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Intervista ad Alessandro Staffa

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ALESSANDRO STAFFA
Disilluso fumettista
fuori dal coro

di Giallo

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

[Quest'intervista è stata realizzata sul finire di febbraio 2002 da Giallo, estroso e funambolico fumettista underground, ideatore della rivista autoprodotta Depakin. Prossimamente una sua apparizione in UltraTalenti].

Alessandro Staffa è uno dei più taglienti, vivaci e ironici artisti che il panorama fumettistico italiano abbia saputo esprimere in anni recenti. Attivo sin dagli anni '80 si è sempre mosso in territori underground, ideando la sua Sgorbion-Art, con apparizioni e fumetti nelle principali riviste alternative e mostre tra arte pop e comics. Attualmente è un po' disilluso sul suo futuro nel mondo del fumetto.
Ecco dallo stesso Staffa un'agile autobiografia: "Alessandro Staffa nasce a Verona nel 1959 da madre veneta e padre calabrese (in barba alla purezza etnica padana, tiè!).
Nel 1978 si diploma con un risicatissimo 37/60 al Liceo Artistico Statale di Padova e in seguito s'iscrive all'Accademia di Belle Arti di Venezia (sezione scenografia) senza mai arrivare all'esame finale.
Nei primi anni '80 svolge servizio civile presso un ente ecologista, poi avvia diversi studi di grafica a Vicenza che non suscitano particolare interesse nei clienti.
In un'afosa notte estiva crea la prima opera sgorbionista, un disegnino fatto a penna biro su salvietta gialla e lo baratta immediatamente, con il gestore del bar, per un bicchiere di Coca Cola con fetta di limone.
In quegli anni non si fa di eroina, come gran parte dei suoi coetanei, ma suona la batteria in vari gruppi new wave-punk vicentini.
Questo succede sino al 1986, quando durante una partita di bridge al Rotary Club si sloga entrambi i polsi.
Parallelamente svolge eterogenei lavori, sottopagati e precari, senza contratti, né tutele sindacali, per tutta lo "splendido periodo" yuppie made in Italy.
Grazie alla sua totale mancanza di diplomazia riesce a giocarsi:
- un'ottima occasione per collaborare con un grande studio di interior design milanese,
- l'opportunità per entrare a far parte del giro dei fumettisti-illustratori della sinistra snob lombarda,
- l'assunzione in qualità di grafico presso una grossa agenzia pubblicitaria vicentina.

Tutt'oggi vive senza pentimento per tali esiti. Dall'inizio degli anni '90, nonostante la caduta del muro di Berlino, continua per lui la situazione di precarietà lavorativa e finanziaria. Alcune riviste underground italiane pubblicano i suoi polemici komix sgorbionisti.
Alessandro Staffa, nonostante tutto, continua a sgorbiare e il suo leit-motiv è ancora: idee zeero, conteenuti meeno."
Per un curriculum dettagliato delle produzioni di Alessandro Staffa clicca qui.

 

Quali sono le cose del fumetto che ti piacciono al punto di spingerti a farne uno, e viceversa cosa non ti piace del mezzo?

Per un certo periodo, ovvero fino a quando ho amato il fumetto, mi piaceva unire testo e immagini in un racconto. Narrare di mondi paralleli a quello reale, inventando personaggi strampalati senza dogmi indiscutibili e inserendoli in vicende prive di raziocinio mi dava soddisfazione.

Dopo la grande passione è sopraggiunto in me un distacco profondo e sempre meno ho voglia di narrare attraverso tavole a fumetti perché lo trovo sterile: ho perso l'entusiasmo e diciamocelo, senza problemi, ho capito che non sono un fumettista come si deve.
Mi manca la propensione a regolarizzare qualsiasi spunto creativo.
Il fumetto non mi attizza più come a vent'anni.
Dopo un po' che lo realizzi vedi che non puoi uscire dalle regole ferree inventate dagli addetti ai lavori per appassionati fanatici e monotematici.
Gran parte di queste persone riversano su "plot, confezione brossurata, filo refe, custodia in cellophane per collezione, sbrodolamento per un originale dell'autore" tutta una serie di frustrazioni che, sin da quando ho iniziato a bazzicare l'ambiente, mi hanno sempre lasciato perplesso.
Insomma non riesco più a fumettare.
Che ti devo dire, farò altre cose. Per fortuna esistono e non si vive di soli giornaletti.

Per quanto concerne quello che non mi piace del mezzo in sé, posso dirti che lo trovo spesso gestito da persone che non hanno un briciolo di autoironia: troppi ragionieri della "fantasia" hanno in mano le redini di un media creativo e lo riducono a noioso calcolo.

La cosa fondamentale per l'animazione di un fumetto è il lettore, pretendi qualcosa da questo elemento portante della struttura narrativa?

Dal lettore mi aspetto elasticità, apertura mentale, capacità di saper osservare qualcos'altro oltre che un po' di figurine messe dentro ad un foglio bianco e che dicono "sconfiggeremo i cattivi, grazie ad un arma pazzesca!".
Invece il lettore medio di fumetti, quello che gira per le mostre mercato con borse piene di volumetti ed impazzisce se un albo ha un'orecchietta, è un ingordo di retorica.
Il settore dei fumetti é zeppo di lettori spaccacoglioni che parlano solo di fumetti, che riempiono le fumetterie per drogarsi con feticci, che orgasmano se il loro eroe preferito fa delle cose al limite del sovraumano e che entrano in crisi se dopo cinquant'anni cambia costume, perché oramai puzzava.
Ma 'sta gente ogni tanto esce a cogliere che la vita non è fatta solo di carta, ma anche di carne, sudore, baci, carezze?

Parliamo dei tuoi fumetti. In Popy Dak mi sembra che tutte le sue storie possano essere riassunte in un unico titolo: "Popy e le forme di organizzazione sociale". Quale condizione hai voluto raccontare o denunciare attraverso questo depresso papero spigoloso?

Popy Dak non ho mai voluto che fosse un eroe innanzitutto.
Tutta 'sta mitologia che c'è in giro mi ha sempre scassato i maroni.
Il fumetto è pieno di rimbambiti che da cento anni ci dicono che combattono contro il male o chi sono i geni malefici (alla fine è la stessa broda!).
Popy Dak vive storie quotidiane, non ha un lavoro sicuro, ha i denti cariati e non può andare a curarseli perché non ci ha i soldi, si trastulla il pisello perché succede, ha gli attacchi di cacatone perché capita, bestemmia perché gli va così, fa i peti perché non è di gomma.
Non ho denunciato nulla, ho ripreso ciò che ho visto intorno me, l'ho esasperato e narrato.

Cosa avvicina Popy Dak a Paperino (si, proprio quello che se ne sta a Paperopoli assieme a quei tre paperotti segaioli) e cosa lo allontana maggiormente (a parte che Paperino non avrebbe mai osato masturbarsi ed eiaculare il simbolo dell'anarchia di fronte a programmi televisivi per famiglie)?

Popy Dak potrebbe essere un fratello di Paperino, ma sarebbe quello ancora più sfigato ed incazzato.
Vivrebbe male a Paperopoli, in mezzo a tutto quel pattume perbenista che un furbo come Disney ha inventato, sfruttando il lavoro e le idee di altri.
Avevo pensato tempo fa di realizzare una storia in cui Paperino, ex agente Cia, sfuggiva a Gastone (leccaculo del regime USA) che voleva ucciderlo perché non rivelasse come erano andate le cose durante l'Operazione Condor (quando negli anni '70 un'intera generazione è stata massacrata in Centro America e America del Sud da squadroni della morte educati nelle scuole militari yankees a Panama).
Popy Dak avrebbe salvato il reietto Donal Duck e si sarebbe trovato coinvolto in una vicenda in cui per farla breve: Archimede finiva in galera con l'accusa di aver venduto segreti missilistici ai cubani; Paperina interpretava filmetti porno per pagarsi le sniffate di coca; Topolino puntava alla Casa Bianca, pur avendo pesanti scheletri nell'armadio e la zampetta nell'uccisione di Kennedy e Zio Paperone pensava alle sue imprese finanziarie in Cile, messe in crisi dall'avvento di un governo socialista.
In una vicenda così Popy Dak sarebbe andato a braccetto con Paperino, ma poi la pigrizia ha prevalso e il soggetto è rimasto in qualche quaderno d'appunti che ho messo nel cassetto delle cose da fare.

Quali sono le tue fontanelle dell'ispirazione, le muse dello stravolgimento estetico? C'è qualche artista che ha ispirato maggiormente questo tuo tratto post-pop-cubista (azzardo una definizione che mi casca lì per lì), o un bel giorno d'Aprile ti sei svegliato e con un colorito schiocco di dita hai tirato fuori la "sgorbio-comix"?

Da piccolo ho ammirato Jacovitti, anche se i suoi testi mi hanno sempre annoiato.
Poi c'è Altan, che ritengo un gran disegnatore e un insuperabile scrittore.
Per un certo periodo ho avuto, come tanti della mia generazione, un amore per Andrea Pazienza; ma a distanza di tempo il suo stile mi dice poco o nulla.
Comunque gli autori che mi hanno fatto scoccare la scintilla sgorbionista non sono fumettisti, bensì pittori o visualizer.
Posso citarti Mirò, Jean Michael Basquiat, Keith Haring, Mariscal.
È in quei mondi, meno chiusi alla sperimentazione, che ho trovato stimoli ed energie per partire e proseguire.

"Come vedi il futuro del fumetto?": una domanda banale che ricorre spesso ultimamente. Capisco l'esaltazione da aura tecnologica da cui siamo tutti più o meno pervasi, ma a cosa allude, cosa rappresenta, quale bisogno collettivo vorrebbe soddisfare questa leggenda di un mitico paese dell'eden del fumetto? È da quando ho imparato a leggere che 'sto fumetto è in crisi, che palle! Pure tu nutri questa ansia da Eldorado del fumetto?

Della persistente crisi del fumetto non mi interessa nulla.
Neanche in passato ho sofferto per i soliti discorsi che conosciamo.
Non ritengo il fumetto una parte fondamentale della mia vita, quindi anche se chiudessero tutte le case editrici che pubblicano fumetti sarei tranquillo lo stesso.
Non sono nato fumettista e non morirò tale.
Chissà poi cosa sarà 'sta crisi?
Io vedo le fumetterie piene di cose e se qualcuno le produce significa che altri le acquistano. Probabilmente gli editori non guadagnano abbastanza e allora ogni tanto parte il lamento.

Concordo con Gianluca Costantini che da queste stesse pagine ha asserito che secondo lui "Interzona" è stata la miglior rivista indipendente di fumetti italiana degli anni '90; graffiante critica e intenso sfogo verso le condizioni dell'attuale Gioco Democratico occidentalizzante, slogan e fumetti di matrice concettuale e contenutistica situazionista si alternavano con sperimentazioni poetiche, estetismi taglienti ed evocativi, flashback ansiogeni in cut-up movie, conigli jarryani in improbabili inferi e orripilante carne mutata (GULP! ecchell'è un trailer?) Una forza creativa notevole e intelligente che si è fermata al 13° numero, peccato... ci dici quali erano i concetti di fondo che la animavano?

Boh, non sarei così ottimista. Ho partecipato all'avventura di Interzona e non mi pento. A quella rivista, per diventare veramente interessante, mancava un progetto comune tra gli autori.
Molti di loro, che hanno usato quelle pagine per farsi conoscere, non hanno capito che in quel momento poteva nascere un ragionamento sugli spazi alternativi alle classiche mostre mercato, un'associazione che unisse le energie per arrivare a costruire ciò che in Francia hanno fatto quelli dell'Association, in Svizzera quelli di Strapazin, in Olanda quelli di Zone 5300, in Slovenia i curatori di Stripburger, in Grecia i sostenitori di Babel.
Interzona è stato un contenitore che ospitava alcuni fumettisti che non trovavano altre collocazioni e basta, a mio parere. Fatta bene, curata, ma incompiuta nella sua evoluzione.
In alcuni casi ho visto molto utilitarismo e zero propensione alla condivisione.
La stessa cosa mi è capitata con altre esperienze.
In Italia vince l'individualismo, non interessa quasi a nessuno avere progetti comuni: ognuno va per sé.
Interzona è stata una bella esperienza ed il merito maggiore va a Niccolò Gros-Pietro: anima di tutto.

Se Interzona presentava una vena creativa piuttosto oscura e fortemente critica, "Tribù" (di cui è uscito solo un numero, giusto?) sembra quasi un tentativo di costruire una struttura propositiva da taluni di quei contenuti underground (?) che allora spuntavano fuori un po' da tutta Italia. Possiamo definirla come un tentativo fallito di "globalizzazione all'italiana" di parte dell'underground creativamente militante?

Tribù ha rappresentato per il sottoscritto, David Vecchiato "Diavù", Maurizio Ribichini, Stefano Piccoli la più sonora delle inchiappettate ricevute in tutti quegli anni in cui abbiamo tentato di realizzare riviste.
Grazie a quella esperienza abbiamo avuto a che fare con una manica ampia ed eterogenea di avvoltoi.
Gli editori dovevano essere un burino di 70 anni romano, che aveva pubblicato una sorta di magazine per ragazzine rincoglionite amanti di novele televisive e che voleva fare l'editore dei giovani + un cinquantenne brizzolato tarantino, emigrato a Milano, filoberlusconiano con la faccia da play-boy anni '60 in totale disfacimento.
I due stinchi di santo ci hanno intortato per bene e noi siamo andati in stampa, ritrovandoci un tot di milioni da pagare sulla groppa.
Per fortuna che avevamo stampato solo 6.000 copie di preview e non le 30.000 necessarie per le edicole, altrimenti sarei ancora qui a pagare palanche.
L'Italia post-democristiana avanzava, noi imparammo a conoscerla sin da subito.
Altre fetecchie le abbiamo trovate nei giri di djs, promoters di giovani gruppi musicali italiani, critici di grossi quotidiani nazionali e per concludere in autori megalomani in cerca di mantenimento. Ecco qua, cosa è stato Tribù. Te la do io la globalizzazione all'italiana dell'undergrunt!!!

Parlaci ora dell'HIU (Happening Internazionale Underground). Quando e da quali esigenze nasce, che cosa "non ha a che fare" con le normali fiere del fumetto e sopratutto in cosa si stà trasformando?

Lo HIU, che è arrivato all'ottava edizione, è un'idea di Marco "Teatro" Zecchini: un iperattivo decoratore-writers milanese.
E' un evento autofinanziato che si volge a Milano al Centro Sociale Leoncavallo una volta all'anno in maggio.
In tale occasione le arti visive e sonore si mescolano e riempiono i 6000 metri del Leo.
Il lato positivo è il clima che si respira nei tre giorni: disteso e rilassato, nulla a che vedere con l'asfittica cappa tipica delle mostre mercato come Lucca Comics o di altre sagre simili.
Abbiamo fatto una selezione dei materiali e si cerca sempre di esporre opere che rappresentino al meglio l'idea di arte sotterranea.
In vari anni si è visto di tutto: megagraffiti realizzati da giovani pischelli, poi diventati maestri dell'aereosol art italiana ed europea, miriadi di pubblicazioni autoprodotte, opere di illustratori e fumettisti con stili disparati, serigrafie psichedeliche di artisti americani che hanno inventato l'arte underground, cantanti punk che non hanno nulla da spartire con i plastic-punks odierni e poi vi hanno sempre trovato spazio dibattiti, video, performances.
Insomma, diciamo che lo HIU rappresenta un momento d'incontro propositivo.
Ora, a mio parere, dovrebbe apportare una piccola rivoluzione nei suoi contenuti.
Dovrebbe aprirsi ad altre contaminazioni come le nuove sonorità elettroniche, la video-art, la digital art, il web design.
Prendere spunto da festivals multimediali come il Sonar di Barcellona per cominciare anche qui in Italia a seminare nuovi codici visivi.
Quest'anno, probabilmente, realizzeremo un'edizione di transizione e di riflessione.
Vedremo che succederà.

L'undici settembre sta segnando il destino di noi tutti che costituiamo un epoca, e d'accordo, ma è un periodo in cui bisogna fare grossi sforzi per non vedere quel fesso di Capitan America che tiene un cazzo di conferenza stampa fianco a fianco con Bush mentre Superman fa una scorreggia volante per bloccare un Mig supersonico che và a schiantarsi nella statua di Lady D. piantata nel bel mezzo dell'ex Palestina... Definisci con 5 aggettivi, senza cadere nella terminologia fiction, la simpatica impresa del 11 settembre pensata dall'arabo sceicco (è un test di Q.I.).

Non rispondo: il semplicismo non aiuta a capire. Non facciamo come in tv. Lasciamo ai pennivendoli il gusto di inventare domandine insulse. Abbi più stima di te stesso, bestia!!!

Per te cosa significa sperimentazione? Come intendi questo modo di procedere? o di essere? o di nascere? o di avere? Fumettevolmente parlando sei nato sperimentalmente o classicheggiante come il discobolo?
Ho capito tardi, ahimè, che non dovevo guardare i classici: fa male. Ti ingabbi in regole formali inutili. Io non voglio disegnare in maniera proporzionata, non mi interessa l'anatomia precisa, del bel disegno figurativo non mi frega nulla.
Quindi ho studiato i classici, ma li ho dimenticati quasi subito e son contento.

Cosa è Agit -Pop (qui sto zitto e buono perché non so niente manco io)?

AgitPOP è un tentativo per diffondere l'iconografia nata e sviluppatasi in contesti sotterranei in chiave pop, attraverso la realizzazione di posters-gadgets-t/shirts-mostre ed eventi.
E' una strada difficoltosa perché servirebbero grossi capitali per investire in produzione, promozione e distribuzione.
Il cammino è lento. Però mi diverto.

Interzona, Katzyvari e K@z aderivano al movimento del no copyright: ci sintetizzi da quali esigenze si sviluppa stò movimiento por la liberaciòn de la immaghine da la propprietà e da la dittatura culturiales... e quali benefici?

Per quello che ne so, posso dirti che se uno usa una mia immagine per farsi un qualcosa non mi da fastidio. Per me tutto ciò significa non avere il culto del profitto.
Di tutto quello che si legge in rete o nei libri intellighiotti stile "SHAKE Edizioni" non ne so nulla, non acquisto quelle cose: mi annoiano.
In quest' epoca in cui fra un po' anche le scorreggine private avranno una multinazionale che le farà proprie, credo che la libertà di utilizzo sia più che necessaria.

Sei sulla solita isola deserta solo come un cagnolino, ad un certo punto spunta un message in a bottle, togli il tappo e dall'orlo della bottle esce la mia testona dal possente intelletto: ti cago il cazzo chiedendoti quali fumettari italiani ed internazionali attuali valga la pena leggere (noti comunque che non tengo molto alla tua risposta e che mi diverto a punzecchiare la tua pazienza).

Tutto quello che può interessare.

PROGETTI PER IL Futuuuuuurooooooo???

A maggio nello HIU prende vita il Caffé Mentale, uno spazio collettivo in cui presenterò illustratrici, web design, video, pittori e altre cosine stuzzicanti. Lo HIU 8 si svolgerà al C.S. Leoncavallo di Milano il 17/18/19 maggio 2002. Per il momento penso a questo.

ALESSANDRO STAFFA: SGORBION - ATTIVITÀ

MOSTRE
1985 Salone dei Rifiutati- - collettiva, Vicenza
1986 Sgorbion on the square - mostra personale di due ore allestita illegalmente durante il carnevale, P.za dei Signori Vicenza
1987/97 Schizzo- collettiva: Cremona, Vicenza, Bologna, Milano, Lucca
1987 Fish-Art, mostra personale, della durata di un'ora, dedicata al pesce d'Aprile, Vicenza
1985/88 Epistole di un pistola - azione sgorbionista con testi e disegni su lettere d'amore mandate ad una fidanzata, Vicenza
1989 Sgorbion Art 1889 - 1989, cento anni di orrore visivo, mostra postuma, Circolo Culturale Daiquiri-Bassano (VI)
1989 Ispettore CarloArgan, il caso Sgorbio è tuo! - personale, Libreria Librarsi Vicenza
1990 Muerte y corazon maldito: viaggio a nord - sud - est - ovest dell'ammooore !, mostra personale, Bassano, Cremona
1991 Addio alle toppe, personale, Libreria Librarsi Vicenza
1991 Il mito del Supereroe nel made in Italy - collettiva - Treviso
1992 Bzz: idee zero, contenuti meno-collettiva, Vicenza, Acquaviva Delle Fonti (Bari)
1994 Tribu' - collettiva - varie sedi Vicenza, Cremona, Roma, Milano, Pordenone, Padova
1994/98Happening Underground - collettiva - Milano, Bologna, Cremona, Roma, Catania, Ancona, Lugano
1996 Bzz-Art- personale - Petin Petee Club, San Donà di Piave (VE)
1996/98 Interzona-collettiva - varie sedi Milano, Torino, Lucca, Bassano del Grappa, Roma
1997 Sgorbion ART Live Pintura - performance c/o Studi Odeon Tv, trasmissione IL MURO
1997 Sgorbion ART: idee zero, contenuti meno - Spazio Magma (Torre del Greco - NA)
1998 Altervox-colettiva-Lucca, Bassano del Grappa, Padova
1998 Sgorbion Show-personale, galleria Oprandi Arte, Boltiere (BG)
1998 SubWay, arte nella metropolitana di Milano - collettiva organizzata dal Comune di Milano
1999 Qualche sgorbio appeso - personale c/o Centro Sociale Leoncavallo/Happening Underground
1999 Sgorbion Art - personale, libreria Sottomondo Treviso
1999 Sgorbion Art - personale, Corridoio Altervox/Expo Cartoon Roma
2000 Omaggio a Vito Mercurio - allestimento della camera ardente, installazione c/o X Jazz C. S. Leoncavallo/Milano
2001 Mostra Stupidina - sgorbi appesi nella Libreria Sotto Mondo-Treviso e nel circolo SestoSenso/Bologna
2001 AgitPOP - collettiva con mostra/video/installazioni c/o X Hop Nait, serata dj Goldie, C. S. Leoncavallo/Milano
2001 Sgorbion Art - personale, Spazio FerNet Piacenza
2001 AgitPOP - collettiva con mostra/video/installazioni c/o HIU 7 , C. S. Leoncavallo/Milano
2001/2 Inguine - collettiva con web cartoons, Biennale Arte Giovane Europea Sarajevo, Bologna, Comicon Napoli
2002 Caffé Mentale - collettiva con mostre/video/installazioni c/o, HIU 7 C. S. Leoncavallo/Milano

COLLABORAZIONI CON RIVISTE E CASE EDITRICI
1981/1989 Varie collaborazioni con giornali locali della provincia di Vicenza
1985/1986 Alter Alter-Rizzoli-Milano, tre storie a fumetti
1987-1998 Schizzo, Edizioni Centro Fumetto "A.Pazienza" - Cremona, diverse storie a fumetti
1991 Mondo Mongo, Milano
1992 Frigidaire, Edizioni Primo Carnera-Roma, tre storie a fumetti e una copertina
1992 Bzz Comix, autoproduzione, ideazione- editing-sceneggiature
1992 Almanacco di Lupo Alberto, Edizioni Macchia Nera-Milano, due storie a fumetti
1992-1996 Katzyvari, Edizioni Inca - Roma, diverse storie a fumetti e illustrazioni
1994 Talking Heads, Edizioni R&R, illustrazioni e fumetti
1994-1998 Interzona,autoproduzione Ed. Necron/AlterVox-Torino, diverse storie a fumetti
1994 Tribù, autoproduzione - tre tavole a fumetti, copertina e progetto grafico
1994 Rumore Comix, Edizioni Apache - Roma - quattro tavole a fumetti
1995 Bad Mutants, Edizioni Comicland-La Spezia, tre tavole a fumetti
1996/1997 K@z, autoproduzione, due storie a fumetti
1995 Impulse Comix, Edizioni General Press - Roma, tre tavole a fumetti
1996/1997 Tank Girl Mag, Edizioni MagicPress - Roma, storie a fumetti e progetto grafico
1996/1997 Agenda Data Comix, Edizioni Balocco - Bari, illustrazioni e quattro tavole a fumetti
1998 Popy Soup, Comic Book monografico a colori, Ediz.C.Fum. "A.Pazienza"-Cremona
1999 Dinamo, Media Jockey Torino varie tavole a fumetti
1999 Mondo Strambo - Serie di albi da colorare, Edizioni Alfabet/X-Men Bassano, editing, grafica ed illustrazioni
1999 La Piola - House - organ, Edizioni La Piola - Treviso, alcune illustrazioni
2000/2001 Tutto Musica - Edizioni Mondadori - Milano, diverse illustrazioni
2001 Depakin - autoproduzione curata da Giallo Concas - tavole comix
2001 Vampiria - Ed. Sottomondo - Treviso, progetto grafico + illustrazione
2001 Inguine - web cartoons di Popy Dak
2001 Molecole Web Design - web cartoons per aziende commerciali
2001 Il Cuore - Ed. Di Salvo - Napoli, alcune tavole a fumetti autoconclusive
2001 Petrolio - autoproduzione curata da Mirko Petrelli e Maicol Rocchetti - illustrazioni e tavola comix
2002 Ganesh, speciale G8 - autoproduzione Ass. dei Pari - Torino, progetto grafico e tavole a fumetti

GRAFICA, ILLUSTRAZIONI, WEB GRAPHIC
1980/1999 prestazioni lavorative per diverse associazioni culturali, ecologiste, strutture pubbliche e aziende private e collaborazioni, in qualità di grafico, con le sedi locali di LEGAMBIENTE, ARCINOVA, GREENPEACE, AMNESTY INTERNATIONAL, LEGA ANTIVIVISEZIONE. Ha realizzato poster ed immagini coordinate per strutture teatrali, musicali, culturali, progetti giovani di: Vicenza, Bassano, Milano.

Dal 2000 cura la veste grafica del progetto X Hop (organizzazione milanese di promozione nel settore della club-culture) e quella della RIZLA + Italiana.

AUTOPRODUZIONI
Come art-director ha realizzato e coordinato piccole riviste come BZZ, K@Z, TRIBU', AgitPOP
ORGANIZZAZIONE CULTURALE
Ideazione ed organizzazione di diverse mostre ed iniziative culturali dedicate a grafica, illustrazione, komix alternativi
Ideatore dei progetti AlterVox e AgitPOP, con Niccolò Gros-Pietro del padiglione AlterVOX nelle edizioni 1997/1998 di Lucca Comics, con Marco "Teatro" Zecchini dello Hiu (Happening Internazionale Underground). [up]

 

[Tutte le immagini sono © Alessandro Staffa]

 

[maggio 2002]

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