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Maurizio
Ribichini è ormai un veterano della
scena alternativa italiana, avendo pubblicato fumetti e illustrazioni
su diverse testate: Schizzo, Tribù, Pulp Comix, Tank Magazine,
Blue, Il Manifesto, Stampa Alternativa, Centrifuga
Con la Rasputin! Libri ha pubblicato la raccolta "Le straordinarie
avventure qualsiasi". Ha anche partecipato ad alcune edizioni
dell'H.I.U. (Happening Internazionale Underground), nonché
a numerose mostre collettive e personali.
È possibile leggere alcune sue storie su www.sanspapiers.net/NuoviFile/Home.html
e su http://ogre.135.it/

Dietro
i tuoi disegni si vede un raffinato studio dell'anatomia umana.
Ritieni che i tuoi studi artistici ti abbiano aiutato?
No,
non ho mai fatto studi di anatomia, e secondo me si vede. Vado ancora
molto di istinto e mi correggo ogni volta, così non smetto
di imparare.
Dopo
il liceo, hai deciso di iscriverti all'università nella facoltà
di lettere. Come mai hai prediletto uno studio teorico dell'arte?
Già,
me lo domando anche io. Semplicemente perché mi piace tantissimo
seguire l'evoluzione delle immagini, la loro storia. La storia delle
immagini è l'espressione della cultura che le ha prodotte,
una sorta di specchio dell'umanità.
Ricordo
che collaboravi già con Schizzo nella qualità
di critico fumettistico prima di pubblicare delle tue storie. Il
tuo interesse per questo medium artistico è sempre stato
costante, dunque?
Sono
stato da sempre un lettore di fumetti, poi, tardi, ho deciso di
provare a farli. Tutto qui.
Su un numero della rivista hai intervistato Vincenzo Sparagna.
Si può dunque supporre che Frigidaire abbia esercitato
una notevole influenza sulla tua vena artistica?
Sì,
leggevo Frigidaire, come Alter Alter, Orient Express
ecc. C'era in quegli anni un mucchio di materiale fantastico da
leggere, e me lo sono letto tutto. Credo che sia entrato a far parte
del mio codice genetico come tante altre cose.
Oggi
purtroppo la stessa Frigidaire ha perso la validità
d'un tempo; nascono e muoiono costantemente riviste a fumetti, ma
difficilmente si riescono ad ottenere i risultati che aveva ottenuto
la rivista in passato. Tu hai avuto una breve esperienza editoriale
come redattore di una rivista edita dalla Altervox edizioni. Che
cosa ne pensi della situazione attuale?
Credo
che alludi a Tribù che comunque, al di là di
come è andata, è stata una bella esperienza come lo
sono state anche Pulp Comix e Tank Magazine. Della
situazione attuale ne so veramente poco. Forse bisognerebbe parlare
delle condizioni oggettive in cui versa tutto il settore editoriale,
proverò ad essere essenziale: le più grandi case editrici
da edicola e da libreria sono in mano alla stessa persona (spero
che ora ambisca al posto di dio così ce lo leviamo dai coglioni)
e ai suoi scagnozzi che impongono le regole del mercato, questo
azzera di fatto anche solo la possibilità d'essere competitivi
o addirittura la possibilità d'essere presenti in edicola
(se pensi che stime di qualche anno fa davano su tutto il territorio
nazionale la presenza di circa trentamila edicole fatti il calcolo
solo per essere presenti in edicola quante copie bisognerebbe stampare).
I lettori spesso guardano con diffidenza i prodotti dell'underground
e si lasciano catturare più facilmente dai bonelliani. Per
cui credo che, benché il tuo talento sia ormai riconosciuto,
alcuni continuano a non conoscere il tuo nome. Puoi raccontarci
qualcosa della tua carriera artistica?
No,
perché non la intendo come una carriera. Per il resto massimo
rispetto per i generi diversi, bonelli, manga che siano. Solo una
cosa ancora: questa domanda presuppone un'analisi più attenta
di quello che è stato battezzato come l'underground italiano.
C'è, secondo me, un fenomeno diverso da quello che comunemente
ormai si intende per underground. Il termine era stato coniato,
almeno nell'ambito dei fumetti, sul finire degli anni '60 in America.
Supponeva non solo un modo di fare fumetti ma anche uno stile di
vita e una cultura che oggi mi sembra molto lontana. Adesso è
tutto diverso. La grande diffusione del computer, che c'è
stata in questi anni, ha permesso una grossa riduzione dei costi
per quanto riguarda le produzioni cartacee e si è visto fiorire
nel campo dei comics un fenomeno che chiamerei più sensatamente
autoproduzione (vedi Centrifuga, Lolabrigida, Interzona, Krakatoa,
Medicina Nucleare, Kerosene, Innocent Victim, e quant'altro).
Qui fortunatamente sguazzano le più libere menti, finalmente
libere di raccontare quello che più gli piace e solo perché
gli piace, visto che il rientro dei soldi è sempre così
risicato che non ti permette nemmeno di stampare il numero successivo.
Ma le cose stanno già cambiando. Ancora.
Per
un esponente dell'undergorund italiano è difficile riuscire
a sopravvivere soltanto con i proventi derivanti dall'attività
fumettistica?
Sì.
Per me, sì.
Molti lettori danno unicamente importanza all'aspetto esteriore
del fumetto, ovvero ai disegni. Ma nel tuo caso si può affermare
che oltre che un valido disegnatore sei anche un abile narratore.
Leggendo le tue storie emerge la naturalezza dei paesaggi urbani
in cui i tuoi personaggi cercano di sopravvivere senza perdere mai
la propria dignità. Dal punto di vista letterario posso supporre
che tu sia stato influenzato dal Verismo?
Ti
prego........ no, veramente Verga non l'ho mai sopportato e credo
c'entri poco con quello che mi capita di raccontare. E' la vita
di tutti i giorni, le storie che senti in giro, che vivi, o che
ti costringono a vivere, è questo che mi piace raccontare.
Ma,
ciò che affascina il lettore è la continua scoperta
di possibilità narrative che tu riveli. Come mai hai scelto
il fumetto tra le tante forme artistiche?
Ti
ringrazio per quello che dici anche se sono un po' diffidente non
sul lettore ma sulle mie capacità. Ho scelto (?) il fumetto
proprio per quello che dici, per la continua scoperta di possibilità
narrative e perché non lo considero una forma artistica,
ma due insieme. Forse anche tre.
Scott
McCloud in Reinventare il fumetto parlava di una possibile
evoluzione del fumetto grazie ad internet. Che cosa ne pensi?
Non
so cosa intendesse McCloud, ma se pensi che il fumetto come linguaggio
è relativamente giovane (anche se molto più anziano
del cinema), credo che delle cose da dire ne abbia ancora.
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