umana. Come ho detto prima, non presto molta attenzione ai fumetti on line a causa dell’attuale velocità del download.

ULTRAzine: Ho letto da qualche parte Dave McKean dire che con la possibilità per chiunque di usare gli stessi softwares di digital painting è molto facile imitare lo stile di un’artista e che questo rappresenta un vero problema. Per esempio ci sono in giro numerose immagini copiate dalla sua copertina di “Vite Brevi” di Sandman e in generale tentativi di emulare il suo stile e la sua estetica. Che ne pensi?

VILLARRUBIA: Quello che dice McKean è vero, ma è molto difficile creare delle belle immagini digitali. È relativamente facile fare delle cose mediocri, ma difficile creare delle belle illustrazioni. Guarda un po’ quante immagini ci sono in giro e quanto siano poche quelle veramente buone. Non mi sono mai preoccupato del fatto che qualcuno imitasse il mio stile, e quando questo è accaduto l’ho sempre preso come un complimento.

ULTRAzine: Come consideri i lavori di artisti digitali come Dave McKean o Ashley Wood? Quali sono le tue preferenze?

VILLARRUBIA: McKean è straordinario. Possiedo 5 suoi originali, compresa una pagina da “Mr. Punch”. È stato in grado più di ogni altro di includere con successo media differenti nello storytelling. Ed è anche un ottimo scrittore. Cages è un capolavoro assoluto, una meraviglia mozzafiato.

Ashley Wood è tremendamente dotato. I suoi lavori si sono evoluti in maniera considerevole in pochi anni.

Alcuni die miei artisti digitali preferiti sono Matt Mahurin, Greg Spalenka, Jean Paul Goude, David Lee, John Reuter, Nick Knight, Jean Baptiste Mondino, Javier Vallhonrat e mio fratello Alvaro (www.alvaro-villarrubia.com). Nessuno di loro fa fumetti ma sarebbero dei fenomeni se ci provassero.

ULTRAzine: Hai dedicato Veils, il tuo volume edito dalla Vertigo, a Richard Corben. Che cosa rappresenta per te? Se non sbaglio è stato uno degli artisti pionieri della colorazione digitale.

VILLARRUBIA: Non solo della colorazione, ma del medium Fumetto in generale. Corben è un autentico innovatore e una voce originale in un campo, come quello del fumetto, gravato da imitazioni di imitazioni. Il suo fumetto “Ogre” è stato uno dei primi (e forse il solo) fumetti fantasy di successo creati usando fotografie. Detto chiaramente, per me, Corben è un genio.

ULTRAzine: Cosa provi nel colorare un albo di un altro artista? Come trovi il giusto feeling per la scelta dello schema di colore? Da parte mia ho trovato assolutamente meravigliosi i tuoi colori sul secondo ciclo di Hellshock di Jae Lee.

VILLARRUBIA: Colorare Jae (Lee) è splendido. Siamo grandi amici, e negli anni, ho imparato a conoscere le cosa gradisce e cosa non gli piace. Lui invece ha imparato a disegnare in un modo che io preferisco per colorare i suoi lavori. Sto passando davvero un bel momento colorando Sentry, la nostra nuova serie per Marvel Knights.

ULTRAzine: Confrontiamo la vecchia scuola di colorazione con le sue ingenuità e la diretta influenza della Pop Art con le nuove magie dei moderni “camaleonti” digitali. Chi vince?

VILLARRUBIA: Ogni periodo ha il suo fascino e i propri maestri. Kalus Janson e Tom Palmer sono stati degli straordinari coloristi utilizzando le vecchie tecniche. Laura Depuy e Homer Reyes hanno fatto dei lavori fantastici con la colorazione digitale. Non vince nessuno… pareggio!!!

ULTRAzine: Ti piacciono i fumetti in bianco e Nero? Personalmente penso che una tavola di Mignola sia meglio in bianco e nero che a colori. Credi che ci siano dei fumetti che non dovrebbero essere colorati?

VILLARRUBIA: Sicuro, mi piace il bianco e nero: Dino Battaglia, Jose Muñoz, Max, Alex Toth, David Mazzuchelli, Charles Burns… mi vengono in mente molti artisti che le cui opere sono perfette in bianco e nero. Se i disegni debbano essere colorati o no è una scelta che spetta all’artista. Io non vorrei mai prendere una tale decisione per un altro artista.

Ho appena incontrato John Paul Leon, e [mi ha detto che] le sue superbe tavole di Earth X saranno ristampate in grande formato e in bianco e nero per l’edizione in volume. Ma penso che il risultato fosse bello anche a colori… per questo credo che sia stata una sua scelta.

ULTRAzine: Pensi che sia possibile nell’odierno mercato dei fumetti cercare di sperimentare?

VILLARRUBIA: Non solo possibile, ma penso che sia necessario per la stessa sopravvivenza dei fumetti. Con modi tradizionali, i fumetti hanno miseramente fallito nel tentativo di attrarre nuovi lettori. Se i fumetti non sperimenteranno e matureranno, continueranno di morire di quella morte lenta che ormai è in atto negli States.

ULTRAzine: Che cosa pensi potrebbe essere la cosa più sperimentale da fare con i fumetti?

VILLARRUBIA: In America, esplorare generi diversi da quello supereroistico e incorporare stili di rappresentazione presi da altri campi (illustrazione, pittura, moda, etc…). In Europa credo che i fumetti siano già abbastanza sperimentali.Veils

ULTRAzine: Un ultima domanda. Recentemente hai lavorato con Alan Moore [su Promethea #8, albo della linea ABC, N.d.R.] che io considero lo “Shakespeare dei fumetti”, il “Kubrick dell’arte sequenziale”. Inoltre, come lettore, ho la sensazione che Moore sia uno dei pochi autori nel mondo dei fumetti che è ancora entusiasta del medium e cerca di fare del suo meglio per creare storie intelligenti. Qual è la tua opinione personale su Moore?

VILLARRUBIA: Lavorare con Moore è stato incredibile. Seguo i suoi lavori sin da quando acquistai un numero di Swamp Thing e da allora è il mio scrittore preferito. Credo che Moore abbia portato un livello di qualità letteraria nel medium mai vista prima di lui e raramente dopo. Le sue opere mi hanno colpito molto più spesso di qualsiasi altra, e l’occasione di illustrare una delle sue storie è stata incredibile. Ho appena ricevuto una e-mail da un lettrice che mi ha detto che una pagina - quella con Dennis con la camicia di forza - l’ha fatta piangere. Questo è stato il complimento più grande che qualcuno mi abbia fatto per il mio lavoro su quella storia, e ora so che sono stato in grado di preservare ed espandere la visione originale di Moore.

 

 
   
[Maggio 2000]

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