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Per il ciclo "Italiani
d'America" Ultrazine intervista Sal Velluto, attuale
e grandissimo disegnatore di Pantera Nera per la Marvel
USA, amato dal pubblico italiano soprattutto per la sua intrigante
interpretazione di Moon Knight nel ciclo pubblicato (negli anni
'90) all'interno del mai dimenticato mensile Il Punitore
(Star Comics). Visitate anche il suo sito ufficiale: www.velluto.com.

Vorresti
raccontare ai lettori di Ultrazine come hai esordito nel fumetto
professionale? Come ottenesti il tuo primo incarico alla Marvel?
Ti eri trasferito negli USA appositamente per tentare quella carriera
o la cosa non era direttamente collegata a quella che sarebbe divenuta
la tua professione?
Sono
passati alcuni anni da quando ho debuttato come disegnatore di fumetti.
All'epoca già lavoravo negli Stati Uniti per uno studio di
animazione, per il quale realizzavo diverse fasi del lavoro preparatorio
per cartoni animati televisivi.
Allo stesso tempo, mandavo per posta alcune fotocopie dei miei lavori
alla Marvel Comics ed altre case editrici. Ho ricevuto diverse lettere
di rifiuto prima di ricevere la fatidica telefonata dalla Marvel
ed il mio primo incarico da disegnatore. Si trattava di un numero
"riempitivo" di POWER PACK, un fumetto basato un groppo
di super eroi bambini. (Per "riempitivo" si intende un
numero di una specifica testata che viene utilizzato quando si verificano
ritardi nei tempi di produzione del materiale regolare). Al primo
numero di POWER PACK se ne sono aggiunti altri quattro, insieme
ad una Graphic Novel, seguiti da due anni come disegnatore ufficiale
di MOON KNIGHT. Da allora sono passati circa 16 anni, durante i
quali ho lavorato, praticamente senza sosta, per le maggiori case
editrici americane e diverse tra le indipendenti.
Quali
differenze hai riscontrato tra la "Casa delle Idee" e
la DC e tra le due majors e le altre?
C'e
da chiarire innanzitutto che quando parliamo di lavorare per queste
case editrici, almeno nel mio caso, ci stiamo riferendo a lavoro
per corrispondenza. Anche se ho visitato la maggior parte delle
compagnie per le quali ho lavorato, non ho mai eseguito il mio lavoro
in loco. Da quando mi sono trasferito negli Stati Uniti, ho sempre
risieduto a Salt Lake City, tra le montagne rocciose dell'Utah.
Mi sono trovato quindi piuttosto distante dalle maggiori case editrici,
che hanno sede a New York.
Il mio rapporto di lavoro con colleghi e supervisori editoriali
è prevalentemente di carattere telefonico e le uniche differenze
che ho potuto rilevare non hanno tanto a che fare con le compagnie
in se stesse, ma con le varie personalità e metodi dei supervisori.
Con alcuni c'è un rapporto di collaborazione un po' più
stretto, con altri invece esiste un senso reciproco di fiducia che
ci permette di sentirci molto più di rado. Un altro fattore
da considerare è il fatto che così come io mi sono
ritrovato a lavorare per compagnie diverse, anche gli editor che
oggi si trovano alla DC o alla Marvel, possono decidere un domani
di andare a lavorare per la concorrenza. Il supervisore con cui
lavoro oggi alla Marvel per BLACK PANTHER era uno dei supervisori
della Acclaim, quando per loro disegnavo BLOODSHOT. Prima di lui,
un altro supervisore aveva lavorato alla DC e alla Image prima di
approdare alla Marvel. In tutt'e tre le case editrici ci siamo ritrovati
a lavorare per qualche progetto insieme.
Personalmente
ho molto apprezzato, tra le altre cose, il tuo lavoro sia su MOON
KNIGHT (a cavallo tra gli anni 80 e i 90) che su BLACK PANTHER,
due personaggi secondo me molto interessanti e ricchi di potenzialità
che però la Marvel pare considerare sempre e comunque "minori".
Eppure Christopher Priest su BP continua a scrivere storie intelligenti
e originali, e fino ad ora è stato accompagnato da ottimi
disegnatori. Cosa pensi a riguardo?
BLACK
PANTHER ha ricevuto un considerevole sostegno dai dirigenti della
Marvel, ed una grossa carica di entusiasmo da parte dei lettori
e della critica.
Al momento in cui sono subentrato come disegnatore ufficiale, BLACK
PANTHER entrava nel secondo anno di pubblicazione ed era praticamente
al limite della chiusura. Dopo i primi numeri eseguiti da Mark Texeira
c'era stato un avvicendarsi di disegnatori con approcci stilistici
diversi nonché alcuni ritardi sulle consegne che avevano
inciso notevolmente sulle vendite. Il sostegno da parte della Marvel
si è manifestato in un primo momento con l'assegnazione della
testata a nuovi supervisori e successivamente con una campagna abbonamenti
ed un sito internet dedicato esclusivamente a BLACK PANTHER. In
questo sito i lettori potevano trovare materiale informativo sulla
serie, corredato da immagini di alcuni dei momenti fondamentali
delle vecchie e nuove storie. Recentemente abbiamo visto la ristampa
dei primi cinque numeri, in un unico volumetto. Altre ristampe sono
programmate a breve scadenza.
Per concludere, c'è da considerare il fatto che BLACK PANTHER
è un personaggio con buone prospettive di sviluppo cinematografico.
Già da qualche tempo Amen-Ra, la compagnia di Wesley Snipes,
ha dimostrato l'interesse di portare la Pantera Nera sul grande
schermo. La Marvel non si farà sfuggire l'opportunità
di ripetere il successo di Blade.
Cosa
pensi del fatto che BLACK PANTHER sia attualmente una delle serie
Marvel qualitativamente migliori e che contemporaneamente in Italia,
nonostante uno stuolo di fans accaniti (tra cui il sottoscritto)
ne caldeggino la pubblicazione, Marvel Italia non la pubblichi perché,
secondo Marco Marcello Lupoi, la serie non venderebbe?
Mmm...
Forse dovrei rimettere il Sig. Lupoi sulla mia lista di auguri natalizi...
Come
ti sembra, vista dall'interno, la situazione del fumetto USA? C'è
davvero crisi? E se c'è, quali pensi siano le cause e quali
le possibili soluzioni?
Si
è parlato di crisi negli anni '60- '70 e poi nei '90. C'è
chi fa dei discorsi sulla crisi il suo passatempo preferito. Penso
che l'industria del fumetto non sia diversa dagli altri settori
dell'economia che hanno un andamento ciclico. Come siamo usciti
dalle altre crisi, usciremo anche da questa, probabilmente un po'
più forti di prima, perché nel frattempo ci saremo
liberati dei fattori debilitanti (mediocrità, mancanza di
originalità ecc.). È innegabile che per uscire da
qualsiasi crisi è necessario un ammontare di energia superiore
a quanta ce n'è voluta per entrarvici... Mi guardo intorno
e mi sembra di vedere dei segnali positivi.
C'è
un personaggio con cui non hai ancora avuto a che fare di cui ti
piacerebbe disegnare le storie?
(Prometti
di non dire niente a Bonelli se ti rispondo che...) Mi piacerebbe
disegnare un numero di Tex. Magari una storia di "Aquila della
Notte" ambientata nella Nazione Navajo, quella con gli indiani
veri, che vestono i veri costumi . Oppure un racconto a sfondo storico
in cui Tex e i suoi Pards interagiscono con un vero personaggio
del "Vecchio West" come Orrin Porter Rockwell. Penso di
avere il vantaggio di essere uno dei pochi (se non proprio l'unico)
disegnatore di fumetti italiano che vive nei posti dove queste avventure
sono veramente successe.
Sono immerso nella storia del West, circondato dagli scenari dei
film di John Ford e contagiato dallo spirito di queste avventure
e non posso evitare la tentazione di volerle portare sulle pagine
di una storia a fumetti.
Oltre
al fumetto sei impegnato anche nella realizzazione di videogames.
Come vedi il mondo dell' entertainment virtuale? È una "minaccia"
per il fumetto e per la sua ripresa commerciale o i due mondi possono
coesistere senza problemi?
I videogiochi
si stanno evolvendo in un maniera che sarebbe stata impensabile
solo alcuni anni fa. Quando giocavamo a Pac-Man non avevamo la più
pallida idea che la generazione successiva alla nostra avrebbe esplorato
l'universo virtuale. Se il fumetto avesse avuto un'evoluzione simile
ai videogiochi, nello stesso arco di tempo, adesso ci troveremmo
a guardare piccoli film, visibili su fogli che sembrano fatti di
carta, con relativa colonna sonora, effetti speciali ecc. Non so
però se usufruendo di un fumetto ad alta tecnologia, troverei
la stessa soddisfazione che trovo quando, nella mia mente, do voce
e movimento ai personaggi delle storie, stampate su vera carta con
vero inchiostro.
Dal
punto di vista puramente concettuale, i videogiochi non sono una
minaccia per il fumetto, così come non lo sono per il cinema,
la televisione o i libri. L'unica competizione fra questi generi
di intrattenimento avviene nel portafoglio dei consumatori. Il fumetto
dovrà competere per aggiudicarsi la sua fetta del mercato
cosi come fanno i libri, la radio, il teatro o l'opera lirica. Se
dal fumetto usciranno dei prodotti simili a HARRY POTTER, IL SIGNORE
DEGLI ANELLI o Pavarotti allora ci potremo aggiudicare una fetta
più sostanziosa del mercato, alla faccia dei videogiochi,
altrimenti continueremo a soddisfare una porzione più piccola
(ma pur sempre sostanziosa) del pubblico a cui piace dare voce e
movimento a storie decentemente scritte ed illustrate, su vera carta
con vero inchiostro.
Cosa
pensi di Joe Quesada?
Mi
fa piacere vedere Quesada al timone della Marvel, sapendo del suo
background di disegnatore. Il suo contributo editoriale con i "Cavalieri
Marvel" prima, e successivamente come editor in chief sembra
aver influito sulla qualità artistica dei prodotti che escono
dalla "Casa delle Idee". Joe ha saputo circondarsi anche
di buoni artisti e scrittori, oltre ad esperti di marketing, ed
un competente staff editoriale. Questo gruppo di persone sta aiutando
la Marvel a mantenere una certa supremazia nel mercato del fumetto,
nonostante le restrizioni di budget a cui la compagnia ha dovuto
recentemente adattarsi.
Sei
d'accordo con Scott McCloud quando afferma che Internet sarà
il futuro del fumetto?
Certamente
Internet sarà uno degli aspetti del futuro del fumetto, ma
non penso che le sorti del fumetto siano limitate solamente a Internet.
Come mezzo di comunicazione, il fumetto continua ad essere valido
e più facilmente fruibile nella veste tangibile della carta
e dell'inchiostro. Internet si sta rivelando di grande aiuto come
mezzo di informazione, supporto, diffusione e marketing per l'industria
e per l'idea stessa del fumetto.
Non
posso fare a meno di chiederti una riflessione sull'11 settembre.
Tu sei fra gli artisti che partecipano al progetto "Heroes"
per commemorare le vittime dell'attentato alle Twin Towers. In che
modo sei stato toccato da quanto accaduto e come giudichi tutto
ciò che, nel bene e nel male, è seguito a quel tragico
fatto?
La
tragedia dell'11 settembre è servita a farci mettere la nostra
vita in prospettiva e a distinguere meglio quali sono i valori che
veramente contano. Si è creata anche la necessità
di voler aiutare, in qualche modo, coloro che sono stati resi vittime
da questo enorme atto di violenza. Molte persone che, come me, fanno
del fumetto la loro professione, hanno offerto supporto nella maniera
che a loro riesce più congeniale: con parole ed immagini.
Il risultato è stato "Heroes", una delle diverse
pubblicazioni prodotte dal mondo del fumetto che, oltre che a commemorare
le vittime, è servita a celebrare i veri eroi.
Black
Panther, Spiderman, Silver Surfer and Captain America are copyright
and trademark of Marvel Comics.
JLA is copyright and trademark of DC Comics.
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