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Intervista a
MAURIZIO RIBICHINI

di Marco Milone

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UltraCOMICS

James Kochalka

L'orribile verità sui Fumetti

 

 

 

 

 

 

 

Maurizio Ribichini è ormai un veterano della scena alternativa italiana, avendo pubblicato fumetti e illustrazioni su diverse testate: Schizzo, Tribù, Pulp Comix, Tank Magazine, Blue, Il Manifesto, Stampa Alternativa, Centrifuga…
Con la Rasputin! Libri ha pubblicato la raccolta "Le straordinarie avventure qualsiasi". Ha anche partecipato ad alcune edizioni dell'H.I.U. (Happening Internazionale Underground), nonché a numerose mostre collettive e personali.
È possibile leggere alcune sue storie su www.sanspapiers.net/NuoviFile/Home.html e su http://ogre.135.it/

Dietro i tuoi disegni si vede un raffinato studio dell'anatomia umana. Ritieni che i tuoi studi artistici ti abbiano aiutato?

No, non ho mai fatto studi di anatomia, e secondo me si vede. Vado ancora molto di istinto e mi correggo ogni volta, così non smetto di imparare.

Dopo il liceo, hai deciso di iscriverti all'università nella facoltà di lettere. Come mai hai prediletto uno studio teorico dell'arte?

Già, me lo domando anche io. Semplicemente perché mi piace tantissimo seguire l'evoluzione delle immagini, la loro storia. La storia delle immagini è l'espressione della cultura che le ha prodotte, una sorta di specchio dell'umanità.

Ricordo che collaboravi già con Schizzo nella qualità di critico fumettistico prima di pubblicare delle tue storie. Il tuo interesse per questo medium artistico è sempre stato costante, dunque?

Sono stato da sempre un lettore di fumetti, poi, tardi, ho deciso di provare a farli. Tutto qui.

Su un numero della rivista hai intervistato Vincenzo Sparagna. Si può dunque supporre che Frigidaire abbia esercitato una notevole influenza sulla tua vena artistica?

Sì, leggevo Frigidaire, come Alter Alter, Orient Express ecc. C'era in quegli anni un mucchio di materiale fantastico da leggere, e me lo sono letto tutto. Credo che sia entrato a far parte del mio codice genetico come tante altre cose.

Oggi purtroppo la stessa Frigidaire ha perso la validità d'un tempo; nascono e muoiono costantemente riviste a fumetti, ma difficilmente si riescono ad ottenere i risultati che aveva ottenuto la rivista in passato. Tu hai avuto una breve esperienza editoriale come redattore di una rivista edita dalla Altervox edizioni. Che cosa ne pensi della situazione attuale?

Credo che alludi a Tribù che comunque, al di là di come è andata, è stata una bella esperienza come lo sono state anche Pulp Comix e Tank Magazine. Della situazione attuale ne so veramente poco. Forse bisognerebbe parlare delle condizioni oggettive in cui versa tutto il settore editoriale, proverò ad essere essenziale: le più grandi case editrici da edicola e da libreria sono in mano alla stessa persona (spero che ora ambisca al posto di dio così ce lo leviamo dai coglioni) e ai suoi scagnozzi che impongono le regole del mercato, questo azzera di fatto anche solo la possibilità d'essere competitivi o addirittura la possibilità d'essere presenti in edicola (se pensi che stime di qualche anno fa davano su tutto il territorio nazionale la presenza di circa trentamila edicole fatti il calcolo solo per essere presenti in edicola quante copie bisognerebbe stampare).

I lettori spesso guardano con diffidenza i prodotti dell'underground e si lasciano catturare più facilmente dai bonelliani. Per cui credo che, benché il tuo talento sia ormai riconosciuto, alcuni continuano a non conoscere il tuo nome. Puoi raccontarci qualcosa della tua carriera artistica?

No, perché non la intendo come una carriera. Per il resto massimo rispetto per i generi diversi, bonelli, manga che siano. Solo una cosa ancora: questa domanda presuppone un'analisi più attenta di quello che è stato battezzato come l'underground italiano. C'è, secondo me, un fenomeno diverso da quello che comunemente ormai si intende per underground. Il termine era stato coniato, almeno nell'ambito dei fumetti, sul finire degli anni '60 in America. Supponeva non solo un modo di fare fumetti ma anche uno stile di vita e una cultura che oggi mi sembra molto lontana. Adesso è tutto diverso. La grande diffusione del computer, che c'è stata in questi anni, ha permesso una grossa riduzione dei costi per quanto riguarda le produzioni cartacee e si è visto fiorire nel campo dei comics un fenomeno che chiamerei più sensatamente autoproduzione (vedi Centrifuga, Lolabrigida, Interzona, Krakatoa, Medicina Nucleare, Kerosene, Innocent Victim, e quant'altro). Qui fortunatamente sguazzano le più libere menti, finalmente libere di raccontare quello che più gli piace e solo perché gli piace, visto che il rientro dei soldi è sempre così risicato che non ti permette nemmeno di stampare il numero successivo. Ma le cose stanno già cambiando. Ancora.

Per un esponente dell'undergorund italiano è difficile riuscire a sopravvivere soltanto con i proventi derivanti dall'attività fumettistica?

Sì. Per me, sì.

Molti lettori danno unicamente importanza all'aspetto esteriore del fumetto, ovvero ai disegni. Ma nel tuo caso si può affermare che oltre che un valido disegnatore sei anche un abile narratore. Leggendo le tue storie emerge la naturalezza dei paesaggi urbani in cui i tuoi personaggi cercano di sopravvivere senza perdere mai la propria dignità. Dal punto di vista letterario posso supporre che tu sia stato influenzato dal Verismo?

Ti prego........ no, veramente Verga non l'ho mai sopportato e credo c'entri poco con quello che mi capita di raccontare. E' la vita di tutti i giorni, le storie che senti in giro, che vivi, o che ti costringono a vivere, è questo che mi piace raccontare.

Ma, ciò che affascina il lettore è la continua scoperta di possibilità narrative che tu riveli. Come mai hai scelto il fumetto tra le tante forme artistiche?

Ti ringrazio per quello che dici anche se sono un po' diffidente non sul lettore ma sulle mie capacità. Ho scelto (?) il fumetto proprio per quello che dici, per la continua scoperta di possibilità narrative e perché non lo considero una forma artistica, ma due insieme. Forse anche tre.

Scott McCloud in Reinventare il fumetto parlava di una possibile evoluzione del fumetto grazie ad internet. Che cosa ne pensi?

Non so cosa intendesse McCloud, ma se pensi che il fumetto come linguaggio è relativamente giovane (anche se molto più anziano del cinema), credo che delle cose da dire ne abbia ancora.

[febbraio 2003]


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