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Silver
(al secolo Guido Silvestri) è stato di recente il direttore artistico
della mostra "Ciao Bonvi"
conclusasi a Bologna lo scorso 29 aprile. Di Bonvi fu allievo
e con lui si occupò, tra l'altro, di Cattivik, uno
dei personaggi più noti della produzione "bonviana". Gli esordi
di Silver sono fulminanti: nato a Modena nel 1954, già a 19 anni
pubblica su Undercomics della casa editrice Dardo quello
che sarà il suo personaggio di maggior successo, Lupo Alberto.
Ambientazione delle avventure del lupo è la fattoria MacKenzie,
sulla quale vigila il cane Mosè e nella quale vive Marta, la gallina
che Alberto tenta invano di rapire. Questi personaggi sono entrati
nel comicdom mondiale grazie alla simpatia e all' intelligenza dell'autore
nel creare un personaggio "anarcoide" all'interno di una fattoria
che altro non è che metafora orwelliana del mondo reale. C'è chi
fissa le regole (Mosè), chi tenta di distruggerle (Alberto), chi
le vive a modo suo e rivendica la sua "diversità" (Enrico La Talpa).
Il successo mondiale di Lupo Alberto è testimoniato da pubblicazioni
e siti in diverse lingue e dalla presenza di un mercato floridissimo
di merchandising legato al personaggio.
Links
utili:
http://www.unitedmedia.com/comics/lupo/html/
http://www.itaweb.it/beppe/
http://www.comics.com/comics/lupo/
http://www.lupoalberto.it/
Lei
è stato "allievo" di Bonvi: quali insegnamenti
ha ricevuto dal suo maestro?
Il rapporto tra maestro
e allievo cambia da caso a caso. Il mio legame con Bonvi è
stato basato inizialmente sulla nostra professione, che poi si è
trasformato in qualcosa d’altro, è diventato una amicizia
e una familiarità. Ho sempre considerato Bonvi una sorta,
non dico di padre, ma di fratello maggiore sicuramente sì.
Il maestro, in quanto anche
padre, si pone come agnello sacrificale, che deve essere criticato,
a volte anche odiato dal figlio perché è una fase
inevitabile della crescita. In questo senso un maestro deve anche
saper essere capace di mettere in discussione quelle persone cui
sta tramandando degli insegnamenti ed essere, quindi, quando occorre
un parametro negativo.
Sturmtruppen,
Cattivik, Lupo Alberto: uno dei legami tra lei e Bonvi è
quello delle "comic strips", un tipo di fumetto che in
Italia non ha vita facile e i cui incunaboli sono prevalentemente
anglosassoni: ha avuto degli autori di riferimento in questo ambito?
La
strip non ha mai avuto vita facile, né ne ha oggi in Italia.
È nata per apparire sui quotidiani, per sfruttarne i piccoli
spazi, e visto che non ci sono più quotidiani che le pubblicano
sono pressoché scomparse. Hanno perso la loro funzione, ci
sono nuovi formati e ritmi narrativi.
Ho avuto diversi
maestri, e correrò il rischio di dimenticarne qualcuno. Chi
non voglio dimenticare è sicuramente il nostro Jacovitti,
poi qualcosa è cambiato con l’arrivo delle strips anglosassoni
con il loro modo di raccontare. È stata una grande scoperta,
una rivoluzione che mi ha fatto scoprire un nuovo linguaggio. Non
si raccontava più come si faceva in Italia attraverso storie
articolate di 6, 8 o più pagine, ma attraverso una breve
striscia di 3, 4 sequenze. Questa era una cosa per me impensabile
finché a metà degli anni ’60, credo, con Linus
ho scoperto questo modo di raccontare. I maestri d’estrazione anglosassone
che mi hanno influenzato di più sono i classici: Schulz con
i suoi Peanuts, George Herriman con Krazy Kat e Johnny
Hart con B.C.
Oggi
Bart o Homer Simpson raccolgono consensi quanto (e forse più)
degli eroi più o meno tradizionali. Le potenzialità
di un protagonista cui tutto o quasi va male Lupo Alberto le incarnava
già trent’anni fa: ci può dire come è nato
questo personaggio?
Il personaggio "sfigato"
non l’ha certo inventato Lupo Alberto né Homer Simpson. È
una sorta di archetipo. Se Lupo Alberto ha dei padri putativi questi
sono Paperino o Willie il Coyote, perdenti sì ma tenaci,
che non abbandonano mai i propri propositi e non si scoraggiano
facilmente. Sono un archetipo di personaggio in cui il lettore si
identifica facilmente e sempre si identificherà. Anche i
Simpson, che cosa rappresentano? Un altro archetipo, quello della
famiglia media e per questo ci si può identificare in massa.
Il Lupo è nato da tutte queste contaminazioni, ovviamente
i Simpson sono venuti dopo, da Jacovitti e dall’amalgama con il
genere americano, e dai cartoni animati della Warner, come Bugs
Bunny & Co.
Quali consigli
darebbe a chi si cimenta nel mondo del fumetto?
Innanzitutto non
sono le persone che scelgono questa professione ma è piuttosto
la professione che sceglie le persone. È un mestiere che
chiede moltissimo, in termini di sacrifici, di dedizione, e se vogliamo,
anche di fortuna. Il mercato del fumetto è sempre più
sofferente e a fronte di questo, curiosamente, c’è una massa
sempre maggiore di aspiranti fumettisti.
A chi volesse dedicarsi
a questa professione, consiglio di guardarsi bene intorno per rispondersi
se ne valga davvero la pena, se ha in mente dove andare a parare,
se ha preso in considerazione le dinamiche di mercato, eccetera.
Qualche
anno fa Lupo Alberto fece da testimonial ad un’importante
campagna di prevenzione contro l’Aids e non mancarono le polemiche
sull’uso di un personaggio notissimo tra gli adolescenti per veicolare
un messaggio sociale: ritiene che i tempi siano cambiati o che qualcuno
si scandalizzerebbe ancora ad affidare a un eroe delle strisce disegnate
uno slogan serio? Il fumetto può svolgere una funzione sociale?
Penso che il fumetto,
come tutti gli altri mezzi di comunicazione, abbia il dovere di
svolgere anche una funzione sociale. Tutte le persone che operano
in ambiti culturali o nello spettacolo hanno il dovere di utilizzare
la loro popolarità per rendere un servizio alla società.
Ci sono molti calciatori, molti personaggi dello spettacolo che
lo fanno. Senza fini di lucro, ovviamente, e in buona fede. Sono
convinto di questo e mi sento impegnato come cittadino e come autore.
Se i tempi siano
cambiati rispetto alla polemica sul preservativo e l’Aids? Non credo
che sia cambiato molto. Tutto sommato credo che i tempi fossero
meno bacchettoni allora. C’è una sorta di fluttuazione per
cui in certi periodi si può godere di una maggior libertà
e in altri periodi, invece… non sono in grado di fare delle analisi
sociologiche, forse è anche una questione di andamenti mercato…
di comune senso del pudore e di clima sociale. Comunque, se mi fosse
chiesto oggi di ripetere quella campagna non mi tirerei certo indietro.
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