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Eric Shanower
è nato nel 1963 in Key West, Florida. Nel 1984, si diploma
presso la prestigiosa "Joe Kubert School of Cartoon and Graphic
Art" e inizia a lavorare professionalmente nel mercato fumettistico
USA. Dopo aver disegnato una serie di graphic novels che continuavano
i libri di Oz, nel 1991 inizia a documentarsi per il suo capolavoro:
Age of Bronze, un fumetto che rinarra le epiche vicende della
Guerra di Troia.
Ha pubblicato numerosi
lavori tra cui: The Elsewhere Prince (storia di Randy &
Jean-Marc Lofficier), una miniserie di sei numeri ambientata nell'universo
del Garage Ermetico creato da Moebius e l'albo Vertigo Prez:
Smells like Teen President (su sceneggiatura di Ed Brubaker),
pubblicato in Italia su Il Corvo Presenta.
Nel 1998 inizia la
pubblicazione di Age of Bronze che ha attualmente raggiunto
il decimo numero sotto il marchio Image.
Per Age of Bronze
ha recentemente ricevuto la nomination per gli Eisner Award 2001.
Per ulteriori informazioni
su Eric Shanower e I suoi lavori:
http://ericshanower.com
http://www.hungrytigerpress.com
http://age-of-bronze.com
ALL'INIZIO DELLA
CARRIERA
So
che hai frequentato la prestigiosa Joe Kubert School of Cartoon
and Graphic Art (a Dover, New Jersey). Puoi dirci qualcosa su questa
esperienza e come abbia contribuito alla tua formazione artistica?
Ho frequentato la
Joe Kubert School dal Settembre 1981 fino al diploma nel Maggio
1984. È stato subito dopo la fine della high school,
perciò era la prima volta che andavo a vivere lontano dalla
mia famiglia. Si è trattato quindi di un periodo d'intensa
crescita artistica perché dovevo disegnare moltissimo per
svolgere tutti i compiti che ci venivano assegnati. Ho imparato
a conoscere nuovi materiali e tecniche e gli standard professionali
per creare fumetti così come per la grafica o per la pubblicità.
L'aspetto più importante della scuola è stato la gran
mole di disegni che dovevo fare perché più disegnavo
e più miglioravo.
Il tuo stile è molto dettagliato
senza essere pesante. Al contrario la tua è una linea chiara
con un forte senso dello storytelling. Inoltre il tuo disegno sembra
evitare facili manierismi come le splash page così
comuni nel mercato attuale. E c'è una certa ironia in questo
visto che lavori per la Image. Quali sono le tue influenze? Quali
gli artisti a cui ti riferisci?
Beh, la ragione per
cui non uso spesso splash pages è perché di
solito non ho abbastanza spazio. In ogni numero di Age of Bronze
c'è così tanta storia da raccontare che una splash
page sarebbe una perdita di tempo. Certe volte mi sento un po' ingabbiato;
per esempio avrei voluto fare una doppia pagina alla fine di Age
of Bronze #9 per mostrare la partenza della flotta Achea, ma
mi sono dovuto accontentare di metà pagina perché
non c'era altro spazio.
In realtà
non "lavoro per la Image." Sarebbe più preciso dire che la
Image è l'editore di Age of Bronze e io lavoro per
me stesso. La ragione per cui la Image pubblica Age of Bronze
è che - con mia sorpresa - Erik Larsen si è offerto
di pubblicare la serie e, ironia o meno, quella è stata la
migliore offerta che abbia ricevuto.
La mia più
grande influenza artistica è probabilmente John R. Neill,
l'illustratore originario dei libri di Oz di cui vidi i disegni
per la prima volta quando avevo sei anni. Mi piace anche il lavoro
di illustratori americani classici come Charles Dana Gibson e Maxfield
Parish. Ammiro moltissimo Alphonse Mucha.
Avendo letto fumetti
per la maggior parte della mia vita mi piacciono svariati disegnatori
come Winsor McCay, Carl Barks, Charles Burns, John Byrne, Milton
Caniff, Walt Kelly, Dave Sim, Kurt Schaffenberger, giusto per nominarne
qualcuno.
All'inizio
della tua carriera hai illustrato una serie di graphic novels che
continuavano i libri di Oz scritti da L. Frank Baum. Perché
questa fascinazione per il mondo di OZ?
Mi sono innamorato
dei libri di Oz quando all'età di sei anni i miei parenti
mi leggevano ogni notte un capitolo di The Road to Oz, il
quinto libro della serie. Dopo quello ho voluto l'intera opera,
e decisi che avrei scritto e disegnato dei libri di Oz quando sarei
diventato grande. E l'ho fatto. Per il "perché" della mia
fascinazione per Oz, è una domanda difficile a cui rispondere,
visto che non sono sicuro della risposta. Credo che abbia a che
fare con il fascino di un bambino che viaggia da un mondo reale
a un mondo d'avventura e bellezza dove le possibilità per
la meraviglia e la magia sembrano infinite.
Hai anche lavorato
su diverse storie di Nexus. Amo il personaggio e penso che
Steve Rude sia un disegnatore "magico". È un vero peccato
che nell'attuale mercato non ci sia spazio per un simile supereroe.
Ti è piaciuto disegnarlo?
Penso
che, quando è nato, nei primi anni '80, Nexus fosse
un fumetto affascinante e magistralmente disegnato. La casa editrice
First Comics mi chiese di provare come inchiostratore dell'albo
quando iniziarono a pubblicarlo perché Steve Rude non aveva
abbastanza tempo per inchiostrare le proprie matite. Penso che solitamente
dividere la figura del disegnatore da quella dell'inchiostratore
non sia la migliore decisione artistica. Ma quando sono stato selezionato
per quel lavoro, sono stato davvero felice! Era il mio primo incarico
importante su una testata regolare: era l'Ottobre 1984. Ho continuato
a leggere Nexus anche dopo aver smesso d'inchiostrarlo, sebbene
avesse perso subito un po' di magia dopo i primi numeri (in particolare
dopo la scoperta del Merk), e quando Steve non lo disegnava non
sembrava neppure Nexus. Sarebbe una bella cosa se venisse
pubblicato oggi. Quando Nexus è iniziato, Mike Baron
disse che aveva in mente un preciso finale, e penso che dovrebbero
pubblicarlo così da poterlo leggere, invece di lasciare la
storia sospesa in un limbo come è attualmente.
IL MITO DELLA GUERRA
DI TROIA ED ALTRE STORIE
In Italia sei
conosciuto per il tuo lavoro Vertigo su Prez scritto da Ed
Brubaker [su Il Corvo Presenta #21-22, N.d.R.]. Era una sorta di
viaggio dentro l'anima dell'America e nel titolo, Prez: Smells
like Teen President, veniva citata una famosa canzone dei Nirvana.
Era una storia con un messaggio politico? Come è cambiata
l'America dal 1995? Nella musica, sembra che i teenagers americani
siano passati dai Nirvana a Marilyn Manson: è un cattivo
segno?
Si, penso che Prez
avesse un messaggio politico - un messaggio di speranza e di fede
nell'individuo. Era principalmente il messaggio di Ed Brubaker,
ma io ero d'accordo con lui. Non credo avesse molto a che fare con
i Nirvana ed è stata solo una coincidenza che Kurt Cobain
sia morto mentre stavamo lavorando alla storia. Infatti, Ed aveva
preso in considerazione di cambiare il titolo in qualcos'altro (Manifest
Destiny) dopo la morte di Cobain, ma poi abbiamo pensato che
la cosa non fosse poi così importante e che il titolo originale
era molto più interessante.
Non posso dirti molto
sui gusti musicali dei teenagers americani. Penso che da molti anni
l'America si sia trasformata più in un fanatica cultura consumistica
piuttosto che in un luogo di pensiero razionale e libero. Naturalmente
penso che questo sia una sventura. Ma mentre lavoravo a Age of
Bronze mi sono trovato a dare uno sguardo d'insieme alla Storia,
e non credo che la natura umana sia cambiata poi molto in migliaia
d'anni. Non sono sicuro di poter commentare il cambiamento avvenuto
in questi sei anni nella cultura americana, dal momento che sono
stato seduto in una stanza a disegnare per gran parte del tempo
mentre la cultura americana procedeva nel suo lieto cammino senza
di me.
Parliamo
di Age of Bronze (Image), la tua serie incentrata sulla Guerra
di Troia. Quando hai iniziato a lavorarci?
Ho avuto l'idea nel
Febbraio 1991 mentre ascoltavo una versione in cassetta di The
March of Folly: From Troy to Vietnam, un libro di Barbara W.
Tuchman. Ho iniziato a fare serie ricerche nell'autunno 1991, a
scrivere nel 1996 e a disegnare nel 1997. Il primo numero è
stato pubblicato nel Novembre 1998.
Perché
un fumetto basato su un evento storico?
Beh, non credo che
tu voglia affermare che la Guerra di Troia sia stato un evento storico.
Di certo io non lo farei. Age of Bronze si basa sul ciclo
di leggende sulla Guerra di Troia che si sono accumulate nei millenni.
L'ambientazione storica che io ho dato alla vicenda è molto
importante per la mia rinarrazione delle leggende, ma è tuttavia
un aspetto secondario.
Se la Guerra di Troia
sia realmente accaduta o no, e quanta verità ci sia nelle
leggende, non è una domanda a cui possa rispondere. Meglio
lasciarla ai dibattiti tra archeologi.
Non sono stato io
a scegliere la Guerra di Troia, è più giusto dire
che la Guerra di Troia ha scelto me. Quando ho sentito il capitolo
sulla Guerra di Troia in March of Folly, ho pensato che una
rinarrazione di quella leggenda sarebbe stato un grande fumetto.
Sapevo che sarebbe stato un progetto lungo e complicato, e nel 1991
non pensavo mi ci sarei dedicato di lì a poco, perciò
l'ho lasciato un po' in retroguardia. Ma ha incominciato a farsi
spazio e finalmente ho iniziato a lavorarci. E sono felice d'averlo
fatto.

Sei, in qualche
modo, intimidito nel raccontare una storia così importante
e, soprattutto una storia il cui finale è noto?
No, non sono intimidito.
Forse dovrei esserlo, ma non lo sono. Sono eccitato, invece. È
estremamente piacevole rinarrare una storia che è stata raccontata
più e più volte per così tanti anni. L'energia
che scaturisce da questa storia mi fa andare avanti e voglio scriverla
e disegnarla così che chiunque possa vederla nel modo in
cui la vedo io. In un certo senso è un po' più semplice
rinarrare una storia consolidata che farne una nuova. Il soggetto
è già lì, perciò so già dove
sto andando. Qualche volta viene difficile far muovere naturalmente
i personaggi nella direzione in cui devono andare, ma la leggenda
della Guerra di Troia è così ricca che posso sempre
trovare delle motivazioni per cui i personaggi fanno le scelte (che
a volte sembrano ridicole) necessarie a far progredire la storia.
So bene che la fine della Guerra di Troia è l'episodio più
famoso, ma ce ne sono davvero tanti prima dell'epilogo che la gente
non conosce. Spero di affascinare i lettori con il materiale meno
noto.
E spero che i lettori
rimangano fino a vedere la mia rinarrazione del finale.
Qual è
il tuo personaggio preferito?
Li amo tutti, ma
ammiro molto Ettore. È il solo che cerca davvero di fare
sempre quello che pensa sia giusto.
Il
solo fumetto di un autore americano basato su un fatto storico che
mi viene in mente è 300 di Frank Miller. Per evitare
qualsiasi polemica, voglio dire preventivamente che 300 mi
è piaciuto molto e che considero Frank Miller uno dei più
grandi fumettisti del medium. Ma penso che l'approccio di Miller
sia più basato sulle immagini rispetto al tuo e un po' troppo
"americano". Mi sembra che 300 sia - in un certo senso -
un film hollywoodiano, un blockbuster movie, una specie di "Gladiatore"
su carta. Rispetto a 300, Age of Bronze è più
centrato sulla storia e con una ritmo narrativo "europeo". Che cosa
pensi di 300? Le mie considerazioni ti sembrano centrate?
Berlin di
Jason Lutes è un fumetto storico. Idem per Louis Riel
di Chester Brown, anche se Brown è canadese. Ce ne sono altri
basati su leggende e mitologie: The Ring of the Nibelung
di P. Craig Russell, i vari fumetti di King Arthur di Jeff Limke,
Beowulf di Gareth Hinds, e Roland by Shane Amaya, solo per
nominarne alcuni tra i più recenti.
In realtà
ho solo visto un paio di numeri di 300. Ho iniziato a perderli
nei negozi di fumetti perché pensavo che il logo dell'albo
fosse "ZOO" invece di "300." Non posso fare un confronto
con Age of Bronze, perché penso che non abbiano molto
in comune. 300 è basato su un fatto storico, mentre
Age of Bronze è basato su una leggenda. È come
cercare di confrontare la Conquista Normanna con la Battaglia d'Inghilterra.
Frank Miller fa quello che fa molto bene, in particolare il design
della pagina e la narrazione vignetta per vignetta. Penso che il
design di 300, concepito in modo da essere in un successivo
momento pubblicato come un volume di formato doppio rispetto al
normale, sia stata una bella idea. Non credo d'essere la persona
giusta per confrontare 300 e Age of Bronze dal momento
che vedo solo somiglianze superficiali, perciò lasciamo che
lo faccia qualcun altro.
La storia in Age
of Bronze è certamente la parte più importante
dell'albo. Credo che la storia sia la parte più importante
in qualunque fumetto. Tutto il resto deve essere subordinato alla
storia.
Non so se Age
of Bronze abbia un ritmo narrativo "europeo". Credo abbia il
ritmo di Eric Shanower. Tendo a pensare al fumetto come prosa piuttosto
che al fumetto come cinema, e questo potrebbe spiegare quello che
pensi tu del mio lavoro.
Recentemente ha disegnato una
splendida storia breve di Promethea per lo speciale della
ABC (intitolata Promethea and Little Margie in Misty Magic Land,
scritta da Steve Moore). Come ti sei sentito a lavorare su un personaggio
creato da Alan Moore? Perché la scelta di disegnarla in uno
stile così vicino al Little Nemo di Winsor McCay?
Grazie per la "splendida
storia". Sono stato molto felice che mi abbiano chiesto di disegnarla.
Così come di lavorare su una storia legata ad Alan Moore,
di cui ho solitamente amato le opere. Mi ha fatto felice soprattutto
che fosse una storia di Promethea, dal momento che penso
sia uno dei migliori fumetti pubblicati attualmente. L'editor e
la sceneggiatura indicavano che lo stile avrebbe dovuto ricordare
Little Nemo, ed è quello che ho cercato di fare, con
l'intenzione di omaggiare Winsor McCay e non di fare una mera imitazione.
Amo il lavoro di McCay e penso d'essere stato scelto appropriatamente
per disegnare quella storia.
Hai lavorato anche su un altro
fumetto che mi ha sorpreso. Hai contribuito con una sequenza di
cinque pagine al terzo numero di Fantastic Four: the World's
Greatest Comics Magazine, una maxiserie di 12 numeri ideata
da Erik Larsen e dedicata al genio di Jack Kirby. Ti è piaciuto
disegnare le fantastiche icone create da Kirby? Pensi che la lezione
di Kirby di una immaginazione libera e potente sia ancora attuale?
O i supereroi mancano di "sense of wonder" e sono pieni solo di
violenza gratuita ma così di moda?
È stato
ancora una volta Erik Larsen ad ingaggiarmi. Si è trattato
di un esercizio interessante e mi ha fatto capire quanto sia davvero
difficile imitare Kirby. 
Mi piace l'arte
di Kirby e penso che molti dei suoi lavori siano meravigliosi. Non
sono sicuro di poter dare risposta alla tua domanda riguardo la
sua rilevanza per gli attuali fumetti di supereroi. Non penso che
Kirby sia necessariamente un disegnatore di supereroi. Penso che
sia stato un disegnatore che per la maggior parte della sua carriera
ha disegnato supereroi. Ha però disegnato molte altre cose
ed è stato un artista versatile. La sua arte è sempre
stata attinente allo scopo che si poneva di raggiungere.
Non posso dire molto
riguardo gli attuali fumetti di supereroi perché non li leggo
molto (e forse questo dice già abbastanza!)
OPINIONI SUI FUMETTI
Ho letto le tue
risposte allo speciale "Creators
speak out" su
www.popimage.com.
Come autore gay qual è la tua opinione sull'attuale crescente
comparsa di personaggi gay nei fumetti mainstream di supereroi?
Mi riferisco ad Apollo e Midnighter di Authority e ad alcuni
personaggi della linea ABC di Alan Moore come Promethea o Cobweb,
solo per fare qualche nome. Pensi che rifletta una nuova sensibilità
nei lettori, negli autori e negli editori o si tratta solo di una
nuova tematica di moda da usare?
Come ho detto, non
leggo fumetti di supereroi, perciò non conosco i due personaggi
che hai nominato per primi. Per quanto riguarda Alan Moore, penso
che abbia usato personaggi gay nei suoi lavori da molti anni - per
esempio, mi ricordo che l'abbia fatto nei suoi numeri di American
Flagg a metà anni '80 - perciò non penso che li
stia utilizzando per una moda passeggera o come gioco, ma solo come
parte dell'affresco della vita che usa nelle sue storie. E questo
è come penso debbano essere utilizzati i personaggi gay in
una opera di finzione: come riflesso del tessuto della vita reale.
Come gay, sono interessato a rappresentare personaggi gay in qualunque
medium, ma ancora più importante ho bisogno d'essere interessato
alla storia che abbia o meno personaggi gay. Se la storia non cattura
il mio interesse, non importa certo quale sia l'orientamento sessuale
dei personaggi.
Il fumetto che
sogni di realizzare?
Age of Bronze.
Pensi che Internet
potrebbe essere un posto per sviluppare un nuovo linguaggio per
i fumetti?
Non so davvero. Ma
andrò in una posizione isolata dicendo che se il linguaggio
cambierà troppo, il risultato potrebbe non essere più
Fumetto. Questa non è necessariamente una cosa negativa ma
sarebbe una cosa completamente nuova.
UltraGrazie per la tua disponibilità e tempo :-)
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